Ddl Appalti/Fondazione Inarcassa: "L'abolizione dell'incentivo per la progettazione interna garantisce trasparenza"

"La Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera e in particolare la relatrice On. Mariani hanno dato ascolto agli stakeholder e al mercato, accogliendo nel nuovo Codice le priorità evidenziate dagli operatori del settore."

Sintesi di Monitoraggio Legislativo 14-25 Settembre 2015

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NOTA POLITICA

Le riunioni dei ministri degli Interni e dei capi di Stato e di governo dei paesi Ue andate in scena questa settimana hanno costituito l’ultimo atto, in ordine di tempo, di una crisi che in Europa sta provocando lacerazioni persino maggiori di quella dei debiti sovrani.

La crisi dei migranti ha infatti squarciato il velo sul fallimento europeo davanti a un fenomeno storico potente che per essere affrontato con buone probabilità di successo richiede tempestività, unità d’intenti e decisione. Mai come in queste ultime settimane la Commissione europea, ovvero l’organo che dovrebbe agire da “supergoverno” dell’Unione, si è mostrata inerme davanti alle ondate di profughi e rifugiati in viaggio verso il Nord Europa, attraverso il Mediterraneo o lungo la dorsale balcanica. La questione migratoria è così riuscita a far riaffiorare un antico spartiacque geoculturale che la retorica europeista sembrava aver sepolto.

In Europa centro-orientale, nella cintura ricompresa fra Baltico e Balcani, persiste una (più o meno) radicata concezione etnica dello Stato che si contrappone all’idea, forte nei Paesi dell’Ovest, secondo cui la cittadinanza sia fondata su valori e regole condivise piuttosto che sul sangue. A plastificare e complicare il quadro vi sono le barriere, prese di posizione e rifiuti che hanno scandito i tempi dell’approccio centro-orientale all’emergenza e soprattutto fatto montare l’inevitabile rancore da parte dei paesi occidentali verso partner che, nell’ultimo ventennio, hanno ricevuto sostegno, aiuti e finanziamenti durante la loro complessa transizione post-comunista.

I numeri della crisi, peraltro, non fanno che acuire la percezione del fallimento, se è vero che quest’anno, in Europa, sono giunti circa 500 mila profughi, rifugiati o richiedenti asilo: pari allo 0,1% della popolazione Ue. Paesi più piccoli e soprattutto meno ricchi come Turchia, Libano e Giordania stanno attualmente dando asilo a 1,7, 1,3 e 1 milione di persone rispettivamente. 

I vertici intergovernativi dell’ultima settimana hanno stabilito che proprio questi ultimi tre Paesi mediorientali saranno i destinatari di una serie di misure finalizzate ad aiutarli nella gestione dei flussi, mentre 1 miliardo di euro verrà stanziato a favore di agenzie internazionali che assistono i rifugiati. Nei prossimi due anni saranno invece 120 mila i migranti da redistribuire fra gli altri partner europei da pare di Italia, Grecia e Ungheria. Nulla di fatto invece sulla proposta di dislocare forze europee ai confini della Grecia, divenuta oggi il punto d’accesso privilegiato per i migranti in fuga dal Medio Oriente e dall’Africa. Donald Tusk, Presidente del Consiglio Europeo, ha chiosato a margine dei vertici che l’onda di rifugiati più grande non è ancora arrivata. 

Volkswagen è finita al centro di un vero e proprio scandalo dalle ripercussioni globali dopo la scoperta di una maxi-frode sulle emissioni inquinanti di ben 11 milioni di auto in tutto il mondo. Esploso con forza negli Stati Uniti, il caso non mancherà di avere ripercussioni anche in Europa. La vicenda si complica per via dei legami fra il mondo politico tedesco e il secondo costruttore mondiale di auto: nel management di Vw siede infatti l’autore delle riforme del lavoro e del welfare del Governo Schröder, mentre il Land della Bassa Sassonia, da cui proviene il leader della Spd nonché ministro dell’Economia Sigmar Gabriel, è azionista del gruppo e dipende da esso per i dividendi e posti di lavoro che assicura. Con un giro d’affari di oltre 200 miliardi di euro l’anno e 600 mila posti di lavoro diretti in Germania, secondo gli analisti il rischio è che il Governo Merkel reputi la Vw “too big to fail” (proprio come accadde per le banche di Wall Street agli occhi del governo americano nel 2008) e decida di intervenire per salvarla. Con buona pace delle regole europee sugli aiuti di Stato.

Sul fronte politico interno, si registra l’intesa raggiunta fra la maggioranza e la minoranza Pd sulle modifiche al ddl Boschi e in particolare la questione dell’elettività dei senatori, quella dei giudici costituzionali da parte della nuova Camera Alta nonché le funzioni di quest’ultima. Dopo le polemiche degli ultimi giorni, per il Presidente del Consiglio si tratta di una svolta importante che dovrebbe rendere ancora più probabile l’approvazione del ddl in occasione del voto finale fissato per il 13 ottobre. In precedenza, il Primo Ministro Renzi aveva comunque fatto sapere che punterà in ogni caso all’abolizione dell’Assemblea di Palazzo Madama, sia che ciò avvenga tramite l’approvazione del ddl Boschi, sia mediante altri provvedimenti ad hoc.

Secondo il costituzionalista Michele Ainis, l’attuale dibattito sulle nuove norme costituzionali è però viziato da una serie di “pregiudizi” che contribuirebbero ad accrescere la confusione e dunque la faziosità. Sul Corriere di venerdì 18 settembre, il giurista aveva confutato sia l’assunto governativo secondo cui questa riforma costituisce una sorta di ultima spiaggia (dal 1989 a oggi sono state approvate 13 leggi di revisione costituzionale, senza che ciò abbia portato vantaggi definitivi al sistema), sia la rivendicazione delle opposizioni secondo cui la revisione della Costituzione è materia di competenza parlamentare e non dell’esecutivo. 
Per quanto riguarda la lentezza del processo legislativo, continuava Ainis, i dati dimostrano che nonostante gli “svantaggi” del bicameralismo, negli ultimi 15 anni il tempo medio d’approvazione dei disegni di legge è calato sensibilmente, prima di aggiungere che buona parte dell’instabilità politica dei nostri esecutivi è dipesa dal meccanismo della doppia fiducia e non dal doppio voto sulle leggi. Sul fronte degli emendamenti e del ruolo di Grasso, Ainis ha ricordato come alla seconda carica dello Stato spetterà “solo” la decisione di mettere ai voti gli articoli, implicando con ciò che eventuali défaillance della compagine governativa dipenderanno esclusivamente dalla sua capacità di tenuta. Per quanto riguarda le urne anticipate, spauracchio agitato in più di un’occasione dal Governo per disinnescare i dissidenti, è opportuno considerare un fatto: ossia che di qui fino al luglio del 2016 si voterà con un sistema proporzionale puro che rischierà di danneggiare, per primo, lo stesso Premier. 

Ocse, Confindustria, e Moody’s hanno rivisto al rialzo le proprie stime sul Pil nel 2015, preconizzando – rispettivamente – un’espansione dello 0,7%, dell’1% e ancora dello 0,7%. Divergenti invece quelle per il 2016: sempre in rialzo secondo Confindustria (+1,5%) e Moody’s (+1,2% dal precedente +1%), in ribasso invece quelle dell’Ocse (Pil all’1,3%, in calo dello 0,2% sull’ultima previsione). L’organizzazione parigina ha inteso comunque lodare gli sforzi dell’esecutivo Renzi, definiti come “importanti” per il rilancio economico del paese, mentre secondo Confindustria nel prossimo biennio si assisterà a un incremento dell’occupazione per quasi mezzo milione di unità grazie al combinato degli sgravi contributivi e del Jobs Act. L’agenzia di rating americana ha invece spiegato che potrebbe rivedere il giudizio Baa2 assegnato all’Italia nel caso di un «effettivo rafforzamento» della crescita grazie alle riforme, benché reputi «credit negative» il taglio delle tasse sulla prima casa annunciato dal Governo, poiché andrebbe a intaccare una «fonte di gettito relativamente stabile e meno distorsiva di altre».

 


SINTESI DI MONITORAGGIO LEGISLATIVO E REGOLATORIO

LAVORI PUBBLICI

Delega appalti
Dopo tanti annunci, mercoledì 23 (con un po’ di ritardo rispetto sono stati presentanti gli emendamenti dei Relatori al disegno di legge delega per la riforma del codice degli appalti.
Punti cardine delle proposte emendative sono un decreto per recepire le direttive entro il 18 aprile 2016, un altro per riformare il sistema degli appalti entro il 31 luglio 2016; poi le regole di attuazione affidate alle linee guida firmate insieme dal ministero delle Infrastrutture e dall'Anticorruzione. 
Ci sarà quindi una divisione in due tempi della riforma, destinata a a mandare in pensione il Dlgs 163/2016, insieme al suo decreto attuativo (Dpr 2017/2010) per un totale di oltre 600 articoli.
Inoltre, tra gli emendamenti, c’è anche la previsione di una disciplina specifica per i contratti sottosoglia, l'obbligo di sottoporre i contratti secretati alla vigilanza della Corte dei Conti (prevedendo un numero minimo di partecipanti), l'individuazione precisa dei settori esclusi, l'uso delle tecnologie Bim (Building information modeling) nella progettazione di edifici e infrastrutture.
I lavori della commissione sul testo riprenderanno la prossima settimana. La votazione degli emendamenti è prevista per mercoledì pomeriggio al termine dei lavori dell'Aula e alla presenza del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. In quella sede dovrebbero arrivare le altre correzioni annunciate dalla relatrice Raffaella Mariani (modifica del bonus 2% per in tecnici Pa, sospensione immediata del performance bond, abolizione legge obiettivo).


Il Rapporto sugli appalti a Roma
Il giudizio finale è netto e non fa distinzione tra le due amministrazioni che si sono succedute in Campidoglio negli ultimi quattro anni: l’analisi dei dati condotta dagli ispettori dell’Anticorruzione ha reso di palese evidenza il massiccio e indiscriminato ricorso a procedure non a evidenza pubblica in grado di assorbire di fatto, in termini quantitativi, quasi il 90% delle procedure espletate, per un valore pari al 43% degli appalti affidati. Ciò significa che poco meno della metà dei lavori e dei servizi assegnati a Roma e pagati con denaro pubblico sono stati attribuiti attraverso trattative private, scegliendo direttamente i beneficiari.
Inoltre il sospetto di interessi corruttivi o criminali di altro genere dietro gli appalti a trattativa privata è confermato dalla constatazione di generalizzata carenza e omissione della verifica dei requisiti di partecipazione alle procedure negoziate degli operatori economici invitati, offerenti e aggiudicatari.
In più, negli affidamenti negoziati non si rileva un’adeguata rotazione tra i soggetti affidatari e, nelle delibere di affidamento o autorizzazione, emerge la frequente carenza di un’esplicita motivazione della scelta effettuata, il mancato richiamo alla tipologia di affidamento applicata, nonché assenza di presupposto di imprevedibilità non imputabile alla stazione appaltante.
La relazione dell’Autorità Anticorruzione è ora all’esame del procuratore Giuseppe Pugnatone e potrebbe confluire nel maxi fascicolo Mafia Capitale.

Nuovo Regolamento appalti a Roma
Nel regolamento appalti approvato lo scorso 22 settembre dalla giunta capitolina è la centralizzazione il tratto più evidente che emerge negli 80 articoli del codice dei contratti, dove spesso vengono replicate disposizioni già operanti perché previste dal codice nazionale (dlgs 163/2006 e dal relativo codice attuativo). 
La vera novità sta nella concentrazione delle gare in capo a un unico soggetto: la centrale unica di committenza, che non sarà un mero ente banditore, ma una struttura deputata al controllo di merito e legalità dei documenti di gara. La struttura sarà dipendente dal segretariato generale del comune di Roma. La centralizzazione è obbligatoria per tutti i centri di spesa capitolini. L'articolo 20 (Centrali di committenza) spiega che la struttura avrà le seguenti responsabilità nei lavori pubblici: «svolgere la procedura di selezione dell'esecutore; stipulare con l'aggiudicatario l'accordo quadro; attuare, monitorare e governare l'accordo quadro; svolgere attività di monitoraggio e verifica, anche attraverso controlli a campione, al fine di accertare la piena e corretta esecuzione delle prestazioni contrattuali rese dall'affidatario a favore delle stazioni appaltanti nell'ambito dei singoli contratti applicativi, che relazionano periodicamente sull'andamento degli stessi». Sotto il cappello della centrale unica finiscono tutti gli «organismi interamente partecipati da Roma Capitale».
Opera di centralizzazione anche sugli albi delle imprese per l'affidamento di servizi e lavori di piccolo importo: spariscono i singoli albi di dipartimenti, municipi o altri uffici della Capitale e si strutturano solo alcuni albi unici, definiti dagli articoli 33 (procedure ristrette e semplificate), 34 (procedure negoziate lavori), 35 (procedure negoziate forniture e servizi), 36 (appalti a cooperative di tipo B), 37 (servizi alla persona) e 38 (affidamenti in economica di beni e servizi). 
Novità anche nelle commissioni di gara (articoli 41-43), dove si prevede un sistema di rotazione di funzionari e dirigenti iscritti a un unico albo e sorteggiati attraverso un sistema automatico effettuato con computer.

Riforma PA. A ottobre i primi decreti attuativi: si parte dalla semplificazione di Scia e Dia
Venti decreti attuativi per completare la riforma della pubblica amministrazione. A pochi giorni dal varo della riforma Madia (legge n. 124 del 2015), il Governo ha fatto partire le grandi manovre per chiudere rapidamente il suo percorso. E, come già accaduto per il Jobs act e la delega fiscale, i tecnici si sono immediatamente messi all'opera per scrivere i testi. I primi tasselli arriveranno in Consiglio dei ministri nel giro di qualche settimana, probabilmente già a ottobre. Si partirà dall'agenda digitale, dalle norme sulle partecipate e dalle modifiche a Scia e Dia. Qualche settimana in più servirà, invece, per le nuove regole sulla conferenza di servizi e per le procedure semplificate in materia di grandi opere. A parlare del calendario è Angelo Rughetti, sottosegretario alla Pubblica amministrazione, che parte dai tempi. «Finora si è parlato di ottobre. Non posso confermare, perché la decisione su quando andare in Consiglio dei ministri appartiene al premier». La sostanza, però, è che sono già composte le commissioni che stanno lavorando sui venti decreti che daranno vita alla riforma. Saranno divisi in due tranche, una dedicata ai rapporti tra Pa e cittadino e una orientata sulle procedure interne della pubblica amministrazione.
Il primo blocco sarà il più rapido. E contiene molte novità importanti per l'edilizia. Soprattutto, ci saranno tutte le nuove regole sull'agenda digitale, le modifiche ai procedimenti amministrativi, a partire da Dia e Scia, e la riforma delle partecipate. Nel caso dell'agenda digitale, si cercherà di rendere più elettronici i rapporti tra cittadino e amministrazione. Sulla Scia e la Dia, poi, verranno chiariti i casi nei quali è sufficiente il silenzio assenso, quelli nei quali serve un'autorizzazione espressa e quelli per i quali, invece, basta una comunicazione preventiva. Mentre, sul fronte delle partecipate, sarà avviata l'opera di riordino e taglio sulla quale il Governo sta ragionando ormai da anni. E che sarà, in parte, anticipata dalla manovra in presentazione a metà ottobre.
Nel secondo blocco, che sarà più lento, ci saranno invece i provvedimenti dedicati alle procedure interne alla pubblica amministrazione. Tra questi, spicca l'attesissima riforma della conferenza di servizi, che dovrebbe risolvere molti problemi legati alla formazione dei pareri della Pa. Ma non solo: ci sarà anche il regolamento sui procedimenti amministrativi semplificati e velocizzati per le grandi opere. Senza dimenticare il riordino di tutti gli obblighi di trasparenza e pubblicità attualmente a carico delle pubbliche amministrazioni.

Riforma appalti. Antitrust: affidamenti in house solo a società interamente pubbliche
Affidamenti in house possibili solo alle società interamente pubbliche. È la soluzione caldeggiatadall'Antitrust per la riforma degli appalti. Una strada che rappresenterebbe una stretta, rispetto a quanto previsto dalle direttive europee, ma che per i tecnici dell'Autorità garante della concorrenza  rappresenterebbe la migliore soluzione possibile. 
Le nuove regole Ue sugli affidamenti in house hanno cambiato gli assetti consolidati che rendevano possibile l'asegnazione degli appalti senza gara tra amministrazioni pubbliche a tre condizioni: 1) che la società in house fosse a capitale interamente pubblico (niente privati); 2) che svolgesse attività prevalentemente per l'amministrazione (fatturato al 90%) e 3) che la Pa esercitasse un controllo analogo (diritto di veto) sulla società in house.
La direttiva 2014/24 (articolo 12) ha cambiato due dei tre criteri, rendendo meno rigidi i paletti a presidio dell'obbligo generale di affidare appalti e servizi con gara. In particolare viene permesso l'affidamento in house anche a società partecipate da privati, mentre la percentuale relativa al l'attività svolta prevalentemente per il pubblico è scesa dal 90 all'80%. «Si tratta di due aperture - sottolinea Filippo Arena, capo di gabinetto dell'Antitrust - che in qualche modo sono andate oltre la giurisprudenza della Corte Ue». E che rischiano di generare effetti controproducenti, in un mercato come quello italiano in cui la concorrenza non è sempre il primo obiettivo. «Lo è invece per le direttive - aggiunge Arena -.Per questo sarebbe utile stringere le maglie, tornando al controllo interamente pubblico e alzando anche la soglia di fatturato relativa all'attività prevalente». 
Non c'è il rischio di contraddire le direttive Ue o di cadere nella tagliola «gold plating»? «Qualunque misura mirata ad aumentare la concorrenza - spiega Arena- è in linea con le direttive che hanno sempre questo obiettivo primario. Il gold plating poi impedisce di aggiungere oneri aggiuntivi rispetto a quelli minimi previsti dalle direttive: qui di oneri non ce ne sarebbero per nessuno».
Nessun rischio anche per Valentina Guidi, dirigente del dipartimento delle Politiche comunitarie di Palazzo Chigi. «Si tratta di un punto delle direttive a recepimento facoltativo, quindi agli Stati membri è sicuramente concesso stabilire dei paletti ulteriori per l'affidamento in house. Tra l'altro, alla Camera è stato presentato anche un emendamento in questo senso».

