Rubrica di aggiornamento legislativo e giurisprudenziale del 9 febbraio 2016

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Certificato di agibilità e conformità urbanistica dell’immobile

Secondo quanto previsto dall’art. 24 del Testo Unico dell’Ediliziail certificato di agibilità attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente”. Al fine dell’ottenimento del suddetto certificato, il successivo art. 25 dispone che l’interessato deve presentare una “dichiarazione sottoscritta dallo stesso richiedente il certificato di agibilità di conformità dell’opera rispetto al progetto approvato, nonché in ordine alla avvenuta prosciugatura dei muri e della salubrità degli ambienti”.

Dall’esame delle due norme citate, emerge un nesso fra l’agibilità e la conformità edilizia-urbanistica dell’opera realizzata, tale per cui la mancata conformità di quanto edificato al relativo progetto (e, quindi, anche alle norme che disciplinano l’edificabilità nella zona) rappresenta un ostacolo al rilascio dell’abitabilità.

In questi termini la prevalente giurisprudenza, a tenore della quale è legittimo il diniego motivato (prevalentemente o esclusivamente) con riferimento a violazioni urbanistiche affermando, con esplicito riferimento all’art. 25 del Testo Unico dell’Edilizia, che “l’agibilità possa essere negata non solo in caso di mancanza di condizioni igieniche ma anche in caso di contrasto con gli strumenti urbanistici o con il titolo edilizio (DIA o permesso di costruire)” (TAR Lombardia, Milano, sez. II, sent. n. 332 del 10 febbraio 2010).

Recentemente, in aderenza a tale orientamento che ritiene necessario il binomio salubrità dei locali - conformità edilizio-urbanistica dell’opera, con la sentenza n. 591 del 29 gennaio 2016 il Tar Campania è tornato sull’argomento rilevando che “La conformità dei manufatti alle norme urbanistico-edilizie costituisce il presupposto indispensabile per il legittimo rilascio del certificato di agibilità, come si evince dagli artt. 24, comma 3, d.P.R. n. 380 del 2001 e 35, comma 20, L. n. 47 del 1985; del resto, risponde ad un evidente principio di ragionevolezza escludere che possa essere utilizzato, per qualsiasi destinazione, un fabbricato in potenziale contrasto con la tutela del fascio di interessi collettivi alla cui protezione è preordinata la disciplina urbanistico-edilizia. La conformità urbanistico-edilizia dell’immobile è quindi una condizione necessaria per richiedere e ottenere il certificato di agibilità o di abitabilità”.

avv. Riccardo Rotigliano

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L’asservimento di aree edificabili a fini edilizi.

L’istituto dell’asservimento, anche in ragione dell’evoluzione giurisprudenziale in materia de qua, può essere definito in termini di volontaria rinuncia alle possibilità edificatorie di un lotto in favore del loro sfruttamento in un'altra particella, funzionale ad accrescere la potenzialità edilizia di un'area per mezzo dell'utilizzo della cubatura realizzabile in una particella contigua (non necessariamente adiacente) e del conseguente computo anche della superficie di quest'ultima, ai fini della verifica del rispetto dell'indice di fabbricabilità fondiaria. Il presupposto logico dell'istituto in esame è costituito dalla indifferenza, per il Comune, ai fini del corretto sviluppo della densità edilizia per come configurato negli atti pianificatori, della materiale collocazione dei fabbricati, atteso, infatti, che, per il rispetto dell'indice di fabbricabilità fondiaria, assume esclusiva rilevanza il fatto che il rapporto tra area edificabile e volumetria realizzabile nella zona di riferimento resti nei limiti fissati dal piano, risultando del tutto irrilevante l'ubicazione degli edifici all'interno del comparto, fatti salvi, ovviamente, il rispetto delle distanze e di eventuali prescrizioni sulla superficie minima dei lotti.

Il Tar Sicilia, Catania, con sentenza n. 328 del 1° febbraio u.s., si è recentissimamente espresso sulla questione in argomento, rilevando che «In sede di rilascio di un permesso di costruire, ai fini del rispetto dell’indice planivolumentrico, la volumetria massima edificabile fissata su ciascun lotto non precluda la realizzazione di una volumetria inferiore o di nessuna volumetria, con la conseguenza che è, perciò, ben possibile, non solo non edificare affatto su alcuni lotti, ma anche concentrare su un unico lotto la quantità di volumetria prevista su lotti contigui, pur sempre nel rispetto della volumetria complessivamente conseguita, delle distanze e della destinazione d’uso dei fabbricati».

avv. Riccardo Rotigliano

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Il momento di perfezionamento del permesso di costruire.

L’art. 15, D.P.R. n. 380 del 2001 prevede che nel permesso di costruire debbano essere indicati i termini di inizio e di ultimazione dei lavori, e che comunque il termine per l’inizio dei lavori non possa essere superiore ad un anno dal rilascio del titolo. Per quanto riguarda il momento del rilascio del permesso di costruire, sussistono contrasti interpretativi. In sostanza, si discute se il permesso sia un atto recettizio, che inizia a volgere i suoi effetti al momento in cui viene ricevuto dal destinatario o non recettizio, che inizia a produrre i suoi effetti dal momento della sua sottoscrizione.

Il termine utilizzato dal legislatore (“rilascio”), dal significato prima facie non univoco, deve comunque indurre ad interpretare in ogni caso il senso della disposizione dinnanzi citata in conformità con i principi generali dell’ordinamento, con particolare riferimento a quelli di efficacia, pubblicità, trasparenza sanciti dalla L. n. 241 del 1990.