Riforma appalti. Rating di reputazione con formula «patente a punti», altrimenti si rischia la bocciatura Ue
Ottima idea il rating di reputazione, ma attenzione a come si realizza. La migliore soluzione, per gli economisti, è il sistema della «patente a punti». Altrimenti si rischiano effetti distorsivi della concorrenza. Una soluzione appoggiata anche dall'Antitrust, che per bocca di Pierluigi Sabbatini, responsabile del comitato Valutazioni economiche dell'Autorità sarebbe anche l'unico sistema in grado di garantire l'aderenza al dettato delle direttive europee. Il rating di reputazione è stato al centro di un approfondimento specifico della giornata di studio sul recepimento delle direttive appalti organizzata dalla Università di Tor Vergata e ospitata presso la sede dell'Antitrust a Roma. «L'introduzione di un rating di reputazione delle imprese può avere effetti enormi sulla qualità delle realizzazioni - dice Giancarlo Spagnolo, docente a Tor Vergata - in uno studio condotto negli Usa abbiamo verificato l'innalzamento della qualità delle prestazioni dal 20% all'80% in pochi anni, dopo aver comunicato alle imprese che la loro performance sarebbe stata valutata ai fini della partecipazione a gare successive».
Il punto è però come il rating viene effettuato. Ci sono tre possibilità, secondo Spagnolo. La prima è di premiare le imprese che hanno ottenuto buone valutazioni in passato. «Ma in questo modo si penalizzano le nuove aziende, in particolare le Pmi». che entrerebbero con il sistema con un punteggio pari a zero. la seconda è di garantire a tutti un punteggio massimo, da scalare via via in base alle valutazioni negative , tipo, appunto patente a punti. Per valutare Spagnolo ricorda innanzitutto che senza meccanismi reputazionali, nell'esecuzione delle prestazioni si ottiene «bassa qualità, alti prezzi con molti nuovi entranti». Se si utilizza il sistema di rating con punteggio zero per i nuovi arrivati il risultato sarà «alta qualità, bassi prezzi, ma nessun nuovo entrante». Dunque concorrenza penalizzata. Virando sul sistema della patente a punti invece tutte e tre le condizioni sarebbero soddisfatte. «Si otterrebbe infatti alta qualità, bassi prezzi e moltissimi entranti».
L'idea della patente a punti è appoggiata anche dai tecnici dell'Antitrust, anche perchè, ricorda Sabbatini «l'Europa consente sistemi di rating negativi», cioè di penalizzazione di chi si comporta male. Mentre «sarebbe giudicato discriminatorio l'attribuzione di punteggi premiali». Che però è proprio quello che prevede ora la delega in discussione alla Camera (lettera «nn»).

Tar Toscana: nessun risarcimento se le nuove norme annullano l’aggiudicazione
Non è previsto alcun risarcimento se la revoca dell’aggiudicazione definitiva di un appalto deriva dal cambiamento delle norme. Chi presenta domanda ai sensi delle leggi in vigore non può quindi nulla se, nel frattempo, arrivano nuove disposizioni a cambiare le carte in tavola.
È questa la decisione presa dal Tar Toscana con la sentenza 1025/2015. Nel caso preso in esame, una società aveva presentato domanda per la partecipazione ad una gara, che si era aggiudicata in via provvisoria.
A causa di norme approvate successivamente alla gara, che avevano cambiato le condizioni per poter accedere alle selezioni, gli atti erano stati revocati e alla società non era mai stata comunicata l’aggiudicazione definitiva.
La società aveva quindi fatto ricorso sostenendo che la domanda era stata presentata in base alle regole vigenti in quel periodo e che, sempre in base a quelle regole, era risultata idonea.
Di parere opposto il Tar. A detta dei giudici, il provvedimento di revoca era stato causato dal cambiamento della legislazione statale, quindi non poteva essere addebitata nessuna responsabilità alla  Stazione Appaltante. Secondo il Tar, il legislatore nazionale è espressione della volontà generale e può quindi incidere sulla situazione soggettiva di un concorrente. Non si può quindi affermare che queste modifiche incidono sui diritti soggettivi o sui diritti acquisiti né che l’Amministrazione abbia violato il sui dovere alla lealtà.Per questi motivi, hanno concluso i giudici, non può essere riconosciuto alcun risarcimento.
Link della sentenza:
http://www.edilportale.com/normativa/sentenza/2015/1025/tar-toscana-nessun-risarcimento-se-le-nuove-norme-annullano-l-aggiudicazione-provvisoria-di-un-appalto_16020.html

Appalti, Consiglio di Stato: nel soccorso istruttorio bisogna valutare la sostanza non i formalismi
Un'impresa che non è riuscita ad aggiudicarsi un appalto (bandito dall'azienda Santa Lucia Fiere per la ristrutturazione di uno stabile) ha presentato ricorso al Tar Veneto contestando il fatto che all'impresa aggiudicataria fosse stato consentito di integrare la documentazione presentando una dichiarazione omessa. Più precisamente il ricorrente lamentava la mancata presentazione dell'aggiudicataria della dichiarazione di cui all'articolo 38 del codice appalti, comma 1, lettera m-ter (per attestare di non essere tra chi «pur essendo stati vittime dei reati previsti e puniti dagli articoli 317 e 629 del codice penale aggravati ai sensi dell' articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, non risultino aver denunciato i fatti all'autorità giudiziaria, salvo che ricorrano i casi previsti dall'articolo 4, primo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689»). 
La stazione appaltante ha consentito all'aggiudicataria di integrare la documentazione con la dichiarazione mancante in sede di soccorso istruttorio. 
Il Tar Veneto ha respinto l'appello del ricorrente, che ha fatto appello al Consiglio di Stato. Ma anche i giudici di palazzo Spada, V sezione - con la sentenza 4249, depositata l'11 settembre scorso - hanno respinto l'appello e hanno condannato l'impresa appellante a pagare 8mila euro di spese. 
La questione controversa. Nell'argomentazione, il Consiglio di Stato sottolinea che il principio guida alla base del soccorso istruttorio è «assicurare la massima partecipazione alle gare d'appalto, necessaria per assicurare all'amministrazione la massima concorrenza fra le imprese, e quindi il miglior risultato economico». D'altra parte, nel soccorso istruttorio è consentito solamente completare le dichiarazioni esistenti, ma non aggiungerne di nuove. Nel caso in questione, l'impresa ricorrente (e appellante) ha puntato la sua azione legale sul fatto che fosse stata presentata successivamente una dichiarazione non presentata in precedenza, contestando all'amministrazione di aver consentito all'aggiudicataria di sanare un errore da considerare insanabile.
La valutazione del Consiglio di Stato. Di tutt'altro avviso il Consiglio di Stato che nella sentenza affronta la questione distinguendo il piano della sostanza da quello del puro formalismo.
Dal punto di vista formale, l'impresa aggiudicataria ha effettivamente omesso di presentare la dichiarazione di cui all'articolo 38, comma 1, lettera m-ter. Tuttavia, osservano i giudici, l'impresa non si trova nella situazione indicata nel citato punto indicato dal codice appalti (cosa che, diversamente, avrebbe comportato l'esclusione dalla gara). La stazione appaltante, inoltre, prima di concedere il soccorso istruttorio, ha verificato, presso l'allora Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici (ora Anticorruzione), la presenza «di annotazioni ostative alla stipula del contratto ai sensi dell'art. 38 del codice appalti, accertando la loro insussistenza». Pertanto, riconosce il Consiglio di Stato, «la decisione di procedere al soccorso istruttorio è stata quindi preceduta da idonea istruttoria». 
Il Consiglio di Stato ci tiene a ribadire l'importanza di distinguere gli aspetti formali da quelli sostanziali. «Il legislatore - ricordano i giudici di Palazzo Spada - ha voluto evitare che l'aggiudicazione degli appalti avvenga sulla base di inutili formalismi, che sviano dal raggiungimento del miglior risultato sostanziale senza nulla aggiungere alla trasparenza dell'attività amministrativa».

 


Legge regionale siciliana sugli appalti: il CdM impugna il provvedimento
Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la riforma degli appalti, approvata dal Parlamento siciliano a luglio scorso, perché ha rilevato profili di illegittimità costituzionale. Secondo il Governo, l’Assemblea Regionale siciliana non ha competenze in questo settore e cioè quello della tutela della libera concorrenza e fare leggi inerenti tale ambito spetta soltanto al potere centrale.
In concreto la norma – che evita ribassi eccessivi nelle gare di appalto – tecnicamente non è sbagliata ma ci sono alcuni articoli che differiscono dalla normativa nazionale. Il Governo, infatti, ha dichiarato di voler aprire ora un confronto con la Regione Sicilia al fine di trovare delle soluzioni.
Il caso a questo punto passa all’esame della Corte Costituzionale che dovrà decidere in merito. Dovrebbero volerci circa un anno prima di avere il verdetto. Nel frattempo, la riforma resterà in vigore, a meno che il confronto con il Governo non porti all’approvazione di un nuovo testo, più in linea con le disposizioni statali.

Il Veneto firma un protocollo di legalità
Rotazione del personale a rischio corruttibilità e scissione dei contratti in cui si rilevano anomalie criminose. Sono queste le principali «barriere anticrimine» descritte nel nuovo Protocollo di Legalità sottoscritto d'intesa dalle Prefetture del Veneto, dalla Regione, dall'Upi e dall'Anci. L'obiettivo è riportato nel titolo del documento, cioè prevenire i tentativi d'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Si vanno così ad ampliare le misure di prevenzione che già esistevano nelle pubbliche amministrazioni, soprattutto nelle aree più esposte ai tentativi di infiltrazioni mafiose e di «interferenze» o «pressioni» da parte di comitati d'affari e furbetti. Accanto alle tradizionali clausole antimafia sono state aggiunte delle novità per rafforzare l'impegno di trasparenza e legalità da una parte, ed eliminare il rischio di situazioni «privilegiate» dall'altra, impedendo che nel tempo si favoriscano aspettative dovute a relazioni particolari tra amministratori e cittadini. Il protocollo prevede che l'ente abbia la potestà di scindere il contratto dove c'è odore di illegalità: una «clausola risolutiva» che l'amministrazione può applicare ogni volta che un'impresa aggiudicatrice di appalto subisce un tentativo di concussione e tace. Chi subisce ricatti in silenzio è in torto e perde il contratto, stesso trattamento alla luce di accordi corruttivi tra chi ottiene e chi fornisce l'appalto. Queste anomalie illegali devono però essere confermate da misure giudiziarie. E considerato che l'attività criminosa spesso si nasconde dietro appalti regolari che subiscono variazioni in corso d'opera, è necessario un monitoraggio del fenomeno da parte degli enti locali. Sulla scia delle indicazioni fornite dal procuratore distrettuale antimafia di Venezia e dal procuratore regionale alla Corte dei Conti, è stata inviata una circolare agli enti invitando ad assicurare la rotazione del personale dirigenziale e di quello con funzioni di responsabilità (compresi i responsabili dei procedimenti) negli uffici delle attività sensibili, dove il rischio di corruzione è più elevato. La rotazione del personale nelle pubbliche amministrazioni è prevista anche dal Piano nazionale anticorruzione, come a dire: niente relazioni pericolose che durano nel tempo, e allo stesso tempo evitare la sovrapposizione di funzioni e il cumulo di incarichi.

Appalti e corruzione a 61/mo convegno studi amministrativi
Contratti pubblici, codice appalti, contrasto alla corruzione, semplificazione, rilancio dell'economia: sono alcuni dei temi al centro del 61/mo Convegno di Studi Amministrativi, svoltosi da giovedì 17 a sabato 19 settembre a Villa Monastero di Varenna. 
Organizzato dalla Provincia di Lecco, sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, ha aperto i lavori il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. 
Sono intervenuti, tra gli altri, Giorgio Giovannini, Presidente del Consiglio di Stato, Raffaele Cantone, Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, Giovanni Legnini, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Pitruzzella, Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. 


PROFESSIONI

Ctu, pronto il decreto di aggiornamento delle tariffe. L'adeguamento sarà limitato agli indici Istat
Il decreto di aggiornamento delle tariffe dei consulenti tecnici di ufficio è pronto. La conferma arriva direttamente dal sottosegretario al ministero della Giustizia, Cosimo Ferri. Il provvedimento è stato scritto e inviato al ministero dell'Economia per ottenere un parere: l'adeguamento, che sarà parametrato agli indici Istat, costerà circa 40 milioni di euro. Si tratta di risorse che andranno trovate con la legge di Stabilità. Anche se i tecnici del Guardasigilli, in queste ore, hanno avanzato un'ipotesi alternativa: conteggiare i risparmi derivati dal processo telematico, collegati alle mancate notifiche degli atti. In questo modo sarebbe possibile compensare il buco nei conti.«Il provvedimento era atteso da tempo e posso confermare che è pronto», spiega Ferri. Saranno toccati certamente due punti. Il primo riguarda le cause con un valore di riferimento: per fissare i compensi, il giudice usa delle percentuali che non vengono aggiornate dal 2002. Il secondo riguarda le cosiddette "vacazioni": sono i compensi orari, da tenere come riferimento quando la causa non ha un valore predeterminato. Al momento valgono 8,15 euro (sui quali pagare le tasse) ogni due ore. 
In entrambi i casi ci saranno adeguamenti. «Abbiamo previsto l'aggiornamento secondo gli indici Istat», prosegue il sottosegretario. È una notizia positiva, ma solo a metà. I professionisti, infatti, chiedevano da tempo che le tariffe fossero radicalmente riformate, elevando di parecchio le soglie delle vacazioni e introducendo meccanismi nuovi, come incentivi nel caso in sui si consegnino le consulenze in anticipo sui tempi. Tutto questo non ci sarà. Il ministero si prepara semplicemente a riconoscere ai Ctu il margine di inflazione maturato in questi anni di attesa.
Cosa manca, allora, per l'approvazione del decreto? «Occorrono, ovviamente, delle coperture che sono abbastanza rilevanti. Stiamo ragionando insieme al ministero dell'Economia su diverse strade», dice ancora Ferri. Dopo avere scritto il decreto, la Giustizia ha inviato il testo al Mef per ottenere un parere sulle coperture necessarie. I tecnici del Tesoro hanno stimato che, per varare la misura, sono necessarie risorse per circa 40 milioni di euro. Un importo piccolo, ma evidentemente difficile da giustificare in epoca di spending review.
Questo denaro sarà, comunque, trovato nel perimetro della manovra. «Speriamo di farcela», dice ilsottosegretario. Probabilmente, si farà ricorso a una compensazione, ipotizzata dagli uffici del Guardasigilli in queste ore. Nel quadro della riforma digitale dei processi sono maturati risparmi notevoli, ad esempio per le mancate notifiche, che non passano più dalle raccomandate ma dalla posta elettronica certificata. Sarebbe, allora, possibile conteggiare queste minori spese e, in parte, utilizzarle per trovare le coperture necessarie a ritoccare le tariffe. Insomma, serve ancora un po' di lavoro. Ma l'adeguamento dei compensi dei Ctu pare finalmente in arrivo.

L'esonero contributivo negli appalti finisce sotto il «monitoraggio» del ministero del Lavoro
Il ministero del Lavoro sta contrastando la fruizione indebita, nell’ambito degli appalti, dell’esonero contributivo introdotto dalla legge di stabilità 2015 per le nuove assunzioni. Ma non si escludono ulteriori iniziative per combattere il fenomeno.
L’indicazione è stata fornita dal sottosegretario Luigi Bobba alla commissione Lavoro della Camera in risposta a un’interrogazione presentata da alcuni parlamentari del Pd tra cui Patrizia Maestri, prima firmataria, e Maria Luisa Gnecchi. Secondo quanto evidenziato nell’interrogazione, a fronte di un cambio di appalto alcune imprese subentranti preferiscono non concludere l’accordo per il passaggio del personale dalla vecchia azienda, anche se questo comporta delle sanzioni, perché in questo modo assumono nuovo personale beneficiando dell’esonero contributivo introdotto dalla legge 190/2014 (fino a 8.060 euro all’anno per un triennio) per chi assume a tempo indeterminato nel 2015. Questa pratica, contraria allo spirito della norma secondo i parlamentari, comporta anche l’ulteriore onere a carico dell’Inps di corrispondere la Naspi ai lavoratori che restano senza impiego.
Il ministero del Lavoro ha affermato di essere a conoscenza del problema e di essere già intervenuto con la circolare del 17 giugno 2015. In particolare è stata contrastata una pratica più sofisticata messa in atto da alcune imprese committenti che, dopo aver rescisso un contratto, continuano a utilizzare gli stessi lavoratori ma tramite un contratto di somministrazione di almeno sei mesi, per poi farli assumere a tempo indeterminato da una terza impresa appaltatrice appositamente costituita per beneficiare dell’esonero contributivo.
Di fronte a queste situazioni, ha affermato il sottosegretario, oltre a contestare l’omissione contributiva per gli interessati scatta la denuncia all’autorità giudiziaria per il reato di truffa a danno degli enti previdenziali. L’attività di controllo effettuata in questi mesi, evidenzia il ministero, ha determinato per alcune imprese operanti nella provincia di Padova la revoca dei benefici contributivi indebitamente ottenuti nonché la trasmissione degli atti all’Inps per il recupero dei contributi e l’irrogazione delle sanzioni.
Inoltre il ministero ritiene che la circolare abbia svolto funzione deterrente, ma i controlli proseguiranno, anche nella prospettiva di ulteriori iniziative più mirate a contrastare il fenomeno. «Siamo soddisfatti per l’attività di vigilanza svolta dal ministero - ha commentato Patrizia Maestri - ma sottolineo che comunque l’attività in appalto si presta a fenomeni di concorrenza sleale. Quanto all’utilizzo dell’esonero contributivo, già in fase di discussione della legge delega del Jobs act avevo evidenziato il pericolo. Auspico che con la prossima legge di stabilità le risorse siano assegnate in maniera più selettiva a chi effettivamente crea nuova occupazione».

DDL Concorrenza: quasi al termine l’esame alla Camera. Previsto a inizio ottobre l’approdo in Senato
E’ arrivato in Aula alla Camera il disegno di legge per il mercato e la concorrenza. Il testo dovrebbe essere approvato in prima lettura la prossima settimana per poi passare all’esame in seconda lettura in Senato. L’obiettivo è quello di incardinare il provvedimento in Senato prima dell’inizio della sessione di bilancio.
Le norme di interesse sono gli artt. 26, 31 e 31-bis che recepiscono gli emendamenti in materia di svolgimento dell’attività professionale in forma associata. In particolare, nel corso dell’esame in Commissione sono stati approvati degli emendamenti che:
- intervengono sulla disposizione che prevede l’estensione alle società di ingegneria costituite in forma di società di capitali o cooperative della disciplina della legge n. 266 del 1997, che per prima ha consentito l’esercizio della professione in forma societaria, così da affermare la validità dei contratti conclusi, a decorrere dall’11 agosto 1997, tra le suddette società di ingegneria e i privati, superando interpretazioni opposte date dalla giurisprudenza. Con la modifica approvata la validità dei suddetti contratti è subordinata al possesso, da parte delle società di ingegneria, dei requisiti prescritti dalla legge di stabilità 2012 (legge n. 183 del 2011) e dal regolamento attuativo (DM 8 febbraio 2013, n. 34) per le società tra professionisti (e in particolare, requisiti del socio che svolge la prestazione professionale, copertura assicurativa, rispetto del codice deontologico).Le società di ingegneria hanno 6 mesi di tempo, dall’entrata in vigore della legge annuale per il mercato e la concorrenza, per soddisfare tali requisiti.
- introducono un nuovo articolo nella legge annuale per il mercato e la concorrenza attraverso il quale modifica il comma 4 dell’art. 9 del decreto legge n. 1 del 2012 in tema di compenso per le prestazioni professionali. La disposizione impone ai professionisti che la comunicazione ai clienti circa il grado di complessità dell’incarico, gli oneri ipotizzabili dal conferimento dello stesso alla sua conclusione, gli estremi della polizza assicurativa, sia resa per iscritto (anche eventualmente in forma digitale). La stessa forma scritta dovrà avere anche il preventivo di massima del compenso della prestazione professionale.
- consentono la formazione di società composte da avvocati e professionisti di altri ordini.


Ingegneri e architetti: il D.M. parametri va interpretato con «accorgimenti» per ottenere il congruo compenso
Il Dm parametri, in materia di piani urbanistici, non va interpretato alla lettera. Servono almeno un paio di accorgimenti, che consentano di arrivare a determinare un compenso congruo per i professionisti. È la conclusione più interessante alla quale giunge il nuovo documento licenziato dai Consigli nazionali di ingegneri e architetti per chiarire le questioni applicative più controverse che riguardano il decreto ministeriale n. 143/2013. La norma guida per fissare i corrispettivi da porre a base di gara continua a porre dubbi a stazioni appaltanti, ordini territoriali e Rup. Così, Cni e Cna cercano di chiarire qualche nuovo aspetto.
Lo schema di calcolo. Il primo passaggio problematico riguarda il modo in cui va declinato il requisito dell'obbligatorietà del riferimento al Dm parametri. "L'Anac – spiega il documento - ha ribadito l'obbligatorietà di riportare uno specifico quadro analitico delle prestazioni e dei relativi corrispettivi, per consentire ai concorrenti la formulazione di congrue offerte". Quindi, non bisogna soltanto inserire un riferimento generico al Dm 143/2013 nel bando, ma bisogna invece spiegare come è stato calcolato l'importo a base di gara.Questo modo di procedere "garantisce di evitare la sottostima dell'importo dei corrispettivi relativi alle prestazioni", ma anche la sovrastima: la legge impone che le nuove tariffe non possano essere più elevate di quelle vecchie (contenute nel Dm del 4 aprile del 2001). Quindi, nel bando va inserito un apposito quadro che spieghi il metodo utilizzato per la determinazione dei compensi a base di gara, consentendo di fare tutte le verifiche.
I piani urbanistici. L'altro tema chiave riguarda i compensi per la redazione di piani urbanistici. Sul punto diversi ordini territoriali hanno chiesto chiarimenti, evidenziando come l'applicazione del decreto parametri porti a risultati spesso troppo bassi, se confrontati con il riferimento della vecchia circolare del ministero dei Lavori pubblici n. 6679 del primo dicembre 1969. "Il primo elemento di criticità che si rileva nei casi segnalati – spiega il documento - attiene all'applicazione del Pil per abitante per la determinazione del valore "V" di riferimento per il calcolo del corrispettivo". La norma parla di Pil territoriale, ma questo porta corrispettivi differenti in diverse parti del paese, a parità di prestazioni. "Si è quindi del parere che per ovvi motivi di uniformità, il valore del Pil pro capite da assumere non potrà che essere quello medio nazionale".A questo si accompagna un'importante indicazione sulla modalità di calcolo del corrispettivo. Tra le prestazioni da considerare non ci sarà solo la "Pianificazione urbanistica generale"; andranno comunque sempre considerate "le prestazioni Qa.0.02 "Rilievi....", Qa.0.03 "Pianificazione paesaggistica...", Qa.0.05 "Programmazione economica...", che costituiscono parte inscindibile dell'attività di pianificazione così come oggi richiesta". Questo pacchetto costituisce una base da inserire sempre nei computi.
La classificazione dei servizi. Infine, c'è il tema della classificazione dei servizi. Dice il documento: "Ai fini della qualificazione per la partecipazione alla gare, secondo quanto deliberato dall'Anac, le attività svolte per opere analoghe a quelle dei servizi da affidare, non necessariamente di identica destinazione funzionale, sono da ritenersi idonee a comprovare i requisiti, quando il grado di complessità sia almeno pari a quello dei servizi da affidare". Considerazioni da applicare soprattutto a tre categorie: edilizia, strutture e viabilità.


Professionisti, in Lombardia fondi per 30 milioni per finanziare l'apertura di un nuovo studio
Un finanziamento di 30 milioni di euro destinato anche ai liberi professionisti (anche in forma associata e iscritti al loro albo professionale) e non più solo alle imprese: in questo modo la Regione Lombardia ha equiparato architetti e ingegneri alle aziende.
Con la delibera X/3960 della Giunta regionale (approvata lo scorso 31 luglio) sono stati adottati i criteri applicativi per accedere al finanziamento della linea Start e ReStart che nasce per favorire l'imprenditorialità lombarda. In gioco ci sono risorse nell'ambito del Programma operativo regionale, il Por, a valere sul Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) 2014-2020. Nei criteri si chiarisce che possono accedere al finanziamento anche i liberi professionisti che abbiano avviato un'attività da non più di 24 mesi o che stanno per avviarla. Mancano ancora i relativi bandi per accedere ai finanziamenti che sono attesi a breve. Ma la delibera si può considerare il successo dell'attività di Confprofessioni Lombardia, l'organizzazione che rappresenta gli interessi generali dei liberi professionisti, che nel dicembre del 2014 aveva presentato un'istanza al Pirellone proprio per ottenere il riconoscimento anche dei singoli professionisti che se non sono iscritti alla Camera di commercio non potevano partecipareall'assegnazione dei bandi.
«Questa linea di finanziamento – commenta Giuseppe Calafiori, notaio e presidente di Confprofessioni Lombardia – presta attenzione alla nascita di nuovi soggetti professionali e per la prima volta in Lombardia si tiene conto espressamente dei liberi professionisti. È un pacchetto di risorse che rappresenta un supporto alle start up e ai professionisti singoli e associati. Meno di un anno fa avevamo presentato uno esposto in Regione perché i singoli professionisti non potevano partecipare al bando perché non sono iscritti alla camera di commercio. Nell'allegato alla delibera si identificano i beneficiari offrendo una chance ai giovani che non hanno ancora una struttura e che stanno per aprire il loro studio».
Gli investimenti agevolabili e i fondi. L'agevolazione è concessa per investimenti funzionali all'avvio di attività imprenditoriali - si legge nel testo - (imprese o liberi professionisti) o di rilancio di attività imprenditoriali in Lombardia. Nel dettaglio le risorse in gioco del fondo Linea Start e ReStart gestito da Finlombarda (la controllata della Regione Lombardia) ammontano a 30 milioni di euro distribuiti tra i 2015 per 8,950 milioni di euro, 2016 per 9,025milioni e altrettanti per il 2017 a tasso agevolato. Mentre per il 2017 saranno a disposizione anche i 3 milioni di euro a fondo perduto. «Si tratta di un bacino potenziale di oltre 133 mila professionisti lombardi, tra avvocati, dentisti, medici, architetti, ingegneri, commercialisti e tutti gli altri professionisti iscritti agli albi professionali, oltre a quelli che si accingono ad avviarsi alla libera professione», ha aggiunto Calafiori. 
Un'occasione per i 30.536 ingegneri e i 27.585 architetti iscritti all'albo nella Lombardia. Certo presso Confprofessioni non si fanno illusioni che questo bando possa drasticamente cambiare l'andamento del settore anche perchè il massimo ottenibile per ogni erogazione è di 100mila euro, ma è considerato un segno di lungimiranza aver previsto solo il 10% a fondo perduto. Inoltre calcolano l'effetto moltiplicatore che 30 milioni possono generare visto che è necessario presentare un business plan, giustificare l'investimento che si intende fare e presentare il piano di ritorno del prestito prima di
Link della delibera:
http://www.ue.regione.lombardia.it/shared/ccurl/798/857/dgr%203960-start%20e%20restart.pdf

Da architetti e ambientalisti una proposta di legge per la rigenerazione urbana
Prendere definitivamente atto che la condizione del patrimonio abitativo è pessima, che le periferie sono invivibili, che la prima “spending review” da fare è quella energetica e che la garanzia del nostro debito pubblico è il risparmio degli italiani, la metà del quale è costituita da immobili, e che se vogliamo salvaguardare questo patrimonio serve occuparsene e anche molto in fretta. È questo - secondo architetti e ambientalisti - il cambiamento di verso necessario per l’habitat delle città e per l’edilizia e che passa inevitabilmente attraverso una forte innovazione negli approcci alle politiche di questo settore.
Il concetto è quindi diventato il filo conduttore delle “Proposte per una politica di rigenerazione urbana e degli edifici” - realizzate congiuntamente a Legambiente - che il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha consegnato al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio.
In tema di sostituzione edilizia, ossia la demolizione e ricostruzione di edifici - la più innovativa tra le proposte presentate - il Documento ricorda che “in Italia i brutti e malconci edifici delle periferie e dei sobborghi non vengono rottamati perché con le norme attuali è impossibile farlo: infatti, per demolire un edificio e ricostruirlo a parità di volume e superficie utile, bisogna chiedere un permesso di demolizione e poi uno per nuova costruzione”.
Essendo la sostituzione classificata come nuova costruzione, essa ricade nelle prescrizioni di densità dei piani urbanistici, normalmente molto più bassi di quando l’edificio è stato costruito: se si demolisce un edificio esistente - ricorda il Documento - la volumetria realizzabile diminuisce del 30%. Si devono ripagare gli oneri di urbanizzazione anche se essi sono stati già pagati in origine. Vi sono poi gli oneri di costruzione.
È evidente quindi - ricordano ancora architetti e ambientalisti - che nessun condominio o operatore ha interesse a “rottamare”, preferendo operare con ristrutturazioni o manutenzioni che non ottengono praticamente mai il risultato di migliorare sensibilmente la qualità dell’habitat. Per favorire la rottamazione di edifici che non garantiscono più la sicurezza o qualità dell’abitare, che sono in classe energetica E, F o G o sono inadeguati dal punto di vista sismico o del rischio idrogeologico o comunque a “fine vita”, la proposta è che la demolizione e ricostruzione di un edificio a fini residenziali, all’interno della medesima proprietà, di pari volumetria e superficie utile non venga considerata nuova costruzione ai sensi del DPR 380/2001 e quindi sia sottoposta a oneri solo sulla eventuale parte eccedente alla volumetria precedente, laddove realizzabile ai sensi delle norme urbanistiche vigenti.
L’intervento di sostituzione - sottolinea ancora il Documento - sarà realizzabile solo laddove si realizzi un edificio di classe energetica A e consumo di suolo pari o minore del precedente”. “Una tale innovazione - sottolinea il presidente degli architetti italiani, Leopoldo Freyrie - non solo ci metterebbe alla pari con tutti gli altri Paesi occidentali, che prevedono normalmente la sostituzione edilizia, ma rilancerebbe anche l’edilizia italiana con effetti importanti sul Pil e sulla occupazione. Una politica di questo tipo attuata in Francia e in Germania ha dimostrato - come confermato dai rapporti dell’ANRU francese e della KFW tedesca - che ogni euro di incentivo investito dallo Stato ha prodotto 3 euro di ritorno nelle casse pubbliche in termini di tasse e di diminuzione di costi sociali”.


ISFOL: Rapporto sistema di istruzione e formazione professionale
Continua la crescita del sistema di istruzione e formazione professionale, raggiungendo i 328mila iscritti nell’annualità 2013-14, vale a dire l’8,7% in più rispetto all’annualità precedente. E’ questo un dato significativo che emerge dal Rapporto dell’Isfol sul Sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), presentato a Roma.
Emerge dunque, come il sistema IeFP, sia riuscito a costruire in questi anni, un argine di indubbia efficacia al fenomeno della dispersione formativa, soprattutto nei confronti di coloro che scarsamente motivati dalle metodologie scolastiche tradizionali, hanno visto, nei percorsi realizzati dai centri accreditati, una modalità attrattiva ed efficace per reinserirsi nei percorsi.

Formazione per architetti e ingegneri pubblici e privati, a Milano i corsi promossi dagli ordini
Progettisti e formazione, parte la seconda edizione del progetto per l'aggiornamento dei professionisti pubblici e privati promossa dall'ordine degli architetti di Milano insieme con il Comune e l'ordine degli ingegneri. Un ciclo di eventi didattici sui temi delle bonifiche, del regolamento edilizio, della rigenerazione e sostenibilità, della classificazione sismica e della collaborazione pubblico-privato rivolta sia ai dipendenti del comune iscritti agli ordini che ai progettisti esterni che lavorano con gli uffici di Palazzo Marino.
«Si tratta di un'iniziativa fortemente voluta dagli organizzatori per il suo riflesso positivo a favore della città e dei cittadini – dice Valeria Bottelli, presidente dell'ordine milanese degli architetti - perchè architetti e ingegneri, siano essi dipendenti pubblici o liberi professionisti, svolgono un lavoro di pubblica utilità, e per svolgerlo al meglio hanno bisogno di collaborare e condividere gli aggiornamenti. 
Il corso - aggiunge - è pensato perché il tavolo attorno al quale si trovano a operare i professionisti di entrambe le parti non sia una diga ma un terreno di dialogo tra colleghi».La partecipazione, tramite webinar, ad almeno 5 dei 6 eventi formativi dei professionisti privati garantisce i 20 crediti formativi annuali, compresi quelli obbligatori (deontologici). La partecipazione al singolo modulo (il cui costo è 10 Euro) prevede il conseguimento di 4 Cfp.Il primo degli eventi formativi previsti , quello dedicato alle bonifiche, si terrà a Milano il prossimo 6 ottobre dalle ore 9.00 alle 13.00
Per info e calendario completo degli eventi cliccare su:
http://www.ordinearchitetti.mi.it/it/notizie/dettaglio/8169-un-ciclo-dedicato-ai-dipendenti-pubblici-e-non-solo

Roma, prestiti agevolati per i giovani architetti
Sostenere i giovani architetti romani attraverso finanziamenti agevolati di 2 mila euro da restituire in 12 rate mensili senza interessi.
Questo ciò che prevede il bando ‘Start up degli studi di architettura: le nuove forme della professione’promosso dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia e dalla Banca di Credito Cooperativo (BCC) di Roma.


Agenzia demanio: Nasce il Manifesto "Progettare Città per le Persone"
Gli immobili pubblici da costo a occasione di rigenerazione urbana, sostenibile e inclusiva, offerta a cittadini, associazioni e imprese. E’ uno degli obiettivi con i quali l’Agenzia del Demanio ha aderito al nuovo Manifesto “Progettare Città per le Persone” elaborato da professionisti, ecclesiastici e rappresentanti del settore pubblico e privato durante il seminario della Conferenza Episcopale Italiana “Città: arte, architettura, umanesimo – Riflessioni per la politica e l’economia”che si è tenuto a Torino il 12 e 13 settembre.  Roberto Reggi, intervenendo al convegno, ha sottolineato come l’Agenzia del Demanio sia costantemente impegnata in attività, iniziative e progetti ispirati coerenti con i temi su cui è articolato il Manifesto: ecologia urbana, inclusione sociale, economia d’impatto e bellezza. 
Grazie al proprio ruolo e al know-how in tema di valorizzazione e riuso degli immobili l’Agenzia sta, infatti, promuovendo il recupero dei patrimoni pubblici sia dello Stato che degli Enti locali, supportando le Amministrazioni nella gestione della complessità e finanziando studi di fattibilità per progetti di qualità. Tra gli strumenti legislativi a disposizione per la valorizzazione del patrimonio pubblico inutilizzato, il D.L. Sblocca Italia, che con l’art. 26 semplifica e accelera le procedure per il riuso di immobili statali abbandonati con priorità all’housing sociale. Con l’art. 24, parallelamente, il decreto introduce il concetto di “baratto amministrativo” tra cittadini e Comuni per il recupero di aree urbane da parte della cittadinanza a fronte di agevolazioni da parte degli amministratori. L’obiettivo dell’Agenzia è di innescare processi virtuosi di sviluppo locale attraverso il patrimonio immobiliare pubblico e di stimolare la società civile a diventare protagonista attiva dei processi di recupero, attraverso forme virtuose e innovative di Partenariato Pubblico Privato. 


Pari Opportunità: ProRetePA, Banca dati "Professioniste per le PA"
È stata presentata la Banca Dati ProRetePA "Professioniste in rete per le P.A.", il nuovo strumento di promozione delle donne nei luoghi decisionali individuato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzato in collaborazione con l’Università di Udine.
ProRetePA è una Banca dati alla quale potranno iscriversi le professioniste che intendono mettere le proprie competenze a disposizione della Pubblica Amministrazione. Da parte loro, le Pubbliche Amministrazioni potranno accedere alla Banca dati in occasione dei rinnovi degli organi sociali di società o enti da loro controllati e, attraverso una serie di filtri, individuare le migliori professionalità. L’obiettivo è avere una maggior partecipazione delle donne ai processi decisionali e far emergere nuovi modelli di governance basati sulla parità e sul merito.
Le Regioni coinvolte sono quelle dell’Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).

INU: i vincitori del Premio urbanistica
Proclamati i vincitori del Premio Urbanistica, il concorso indetto dalla rivista scientifica dell’Inu che, dal 2006, seleziona i progetti preferiti dai visitatori di Urbanpromo, l’evento nazionale per il marketing urbano e territoriale organizzato da Inu e Urbit: nel corso della manifestazione dello scorso anno i visitatori hanno scelto, per la prima volta on line, dieci progetti tra quelli esposti nella gallery del sito www.urbanpromo.it. I progetti saranno premiati nel corso della dodicesima edizione di Urbanpromo – dal 17 al 20 novembre alla Triennale di Milano – e saranno poi pubblicati su Urbanistica, la storica rivista dell’Inu. 
Tre le categorie in cui sono suddivisi i riconoscimenti. 
“Equilibrio degli interessi nel rapporto pubblico/privato” nella quale hanno prevalso Regione Umbria, Cdp Investimenti Sgr, Regione Abruzzo.  “Inserimento nel contesto urbano” i cui vincitori sono Confcommercio, la Città di Sarno, la Fondazione Cassamarca, il Programma Housing della Compagnia di San Paolo. “Qualità delle Infrastrutture e degli spazi pubblici” con i premiati Regione Umbria, Fondazione Golinelli, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino). 