In forza di tali principi, non pare discutibile che il termine per l’inizio dei lavori debba farsi decorrere non già dalla semplice emanazione del permesso di costruire, bensì dalla materiale consegna dell’atto al destinatario o comunque da un momento non anteriore a quello in cui l’interessato stesso sia stato posto in condizione di conoscere l’avvenuta emanazione del permesso.

Così anche la recentissima sentenza Tar Campania: «Posto che la concessione edilizia – oggi permesso di costruire – è un provvedimento amministrativo “recettizio” (che viene, quindi, ad esistenza con la comunicazione agli interessati), il termine “rilascio”, riferito al titolo concessorio, che si rinviene nel corpo dell’art. 15, comma 2, del D.P.R. n. 380 del 2001 (secondo cui “il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno dal rilascio del titolo”), ancorché in prima lettura non appaia univoco, potendo sostanzialmente significare sia “emanazione” che “consegna” dell’atto, è in realtà ricollegabile alla materiale consegna di questo, essendo tale significato preferibile poiché più rispondente al lessico del legislatore, se si considera che, laddove quest’ultimo avesse voluto fare riferimento alla data della “emanazione” dell’atto, avrebbe usato sinonimi dal più corretto significato tecnico, coma “data dell’atto” oppure, “data di adozione”, o, più semplicemente “adozione”» (Tar Campania, Napoli, sentenza 4 febbraio 2016 n. 666).

avv. Riccardo Rotigliano

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Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 35 dell’8 gennaio 2016: sul mutamento di destinazione giuridicamente rilevante.

La realizzazione di opere tali da determinare il passaggio da una categoria (residenziale-ricettivo) ad un'altra (commerciale- produttivo) ex art. 23 ter del Testo Unico dell'edilizia (DPR n. 320/2001), tra l’altro non consentita dal regime urbanistico disciplinante l'area di riferimento, incide sulla struttura edilizia, alterandone la destinazione originaria e determinando un mutamento della struttura stessa. In questi termini la sentenza in rassegna, a tenore della quale «In materia di edilizia, il mutamento di destinazione d’uso giuridicamente rilevante è solo quello tra categorie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico, atteso che nel loro ambito possono aversi mutamenti di fatto ma non diversi regimi urbanistico costruttivi, stanti le sostanziali equivalenze dei carichi urbanistici nell’ambito della medesima categoria; pertanto, un cambio di destinazione d’uso strutturale non consentito dalla disciplina urbanistica comporta una variazione in aumento dei carichi urbanistici che impone una adeguata dotazione di standard urbanistici».

avv. Riccardo Rotigliano

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Sulla spettanza degli onorari relativi a prestazioni compiute prima del conferimento dell’incarico.

Con una pronuncia invero sintetica, il Tribunale di Pisa, in un giudizio instauratosi a seguito dell’opposizione a decreto ingiuntivo con il quale un architetto richiedeva il pagamento delle proprie spettanze professionali, ha affermato che, in tema di compensi professionali, nessuna rilevanza ha il fatto che parte delle prestazioni possano essere state compiute prima del formale conferimento dell’incarico, potendo questo valere anche quale ratifica dell’operato del professionista (Tribunale di Pisa, sentenza n. 371 del 25 giugno 2015).

avv. Riccardo Rotigliano

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Sintesi di monitoraggio legislativo 15 - 29 gennaio 2016

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NOTA POLITICA

 

Vertice Merkel-Renzi

Questa settimana il Premier Renzi ha incontrato a Berlino il Cancelliere tedesco Merkel in un vertice dedicato all’emergenza immigrazione e ai dossier economici. Secondo il New York Times, Renzi starebbe puntando a ottenere un “posto al tavolo europeo del potere” sfruttando il momento di difficoltà di Merkel, incalzata dalle polemiche domestiche sull’immigrazione. Nel mirino del Premier c’è in particolare l’asse privilegiato fra Francia e Germania, additato come l’emblema del meccanismo decisionale intergovernativo dell’Ue che non è più capace di gestire le crisi e garantire la governance dell’Europa. Il calcolo di Roma è semplice: la Germania ha bisogno di un sostegno sul fronte migratorio dopo i “tradimenti” danesi, svedesi e polacchi, mentre l’Italia dipende dal sostegno tedesco se vuole sbloccare alcuni dossier economici congelati dalle regole europee (nuove politiche pro-crescita, unione bancaria, flessibilità).

Sullo sfondo rimane lo stato comatoso in cui versa il sistema di Schengen: un tempo pilastro del progetto europeo, oggi è la cartina da tornasole di un’Unione sempre più in crisi e disorientata. Così come il durissimo quanto inusuale botta e risposta Roma-Bruxelles della scorsa settimana, con la Commissione Juncker a rintuzzare le numerose critiche ricevute dal Premier italiano nel corso degli ultimi mesi e il Governo Renzi a invocare un salto di qualità nella gestione delle politiche comunitarie da parte delle istituzioni di Bruxelles. Secondo alcuni osservatori, la querelle va letta nell’ambito della più ampia guerra di nervi che vede contrapposte Roma e Berlino, con l’incontro Renzi-Merkel di venerdì 29 gennaio a fungere da potenziale spartiacque di una partita che non mancherà di influire sul futuro dell’Europa.

 

Rimpasto di Governo e nuovi vertici delle commissioni al Senato

Il Consiglio dei ministri ha riempito i posti rimasti vacanti da mesi nella squadra di governo. Enrico Costa, di Area Popolare, è il nuovo Ministro agli Affari regionali, vacante da un anno. Promossi viceministri Enrico Zanetti (Scelta Civica) all’Economia e Finanze, Mario Giro (Democrazia Solidale) alla Farnesina, Teresa Bellanova (Partito Democratico) al Ministero dello Sviluppo economico. Fra i sottosegretari, Tommaso Nannicini avanza alla Presidenza del Consiglio, Enzo Amendola (Pd) al Ministero degli Esteri, Federica Chiavaroli (Ncd) e Gennaro Migliore (Pd) alla Giustizia, Antimo Cesaro (Scelta civica) e Dorina Bianchi (Ncd) alla Cultura.

Nel complesso, il rimpasto arride al Nuovo centrodestra di Alfano dopo che il precedente rinnovo dei vertici delle commissioni al Senato aveva portato più di un malumore in seno ai membri della maggioranza e specialmente nel Partito Democratico. Il riferimento è alla nomina di tre verdiniani del gruppo Ala alle vicepresidenze di Finanze, Bilancio e Difesa. Le critiche all’esecutivo sono state molteplici: secondo il capogruppo di Forza Italia Romani, si sarebbe trattato della conferma dell’ingresso di Ala nella maggioranza, mentre per l’ex segretario Pd Bersani la vicenda è la riprova del progressivo snaturamento del partito.

In precedenza, l’intesa con i verdiniani era stata decisiva ai fini del raggiungimento della maggioranza assoluta in Senato in occasione del terzo e penultimo voto sulla riforma costituzionale.

 

 

 

SINTESI DI MONITORAGGIO LEGISLATIVO E REGOLATORIO

 

LAVORI PUBBLICI

 

Consiglio dei ministri

Il Consiglio dei ministri riunitosi mercoledì 20 gennaio ha approvato in via preliminare alcuni decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione, approvata con legge 7 agosto 2015, n. 124.

Di seguito gli schemi di decreto legislativo approvati in esame preliminare, che approderanno ora in Parlamento per l’espressione dei pareri da parte delle Commissioni competente:

  • Modifiche in materia di licenziamento;

  • Norme in materia di riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le autorità portuali;

  • Razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato

  • Dirigenza sanitaria;

  • Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione pubblica e trasparenza;

  • Norme di riordino della disciplina delle partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche;

  • Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale;

  • Modifica e integrazione del codice dell’amministrazione digitale;

  • Norme in materia di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA);

  • Norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza dei servizi;

  • Norme per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi.

Per il comunicato stampa del Consiglio dei ministri clicca qui.

Per le slide esplicative dei decreti attuativi della riforma PA clicca qui.

 

Inoltre, il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo di recepimento della direttiva 2013/55/UE recante modifica della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del Regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno (“Regolamento IMI”).

Il decreto, che sarà immediatamente applicabile, introduce, in linea con la direttiva, alcune importanti novità come:

  • la “tessera professionale”, che favorisce la libera circolazione dei professionisti e rafforza il mercato interno;

  • un meccanismo di allerta per segnalare i professionisti nel campo della salute e dell’istruzione dei minori colpiti da una sanzione disciplinare o penale che abbia incidenza sull’esercizio della professione;

  • la possibilità, a determinate condizioni, di ottenere un accesso parziale alla professione;

  • la possibilità di ottenere il riconoscimento del tirocinio professionale effettuato in parte all’estero.

La “tessera professionale” è una procedura elettronica che semplifica il riconoscimento da parte delle Autorità nazionali della qualifica ottenuta dal professionista nel proprio Paese, riducendo sia i tempi che gli oneri burocratici. Al momento la tessera riguarda solo cinque professioni (infermiere, farmacista, fisioterapista, guida alpina e agente immobiliare) ma in futuro la Commissione europea potrà estenderla anche ad altre.

Qui la pagina dedicata del sito della Commissione europea – rappresentanza in Italia sulla tessera professionale europea.

 

 

Criteri ambientali minimi

Il ministero dell’ambiente ha adottato i criteri ambientali minimi per l'affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione di cantieri.

Il provvedimento contiene i criteri minimi che un appalto deve rispettare per essere considerato "verde" in sede di comunicazione all'Anaca, nonché una serie di criteri per la definizione delle offerte economicamente più vantaggiose. Inserendoli nel bando si aumenta il livello di sostenibilità ambientale e, se le imprese non rispettano i criteri indicati dal bando, potranno anche scattare le sanzioni.

Il testo del decreto ministeriale con gli allegati 1 e 2 che recano il piano d’azione nazionale sul Green Public Procurement è disponibile qui.

 

 

Delega appalti – Il punto sulla riforma

E’ entrata nel vivo il lavoro di riforma del nuovo codice dei contratti pubblici, dopo l'approvazione della delega appalti in Senato. La commissione guidata da Antonella Manzione, capo dipartimento degli Affari giuridici di Palazzo Chigi, ha accelerato il lavoro di scrittura del provvedimento destinato a recepire le nuove direttive europee su appalti e concessioni.

Il percorso va completato entro il 18 aprile, data in cui scade l'obbligo di recepire le nuove regole Ue che il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha ribadito di voler rispettare.

La riforma – in questa fase – coinvolge anche gli operatori: sono cominciate infatti le prime consultazioni sul nuovo assetto da dare al settore. Con un primo giro di proposte e contributi da inviare entro il 31 gennaio.

Insieme alle consultazioni prende a consolidarsi anche il lavoro sui testi. Già definito l'indice, e molti contenuti del provvedimento, inclusa una serie di allegati. Anche se molto lavoro rimane da fare, non mancano le novità. La prima riguarda proprio il numero degli articoli di cui sarà composto il nuovo codice. Senza tagli in corsa saranno 249, non molto meno dei 257 che compongono il testo in vigore oggi e che sembrano allontanare l'ipotesi di un codice snello composto dalle norme fondamentali, lasciando il compito di disciplinare l'operatività alle linee guida proposte dall'Anac di Raffaele Cantone e adottate con decreto di Porta Pia. Se la promessa di semplificazione verrà mantenuta non sarà tanto nel numero delle norme, ma nel modo con cui saranno scritte.