SOGIN: concorso Officina Futuro
C’è tempo fino al 30 ottobre per poter partecipare a “Officina Futuro”, il concorso nazionale, riservato ad architetti ed ingegneri, anche in forma associata, regolarmente iscritti all’Albo di appartenenza, di idee per professionisti e studenti, bandito dalla Sogin SpA, la società di Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi compresi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare. L’oggetto de concorso è la realizzazione del Parco Tecnologico connesso al Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e l’obiettivo e acquisire una proposta ideativa che definisca un modello d’intervento per la realizzazione del Parco e delle aree attorno ad esso, con lo scopo di consentire alla comunità ospitante di disporre di un’area fortemente attrattiva e di alto significato tecnologico.
Il costo minimo presunto per la realizzazione dell’intervento è pari a 150 milioni di Euro.
Sono previste due sezioni del concorso: una destinata agli studenti e una ai professionisti. La Sezione professionisti mette a disposizione premi per l’importo complessivo di 230.000€ ai primi 10 in graduatoria, che abbiano superato il punteggio d 60/100 così suddivisi: 1° classificato: 50.000€; Dal 2° al 10° classificato: 20.000€ ciascuno
Bando

Architetti: Becoming architect
L’iniziativa - lanciata alcune settimane fa dal Dipartimento Europa ed Esteri del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e che aveva chiamato professionisti, accademici, ricercatori, enti e organizzazioni italiane ed estere a presentare, attraverso un video ed entro il mese di settembre, le loro proposte sul ruolo dell’architetto in un contesto di globalizzazione - viene ulteriormente arricchita e valorizzata con la sua trasformazione in un Osservatorio permanente in grado di raccordare e raccogliere le idee e gli scenari che giungono dalla professione.
Gli obiettivi sono ora più impegnativi: si tratta, infatti, di avviare una vera e propria discussione sulle sfide che coinvolgeranno le città ed i territori negli anni a venire e di riflettere non solo sui nuovi percorsi per la professione di architetto, ma di comprendere come un sistema economico obsoleto e insostenibile, come quello attuale, possa essere trasformato in una nuova opportunità che costituisca una risposta solida agli squilibri creati dalla globalizzazione.
Una riflessione, quindi, che riguarda anche il futuro delle città e dei territori e che coinvolge, quindi, i responsabili delle politiche urbane e gli operatori coinvolti nel processo dello sviluppo urbano che si trovano a dovere gestire una espansione metropolitana incontrollata, risorse naturali  sottoposte ad uno sfruttamento eccessivo e non più sostenibile, mentre gli ecosistemi urbani sono fortemente stressati e sotto pressione.
I contributi all’Osservatorio permanente  potranno pervenire oltre che come file video, anche come file testo e/o immagini e saranno periodicamente oggetto di dibattito e di approfondimento nel corso di iniziative che saranno via via organizzate.
Tutte le informazioni su http://becomingarchitect.awn.it

 

 

FISCO

CdM approva cinque decreti attuativi della Legge di Riforma fiscale
Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, ha approvato definitivamente martedì 22 settembre cinque decreti legislativi di attuazione della delega per il riordino del sistema fiscale (legge 11 marzo 2014 n. 23). 
Si completa così il pacchetto dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale volta ad introdurre maggiore equità e trasparenza nel sistema e a favorire la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese. 
I testi approvati oggi, sostanzialmente invariati nei contenuti rispetto a quelli approvati dal Consiglio dei Ministri del 4 settembre 2015 tengono conto di alcune delle richieste presenti negli ultimi pareri delle Commissioni parlamentari. I decreti legislativi approvati definitivamente sono i seguenti:
• misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario (per le materia di interesse di segnala che per le controversie afferenti alla materia catastale sono abilitati all'assistenza tecnica nel processo tributario - se iscritti nei relativi albi professionali - gli ingegneri, architetti, geometri, periti industriali);
• misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione;
• misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali;
• misure per la revisione del sistema sanzionatorio;
• stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale.
La principale novità riguarda il decreto legislativo “misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione”. 
Per venire incontro alle esigenze dei contribuenti in difficoltà con i pagamento dei debiti fiscali, accogliendo la richiesta contenuta nel parere della Commissione Finanze della Camera dei deputati, viene prevista la possibilità di accedere ad una ulteriore rateizzazione ai soggetti che non sono stati in grado di completare il pagamento di piani precedenti di rateizzazione. In particolare, la nuova disposizione stabilisce che le somme non ancora versate, oggetto di piani di rateazione da cui i contribuenti siano decaduti nei 24 mesi antecedenti l’entrata in vigore del presente decreto, possono su richiesta degli stessi contribuenti, da presentare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, essere oggetto di un nuovo piano di rateazione, ripartito fino a un massimo di 72 rate mensili. Dal piano di rateazione si decade per il mancato pagamento di sole due rate.

Le proposte Lapet (Associzione Nazionale Tributaristi) per la Legge di Stabilità 2015
Dalla revisione del regime dei minimi alla gestione separata Inps, dall’Irap agli incentivi ai professionisti. Sono queste le proposte della Lapet, nell’ambito di Cna Professioni, per la Legge di Stabilità 2015.
Sulla revisione del regime dei minimi, a fronte della proroga dell’imposta al 5% sino al 31 dicembre 2015, la Lapet chiede ora conferma del provvedimento. In particolare le proposte riguardano l’elevazione delle proposte di ricavo a 30.000 euro per l’accesso al regime e la riduzione dell’aliquota d’imposta sostitutiva al 10%. 
In materia di Irap, invece, sarebbe auspicabile la definizione dei parametri necessari per l’esclusione dei professionisti dal pagamento.
Altro capitolo sul quale Lapet richiede degli interventi è quello della formazione: “Sarebbe opportuno prevedere la deducibilità integrale per le spese di formazione e aggiornamento”, ha spiegato il presidente Roberto Falcone.
Per quanto riguarda le misure previdenziali, Lapet vorrebbe modificare l’impianto normativo relativo alla gestione separata dell’Inps, prevedendo, ad esempio, il riconoscimento di una effettiva tutela della malattia, anche attraverso la sospensione dell’obbligo contributivo nei casi di malattie gravi e invalidanti.
Infine Lapet chiede forme di incentivazione per la certificazione delle competenze.

A cura di

 

La Fondazione si rinnova

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28 Settembre 2015
  Comunicazione dalla Fondazione
 
 
Caro Collega,
 
con entusiasmo abbiamo il piacere di informarti che il sito della Fondazione è prossimo a rinnovarsi!
 
Oltre ad offrire una veste grafica moderna e più fruibile dalle diverse piattaforme mobili in uso oggi dai professionisti, abbiamo riorganizzato i contenuti per evidenziare al meglio le attività che svolgiamo ed i servizi che eroghiamo.
 
La nuova piattaforma sarà molto più dinamica e sicura della precedente.
 
Se sei iscritto alla Fondazione, non appena effettuerai il tuo primo accesso al nuovo portale, sarai pertanto invitato ad eseguire la procedura di recupero della password. Sarà poi ovviamente possibile ripristinare, con una successiva modifica, la tua precedente password.
 
Qualora volessi inviarci suggerimenti o segnalazioni, puoi scriverci al seguente indirizzo email: info@fondazionearching.it.
 
E ricorda....Non distrarti e continua a seguirci!
 
La Fondazione

 

 

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Auguri_2015-

CONVEGNO

Venerdì 25 Settembre 2015 dalle ore 9,30 alle ore 13,30 presso la Sala Congressi di Città della Scienza, via Coroglio 57, Napoli, si terrà il Convegno dal titolo:

“IL CONCORSO DI PROGETTAZIONE PER L’APPALTO DI SERVIZI

DI ARCHITETTURA E INGEGNERIA: L’ESPERIENZA DI CITTA’ DELLA SCIENZA”

Partendo dall’esperienza del concorso di progettazione per la ricostruzione dello “Science Center” e esaminando quindi gli aspetti peculiari del bando e dell’iter seguito si tracceranno gli indirizzi e la corretta impostazione amministrativa da indicare in futuro nella procedura del concorso di progettazione, anche alla luce della riforma del nuovo Codice degli Appalti oggi in atto.

Seguirà la presentazione del progetto vincitore del Concorso, il conferimento dei premi e dei riconoscimenti speciali, concludendo con l’inaugurazione della mostra dei progetti selezionati per la seconda fase.

Clicca qui per scaricare la locandina con il programma del Convegno.

L’evento è aperto a tutti gli interessati.

Per gli Architetti ed Ingegneri presenti e regolarmente iscritti ai rispettivi Ordini professionali sono riconosciuti n° 3 CFP.

Per la partecipazione è necessario registrarsi preventivamente (termine ultimo mercoledì 23 settembre) cliccando qui. Segnaliamo in particolare a tutti gli Architetti e Ingegneri interessati che per l’ottenimento dei crediti formativi è necessario indicare nel form la matricola dell’Ordine di appartenenza e il codice fiscale personale.

Ricordiamo, inoltre, a tutti gli interessati di portare con se la propria TESSERA SANITARIA indispensabile per il riconoscimento soggettivo tramite apposito meccanismo di rilevazione presenze.

Non perdere questa importante occasione, registrati subito!!

Il Convegno sarà anche trasmesso in diretta streaming.

Il giorno dell’evento sarà visualizzabile in home page sul sito

www.fondazionearching.it.

ORGANIZZAZIONE

Consigliere Fondazione

Ing. Marco Senese

*********************

Coordinatore Fondazione

Dott. Gianluca Caporiccio

Info:

info@fondazionearching.it

TEL. 06 85274216

Servizio Pronto Europa – Newsletter del 18 settembre 2015

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Programma Interreg MED - Aperto il primo Bando per Progetti Modulari su Ricerca/Innovazione, Efficienza Energetica e Protezione Beni Culturali/Naturali. Le proposte possono essere presentate entro il 2 Novembre 2015.

 

Il Programma coinvolge aree geografiche appartenenti a 10 Paesi Mediterranei ed a 3 Paesi Candidati per entrare nell’UE. Le tematiche nell’ambito delle quali devono essere presentati i progetti sono: Asse 1: Promuovere la Capacità di Innovazione del Mediterraneo al fine di Sviluppare una Crescita Sostenibile ed Intelligente (rafforzare la Ricerca, lo Sviluppo Tecnologico e l’Innovazione); Asse 2: Perseguire Approcci Non Inquinanti e di Efficienza Energetica in specifiche aree MED: isole, città ed aree rurali (A. Efficienza Energetica negli Edifici Pubblici; B. Risorse Energetiche Locali Rinnovabili; C. Trasporto Urbano Sostenibile); Asse 3: Promuovere e Proteggere le Risorse Naturali e Culturali del Mediterraneo (A. Turismo Costiero e Marittimo Sostenibile; B. Gestione e Messa in Rete delle Aree Protette).

Al bando possono partecipare autorità pubbliche (o equivalenti), soggetti privati o organizzazioni internazionali. Il budget totale ammonta a 275,9 milioni di euro. L’entità economica delle diverse tipologie di progetto può variare da 600.000 fino a 6 milioni di euro e la percentuale di co-finanziamento da parte della UE varia fra il 50% e l’85%, a seconda del soggetto coinvolto nel progetto.

Link: http://interreg-med.eu/en/first-call-for-project-proposals/

 

Pubblicate le bozze dei Piani di Lavoro del Programma Europeo di Ricerca Horizon 2020 validi per gli anni 2016-2017, dai quali dipenderà l’uscita dei nuovi bandi.

La consultazione delle bozze dei Piani di Lavoro Horizon 2020 validi per i prossimi due anni è di fondamentale interesse per coloro che intendano partecipare ai prossimi bandi nei diversi settori d’interesse, venendo a conoscenza in via preventiva delle tematiche che saranno oggetto di finanziamento. Al momento sono state rese disponibili le Bozze Programmatiche per 13 argomenti. Di seguito quelli di maggior interesse per architetti e ingegneri: 1. Nell’ambito del Pilastro “Leadership Industriale”: A. Tecnologie di Informazione e Comunicazione ICT; B. Nanotecnologie, materiali avanzati e processi produttivi avanzati; C. Tecnologie per lo Spazio. 2. Nell’ambito del Pilastro “Sfide Sociali”: A. Medicina Personalizzata; B. Sicurezza Alimentare, Foreste e Agricoltura Sostenibili, Ricerca sulle Acque Marittime e Fluviali e Bioeconomia; C. Energia Sicura, Pulita ed Efficiente; D. Trasporti Intelligenti, Puliti ed Integrati; E. Azione per il Clima, Ambiente, Efficienza delle Risorse e Materie Prime; F. Città Intelligenti e Sostenibili (smart cities).

L’ufficializzazione delle bozze da parte della Commissione Europea avverrà a metà Ottobre 2015.

Link: https://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/en/draft-work-programmes-2016-17

 

Seconda Conferenza Internazionale sulle Tecnologie di Informazione e Comunicazione nel settore dell’Invecchiamento Attivo e della Sanità Elettronica (ICT4AWE 2016) – Roma, 21-22 Aprile 2016.

La Conferenza internazionale ha lo scopo di far incontrare coloro che studiano e applicano le tecnologie di informazione e comunicazione per favorire la qualità della vita delle persone anziane.

ICT4AWE facilita lo scambio di informazioni sulle migliori pratiche esistenti e sull’innovazione in termini di miglioramenti tecnologici nel settore. Dalla sanità elettronica ai sistemi intelligenti e basati sulle ICT, l’evento rappresenta un’interessante opportunità per coloro che lavorano nel settore della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico, sia sul piano universitario sia delle aziende private. Le tematiche della Conferenza in specifico saranno le seguenti: Ambiente di Vita Assistito (domotica); Telemedicina e Sanità Elettronica; Monitoraggio, Accessibilità e Fruibilità delle Interfacce; Robotica e Strumenti per la Vita Indipendente; Interazione Uomo-Computer per gli Anziani.

La partecipazione all’evento è subordinata al pagamento di una quota d’iscrizione.

A partire dal 27 Ottobre 2015, vi sono varie scadenze per la presentazione di Papers ed interventi nell’ambito della conferenza.

Link: http://www.ict4ageingwell.org/Home.aspx

 

Giornata Nazionale di lancio dei Bandi Horizon 2020 per gli anni 2016/17 su Sme Instrument e Nuovi Strumenti Finanziari a disposizione delle Imprese Europee. Roma, 8 Ottobre 2015.

L’evento è organizzato da APRE per conto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed in stretta collaborazione con la Commissione Europea.

La giornata ha lo scopo di presentare gli strumenti dello Sme Instrument e del InnovFin Initiative del Fondo Europeo per gli Investimenti, al fine di chiarire cosa siano, come funzionino e quali siano gli step necessari che le imprese devono seguire per potervi partecipare. Si svolgerà inoltre una tavola rotonda tra attori del mondo finanziario, in cui saranno discussi le buone pratiche e i casi di successo nell’erogazione dei nuovi strumenti di debito ed equity.

La partecipazione all’evento è gratuita.

Link: http://www.apre.it/eventi/2015/ii-semestre/opportunit%C3%A0-per-le-piccole-e-medie-imprese-e-la-finanza-di-rischio/

 

 

 

 

Invito a convegno

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Auguri_2015-

CONVEGNO

Venerdì 25 Settembre 2015 dalle ore 9,30 alle ore 13,30 presso la Sala Congressi di Città della Scienza, via Coroglio 57, Napoli, si terrà il Convegno dal titolo:

“IL CONCORSO DI PROGETTAZIONE PER L’APPALTO DI SERVIZI

DI ARCHITETTURA E INGEGNERIA: L’ESPERIENZA DI CITTA’ DELLA SCIENZA”

Partendo dall’esperienza del concorso di progettazione per la ricostruzione dello “Science Center” e esaminando quindi gli aspetti peculiari del bando e dell’iter seguito si tracceranno gli indirizzi e la corretta impostazione amministrativa da indicare in futuro nella procedura del concorso di progettazione, anche alla luce della riforma del nuovo Codice degli Appalti oggi in atto.

Seguirà la presentazione del progetto vincitore del Concorso, il conferimento dei premi e dei riconoscimenti speciali, concludendo con l’inaugurazione della mostra dei progetti selezionati per la seconda fase.

Clicca qui per scaricare la locandina con il programma del Convegno.

L’evento è aperto a tutti gli interessati.

Per gli Architetti ed Ingegneri presenti e regolarmente iscritti ai rispettivi Ordini professionali sono riconosciuti n° 3 CFP.

Per la partecipazione è necessario registrarsi preventivamente (termine ultimo mercoledì 23 settembre) cliccando qui. Segnaliamo in particolare a tutti gli Architetti e Ingegneri interessati che per l’ottenimento dei crediti formativi è necessario indicare nel form la matricola dell’Ordine di appartenenza e il codice fiscale personale.

Ricordiamo, inoltre, a tutti gli interessati di portare con se la propria TESSERA SANITARIA indispensabile per il riconoscimento soggettivo tramite apposito meccanismo di rilevazione presenze.

Non perdere questa importante occasione, registrati subito!!

Il Convegno sarà anche trasmesso in diretta streaming.

Il giorno dell’evento sarà visualizzabile in home page sul sito

www.fondazionearching.it.

ORGANIZZAZIONE

Consigliere Fondazione

Ing. Marco Senese

*********************

Coordinatore Fondazione

Dott. Gianluca Caporiccio

Info:

info@fondazionearching.it

TEL. 06 85274216

Servizio Pronto Europa - Newsletter del 4 settembre 2015

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Prorogata scadenza per il Bando del Meccanismo Europeo per Collegare l’Europa (CEF) – Progetti di Interesse Comune nel settore delle Infrastrutture Energetiche Trans-europee, specificamente per l’Elettricità e il Gas (CEF Energy 2015 Call 2). 

La scadenza del bando è stata ufficialmente prorogata al 14 Ottobre 2015.

Le altre caratteristiche del bando rimangono invariate.

Link:

https://ec.europa.eu/inea/en/connecting-europe-facility/cef-energy/apply-funding/cef-energy-second-call-proposals-2015

Giornata Nazionale di Lancio dei Bandi 2016-17 del Programma di Ricerca Europeo HORIZON 2020 sulla materia dei Materiali Innovativi (LEIT-NMPB) – Roma Sapienza, Facoltà di Ingegneria, 30 Settembre 2015.

La giornata informativa è organizzata da APRE per conto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con la Commissione europea. Essa ha lo scopo di presentare il nuovo piano di lavoro 2016 del programma Horizon 2020 relativo alla tematica “Nanotecnologie, materiali avanzati, sistemi di produzione avanzati e biotecnologie (LEIT –NMBP)” e di approfondire il rapporto tra il quadro dei finanziamenti europei ed il contesto nazionale.

Nella prima sessione, verrà presentato il nuovo programma di lavoro con le diverse opportunità di finanziamento. Saranno previsti degli interventi sulla partecipazione italiana ai precedenti bandi 2014-2015. Nella seconda sessione, verrà condivisa l’esperienza di coordinatori di proposte vincenti e di valutatori dei bandi 2014-2015 e verranno evidenziati i fattori di successo e di criticità delle proposte presentate sui bandi precedenti. La partecipazione all’evento è gratuita, previa registrazione online.

Link: http://www.apre.it/eventi/2015/ii-semestre/giornata-nazionale-nmp/

Bando Regione Lazio “Rigenerare Corviale – Concorso Internazionale di Progettazione” – La scadenza per la presentazione degli elaborati è prevista per il 18 Novembre 2015.

Il bando è proposto da ATER di Roma (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale del Comune di Roma) e promosso e finanziato dalla Regione Lazio.

Il concorso intende raccogliere e selezionare proposte progettuali per modificare il sistema degli spazi comuni del corpo principale del complesso edilizio di Corviale (Piano di zona n. 61) per ottenere una nuova e migliore qualità urbana e spaziale e una migliore vivibilità e sicurezza per gli abitanti, lungo tutti i percorsi orizzontali e verticali. È pertanto principalmente da riprogettare l’attacco a terra dell’edificio, che comprende il piano terreno ed il piano garage, ripensando tutte le connessioni urbane.

Il concorso è aperto agli architetti e agli ingegneri civili e ambientali dell’Unione Europea, regolarmente iscritti agli albi o registri professionali nei paesi d’appartenenza. La disponibilità di risorse per una prima fase di lavori è di 7,2 milioni di euro.

Il giorno 7 Settembre 2015 è previsto un sopralluogo della zona, al quale però non è obbligatorio partecipare.

Link: http://rigenerarecorviale.aterroma.it/concorso/

 

Bando internazionale “Empowering People” della Fondazione Siemens Stiftung – Progetti per soluzioni tecnologiche semplici da utilizzare nei Paesi in Via di Sviluppo. Scadenza per la presentazione dei progetti: 30 Novembre 2015.

Il bando è aperto alla partecipazione di ingegneri singoli/in squadra o aziende italiane e straniere.

I progetti devono riguardare soluzioni o prodotti tecnologici relativamente semplici e che riguardino le categorie tematiche nell’ambito delle quali si manifestano le necessità più impellenti nei Paesi in Via di Sviluppo: Acque e Trattamento Acque Reflue; Energia; Cibo e Agricoltura; Gestione dei Rifiuti; Assistenza Sanitaria; Edilizia e Impianti Sanitari; Istruzione; Tecnologie ICT.

Il primo classificato riceverà 50.000 euro; il secondo 30.000 euro; il terzo 20.000 euro e 5.000 euro verranno assegnati a ciascuno dei 20 classificati successivi. I premi verranno consegnati nel corso di una cerimonia (prevista per Giugno 2016), nel corso della quale verranno presentati i nuovi prodotti o soluzioni tecnologiche a ONG, mondo scientifico, media, investitori e mondo del business.

Link: http://www.empowering-people-network.siemens-stiftung.org/en/

Incontro formativo “Classificazione e caratterizzazione dei rifiuti. Nuove e vecchie norme” – 29/30 Settembre 2015, Camera di Commercio di Torino.

Con il Regolamento (Ue) 1357/2014 e la Decisione (Ue) 955/2014 si attua un sostanziale cambiamento del panorama normativo inerente alla classificazione dei rifiuti e vengono introdotti alcuni nuovi codici di rifiuto (CER). Le nuove disposizioni si applicano direttamente in tutti gli Stati membri dell’Unione europea a partire dal 1 giugno 2015. Il seminario sarà suddiviso in sessioni di mezza giornata ciascuna. La partecipazione è a pagamento, previa iscrizione sul sito dell’evento.

Link: http://www.to.camcom.it/RIFIUTISETT2015

Rubrica di aggiornamento legislativo e giurisprudenziale n. 3 del 03 settembre 2015

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L’ambito dell’esclusiva degli architetti in materia di beni culturali.

L’ambito dell’esclusiva degli architetti sulle opere edilizie sottoposte a tutela dei beni culturali è stato oggetto di un vivace dibattito, tanto tra le corte amministrative, quanto tra i vari ordini professionali. Tra questi, quelli degli architetti propugnano un’interpretazione restrittiva della norma che fonderebbe tale esclusiva (art. 52 R.D. n. 2537/1925), mentre quelli degli ingegneri, come è ovvio, provano ad accreditarne un’applicazione meno rigorosa, denunciandone persino il preteso contrasto con l’ordinamento comunitario.

Il dibattito non si è sopito nemmeno dopo la sentenza della Corte di Giustizia (21 febbraio 2013, causa C-111-12) che è intervenuta ex professo sulla questione e la successiva sentenza del Consiglio di Stato (Sez. VI, 9 gennaio 2014, n. 21) che ha definito il giudizio in senso sfavorevole alle tesi sostenute dagli ingegneri.

In effetti, la norma, redatta 90 anni fa, lascia qualche dubbio interpretativo, soprattutto a motivo dell’utilizzo di termini ed espressioni – figlie del contesto ordinamentale in cui a suo tempo si inserivano – che, però, hanno col tempo perso pregnanza mano a mano che progrediva e si specializzava la legislazione ordinistica sui lavori pubblici.

Partiamo, dunque, dalla lettura delle norme di riferimento, ossia degli artt. 51 e 52 R.D. n. 2537/1925:

Art. 51: “Sono di spettanza della professione d'ingegnere, il progetto, la condotta e la stima dei lavori per estrarre, trasformare ed utilizzare i materiali direttamente od indirettamente occorrenti per le costruzioni e per le industrie, dei lavori relativi alle vie ed ai mezzi di trasporto, di deflusso e di comunicazione, alle costruzioni di ogni specie, alle macchine ed agli impianti industriali, nonché in generale alle applicazioni della fisica, i rilievi geometrici e le operazioni di estimo”.

Art. 52: “Formano oggetto tanto della professione di ingegnere quanto di quella di architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative. Tuttavia le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla L. 20 giugno 1909, n. 364, per l'antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall'architetto quanto dall'ingegnere”.

Alcuni punti fermi.

Nessun dubbio sul fatto che sulle opere diverse dall’edilizia civile (es. condutture fognarie, reti stradali, etc.) l’ingegnere ha competenza esclusiva ai sensi dell’art. 51. In questo senso si è espressa costantemente la giurisprudenza amministrativa di primo e secondo grado. Tra i tanti, cfr. Cons. Stato, sez. VI, n. 1150/2013; Sez. IV, n. 2938/2000; Tar Sicilia, Palermo, n. 2274/2002; Tar Calabria, n. 354/2008; Tar Veneto, n. 1153/2011; Tar Puglia, Lecce, n. 1270/2013; TAR Lazio, Latina, n. 608/2013.

Nemmeno è dubbio che l’art. 52 ponga una regola (competenza promiscua per le opere di edilizia civile), un’eccezione (competenza esclusiva dell’architetto per le opere sottoposte a tutela ai sensi della legge fondamentale del 1939, oggi Codice Urbani, ovvero per le opere, anche di nuova realizzazione, comunque giudicate “di rilevante carattere artistico” pur non essendo sottoposte a tutela), ed un’eccezione all’eccezione (la “parte tecnica” è comunque sempre di competenza promiscua) che vale a ristabilire la regola generale (competenza promiscua).

E, ancora, è pacifico che la competenza esclusiva dell’architetto può essere predicata anche con riferimento d un’opera (ovvero: bene immobile) non sottoposto a tutela ma comunque “di rilevante carattere artistico”, cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 30 aprile 2002, n. 2303; Tar Lombardia, Milano, 24 luglio 2014, n. 2016).

Dove, invece, si avverte il bisogno di un intervento chiarificatore, anche, se del caso, in sede di interpretazione autentica, è in ordine agli esatti confini dell’eccezione all’eccezione. Che vuole dire, “tradotto” nel linguaggio dei lavori pubblici (ovvero: dei servizi attinenti l’architettura e l’ingegneria), “parte tecnica” di un’opera di edilizia civile sottoposta a tutela o comunque di rilevante interesse artistico? Alcune corti amministrative non hanno dubbi: progettazione esecutiva e direzione lavori costituiscono la “parte tecnica” e possono essere svolte anche dagli ingegneri, pur quando si tratti di beni sottoposti a tutela (Tar Lazio, 30 marzo 2015, n. 4713:La stesura del progetto esecutivo, quindi, si presenta come la ingegnerizzazione del progetto definitivo, in modo tale che la relativa attività può essere demandata anche ad ingegneri, senza alcun contrasto con la previsione di cui all’articolo 52, comma 2, del richiamato R.D. n. 2537 del 1925”; Cons. Stato, Sez. VI, 9 gennaio 2014, n. 21, secondo cui l’ambito dell’esclusiva riguarda soltanto “le parti di intervento di edilizia civile che riguardino scelte culturali connesse alla maggiore preparazione accademica conseguita dagli architetti nell’ambito del restauro e risanamento degli immobili di interesse storico e artistico”, restando invece nella competenza dell’ingegnere civile la cd. parte tecnica, ossia “le attività progettuali e di direzione dei lavori che riguardano l’edilizia civile vera e propria (…)” (in tal senso: Cons. Stato, VI, 11 settembre 2006, n. 5239)”.

In particolare, non sembra agevole individuare in modo univoco, con un criterio ex ante, “le parti di intervento di edilizia civile che riguardino scelte culturali connesse alla maggiore preparazione accademica conseguita dagli architetti”. Ed è perciò che è auspicabile un intervento chiarificatore del legislatore, in difetto del quale la soluzione del caso concreto sarà affidata, di volta in volta, alla “sensibilità” dell’interprete.

avv. Riccardo Rotigliano rrotigliano@scozzarirotigliano.com www.scozzarirotigliano.com  

Autorità Nazionale Anticorruzione, parere n. 130 del 22/07/15: principio di stabilità della soglia di anomalia ex art. 39, co. 1, D.L. n. 90/2014.

Con un importante parere del 22 luglio 2015, l’ANAC interviene sull’applicazione della disposizione introdotta dal D.L. 90/14 in tema di immodificabilità delle medie sulle quali calcolare la soglia di anomalia a valle delle fasi di ammissione, regolarizzazione o esclusione delle offerte. Questo il testo della norma: “ogni variazione che interviene successivamente alla fase di ammissione, regolarizzazione o esclusione delle offerte non rileva ai fini del calcolo delle medie nella procedure, né per l’individuazione della soglia di anomalia delle offerte” (art. 38, co. 2 bis, D. Lgs. n. 163/06).

Il parere in rassegna affronta il caso di una procedura aperta per l’aggiudicazione di lavori di realizzazione di un centro servizi. Dopo che il seggio di gara aveva aggiudicato provvisoriamente i lavori, alcune imprese formulavano altrettante istanze di riesame avverso le loro rispettive esclusioni. In particolare:

- una di esse era stata esclusa per avere prodotto un contratto di avvalimento relativo ad una categoria SOA non contemplata nel bando. L’impresa reclamava la riammissione, producendo un nuovo contratto di avvalimento;

- altre tre, invece, perché facenti parte di un consorzio stabile che aveva partecipato anch’esso alla procedura, senza, però, designarle come esecutrici. Secondo le 3 imprese, però, tale esclusione è illegittima, dal momento che il divieto di contemporanea partecipazione opera solo per il consorziato designato come esecutore dal consorzio stabile che partecipa anch’esso alla gara.

Tutti e 4 i reclami sono stati accolti dalla stazione appaltante. Secondo l’ANAC, però, l’operato dell’Amministrazione è illegittimo. Infatti, per quanto in linea astratta la produzione postuma del contratto di avvalimento sia legittima, essa tuttavia presuppone che il documento esista già alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda (mentre nel caso affrontato, il contratto recava una data successiva). Per quanto riguarda, invece, l’altro motivo di esclusione, se in astratto è condivisibile la tesi giuridica propugnata dalle imprese escluse (cfr. parere n. 160/13), in concreto ostava al ricalcolo delle medie la già deliberata aggiudicazione provvisoria.

Sondo l’ANAC, l’Amministrazione ha violato lo spirito dell’art. 38, co. 2-bis, del Codice degli appalti. Infatti, la norma introdotta nel 2014 sancisce l’impossibilità di rivedere la soglia di anomalia delle offerte a seguito dell’aggiudicazione provvisoria. Tale principio, “che vuole evitare una fluttuazione perpetua di quanto acquisito nella fase procedimentale precedente”, è stato inoltre confermato da una recentissima pronuncia del Consiglio di Stato (Sez. V, 26/05/2015, n. 2609), il quale ha precisato che, una volta effettuato il calcolo della media, ed individuata la soglia di anomalia, qualsiasi successiva variazione, anche discendente da una pronuncia giurisdizionale, non giustifica il suo rifacimento.

In altri termini, la nuova norma introdotta dal D.L. n. 90/2014 disconosce in radice qualunque forma di protezione giuridica per l’interesse sostanziale dell’impresa che prospetti la necessità della rinnovazione di una fase del procedimento, “in quanto il legislatore ha posto la regola della irrilevanza di alcune sopravvenienze, per rendere più stabili gli esiti finali del procedimento ed evitare che – anche ipoteticamente - possano esservi iniziative distorsive della leale concorrenza tra le imprese” (Cons. Stato, Sez. V, n. 2609/15 cit.).

  avv. Riccardo Rotigliano rrotigliano@scozzarirotigliano.com www.scozzarirotigliano.com  

Consiglio di Stato, Sez. VI, 27/04/15, n. 3236: il parere reso dalla Soprintendenza oltre i termini non è più vincolante per l’Amministrazione procedente

Nell’esperienza quotidiana, i cittadini, e più degli altri i professionisti, si scontrano spesso con l’Amministrazione che resta in silenzio: che non esercita il potere (consultivo o di amministrazione attiva) che le è stato conferito. Per evitare che tale inerzia porti alla paralisi amministrativa, l’ordinamento giuridico appresta vari rimedi, dei quali si è già dato conto nella newsletter n. 2, a commento dell’art. 3 della c.d. Legge Madia.

Con la sentenza in commento, il Consiglio di Stato affronta il caso di un parere negativo reso dalla Soprintendenza ben oltre il termine all’uopo previsto dall’art. 146 del Codice Urbani (D. Lgs. n. 42/04) nell’ambito del procedimento di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. In particolare, si trattava di stabilire se detto parere, reso oltre il termine di 45 giorni previsto dal comma 8, fosse da considerare tamquam non esset (nel presupposto che il decorso del termine “esaurisca” il potere della Soprintendenza), o fosse invece da considerare valido. Il Consiglio di Stato, come già il Giudice di primo grado, ritiene che il parere, per quanto tardivo, sia valido ed efficace. Tuttavia, ad avviso del Giudice Amministrativo questo non vuol dire che sia, anche, vincolante, come in generale lo è quello tempestivo. Infatti, il parere della Soprintendenza vincola l’amministrazione procedente (la quale, infatti, “provvede in conformità” ad esso, così il comma 8) soltanto se interviene nei 45 giorni prescritti dalla Legge. Per tale ragione, è stato ritenuto illegittimo il diniego di autorizzazione paesaggistica emesso da un ente locale, che si era limitato a richiamare il parere negativo della Soprintendenza, nel presupposto (come abbiamo visto: erroneo) della sua vincolatività. In altri termini, il parere tardivo può essere valutato dall’Amministrazione – insieme agli altri apporti istruttori acquisiti nel corso dal procedimento – ai fini del rilascio o del diniego dell’autorizzazione. Ma non può ad esso fare acriticamente rinvio. 

Rubrica di aggiornamento legislativo e giurisprudenziale n. 2 del 17 agosto 2015

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Cassazione penale, 16 dicembre 2014, n. 3579: realizzazione di un piazzale mediante utilizzo di materiale proveniente dal fondale di un lago.

Con sentenza 16.12.2014 n. 3579 la Cassazione affronta una vicenda inerente la realizzazione di un piazzale mediante materiale proveniente dal fondale del lago d’Iseo e della foce del fiume Oglio (materiale qualificato dalla Corte territoriale quale rifiuto) senza le necessarie autorizzazioni edilizia, paesaggistica ed ambientale.

Secondo la tesi sostenuta dalla difesa nel ricorso proposto il materiale impiegato, proveniente dal lago d’Iseo, veniva adeguatamente vagliato e solo una piccola percentuale dei residui di materiali differenti da quello litoide era impiegato per la predisposizione del piazzale.

La Corte d’appello pur aderendo alla tesi dell’idoneità delle operazioni di separazione compiute evidenziava che la parte di scarti impiegati era risultata ben superiore rispetto a quella asserita dalla difesa.

La Suprema Corte giunge quindi in primo luogo a confermare la sussistenza della contravvenzione di cui all’art. 256 c. 1 lett. a) d.lgs. 152/2006 con riferimento allo stoccaggio, presso l’area aziendale, del materiale litoide per la realizzazione del piazzale.

Questa la motivazione:

- il materiale recuperato dal fondo del lago presentava anche elementi di natura differente da quello litoide;

- la natura di tali avanzi era differente (legno, lattine e bottiglie) da quella indicata nell’art. 1 ult. capoverso del d.m. 161/2012 in cui vengono elencati i materiali che possono essere presenti nelle terre da scavo (calcestruzzo, bentonite, pvc, vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato);

- il quantitativo del materiale residuo risultava superiore rispetto alla percentuale consentita dalla legge.

Afferma inoltre la Corte che, diversamente da quanto prospettato dalla difesa, i fatti oggetto di contestazione integrano il reato di cui all’art. 44 d.p.r. 380/2001 tenuto conto che, di fatto, era  stata realizzata una nuova opera e non già, come ritenuto dalla difesa, una mera copertura di alcuni avvallamenti. Ribadisce quindi la Cassazione che anche opere di scavo, di sbancamento e di livellamento del terreno necessitano del titolo abilitativo se non finalizzate ad apportare migliore a terreni agricoli. Stante la finalità industriale della realizzazione del piazzale gli interventi eseguiti necessitavano quindi nel caso di specie dell’autorizzazione edilizia.

avv. Marina Zalin marina.zalin@buttiandpartners.com www.buttiandpartners.com

Cassazione penale, 19 marzo 2015, n. 657: realizzazione di un chiosco bar in assenza di autorizzazione paesaggistica

Con sentenza del 19.3.2015 n. 657 la Cassazione ha accolto il ricorso proposto dal Pubblico Ministero avverso l’ordinanza del tribunale del riesame con il quale era stata accolta l’istanza della difesa volta all’annullamento del sequestro preventivo di un chiosco bar per essere stato lo stesso realizzato in assenza dell’autorizzazione in materia paesaggistica.

Secondo il Tribunale della libertà la struttura non necessitava di autorizzazione paesaggistica in quanto manufatto agevolmente rimovibile e destinato ad essere impiegata per un tempo inferiore a 120 giorni. La pronuncia si basava su quanto previsto dall’art. 1 dpr 139/2010 e dall’all. 1 allo stesso decreto secondo cui, in relazione ad interventi lievi allorché si tratti di strutture mobili quali chioschi occupanti un’area per più di 120 giorni, sarebbe necessaria unicamente l’autorizzazione paesaggistica semplificata.

La Corte annulla l’ordinanza impugnata evidenziando come, nonostante il dato letterale della norma possa sembrare quello indicato dal tribunale del riesame, l’interpretazione della stessa non è corretta.

L’art. 1 dpr 139/2010 così prevede “Sono assoggettati a procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 146, comma 9, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, di seguito denominato «Codice», gli interventi di lieve entità, da realizzarsi su aree o immobili sottoposti alle norme di tutela della parte III del Codice, sempre che comportino un'alterazione dei luoghi o dell'aspetto esteriore degli edifici, indicati nell'elenco di cui all'allegato I che forma parte integrante del presente regolamento.” Il punto 38 dell’all. 1 al decreto a sua volta così prevede “occupazione temporanea di suolo privato, pubblico, o di uso pubblico, con strutture mobili, chioschi e simili, per un periodo superiore a 120 giorni”.