Una notevole novità riguarda il ruolo del Governo nell'attuazione della riforma. Nella bozza del decreto è infatti prevista l’istituzione di una cabina di regia a Palazzo Chigi con il compito di dare indirizzi sull'attuazione del nuovo codice. Una novità dirompente rispetto alla legge delega approvata dal Senato il 14 gennaio che individua nell'Anac il “regolatore” del mercato, magari in tandem con il ministero delle Infrastrutture, ma senza mai citare

ruoli da assegnare alla Presidenza del Consiglio.

Oltre a proporre atti di indirizzo per l’applicazione del codice l’«organo di policy» da istituire a Palazzo Chigi avrà anche il compito di monitorare la fase di attuazione del nuovo codice, con l'obiettivo di proporre soluzioni, evidentemente da adottare nei decreti correttivi previsti dalla legge di delega. Anche qui si tratta di una funzione in qualche modo sovrapponibile a quella dell'Anac, organo di vigilanza con il potere di segnalare a Governo e Parlamento eventuali intoppi normativi. Importante l’impulso all’innovazione del settore dei lavori pubblici.

Per i progetti e le opere pubbliche oltre la soglia europea (5,2 milioni per i lavori, 209 mila euro per la progettazione) viene previsto l’uso obbligatorio del Bim, piattaforma di progettazione che consente di condividere e anticipare gli “effetti” del progetto in cantiere, riducendo gli imprevisti che comportano la lievitazione dei costi. Al momento, la bozza prevede che l’obbligo scatti entro sei mesi dall’entrata in vigore del nuovo codice. Un anno è invece il tempo assegnato all’Anac e alle Infrastrutture per definire (con un decreto) il passaggio alle procedure digitali per l’assegnazione degli appalti pubblici,

Recependo l’impulso della delega, il decreto riduce al minimo la possibilità di ricorso al massimo ribasso per l’assegnazione delle gare. Tenere conto solo del prezzo sarà possibile solo per i contratti di importo inferiore alle soglie Ue relativi a interventi di manutenzione o a bassa complessità di esecuzione. Per gli incarichi di progettazione si potrà usare solo l'offerte più vantaggiosa. Confermato anche lo spostamento dell'incentivo del 2% per i tecnici Pa dalle attività di progettazione a quelle di programmazione e controllo degli investimenti.

Disciplinato poi l’uso del documento di gara unico europeo per la partecipazione alle gare, l’assegnazione dei commissari di gara a sorteggio e l’istituzione di una banca dati dei requisiti delle imprese (l’attuale Avcpass) che sarà gestita dalle Infrastrutture. Nei contratti di partenariato dovrà essere garantito il trasferimento del rischio operativo ai privati durante tutta la durata della gestione.

I bandi potranno prevedere premi per le imprese che si impegnano nel reimpiego del personale giù utilizzato nell’appalto o che favoriscano la manodopera locale. I bandi che contengono queste clausole sociali dovranno essere segnalati all’Anac per verificare la compatibilità con le regole Ue.

Ancora da definire invece delle centrali di committenza così come molti dei poteri e dei ruoli affidati all’Anticorruzione, inclusi gli «strumenti di regolazione flessibile» del mercato (la cosiddetta «soft law»).

 

ANAC - parere responsabile lavori pubblici

ANCE ha presentato ad ANAC, in data 9 giugno 2015, una istanza di parere in relazione ad una gara del Comune di Vercelli avente ad oggetto primi lavori di restauro conservativo finalizzati alla messa in sicurezza della cortica esterna della Torre Civica di Vercelli. In particolare il quesito era volto a chiarire la legittimità della previsione della lettera di invito alla gara secondo la quale l’appaltatore assume la qualifica e le competenze di responsabile dei lavori , in contrasto con quanto disciplinato dal D. Lgs. n. 81/08.

ANCE, nell’istanza di parere, ha evidenziato che il decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i., Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, all'articolo 89, comma 1, lettera c), definisce il Responsabile dei lavori come "il soggetto che può essere incaricato dal committente per svolgere i compiti ad esso attribuiti dal presente decreto. Nel campo di applicazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, il responsabile dei lavori è il responsabile del procedimento".

In tal senso, a parere di ANCE, la clausola della lettera d'invito in esame, risulta in contrasto con il dettato normativo sopra riportato, in quanto nell'ambito dei lavori pubblici - quali sono l'oggetto del decreto legislativo n. 163/2006 - il responsabile dei lavori non può essere l'Appaltatore bensì è il Responsabile del procedimento.

ANAC con parere n. 228/2015 ha rilevato che nel settore dei contratti pubblici, disciplinato dal D. Lgs. n. 163/2006 e dal DPR 207/2010 la normativa di riferimento è chiara nel disporre che il responsabile del procedimento assume il ruolo di responsabile dei lavori, ai fini del rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro.

Il Consiglio ha pertanto concluso ritenendo non conforme l’operato della stazione appaltante e chiedendo alla stessa di far conoscere i provvedimenti assunti a seguito della pronuncia entro 30 giorni dal ricevimento dal 4 gennaio 2016, giorno di ricevimento della comunicazione.

Qui il testo.