L’interpretazione letterale della norma potrebbe così sintetizzarsi: strutture amovibili da utilizzarsi per più di 120 giorni necessitano di autorizzazione in forma semplificata, se invece l’impiego non supera tale durata non risulta necessaria alcuna autorizzazione paesaggistica.

La Corte invece chiarisce:

- che solo l’art. 149 d.lgs. 42/2004 elenca le ipotesi in cui non è necessaria l’autorizzazione paesaggistica, ipotesi tra cui non rientra la realizzazione di strutture amovibili e temporanee.

- il d.p.r. 139/2010, quale fonte di rango secondario rispetto al d.lgs. 42/2004, non può estendere i casi in cui eventuali opere realizzate in aree tutelate paesaggisticamente possono essere realizzate senza un assenso dell’ente preposto al vincolo; a tale decretoil d.lgs. 42/2004 rinviava solo per l’individuazione delle ipotesi sottoposte a mera autorizzazione semplificata.

Ne consegue secondo la Corte:

- che le ipotesi non previste dall’art. 149 o dal dpr 139/10, che prevede i casi in cui sarebbe richiesta l’autorizzazione semplificata, sono soggette ad autorizzazione ordinaria;

- la lettura della norma indurrebbe a giungere a conclusione irragionevole ossia che le strutture amovibili destinate ad essere impiegate per più di 120 giorni sarebbero sottoposte a autorizzazione semplificata (così come previsto dal punto 38 all. 1 dpr 139/2010) mentre quelle con termine inferiore di impiego necessiterebbero di autorizzazione ordinaria;

- si è quindi ipotizzato che la norma sia stata formulata in modo errato e che ciò che il legislatore intendeva era che necessitavano unicamente di autorizzazione semplificata e non ordinaria le occupazioni temporanee con chioschi della durata “non” superiore a 120 giorni e non quindi con durata superiore a 120 giorni. Gli altri punti dell’allegato infatti pongono tutti un limite massimo non superato il quale si può ricorrere alla procedura semplificata;

- d’altronde la parte precettiva del punto 38 all. 1 dpr 139/2010 prevede che si possa ricorrere ad autorizzazione paesaggistica semplificata in caso di “occupazione temporanea”; è evidente quindi che il legislatore intendeva fissare il limite superato il quale di occupazione temporanea non si potesse più parlare tornando quindi al regime autorizzativo ordinario.

Nell’annullare l’ordinanza impugnata la Cassazione fa comunque una importante puntualizzazione: dal privato cittadino non può pretendersi un’interpretazione corretta della norma laddove la stessa risulta oggettivamente equivoca. Ribadisce quindi il compito del tribunale del riesame di verificare la sussistenza o meno dell’elemento soggettivo del reato da escludersi qualora l’indagato abbia agito in buona fede da imputarsi alla formulazione della legge.

avv. Marina Zalin marina.zalin@buttiandpartners.com www.buttiandpartners.com

LEGGE 7 agosto 2015, n. 124: Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 agosto scorso la c.d. legge o riforma Madia (l. n. 124/15), contenente numerose deleghe al Governo in materia di funzionamento ed organizzazione della pubblica amministrazione.

Delle deleghe ci si occuperà a suo tempo, per commentare il modo con il quale saranno state esercitate dal Governo. Per il momento, esse non modificano l’ordinamento giuridico, proprio perché tale effetto sarà proprio solo dei decreti delegati (o del regolamento di delegificazione, come per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi, art. 4).

Sono di immediata efficacia (dal 28 agosto p.v.), invece, le norme dell’art. 3, che ha introdotto un nuovo (ennesimo) articolo alla legge sul procedimento amministrativo (l. n. 241/90). Questo il testo: «Art. 17-bis (Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici). – 1. Nei casi in cui è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni pubbliche e di gestori di beni o servizi pubblici, per l’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di altre amministrazioni pubbliche, le amministrazioni o i gestori competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta entro trenta giorni dal ricevimento dello schema di provvedimento, corredato della relativa documentazione, da parte dell’amministrazione procedente. Il termine è interrotto qualora l’amministrazione o il gestore che deve rendere il proprio assenso, concerto o nulla osta rappresenti esigenze istruttorie o richieste di modifica, motivate e formulate in modo puntuale nel termine stesso. In tal caso, l’assenso, il concerto o il nulla osta è reso nei successivi trenta giorni dalla ricezione degli elementi istruttori o dello schema di provvedimento; non sono ammesse ulteriori interruzioni di termini. 2. Decorsi i termini di cui al comma 1 senza che sia stato comunicato l’assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito. In caso di mancato accordo tra le amministrazioni statali coinvolte nei procedimenti di cui al comma 1, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, decide sulle modifiche da apportare allo schema di provvedimento. 3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche ai casi in cui è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini, per l’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di amministrazioni pubbliche. In tali casi, ove disposizioni di legge o i provvedimenti di cui all’articolo 2 non prevedano un termine diverso, il termine entro il quale le amministrazioni competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta è di novanta giorni dal ricevimento della richiesta da parte dell’amministrazione procedente. Decorsi i suddetti termini senza che sia stato comunicato l’assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito. 4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi in cui disposizioni del diritto dell’Unione europea richiedano l’adozione di provvedimenti espressi”.

La novella completa, rafforzandolo, il complesso sistema normativo volto a “sterilizzare” i potenziali effetti pregiudizievoli sul cittadino dell’inerzia dell’amministrazione.

Ed infatti:

  • nei procedimenti ad istanza di parte il silenzio dell’amministrazione procedente protratto oltre il termine per la conclusione del procedimento equivale ad assenso (art. 20 l. n. 241 cit.), salvo che nell’ambito dei c.d. interessi sensibili (patrimonio culturale e paesaggistico, salute, sicurezza pubblica, etc.);

  • l’amministrazione invitata ad una conferenza di servizi decisori ha l’onere di esprimere con un rappresentante qualificato la propria volontà. Se, ritualmente invitata, non si presenta, la sua assenza equivale ad assenso, ancorché preposta alla tutela di un interesse sensibile (art. 14 ter, co. 7, l. cit.).

  • se il parere (obbligatorio o facoltativo) non è reso entro il termine di 20 giorni o quello stabilito dalla stessa amministrazione procedente, quest’ultima può procedere anche in sua assenza (art. 16 l. cit.). Anche in questo caso, sono esclusi dall’ambito di applicazione della norma le amministrazioni preposte alla tutela dei c.d. interessi sensibili.

L’art. 17 bis disciplina una fattispecie intermedia a quelle appena descritte. Esso, infatti, si fa carico dell’ipotesi in cui il silenzio non riguardi un atto consultivo (parere), e tuttavia non sia nemmeno riferibile all’amministrazione procedente. Si tratta di quelle ipotesi che vanno sotto il nome di atto complesso (si pensi, ad esempio, ad un decreto interministeriale), nel quale, cioè, confluiscono le volontà di due o più amministrazioni. In caso di dissenso, è previsto un meccanismo devolutivo (sul modello di quanto previsto nell’ambito della conferenza di servizi per il caso che il motivato dissenso vanga espresso da un’amministrazione preposta alla tutela di uno dei c.d. interessi sensibili), in forza del quale la decisione finale è assunta dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Per questa parte, la legge n. 124/15 è da salutare con favore, perché contribuisce ulteriormente a depotenziare il potere di veto che, sol proprio puro e semplice silenzio, ha spesso, anche involontariamente frapposto l’amministrazione, persino nell’ambito di procedimenti volti all’adozione di atti normativi (regolamento).

avv. Riccardo Rotigliano rrotigliano@scozzarirotigliano.com www.scozzarirotigliano.com

Sintesi di monitoraggio legislativo 31 agosto - 11 settembre 2015

Inviato da admin il

 

NOTA POLITICA

 

 

 

Sta per andare in archivio un’altra settimana di contrapposizioni fra Governo e sinistra Pd sui contenuti della riforma costituzionale, con la seconda che continua a invocare l’elezione diretta dei senatori e una Camera alta dotata di maggiori funzioni legislative e di controllo rispetto a quelle prefigurate dal ddl Boschi. Nonostante i botta e risposta fra Renzi («ascolto tutti ma non mollo») e Bersani («non è ammissibile chiamare alla disciplina di partito davanti alla Costituzione») avevano fatto presagire ben altri sviluppi, il dato di cui tenere conto è che le due anime del Partito Democra-tico hanno comunque scelto di non abbandonare il tavolo delle trattative.

 

 

 

Le spiegazioni sono diverse. Nel Premier è infatti viva la consapevolezza di non disporre in aula dei numeri sufficienti a far passare il testo così com’è visto l’oltranzismo della sinistra Dem e com-plice il caos che ha investito l’alleato di governo del Ncd. Estendere le tempistiche negoziali, inol-tre, potrebbe portare a un’utile erosione del dissenso interno. Sul versante opposto c’è invece la consapevolezza che una chiusura sul fronte delle trattative potrebbe portare alla rottura definitiva con l’inquilino di Palazzo Chigi, con tutte le ripercussioni del caso nell’eventualità di elezioni anti-cipate. Ad alimentare il filo del dialogo ha poi concorso l’azione da “pontiere” del Quirinale che, in più di un colloquio estivo con esponenti della sinistra Pd, ha sollecitato le parti al buonsenso nel tentativo di rasserenare gli animi e favorire il negoziato, rassicurando i dissidenti che nessuna forza-tura dell’esecutivo sulla riforma della Costituzione potrà mai ricevere l’avallo presidenziale.

 

 

 

Ma le minacce per il Governo non arrivano solo dalla dialettica nel Pd vista la sempre più proba-bile implosione del Nuovo Centro Destra di Alfano. Il Ncd, nato con la speranza di affermarsi come volto moderato del centrodestra e oggi praticamente scomparso dai radar dei sondaggi elettorali, è infatti lacerato fra chi intende difendere l’alleanza di governo col Pd, magari unendosi alle truppe renziane, e chi invece preferirebbe tornare con Forza Italia o persino abbracciare la Lega di Salvini. A esacerbare lo scontro intestino che ha portato lo stesso Ministro dell’Interno ad affermare «chi vuole andarsene vada» è stata in particolare la battaglia divampata attorno alla legge sulle unioni ci-vili che l’esecutivo avrebbe voluto inizialmente esaminare in aula prima della legge di stabilità.

 

 

 

Sul tema immigrazione, il Primo Ministro Renzi è tornato a invocare l’adozione di un sistema di quote a livello europeo per ripartire fra i paesi Ue la moltitudine di migranti e rifugiati in fuga da Africa e Medio Oriente. Nonostante il via libera del Parlamento Europeo al meccanismo delle quote vincolanti, l’Europa appare sempre più divisa davanti al fenomeno. All’apertura tedesca verso i ri-fugiati si contrappone infatti la fermezza con cui i paesi dell’Est (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) rifiutano il principio dell’obbligatorietà delle quote. Austria e Danimarca hanno frattanto deciso la chiusura delle proprie frontiere nel tentativo di arginare l’ondata di arrivi.

 

 

 

Buone notizie dall’economia. A luglio è tornata a crescere la produzione industriale, con un +1,1% su giugno e un +2,7% rispetto al luglio 2014. Secondo l’Istat, i dati mostrano miglioramenti per tut-ti i principali settori produttivi. In ripresa anche i consumi (+0,4% su base mensile e +2,1% su base annua a luglio) e contratti a tempo indeterminato che nei primi 7 mesi del 2015 hanno fatto registra-re un incremento del +35% rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

 

 

 

In precedenza, sul fronte economico-finanziario aveva tenuto banco la querelle fra il Primo Mi-nistro Renzi e le autorità europee sulle proposte di riforma fiscale del capo del Governo. Secondo Bruxelles, l’annunciato taglio delle tasse sugli immobili non dovrà costituire la priorità dell’esecutivo Renzi che, piuttosto, dovrebbe concentrarsi sulle tasse sul lavoro, come peraltro rac-comandato all’Italia in più di un’occasione nel corso degli ultimi mesi. Al di là dell’immediata rea-zione d’orgoglio tricolore, con il Premier a rivendicare con forza l’autonomia del proprio esecutivo in fatto di gestione della politica fiscale, il botta e risposta si inseriva in una partita più ampia che vede Roma impegnata a negoziare con Bruxelles maggiore flessibilità in fatto di gestione dei conti pubblici in vista delle legge di stabilità 2016.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SINTESI DI MONITORAGGIO LEGISLATIVO E REGOLATORIO

 

 

 

LAVORI PUBBLICI

 

 

 

Delega appalti

 

Codice senza Regolamento. In queste settimane il Ministero delle Infrastrutture è al lavoro, insieme a membri del Governo e della maggioranza parlamentare, ad un emendamento alla Delega per la riforma del Codice degli Appalti, volto a cancellare il regolamento generale sugli appalti (oggi composto da 345 articoli), lasciando un codice molto snello, fatto soltanto delle norme legislative attuative della delega in materia di direttive Ue. Ci sarebbe così una vera e propria soft law di impostazione anglosassone, che farebbe capo all’Autorità Nazionale Anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone: in particolare sarebbero le linee guida dell’Anac a fare l’attuazione operativa delle norme di legge, garantendo al tempo stesso flessibilità.

 

Questa però non è l’unica ipotesi possibile. Infatti ci sarebbe allo studio un’altra ipotesi che vedrebbe separati i destini di codice e regolamento che al momento la delega impone di far entrare in vigore all'unisono. Ipotesi, questa, maturata in Parlamento e sicuramente non incoraggiata dal Governo. Con la scadenza dei termini di recepimento delle nuove direttive alle porte (18 aprile 2016)

 

In merito al calendario dei lavori parlamentari, la Commissione Ambiente e Lavori Pubblici dovrebbe riprendere i lavori in sede referente mercoledì 16 settembre, con l’espressione dei pareri sugli emendamenti presentanti tra i quali figura l’introduzione del débat public anche per l’architettura.

 

In sede consultiva, invece, le Commissioni Giustizia e Politiche dell’Unione Europea hanno iniziato ad esaminare il testo e da quest’ultima potrebbe arrivare l'invito a ridurre da sei a tre mesi i tempi concessi al Governo per attuare la delega, in modo da non sforare i termini di recepimento delle direttive.

 

 

 

Di nuovo al lavoro la Commissione Manzione

 

È tornata operativa la Commissione Manzione (dal nome del capo del Dagl – Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi), insediata dal Ministro delle Infrastrutture a luglio per scrivere i decreti legislativi che dovranno dare attuazione alla delega al Governo in materia di appalti.

 

La Commissione, oltre a essere presieduta da Antonella Manzione, prevede la presenza di rappresentanti delle Infrastrutture (a partire dal nuovo capo dell'ufficio legislativo Elisa Grande) delle Politiche europee (Diana Agosti, capo del dipartimento) e dell'Anac (il consigliere Michele Corradino e Maria Luisa Chimenti, al vertice della direzione generale mercato e legislazione). Presenti anche tecnici dell'Economia, dei Beni culturali, dello Sviluppo economico e dell'Ambiente.

 

Tra gli esperti "esterni" alle strutture di governo confermati Mario Chiti, docente di diritto amministrativo dell'Università di Firenze, Pierluigi Mantini (stessa materia al Politecnico di Milano) e Remo della Longa docente di Public management alla Bocconi. In squadra anche il presidente della Consip Luigi Ferrara, Giulia Ferrari, consigliere del Tar Lazio e Maria Luisa Conti, provveditore di Toscana, Marche e Umbria.

 

L’obiettivo della Commissione è quello di rispettare il termine del 18 aprile 2016 per il recepimento delle direttive europee e questo dovrebbe essere rispettato se dovesse concretizzarsi l’emendamento che cancella il regolamento.

 

 

 

Giubileo: firmato protocollo appalti con Anac

 

Con la firma del protocollo d'intesa tra Campidoglio e Autorità anticorruzione (Anac) prende il via l'operazione appalti puliti in vista del Giubileo della Misericordia. E si suggella il patto tra Ignazio Marino e Raffaele Cantone per evitare infiltrazioni mafiose nella realizzazione delle opere per l'Anno Santo. Ma anche per bloccare procedure poco trasparenti che potrebbero essere favorite dal poco tempo a disposizione.

 

Link linee guida

 

 

 

I requisiti professionali sono esclusi dall’avvalimento

 

Per sopperire alla mancanza dei requisiti professionali non si può ricorrere all’avvalimento. Lo ha spiegato il Consiglio di Stato con la sentenza 3698/2015.

 

Nel caso esaminato dal CdS, la Stazione Appaltante chiedeva l’iscrizione all’Albo dei gestori ambientali per lo svolgimento di alcuni servizi messi in gara. Un concorrente, escluso perché, non essendo iscritto all’Albo, si era avvalso dell’ausilio di un altro soggetto, aveva fatto ricorso.

 

I giudici hanno confermato la decisione della Stazione Appaltante spiegando che l’iscrizione rappresenta un requisito generale o soggettivo, che si riferisce all'idoneità professionale e collegato all’esperienza necessaria per svolgere incarichi simili.

 

Non si tratta quindi, hanno spiegato i giudici, di un requisito trasferibile da un operatore ad un altro, ma di una situazione personale e dell’affidabilità morale e professionale del concorrente.

 

Il CdS ha infine ricordato che l’avvalimento è possibile per soddisfare i requisiti strettamente connessi alla prova della capacità tecnica, economica e finanziaria. Fanno quindi eccezione i requisiti strettamente personali, come quelli di idoneità morale e professionale.

 

Link della sentenza

 

 

 

Il caso della Legge regionale siciliana sugli appalti

 

È salva, almeno per il momento, la riforma degli appalti pubblici della Sicilia, contenuta nella legge regionale n.14 del 10 luglio 2015 recante "Modifiche all'art. 19 della legge regionale n. 12 del 12 luglio 2011".

 

Il Governo, che ha sollevato dubbi di legittimità sulla norma approvata dal parlamentino siciliano perché violerebbe le norme comunitarie sulla libertà di concorrenza, nel Consiglio dei Ministri del 4 settembre, ha deciso di prendere tempo e sospendere l'impugnativa del testo di legge davanti alla Corte Costituzionale, in attesa di ulteriori chiarimenti giuridici. Viene, così, recepito l'appello dell'assessorato ai Lavori pubblici e dell'Ance Sicilia che, da giorni, chiedevano a Palazzo Chigi di ritornare sui propri passi e di avviare un confronto con l'amministrazione regionale per trovare una soluzione condivisa sulle disposizioni introdotte dalla nuova norma. Ma i tempi sono ferratissimi. Il Governo, infatti, dovrà decidere se procedere all'impugnativa entro il 18 settembre prossimo, e cioè allo scadere dei 60 giorni dall'entrata in vigore della norma regionale.

 

A finire sotto la lente d'ingrandimento della Presidenza del Consiglio sono i nuovi commi 6, 6bis, 6ter e 6quater all'articolo 19 della Legge regionale 12/2011, con cui vengono modificati, fino al 31 dicembre 2015, i criteri di aggiudicazione degli appalti di lavori, servizi o forniture di valore al di sotto della soglia comunitaria.

 

Criteri, secondo il Governo, non conformi a quelli indicati dal Codice dei Contratti pubblici. In particolare, i nuovi commi prevedono, per la stazione appaltante, la possibilità di applicare nei bandi il criterio dell'esclusione automatica dalla gara delle offerte che presentano una percentuale di ribasso pari o superiore ad una certa soglia di anomalia, calcolata sulla base della media aritmetica dei ribassi percentuali di tutte le offerte presentate.

 

La norma prevede, inoltre, che le imprese che effettuano un ribasso superiore al 25% devono produrre, già nella presentazione dell'offerta, le relative analisi giustificative che sono poi valutate dalla Commissione di gara nel caso risultino aggiudicatarie in sede di verifica di congruità dell'offerta.

 

Ma Palazzo Chigi, con la nota del 25 agosto, fa rilevare che le nuove modifiche sono adottate in violazione dell'art.117, comma 2, lett. e) del Codice dei contratti pubblici, perché lederebbero la concorrenza, essendo stato abolito il massimo ribasso ed inseriti dei paletti sulle ‘offerte anomale' che, in questo modo, vengono automaticamente escluse. La nota del Governo, infatti, segnala «l'inadeguatezza di un meccanismo che determina in modo casuale la variazione in aumento o in diminuzione, poiché la conseguenza è che si determina un sostanziale variazione del numero delle offerte escluse automaticamente, rispetto all'esclusione automatica che ne è derivata finora».

 

In sostanza, se è vero che in Sicilia in materia di appalti la competenza esclusiva è della Regione, la legislazione in ogni caso non deve contrastare con il Codice nazionale.

 

 

 

Bolzano: in arrivo la nuova legge provinciale sugli appalti pubblici

 

L’obiettivo è quello di regolamentare in maniera chiara, semplice e autonoma gli appalti pubblici nella Provincia di Bolzano, allo scopo di incentivare e dare nuovo impulso al tessuto economico locale.

 

L’Alto Adige sarà quindi la prima regione italiana, e una delle prime a livello europeo, a dotarsi di una legge in materia, assumendo una funzione di governance su tutte le stazioni appaltanti presenti sul territorio. Uno dei punti centrali dell’azione legislativa riguarda il rafforzamento delle piccole e medie imprese.

 

Tra i passaggi-chiave vi è il raddoppio del valore di soglia al di sotto del quale poter accedere alle procedure semplificate delle gare a inviti (portato da 1 a 2 milioni di euro), inserimento nella procedura standard anche l’analisi dei costi collegati al ciclo di vita del prodotto, procedure ad hoc nel settore dei servizi alla persona con delle agevolazioni previste per le aziende no profit, in maniera particolare le cooperative sociali.

 

 

 

Opere pubbliche con capitali privati, arriva alla gestione il 55% delle concessioni aggiudicate

 

Un mercato del project financing e del partenariato pubblico-privato in Italia esiste e non solo in termini di bandi cartacei sfornati dalle amministrazioni: è arrivata infatti alla fase della gestione circa metà delle piccole e medie opere aggiudicate in concessione di costruzione e gestione (prevalentemente parcheggi, cimiteri, edilizia sociale, tlc, energie alternative). La “qualità” di questo mercato è però molto bassa e tende a confondersi con l’appalto ordinario (dove nessun rischio di traffico viene accollato all’impresa): le amministrazioni pubbliche nella gran parte dei casi non conoscono gli indicatori economico-finanziario e di rendimento dell’investimento e non sono in grado di trattare quindi da pari a pari con i concessionari (potenziali o effettivi), soprattutto nel momento più critico della richiesta di revisione del piano economico-finanziario. Inoltre, la durata delle concessioni tende quasi sempre al tetto massimo ammesso per legge (cosa che spesso comprime l’interesse pubblico) mentre la disciplina legislativa (per esempio l’annosa querelle “promotore sì/promotore no” con relativo diritto di prelazione) è sostanzialmente ininfluente ai fini del risultato finale.

 

È la fotografia scattata dallo studio realizzato dal Dipartimento per la politica economica di Palazzo Chigi (Dipe), in collaborazione con il Cresme, e coordinato da Gabriele Pasquini: oggetto lo «stato dell’arte, criticità e prospettive» del project financing per la realizzazione di opere pubbliche in Italia. Il focus si concentra proprio su «cosa accade dopo l’aggiudicazione dei contratti di concessione di lavori», con l’analisi di mille progetti banditi tra il 2002 e il 2014 e presenti con tutte le informazioni necessarie nella banca dati del Cresme.

 

Il rapporto non evidenzia sostanziali differenze fra quanto successo in regime di Merloni-ter e in regime di codice degli appalti (anche dopo l’abolizione del terzo decreto correttivo del 2007 che ha eliminato il diritto di prelazione per il promotore).

 

Inoltre lo studio stigmatizza la durata troppo lunga delle concessioni (mediamente 29 anni e 10 mesi a fronte di un tetto ordinario di 30 anni, con 15 contratti di durata pari o superiore a 90 anni) perché «crea una rendita di posizione per il concessionario che sottrae alla contendibilità del mercato i servizi connessi alla gestione dell’intervento realizzato». Soprattutto lo studio Dipe-Cresme evidenzia come grave criticità il fatto che le amministrazioni ignorino indicatori come il Tir (tasso interno di rendimento) e il Van (valore attuale netto) degli azionisti e del progetto o ratios come il Debt Service Cover Ratio o il Loan Life Cover Ratio. «Dei 961 interventi - rileva lo studio - ben 752 operazioni non presentano alcun indicatore economico-finanziario». Soltanto 30 progetti presentano i sei indicatori elencati dallo studio.

 

La banca dati del Cresme consente anche di individuare la media dei tassi interno di rendimento (Tir) per gli azionisti nei casi esaminati, che risulta pari al 9,45%. «Considerando che per il 95% delle opere analizzate è già stato dato avvio ai lavori, tale numero sembra poter essere correttamente preso come benchmark di riferimento per il rendimento medio richiesto dagli azionisti in Italia nelle opere medio-piccole in concessione di lavori pubblici».

 

Link rapporto

 

 

 

 

 

PROFESSIONI

 

 

 

I professionisti europei interrogano l’Europa sul loro futuro

 

E’ stata presentata al Parlamento europeo l’interrogazione del Vicepresidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani. L’interrogazione, volta a far chiarezza su quanto l’Europa vorrà fare in materia di professione, si chiede alla Commissione di spiegare quali saranno le fasi successive per quanto concerne le attività del Bolsterling the business of liberal professional, il gruppo di lavoro creato per rafforzare le attività delle libere professioni. Viene inoltre chiesto di spiegare come intende pianificare una maggiore integrazione delle libere professioni nei lavori della Commissione.

 

Link testo dell’interrogazione

 

La notizia è stata commentata dalSottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, che ha affermato che "Il governo italiano si è attivato, in largo anticipo, per rafforzare la competitività delle libere professioni, istituendo un tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico con l'obiettivo di costituire un gruppo di lavoro pioniere nella costruzione di un dialogo con il mondo delle professioni. Il primo prodotto del sarà, a breve, un protocollo d'intesa tra le Regioni ed il ministero dello Sviluppo economico con il quale tutte le Regioni del Paese potranno predisporre una serie di provvedimenti che agevolino l'accesso a fonti di finanziamento, che snelliscano le procedure burocratiche e che permettano al mondo delle partite iva una struttura di mercato più solida, organizzata e competitiva".

 

Non si è fatta attendere la risposta dellaCommissaria Europea per il Mercato Interno, Elzbieta Bienkowska, che ha affermato che "entro la fine dell'anno sarà pubblicato un rapporto che farà sue le raccomandazioni per sostenere lo sviluppo dei liberi professionisti in Europa espresse dal gruppo di lavoro".

 

Cinque le raccomandazioni ricordate dalla Commissaria e delle quali si occuperà lo studio: prima di tutto "educazione e formazione, in quanto anche i liberi professionisti hanno bisogno di acquisire una maggiore cultura imprenditoriale e a questo proposito ricordo il programma Erasmus per giovani imprenditori". Poi "facilitare l'accesso ai finanziamenti dal momento che i liberi professionisti si trovano di fronte alle stesse difficoltà delle Pmi" obiettivo per il quale Poi ancora "l'accesso al mercato con agevolazioni per svilupparsi oltre i confini nazionali" e "la partecipazione delle organizzazioni di categoria a semplificare la normativa di settore". Infine la Commissaria si è detta d'accordo a "un rafforzamento della loro rappresentatività a livello europeo" e ha supportato "la loro inclusione all'interno dell'Assemblea per le Pmi europea". La Commissaria ha anche reso noto che "la Commissione europea sta effettuando una valutazione in ogni Stato membro che ha identificato già 5mila professioni, uno screening che sarà utile anche alle autorità nazionali per riformare le proprie normative di settore". "La Commissione intende anche includere all'interno della Internal Market Strategy, che sarà presentata entro un mese, un punto specifico che permetta di abbattere le barriere professionali e incentivare l'integrazione dei servizi all'interno del mercato interno".

 

Link interrogazione e link discussione e risposta

 

 

 

Tessera professionale europea

 

Entro il 18 gennaio 2016 il Governo dovrà emanare un decreto contenente l’elenco delle professioni regolamentate e di quelle per le quali sarà disponibile la “tessera professionale europea”.

 

Le novità della tessera sono contenute nella Direttiva 20 novembre 2013, n. 2013/55/UE.

 

Tale documento permetterà ai professionisti una maggiore facilità di spostamento all’interno dell’Unione, favorirà la mobilità temporanea e il sistema di riconoscimento automatico. L’obiettivo è quello di semplificare il processo di riconoscimento e di introdurre efficienza economica e operativa a vantaggio dei professionisti e delle autorità competenti.

 

La Commissaria Europea per il Mercato Interno, Elzbieta Bienkowska, ha affermato che lo strumento dovrebbe essere operativo dal prossimo gennaio.

 

 

 

CdM approva decreti attuativi del Jobs Act

 

Il Consiglio dei Ministri del 4 settembre ha approvato quattro decreti attuativi del Jobs Act:

 

1. Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Il decreto legislativo prevede, al fine di razionalizzare e semplificare l’attività ispettiva, l’istituzione dell’Ispettorato nazionale del lavoro. L’Ispettorato ha personalità di diritto pubblico, ha autonomia di bilancio e “autonomi poteri per la determinazione delle norme concernenti la propria organizzazione ed il proprio funzionamento.

 

2. Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e le politiche attive (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Viene istituita una Rete Nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), e formata dalle strutture regionali per le Politiche attive del Lavoro, dall’INPS, dall’INAIL, dalle Agenzie per il lavoro e dagli altri soggetti autorizzati all’attività di intermediazione, dagli enti di formazione, da Italia Lavoro, dall’ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) nonché dal sistema delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, dalle università e dagli altri istituti di scuola secondaria di secondo grado. L’istituzione dell’ANPAL avverrà senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica. Tutte le risorse necessarie al suo funzionamento saranno infatti trasferite dal Ministero del lavoro e dall’ISFOL, dei quali sarà effettuata una conseguente riorganizzazione.

 

Il Ministero del lavoro fisserà linee di indirizzo triennali ed obiettivi annuali in materia di politiche attive e definirà i livelli minimi che le prestazioni devono avere su tutto il territorio nazionale.

 

3. Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Le disposizioni contenute nel decreto possono essere suddivise in tre gruppi fondamentali.

 

1. Semplificazioni di procedure e adempimenti

 

2. Disposizioni in materia di rapporto di lavoro

 

3. Disposizioni in materia di pari opportunità

 

4. Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Le disposizioni contenute nel decreto sono improntate a tre obiettivi:

 

  1. Inclusione di lavoratori e imprese

  2. Semplificazione e certezze per le imprese

  3. Razionalizzazione delle integrazioni salariali

 

 

 

DDL Concorrenza: approvati emendamenti professioni

 

Le Commissioni Finanze e Attività produttive hanno approvato alcuni emendamenti che avranno un grande impatto sul modo delle professioni.

 

Si tratta in particolare:

 

- dell’emendamento dell’On. Senaldi (PD), che interviene sulla disposizione che prevede l’estensione alle società di ingegneria costituite in forma di società di capitali o cooperative della disciplina della legge n. 266 del 1997, che per prima ha consentito l’esercizio della professione in forma societaria, così da affermare la validità dei contratti conclusi, a decorrere dall’11 agosto 1997, tra le suddette società di ingegneria e i privati, superando interpretazioni opposte date dalla giurisprudenza. Con la modifica approvata la validità dei suddetti contratti è subordinata al possesso, da parte delle società di ingegneria, dei requisiti prescritti dalla legge di stabilità 2012 (legge n. 183 del 2011) e dal regolamento attuativo (DM 8 febbraio 2013, n. 34) per le società tra professionisti (e in particolare, requisiti del socio che svolge la prestazione professionale, copertura assicurativa, rispetto del codice deontologico).

 

Le società di ingegneria hanno 6 mesi di tempo, dall’entrata in vigore della legge annuale per il mercato e la concorrenza, per soddisfare tali requisiti.

 

- dell’emendamento Crippa (M5S), che introduce un nuovo articolo nella legge annuale per il mercato e la concorrenza attraverso il quale modifica il comma 4 dell’art. 9 del decreto legge n. 1 del 2012 in tema di compenso per le prestazioni professionali.

 

La disposizione impone ai professionisti che la comunicazione ai clienti circa il grado di complessità dell’incarico, gli oneri ipotizzabili dal conferimento dello stesso alla sua conclusione, gli estremi della polizza assicurativa, sia resa per iscritto (anche eventualmente in forma digitale). La stessa forma scritta dovrà avere anche il preventivo di massima del compenso della prestazione professionale.

 

- del subemendamento a firma Mazziotti (SC) che consente la formazione di società composte da avvocati e professionisti di altri ordini.

 

 

 

La riforma della P.A. entra nel vivo

 

La riforma della Pubblica Amministrazione, così come delineata dalla legge 7 agosto 2015, ha iniziato a dispiegare i suoi effetti. Con l’entrata in vigore della legge sono diventati subito applicabili alcuni provvedimenti di grande impatto: il silenzio-assenso tra le amministrazioni, i nuovi limiti sull’autotutela amministrativa e il ritorno della possibilità per la P.A. di affidare consulenze ai pensionati, ma a titolo gratuito e della durata di un anno al massimo.

 

In particolare:

 

- Silenzio-assenso tra amministrazioni:se per l’adozione di provvedimenti è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta di competenza di altre amministrazioni, queste ultime devono comunicare le loro decisioni all’amministrazione proponente entro 30 giorni. Decorso inutilmente il termine, l’assenso si considera acquisito.

 

- Autotutela:delimita i poteri delle amministrazioni nei confronti dei privati in seguito all’avvio dell’attività sulla base di una segnalazione certificata di inizio attività. Si circoscrive inoltre il tempo entro cui un’amministrazione può annullare d’ufficio i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione dei vantaggi economici.

 

- Incarichi ai pensionati:incarichi affidati soltanto a titolo gratuito e della durata massima di un anno.

 

 

 

Casse di previdenza private, salvi i tagli per i pensionati dal 2007

 

Doppia misura della Cassazione, a Sezioni unite, per giudicare le delibere delle Casse di previdenza private che comportano tagli alle prestazioni.

 

L’articolo 1, comma 488 della legge 147/2013 fa salve le delibere degli enti privatizzate che hanno applicato il modo “flessibile” il criterio del pro rata, vale a dire la salvaguardia di quanto maturato fino all’introduzione di criteri di calcolo più restrittivi. La legge 147/2013 è stata qualificata come norma di interpretazione autentica con effetti retroattivi. Tuttavia, questo vale solo per i pensionati e per le deliberazioni dal 2007.

 

Per i pensionati fino a tutto il 2006, invece, le delibere delle Casse dovevano rispettare in modo rigido il criterio del pro rata, vale a dire dovevano applicare eventuali criteri restrittivi solo sui segmenti della pensione ancora da maturare, senza intaccare i calcoli relativi al passato. Con una sentenza molto articolata, la 17742/2015, la Corte di cassazione a Sezioni unite dà torto alla Cassa ragionieri per aver disatteso, per un pensionato del 2001, il criterio del pro rata quale era previsto nella versione originaria della legge 335/1995.

 

Spiega la Cassazione: gli enti di previdenza privatizzati non possono adottare, in funzione dell’obiettivo di assicurare l’equilibrio di bilancio e la stabilità delle proprie gestioni provvedimenti che ... risultino incompatibili con il rispetto del principio del pro rata». Per i trattamenti erogati fino al 31 dicembre 2006 la formulazione originaria della legge 335 «prevedeva - spiega infatti la Cassazione - l’applicazione rigorosa del principio del pro rata».

 

Tutta un’altra storia dal 2007 in poi, quando la legge 296/2006 ha attenuato il principio del pro rata - che va semplicemente tenuto presente - e ha fatto salve le delibere adottate fino all’entrata in vigore della legge. Questa formulazione, però, non ha limitato il contenzioso da parte dei pensionati delle Casse di previdenza, in particolar modo ragionieri e dottori commercialisti, che hanno ritenuto illegittimi i tagli sulle prestazioni conseguenti a regole più restrittive per il pensionamento, in quanto non rispettose del principio del pro rata. Da qui, il nuovo intervento con la legge 147/2013, articolo 1, comma 488: le delibere delle Casse private adottate e approvate prima del 2007 si intendono legittime ed efficaci «a condizioni che siano finalizzati ad assicurare l’equilibrio finanziario di lungo termine». La previsione si è qualificata come norma di interpretazione autentica e quindi retroattiva. Proprio su questo è stata chiamata a esprimersi la Cassazione a Sezioni unite. L’auto qualificazione della norma basta per considerarla come «interpretazione autentica», oppure la disposizione ha una valenza innovatrice? La conclusione delle Sezioni unite è che l’intervento del legislatore sia stato chiarificatore, vista l’ambiguità della norma del 2006 e sia conforme ai canoni legislativi desumibili dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Beninteso, per i pensionati post 2006.

 

 

 

Geometri, alt del Consiglio di Stato sul cemento

 

I geometri non possono progettare in autonomia le strutture di opere in cemento armato o costruzioni in zona sismica. In questi casi «per evitare pericoli per la pubblica incolumità» il progetto statico va riservato a ingegneri e architetti. Con una differenza. Per le opere in cemento armato, i geometri potranno mantenere almeno le competenze sulla progettazione architettonica degli edifici, dividendosi eventualmente l'incarico con un tecnico laureato. Nel caso delle costruzioni in zona sismica, invece, «il progettista capofila non potrà che essere l'ingegnere o l'architetto».

 

È il principio contenuto in un parere depositato il 4 settembre dal Consiglio di Stato (seconda

 

sezione, n.2539/2015) in risposta a una richiesta della Regione Toscana. Al centro della questione una domanda che decine di sentenze, disegni di leggi e circolari non hanno ancora sciolto in modo definitivo: possono i geometri progettare strutture in cemento armato o costruzioni in zona sismica?

 

Il parere del Consiglio di Stato, che ha il pregio di riprendere in mano l'intera questione, ricostruisce il complicato e ambiguo quadro normativo e provando ad affermare un principio di carattere generale.