 

 

 

Nasce il Task group europeo: la regia italiana al Mit

E’ stato costituito l’Eu Bim Task Group, organismo cofinanziato dalla Commissione Europea, con l’obiettivo di guidare il settore delle costruzioni verso la nuova era della digitalizzazione dei processi. Il gruppo si propone di ricondurre tutte le iniziative fatte finora a livello di singole nazioni «entro un approccio condiviso e simmetrico a livello Europeo, così da promuovere un Settore delle Costruzioni Digitalizzato a livelli di eccellenza mondiale».

La presidenza del task group europeo è stata affidata all'inglese Adam Matthews. «In quanto Gruppo di Lavoro - ha detto - Matthews - riteniamo che il Settore Pubblico possa assumere un ruolo principale nella UE-28 e, in definitiva, supportare l'Europa nel dar vita a un eccellente Settore delle Costruzioni contraddistinto da Libera Concorrenza, Digitalizzazione e Competitività».

La cabina di regia in Italia del gruppo europeo sarà presso il ministero delle Infrastrutture. A partecipare alle riunioni del Task group è Pietro Baratono, provveditore alle opere pubbliche di Lombardia ed Emilia Romagna.

Le prime iniziative per recepire con norme specifiche la digitalizzazione delle costruzioni si deve a Finlandia e Norvegia. Successivamente sono arrivati altri paesi, dal Regno Unito, dall'Olanda e, più recentemente, dalla Francia, dalla Germania e dalla Spagna.

Il Consiglio Direttivo dell’EU BIM Task Group si è riunito la prima volta il 19 Gennaio 2016 a Bruxelles. Esso attualmente include quattordici Stati Membri Comunitari rappresentati da Committenze Pubbliche, Agenzie del Demanio, Enti Infrastrutturali, Strateghi di Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Italia, Spagna, Svezia, Olanda, Norvegia, Portogallo, Regno Unito».

La Commissione Europea ha da poco assegnato allo EU BIM Task Group un finanziamento per il biennio 2016-2017 allo scopo di realizzare una Rete Europea finalizzata all'allineamento uniforme del ricorso al Building Information Modelling nell'ambito dei Lavori Pubblici.

Qui il sito dell’EU BIM Task Group.

 

 

 

PROFESSIONI

 

Il CDM vara il Jobs act degli autonomi

Il Consiglio dei Ministri di giovedì 28 gennaio ha approvato un disegno di legge recante misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.

Il disegno di legge prevede misure di sostegno in favore del lavoro autonomo e misure per favorire l’articolazione flessibile della prestazione di lavoro subordinato in relazione al tempo e al luogo di svolgimento:

 

  1. Disposizioni in materia di lavoro autonomo

La prima parte del provvedimento detta disposizioni in materia di lavoro autonomo con l’obiettivo di costruire per tali lavoratori, prestatori d’opera materiali e intellettuali non imprenditori, un sistema di diritti e di welfare moderno capace di sostenere il loro presente e di tutelare il loro futuro.

 

Le principali misure riguardano:

  • la previsione di agevolazioni fiscali, consistenti nella deducibilità:

  • nella misura del 100%, delle spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità finalizzate all’inserimento o reinserimento del lavoratore autonomo nel mercato del lavoro;

  • nella misura del 100% delle spese per la partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale, e in misura integrale delle spese per gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà, allo scopo di favorire la stipula di tali polizze, e favorendo, allo stesso tempo, lo sviluppo del mercato assicurativo e la diffusione di tali forme assicurative, con un conseguente abbattimento dei costi per il lavoratore autonomo.

  • la parificazione dei lavoratori autonomi ai piccoli imprenditori ai fini dell’accesso ai PON e ai POR a valere sui fondi strutturali europei;

  • il riconoscimento del diritto di percepire l’indennità di maternità spettante per i due mesi antecedenti la data del parto ed i tre mesi successivi, indipendentemente dalla effettiva astensione dall’attività lavorativa, l’estensione della durata e dell’arco temporale entro il quale tali lavoratori possano usufruire dei congedi parentali, prevedendo che l’indennità per congedo parentale possa essere corrisposta per un periodo massimo di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino;

  • la previsione della sospensione, senza diritto al corrispettivo, del rapporto di lavoro dei lavoratori autonomi che prestano la loro attività in via continuativa per il committente in caso di gravidanza, malattia e infortunio, per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare, e la sospensione del versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi per l’intera durata della malattia e dell’infortunio fino ad un massimo di 2 anni, in caso di malattia e infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni.

  • la previsione di una specifica misura di tutela contro la malattia in base alla quale, i periodi di malattia certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche, sono equiparati alla degenza ospedaliera.

 

  1. Disposizioni in materia di lavoro agile

La seconda parte del provvedimento reca diposizioni in materia di lavoro agile, che consiste, non in una nuova tipologia contrattuale, ma in una modalità flessibile di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato quanto ai luoghi e ai tempi di lavoro finalizzata a regolare forme innovative di organizzazione del lavoro, agevolando così la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Il lavoro agile consiste in una prestazione di lavoro subordinato che può essere eseguita in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

È previsto che:

  • il lavoratore che presta l’attività di lavoro subordinato in modalità agile ha diritto di ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda;

  • gli incentivi di carattere fiscale e contributivo eventualmente riconosciuti in relazione agli incrementi di produttività ed efficienza del lavoro subordinato, siano applicati anche quando l’attività lavorativa sia prestata in modalità di lavoro agile;

  • il datore di lavoro garantisce al lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza.

 

 

IRAP: la pagano soltanto i professionisti con autonoma organizzazione

I professionisti devono pagare l’Irap solo quando la sua attività è organizzata in forma autonoma. Lo ha chiarito la Cassazione, che con la sentenza 573/2016 ha spiegato anche che gli ammortamenti per i beni strumentali non sono sufficienti a provare l’autonoma organizzazione.

La Cassazione ha spiegato che il requisito dell'autonoma organizzazione deve essere accertato caso per caso dal giudice e ricorre quando il professionista è responsabile dell'organizzazione e non inserito in strutture organizzative riferibili ad altri. Ma non solo, perché il professionista deve anche utilizzare beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività o avvalersi di collaboratori in modo non occasionale.

Quando ricorrono questi presupposti, il professionista deve pagare l’imposta regionale sulle attività produttive (Irap).

Per spiegare meglio il caso, i giudici hanno affermato che deve pagare l’Irap chi si avvale di una struttura organizzata in un complesso di fattori che per numero, importanza e valore economico generano un valore aggiunto rispetto all’attività intellettuale supportata solo da strumenti indispensabili.

La Cassazione ha concluso spiegando che la presenza di ammortamenti per l’acquisto di beni strumentali di elevato valore non prova da sola l’esistenza dell’autonoma organizzazione. Se, si legge nella sentenza, il capitale investito è funzionale solo allo svolgimento dell’attività professionale e non costituisce un fattore produttivo di reddito, il professionista non deve pagare l’Irap.

Nel caso esaminato, un professionista aveva versato l’Irap, ma aveva successivamente chiesto il rimborso. L’Agenzia delle Entrate aveva respinto la richiesta, ma nei vari gradi di giudizio è stata riconosciuta al professionista la restituzione delle somme.

 

 

ITALIA CREATIVA: il primo studio sull’industria della cultura e della creatività italiana

È stato presentato il 20 gennaio alla Triennale di Milano “Italia Creativa”, il primo studio sull’industria della Cultura e della Creatività italiana realizzato da Ernst &Young con il supporto delle principali associazioni di categoria, guidate da Mibact e SIAE.

Obiettivo della Ricerca “Italia Creativa” è quello di delineare un quadro d’insieme sui numeri e le potenzialità complessive di un’industria che raramente viene considerata nel suo totale. Lo studio ha misurato 11 settori: Architettura, Arti performative, Arti Visive, Cinema, Libri, Musica, Pubblicità, Quotidiani e Periodici, Radio, Televisione e Home Entertainment, Videogiochi.

Per il 2014 (anno di riferimento), il valore economico complessivo è pari a 47 miliardi di euro, il 2,9% del prodotto interno lordo nazionale. Gli addetti sono quasi 1 milione, il 41% dei quali sono giovani fra i 15 e i 39 anni, contro una media del 37% in tutti i settori dell’economia del Paese.

Lo studio relativo al settore Architettura è consultabile qui.

 

Il settore Architettura

L’evoluzione di questo settore nel corso degli ultimi decenni - spiega lo studio - si potrebbe condensare in quella altrettanto profonda della figura dell’architetto: oggi una professione più che una vocazione, con connotati molto più tecnici e molto meno artistici. Il primato della funzione sull’estetica non è solo la conseguenza di una mutata sensibilità, ma anche della pesante crisi economica che non ha risparmiato il comparto.

Il valore economico del settore Architettura nel 2014 è pari a 2,6 miliardi di euro (diminuito del 6,2% rispetto al 2012), mentre gli occupati sono 69.489 (diminuiti del 5,6% rispetto al 2012). Quindi, fra il 2012 e il 2014 il valore del mercato dell’architettura è sceso di circa 170 milioni di euro e ha perso più di 4.000 occupati.

Ma c’è una evidente disparità - prosegue la ricerca -: gli studi di architettura italiani con le spalle più larghe continuano a crescere. Il valore del fatturato aggregato per le top 25 società italiane è cresciuto del 17% nel 2014. Questo sviluppo asimmetrico è soprattutto legato alle attività in altre aree geografiche in espansione economica (come il Sud-Est asiatico), che offrono opportunità più difficili da cogliere per realtà nazionali medio-piccole”.

Considerando il fatturato in Italia delle prime 25 società di architettura, gli studi guidati da Renzo Piano (11.685.000 euro di fatturato nel 2014), Antonio Citterio (fatturato di 8.601.000 euro nel 2014) e Roberto Baciocchi (fatturato di 7.436.000 nel 2014) risultano ai primi tre posti. Tra le prime 15 società di architettura in Italia ci sono anche architetti stranieri con società che fatturano in Italia (es. David Chipperfield Architects).

In generale, il calo del volume d’affari e degli addetti registrato tra il 2012 e il 2014 ha spinto molti a cercare risposte nuove, che diano slancio al settore e siano portatrici di valore per la comunità. Uno dei temi globali al centro del dibattito, con riflessi anche in Italia, è quello della sostenibilità. Bioarchitettura, risparmio energetico ed energie rinnovabili, materiali “a chilometro zero” e riciclabili: elementi più o meno nuovi che, adeguatamente supportati, possono offrire rinnovate possibilità di sviluppo.

 

Le eccellenze italiane

Fra gli esempi più significativi di architettura sostenibile italiana, lo studio cita il MUSE - Museo delle Scienze a Trento e, fra i casi di successo internazionale di nuove realtà italiane, segnala il gruppo RhOME for denCity, guidato da Chiara Tonelli, docente di Tecnologia dell’architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre, che ha vinto il Solar Decathlon Europe 2014.

Le nuove esperienze nel campo della sostenibilità si inscrivono nella cornice della riqualificazione urbana. “Gli spazi cittadini in cui oggi si concentra la sperimentazione architettonica sono le periferie, viste come un potente strumento per l’integrazione di fasce sociali spesso emarginate. Gli interventi investono il consolidamento e il restauro degli edifici pubblici, i luoghi d’aggregazione, la funzione del verde e la funzione del trasporto pubblico”.