 

Link parere

 

 

 

Una proposta per far ripartire il mercato della sostituzione edilizia

 

Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, ha presentato al Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio un documento con le proposte da inserire nella Legge di Stabilità per una svolta nel settore dell’edilizia urbana.

 

Si propone di abbattere gli oneri concessori e convogliare gli incentivi al risparmio energetico anche a operazioni di riqualificazione su scala urbana, al fine di far ripartire il mercato della sostituzione edilizia.

 

In particolare il documento Cna-Legambiente prevede:

 

- una graduazione dei crediti di imposta Irpef 50% e 65% in funzione del risparmio energetico effettivamente ottenuto;

 

- specifici incentivi per gli interventi su edifici condominiali;

 

- utilizzo dei titoli di efficienza energetica in favore di imprese che realizzano l’efficientamento energetico di ampie porzioni di patrimonio edilizio;

 

- un parco progetti per le città, alimentato da un fondo rotativo costituito presso la Cassa Depositi e Prestiti;

 

- quadro normativo più favorevole alla demolizione e alla ricostruzione.

 

 

 

Ingegneri, con appalto integrato lievitano i costi

 

Delle opere pubbliche previste dalla Legge Obiettivo del 2001, ad oggi ne è stato realizzato appena il 16%. Degli iniziali 150 miliardi di euro previsti, ne risultano aggiudicati solo 44,8, meno di un terzo. Gli interventi effettivamente realizzati, poi, ammontano a 3,4 miliardi di euro, appena il 7,7% delle cifre aggiudicate. Perché l'obiettivo è "fallito"? La causa è solo la crisi economica? Alcune risposte si trovano in una recente approfondita analisi del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri dal titolo 'Opere pubbliche: criticità e prospettive nello scenario europeo'. I ricercatori del Consiglio nazionale degli ingegneri mostrano, infatti, come alcuni meccanismi di assegnazione degli appalti abbiano compromesso l'efficacia del programma delle infrastrutture strategiche. Molte criticità sono riconducibili alla tipologia di appalto con cui l'opera viene affidata e realizzata. Alcune tipologie di appalto come quello integrato o quello del 'contraente generale', da eccezioni sono diventate la regola. E proprio queste due forme di appalto hanno generato un incremento smodato dei costi in corso d'opera.

 

Nel caso di opere ad oggi concluse con appalto integrato, dicono gli ingegneri, l'incidenza del costo delle varianti sull'importo di aggiudicazione è stato del 118%, a fronte di una media generale, tra le opere concluse, già elevata, pari al 106%. L'appalto integrato si è rivelato spesso inefficiente, sostengono. In molti casi ha portato al raddoppio dei costi preventivati, in misura nettamente superiore rispetto alle opere realizzate con appalti di sola esecuzione. Questi ultimi oggi rappresentano una quota minoritaria degli appalti. Nel caso della Legge Obiettivo, ad esempio, ammontano al 13% degli importi aggiudicati, a fronte di oltre il 30% delle assegnazioni effettuate con appalto integrato. In paesi quali il Regno Unito, dove il ciclo del settore delle costruzioni non ha registrato contraccolpi gravi come in Italia, l'appalto di sola esecuzione rappresenta, al contrario, oltre il 60% della spesa delle stazioni appaltanti.

 

In definitiva, avvertono i professionisti, l'appalto integrato dovrebbe essere significativamente limitato.

 

 

 

Aggiornamento tariffario per i consulenti tecnici d’ufficio

 

La partita della revisione delle norme che regolano la determinazione degli onorari dei consulenti tecnici d'ufficio va avanti, anche se con lentezza. Il ministero della Giustizia, dopo mesi di melina, sembra finalmente determinato a mettere le mani nell'intricatissima matassa. Anche se, dalle indiscrezioni che circolano in queste ore, l'intervento si ridurrà al minimo sindacale: adeguamento dei parametri al costo della vita, senza riforma. Sulla rivalutazione peserà come un macigno il timore di incrementare la spesa pubblica.

 

Le questioni sul piatto sono tre. La prima riguarda le cause con un valore di riferimento: per fissare i compensi il giudice usa delle percentuali che non vengono aggiornate dal 2002. La seconda questione è quella delle cosiddette "vacazioni": sono i compensi orari, da tenere come riferimento quando la causa non ha un valore predeterminato. Al momento valgono 8,15 euro (sui quali pagare le tasse) ogni due ore. Il terzo tema è legato al tetto massimo del compensi: una legge del 1980, mai aggiornata, ha fissato il limite di un miliardo delle vecchie lire. Quel valore, al momento, è stato convertito in 516milia euro, anche per le cause con importi da diverse centinaia di milioni. Un vincolo che i professionisti contestano, dal momento che per le cause multimilionarie le partite Iva sono costrette a sopportare responsabilità e oneri proporzionati.

 

L'azione che il ministero sta preparando, dopo la sollecitazione della Rete delle professioni tecniche, metterà una pezza su tutti e tre questi problemi. Nei giorni scorsi il Guardasigilli Andrea Orlando ha dato rassicurazioni agli ordini sul fatto che i suoi tecnici stanno finalmente lavorando per scrivere un decreto che chiuda una polemica aperta da anni. La base sarà costituita proprio da un documento costituito dalla Rpt. Ma quello che ne verrà fuori, secondo indiscrezioni, non è destinato a chiudere le polemiche.

 

Soprattutto sulle vacazioni, infatti, le partite Iva sollecitano una radicale modifica del meccanismo attuale, ritoccando pesantemente le remunerazioni e, magari, collegandole a una serie di bonus, nel caso in cui il Ctu rispetti i tempi richiesti dal giudice. Insomma, una riforma vera e propria delle tariffe, più che una semplice operazione cosmetica. Il Governo, invece, è decisamente orientato verso la seconda ipotesi: aggiornare i vecchi compensi in base al costo della vita, senza fare innovazioni particolari a beneficio dei professionisti.

 

Quindi, ci sarà il ritocco del tetto massimo dei compensi e quello delle percentuali per le cause senza valore di riferimento. Mentre per le vacazioni, con la rivalutazione Istat, arriveranno solo pochi spiccioli. Il motivo di questa scelta è legato ai maggiori oneri che potrebbero derivare dalle nuove tariffe. Se i compensi dei consulenti nelle cause civili riguardano le parti, in quelle penali coinvolgono direttamente lo Stato, almeno in prima battuta. Un ritocco troppo generoso potrebbe essere interpretato, allora, come un regalo ai professionisti ai danni delle casse pubbliche. Difficilmente si andrà in quella direzione.

 

 

 

DM Parametri: ancora incertezze sulla definizione dei compensi dei progettisti

 

Ci sono ancora incertezze sulla definizione dei compensi dei progettisti da porre a base di gara. Dopo le segnalazioni degli Ordini territoriali, il Comitato paritetico composto da membri del Consiglio nazionale degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (CNAPPC) e Consiglio nazionale degli ingegneri (CNI) ha fornito qualche chiarimento aggiuntivo.

 

Con un documento diffuso nei giorni scorsi, il Comitato paritetico ha ripreso i contenuti delle linee guida varate a marzo dall’Anac (Determina 4/2015) e ha fatto il punto della situazione sui compiti delle Stazioni Appaltanti, la classificazione dei servizi e i requisiti dei professionisti.

 

Stazioni Appaltanti e rispetto dei parametri.Secondo il comitato paritetico, le Stazioni appaltanti nei bandi devono sempre fare riferimento espresso al DM Parametri 143/2013 e riportare un quadro analitico delle prestazioni e dei relativi corrispettivi, in modo che i concorrenti formulino offerte congrue.

 

Le SA devono inoltre allegare al bando il metodo usato per determinare i compensi. In questo modo ci si accerta che non si producano valori superiori a quelli generati dalle vecchie tariffe. Per fare un confronto si può utilizzare il DM 4 aprile 2001.

 

In mancanza di riferimenti espliciti, per determinare il compenso si prendono in considerazione il tempo e l’impegno impiegato per lo svolgimento del servizio.

 

Compensi e servizi di urbanistica. Per quanto riguarda la determinazione dei corrispettivi per la stesura di un piano urbanistico generale, il comitato ha spiegato che applicando il Decreto Parametri si arriva a valori nettamente inferiori a quelli ottenuti seguendo le indicazioni date nel 1969 dal Ministero dei Lavori Pubblici. Secondo il Comitato, a creare difficoltà è l'applicazione del Pil per abitante per determinare il valore di riferimento nel calcolo del corrispettivo.

 

Per una questione di uniformità, si dovrebbe quindi fare riferimento al Pil medio nazionale e non a quello pro capite. L'uso del dato territoriale creerebbe infatti corrispettivi diversi a parità di prestazioni.

 

Classificazione dei servizi svolti. Il comitato ha spiegato che per le opere rientranti nelle categorie edilizia, strutture e viabilità, le attività svolte per opere analoghe possono comprovare il possesso dei requisiti solo se il loro grado di complessità è almeno pari a quello dei servizi da affidare.

 

 

 

Carla Cappiello, Ordine Ingegneri di Roma: taglio dei compensi Ctu un regalo alle banche, norma incostituzionale

 

Secondo la Presidente dell’Ordine degli ingegneri di Roma, la legge 132/2015, che introduce nuove misure in materia fallimentare e di esecuzione forzata, sarebbe fortemente a discapito dei Ctu: “Il compenso del professionista non dovrebbe essere vincolato e correlato ad una futura ed aleatoria cessione. In campo di esecuzione immobiliare e fallimentare molto spesso ci si trova di fronte a beni invenduti o venduti, dopo diversi anni, a cifre nettamente più basse rispetto a quelle stimate. In quest'ultimo caso, si affronterebbe un ulteriore paradosso: il tecnico dovrebbe restituire, a distanza di molto tempo, parte del compenso ricevuto come acconto”. Inoltre ha aggiunto: “A mio avviso questa normativa si presenta incostituzionale in termini di diritto e di rispetto al lavoro. Noi professionisti del settore dovremmo davvero fare rete, decidendo di non fornire più le nostre prestazioni, quasi in una forma di sciopero. Forse in questa maniera, ci si accorgerebbe del vero valore del nostro operato”.

 

 

 

Biennale Architettura: Simone Sfriso curatore Padiglione Italia

 

Sara' Simone Sfriso il curatore del Padiglione Italia alla 15esima Biennale di architettura di Venezia. Lo ha reso noto il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini che fa sapere che "la scelta è avvenuta a seguito di una procedura di selezione a cui sono state invitate a presentare un progetto espositivo dieci personalità di elevata competenza e professionalità del panorama dell'architettura nazionale. Sono pervenute proposte curatoriali di grande interesse e tutte molto attente alle più avanzate ricerche nell'ambito delle nuove frontiere del futuro urbano con un'attenzione particolare alle periferie. Il progetto presentato da Sfriso - sottolinea Franceschini - è in linea con il tema scelto dal curatore della mostra internazionale Alejandro Aravena che indaga la necessità di coniugare l'architettura con l'esigenza di una migliore qualità dell'ambiente edificato e quindi della vita delle persone. La proposta affronta inoltre con coraggio il tema della riqualificazione delle periferie urbane, luoghi finora trascurati e marginali in cui vive, lavora e sogna però la grande maggioranza dei cittadini delle nostre metropoli e che è al centro di una particolare attenzione da parte del governo che le vede come la grande sfida del secolo su cui investire con interventi di riqualificazione e innesti di architettura contemporanea. Ecco perchè è stato espressamente chiesto ai curatori di affrontare il tema delle periferie e dello sviluppo delle città, una scelta - ricorda il Ministro Franceschini - in continuità con l'azione del governo che con la recente riforma del Mibact ha creato una direzione generale ad hoc nel ministero e approvato norme che incentivano i comuni, anche economicamente, a trasferire molte iniziative culturali dai centri storici alle periferie urbane".

 

 

 

Università: ingegneri, si arresta fuga da atenei italiani

 

Si arresta la fuga dalle università italiane, in particolare per gli ingegneri. Dopo dieci anni consecutivi di calo, le immatricolazioni si sono stabilizzate. Infatti, se dal 2002-03 al 2012-13 la quota dei diplomati delle scuole superiori iscritti all'università è crollata dal 74,5% al 56,6%, nell'anno accademico 2013-14 il valore è risultato essere del 56,4%, dato molto vicino a quello dell'anno precedente. E' quanto emerge da una ricerca diffusa dal Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri.

 

 

 

Ippodromo, al via gara architetti per restyling

 

"Questo Premio è una vetrina per tutti quei professionisti che hanno voglia di dire la loro, per raccontare il proprio modo di fare progettazione, è per noi il pretesto per mettere in campo idee sulla riqualificazione degli spazi pubblici della città, per rimarcare le potenzialità degli architetti napoletani che spesso sono chiamati a lavorare all'estero, ma sono tenuti estranei a ciò che avviene qui". Così l'architetto Grazia Torre, presidente dell'associazione NapoliCreativa, nel presentare la sesta edizione del Premio La Convivialità urbana, da lei ideato e realizzato, in partenariato con l'Ordine degli Architetti Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori di Napoli e Provincia e la società Ippodromi Partenopei s.r.l., con il sostegno della Fondazione dell'Ordine degli Architetti di Napoli, dell'Ordine dei Commercialisti di Napoli, dell'Ordine degli Ingegneri di Napoli e con il patrocinio del Comune di Napoli, della Seconda Università Luigi Vanvitelli e dell'INARCH. "Stiamo gettando il seme affinché quella che ora appare come una sperimentazione, diventi una norma, perché i concorsi e soprattutto la loro trasparenza e la condivisione con il pubblico diventino una regola" conclude il presidente di NapoliCreativa. I gruppi concorrenti, preferibilmente multidisciplinari, dovranno presentare un'idea di progetto per la valorizzazione di una parte dell'Ippodromo di Agnano attraverso la risistemazione del parterre all'ingresso dell'Ippodromo, il restyling esterno della cortina formata dalle tre tribune, la ristrutturazione della sola tribuna laterale B per ospitare un ristorante panoramico sui campi da corsa e uno spazio dedicato alla musica da utilizzare come discoteca ma che potrà anche interagire con il resto della struttura in occasione dei concerti internazionali. I termini per le iscrizioni e la consegna degli elaborati sono stati prorogati al 1 ottobre 2015. I progetti saranno, poi, esposti presso il roof garden dell'Ippodromo dal 2 al 9 ottobre 2015. Il progetto vincitore sarà il risultato del voto della giuria tecnica e di quella popolare. Il pubblico potrà votare tutti i giorni: dal lunedì al venerdì (dalle ore 16:00 alle ore 21:00) e il sabato e la domenica (dalle ore 10 alle ore 21). Il primo gruppo classificato vincerà 2.500 euro, 1.500 euro andranno al secondo classificato, 500,00 euro al terzo. Prevista menzione per il premio web. Il dibattito sull'architettura partecipata, inoltre, sarà alimentato anche da una serie di convegni e talk sulle start up, sul design, sul brand identity, sul verde verticale e quello spontaneo. In programma anche un concerto dell'Orchestra sinfonica dei Quartieri Spagnoli e una mostra dei lavori del Laboratorio di Progettazione degli Spazi per l'Abitare della Sun, diretto dal professor Lorenzo Capobianco. "Con questo Premio l'Ordine degli architetti di Napoli conferma ancora una volta la vicinanza e il sostegno al lavoro dei professionisti e alle iniziative di riqualificazione dell'architettura partenopea" afferma Salvatore Visone, presidente dell'Ordine degli Architetti PPC di Napoli mentre per Riccardo Izzo (Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli) "l'istituzione di gruppi multidisciplinari delinea uno scenario che sarà sempre più presente in futuro, ovvero l'aggregazione di diverse categorie professionali per la realizzazione di progetti concreti".

 

Edilizia: scade 22 settembre termine per 'Premio Riuso 04'

 

Restano confermati per il prossimo 22 settembre i termini di scadenza della quarta edizione del Premio 'Ri.U.So.04' bandito dal Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori e promosso insieme a Saie, Salone internazionale dell'innovazione edilizia, Ance - Associazione nazionale costruttori edili - e Legambiente.

 

Al di là del fine di selezionare i migliori progetti e le realizzazioni più innovative nel campo della rigenerazione urbana sostenibile, il Premio intende riaffermare come le politiche di rigenerazione urbana sostenibile rappresentino sempre di più un'occasione di eccellenza per stimolare concretamente la riqualificazione architettonica, ambientale, energetica e sociale delle città italiane e, quindi, consentire ai cittadini una migliore qualità dell'habitat; un'occasione, inoltre, in questo momento di crisi, per tentare di far ripartire l'edilizia e agganciare, quindi, lo sviluppo.

 

 

 

60° Congresso Nazionale degli ingegneri

 

Il Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri d’Italia, giunto alla sua 60° edizione, si svolgerà nella storica cornice del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia dal 30 settembre al 2 ottobre.

 

Una tre giorni di scambio e confronto tra professionisti dei vari ordini durante i quali si affronteranno temi di grande rilievo offrendo alla categoria e al sistema ordinistico un’importante occasione di riflessione.

 

 

 

 

 

FISCO

 

 

 

Riforma delle sanzioni amministrative

 

È stato esaminato per la seconda volta dal Consiglio dei Ministri il Decreto legislativo relativo alla riforma delle sanzioni amministrative, che è tornato alle Camera per il parere definitivo.

 

L’intervento di modifica più radicale operata dalla nuova versione del decreto è in materia di reverse charge. In quest’ambito la sanzione in misura proporzionale (dal 90 al 180% dell’imposta) rimane in vigore solo per le ipotesi di violazioni più gravi, in cui l’omissione o il ritardo generano pregiudizio per gli interessi erariali.

 

In altri termini l’irrogazione della sanzione proporzionale rimane esclusivamente nei casi in cui il puntuale adempimento degli obblighi connessi al meccanismo dell’inversione contabile avrebbero generato in capo al cessionario o al committente una posizione di debito ai fini iva. Tale situazione si verifica qualora chi riceve il documento non risulti legittimato, per questioni di carattere soggettivo o oggettivo, a computare in detrazione l’iva a credito.

 

Al contrario passano a sanzione fissa (minimo di 250 euro e massimo di 10mila euro) tutte le ipotesi in cui l’iva è stata erroneamente addebitata e versata dal cedente/prestatore in luogo dell’applicazione del reverse charge.

 

 

 

CNA, split payment drena liquidità vitale per imprese

 

''Purtroppo lo Split Payment sta funzionando alla perfezione, con i numeri del Mef che confermano un maxi drenaggio di liquidità vitale per le imprese, visto che in sette mesi sono stati sottratti oltre 2.553 milioni''. Lo dichiara Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna, nel precisare che tra gennaio e luglio le entrate Iva derivanti dallo Split Payment hanno permesso una crescita delle entrate Iva di 1.450 milioni.

 

Secondo Silvestrini, ''abbiamo a portata di mano l'occasione per eliminare questo errore, se, come ha annunciato il ministro Padoan, la Legge di Stabilità permetterà di abbassare le tasse sulle imprese e sul lavoro, potra' essere l'occasione giusta anche per abolire lo Split Payment''.

 

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