A questo proposito, la ricerca ricorda il gruppo G124 fondato da Renzo Piano con l’obiettivo di attrarre giovani architetti per la realizzazione di un vero e proprio laboratorio focalizzato sul “riscatto architettonico” delle periferie. Alcuni fra i progetti che hanno coinvolto il Gruppo sono stati la Borgata Vittoria a Torino, il Viadotto dei Presidenti a Roma e il Quartiere Librino di Catania.

Inoltre, l’Italia è presente al vertice delle classifiche di quattro tra i maggiori premi di architettura di edifici a livello internazionale: il LafargeHolcim Award for Sustainable Construction ha premiato il progetto Saline Joniche di Reggio Calabria (2014 - Francisco Leiva - Grupo aranea, Alicante, Spain; Marco Scarpinato - AutonomeForme, Palermo, Italy); il World Architecture Festival ha premiato nel 2014 il progetto Urban SkyFarm a Milano (Rogers Stirk Harbour + Partners and Arup Associates); il Bosco Verticale di Stefano Boeri a Milano ha vinto il premio CTBUH Skyscraper Award nel 2015; nel 2012 Palazzo Lombardia (Paolo Caputo Partnership; Sistema Duemila Architettura e Ingegneria s.r.l.) è il progetto vincitore del premio per il miglior grattacielo in Europa; nel 2010 il MAXXI di Roma di Zaha Hadid ha vinto il celebre Riba Stirling Prize.

 

Le innovazioni in architettura

L’architettura in Italia, come riflesso del panorama internazionale - spiega la ricerca - , costituisce un’arte pronta e aperta ad innovare, condividendo con altri settori temi, spunti e oggetti di innovazione e sperimentazione. Tra questi, l’utilizzo dei materiali nell’architettura è da sempre un fenomeno interessante, che apre nuove opportunità e che caratterizza parte del dibattito settoriale.

Ad esempio, le declinazioni della ceramica riguardano sia gli interni sia gli esterni e, parlando di utilizzi, includono pavimenti e rivestimenti classici, grandi formati, facciate ventilate, pavimentazioni ad alto spessore con posa flottante, schermature solari (frangisole). Tali declinazioni possono supportare gli architetti in diversi utilizzi: alleggerimento del gres porcellanato per l’utilizzo in facciata, fonoassorbimento per uso interno, contenimento energetico attraverso soluzioni coibenti sono esempi al riguardo.

L’impatto, inoltre, delle evoluzioni tecnologiche e digitali, che ormai entrano in un numero sempre maggiore di settori, vede anche nell’architettura un terreno fertile. Ad oggi, nel contesto globale, il tema della Realtà Aumentata, ad esempio, costituisce un elemento di profondo rinnovamento rispetto al passato, con riflessi interessanti anche in Italia. Rispetto alla Realtà Virtuale, che prevede la totale immersione in un mondo interamente ricostruito in 3D attraverso l’uso di hardware apposito molto costoso, la Realtà Aumentata aggiunge digitalmente solo alcuni elementi alla realtà, impattando sempre maggiormente sia in fase di progettazione, sia di comunicazione.

Ulteriore trend architettonico innovativo, derivante da sperimentazioni in ambito di innovazione sui materiali, tecnologiche ed energetiche, sono le cosiddette “facciate mediatiche”, ovvero facciate di edifici diventate “schermi” veri e propri che trasmettono messaggi o che interagiscono con l’ambiente esterno.

 

 

Obbligo di POS: il 1° febbraio il decreto previsto in Legge di stabilità 2016 (comma 900)

Entro il 1° febbraio 2016 il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) dovrà definire in un decreto le multe per chi non installa il POS nel proprio studio o negozio, i casi in cui sia giustificata l’impossibilità tecnica di installarlo e le commissioni sui pagamenti.

Infatti, al fine di favorire la diffusione della cultura dei micropagamenti con carta di credito o di debito e aumentare la tracciabilità dei pagamenti, con l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale, la Legge di Stabilità 2016, all’art. 1, comma 900, ha prescritto che entro il 1° febbraio 2016 il Ministero dell’Economia e delle Finanze e quello dello Sviluppo Economico dovranno definire i tetti delle commissioni da applicare ai pagamenti elettronici.

Le commissioni applicate dalle banche dovranno comunque essere effettivamente commisurate ai costi del servizio erogato, senza scaricarsi sul professionista o sull’esercente che riceve il pagamento.

Spetterà al decreto del Mef definire anche l’importo delle multe e i casi di “oggettiva impossibilità tecnica” nei quali è possibile non rispettare tali adempimenti.

In attesa del decreto sulle modalità dei pagamenti in moneta digitale, di cui al momento non si conosce neanche la bozza, dal 1° gennaio 2016 è diventato obbligatorio per i professionisti accettare pagamenti elettronici di qualsiasi importo (anche sotto i cinque euro), come previsto dalla Legge di Stabilità 2016.

Fino al 2015 l’obbligo è stato applicato solo all’acquisto di prodotti o alla prestazione di servizi di importo superiore a 30 euro. Dal 2016 invece i professionisti e gli esercenti commerciali dovranno accettare pagamenti elettronici di piccolo importo, anche sotto i cinque euro, sia con carte di debito che con carte di credito.

Attualmente però chi non rispetta l'obbligo di accettare pagamenti digitali non incorre in alcuna sanzione.

 

 

Cassazione: contratto con il professionista, sì al recesso anticipato

Nei contratti stipulati con i professionisti il cliente può recedere dal contratto prima della scadenza, a patto che il regolamento negoziale, il documento in cui vengono esplicitati gli accordi tra le parti, non escluda tale possibilità.

A spiegarlo la sentenza della Cassazione 469/2016 che ha respinto il ricorso di un medico che richiedeva un risarcimento dal cliente per aver interrotto il loro rapporto contrattuale di consulenza prima della scadenza stabilita.

Secondo i giudici, infatti, “la previsione di un termine di durata del rapporto non esclude di per sé la facoltà di recesso ad nutum previsto a favore del cliente dal primo comma dell’art. 2237 cod. civ”. Per escludere la possibilità di recesso anticipato è necessario, secondo la Cassazione, che nel “regolamento negoziale le parti abbiano inteso o meno vincolarsi in modo da escludere la possibilità di scioglimento del contratto prima della scadenza pattuita”.

La Fondazione per il MASTER in Gestione Integrata dei Processi PIM Project Information Management

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La Fondazione ha inteso sostenere con una borsa di studio pari ad euro 2.500,00 (duemilacinquecento/00) omnicomprensivi a copertura parziale delle spese di iscrizione, il MASTER in Gestione Integrata dei Processi PIM Project Information Management dal BIM al PIM realizzato da INARCH in partnership anche con ABDR architetti associati e con la collaborazione di Spraut, tra i primi ad aver introdotto il BIM in Italia. 

Obiettivo del Master è formare un professionista capace di coordinare un processo integrato (un trait d'union tra BIM manager e coordinatore di progetto), consapevole delle tecnologie utilizzabili e capace di monitorarne l'evoluzione, di gestire i singoli flussi di lavoro ma soprattutto la connessione e l'ottimizzazione tra questi, preparato e formato alla gestione della produzione (in senso di fabbricazione) dentro una visione produttiva efficiente.  

Il percorso formativo è strutturato in laboratori e brainstorming mirati alla produzione e alla divulgazione dei risultati.
Una vera e propria factory creativa in cui il lavoro di tesi è parte di un reale progetto di ricerca.

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Invio CV: 8 aprile 2016

Scadenza iscrizioni: 19 aprile 2016

Inizio lezioni: 19 maggio 2016

La Fondazione per il MASTER in Gestione Integrata dei Processi PIM Project Information Management

E' in partenza il 7 ottobre prossimo, il MASTER in Gestione Integrata dei Processi PIM Project Information Management dal BIM al PIM realizzato da INARCH in partnership anche con ABDR architetti associati e con la collaborazione di Spraut (tra i primi ad aver introdotto il BIM in Italia), master che la Fondazione sostiene con una borsa di studio pari ad euro 2.500,00 (duemilacinquecento/00) omnicom

Nuovo servizio di rassegna stampa

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La Fondazione ha, da sempre, tra i suoi compiti quello di monitorare e approfondire specifiche tematiche, in ambito giuridico, legislativo e normativo, che a vario titolo si riflettono sulla Categoria.

 

A tal proposito, siamo lieti di comunicare l’avvio imminente di un nuovo servizio che consiste nell’invio quotidiano, attraverso le nostre consuete newsletters, di una rassegna stampa, curata dalla Società Telpress, sui principali temi di interesse per la Professione dell’Architetto e dell’Ingegnere Libero Professionista.

 

Non distrarTi!

 

Sostieni la Tua professione e aderisci alla Fondazione a soli € 12 per i singoli e € 120 per le Società.

 

Per info e adesione www.fondazionearching.it

La Fondazione ancora per REGENERATION

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Dopo l'ottimo riscontro della prima edizione, REGENERATION si ripete.
Macro Design Studio con il Patrocinio della Fondazione Inarcassa ed in collaborazione con l’International Living Building Institute (ILFI), con il Living Building Challenge Collaborative: Italy  è lieto di organizzare la seconda edizione di REGENERATION, il concorso europeo di progettazione interamente basato sul protocollo Living Building Challenge.


Cosa
È un concorso di progettazione nel quale tre team composti da giovani professionisti sono chiamati a sviluppare un progetto di riqualificazione sostenibile di un edificio pubblico per soddisfare i bisogni della comunità locale. Ogni team deve dare risposte in merito alle richieste specifiche definite nel bando. La progettazione integrata, lo sviluppo sinergico del progetto e la condivisione del proprio bagaglio culturale sono prerogative necessarie per affrontare questa sfida. L'obiettivo del concorso è quello di mostrare i migliori progetti di rigenerazione sostenibile per gli edifici esistenti in termine di architettura, efficienza energetica, vivibilità, relazioni sociali, urbane e con il contesto naturale.


Dove
Centrale Fies è un centro di creazione e produzione delle arti contemporanee come performing art, exhibit, site specific, video ed ogni forma di spettacolo dal vivo, di eventi come festival, esposizioni, manifestazioni; ma è anche una location davvero unica in grado di ospitare corporate meeting, tavole rotonde, work-shop. Centrale Fies è il luogo fisico in cui avverrà la competizione e sarà il luogo che ospiterà i partecipanti durante il loro soggiorno.


Quando
REGENERATION avrà luogo a Centrale Fies, Dro (Trento - Italy), dal 13 al 16 aprile 2016.


Chi
15 professionisti con laurea in materie tecniche e ambientali in possesso di abilitazione professionale e iscritti agli ordini, dove previsti
3 team - 5 partecipanti per ogni team
età inferiore ai 35 anni
provenienti da paesi membri dell'Unione Europea
i team potranno lavorare solo all'interno degli spazi dedicati
3 tutor a disposizione dei team
1 giuria internazionale
Ogni team sarà composto da cinque partecipanti, ognuno dei quali contribuirà con le proprie esperienze e idee a raggiungere gli obiettivi di progetto. I team svilupperanno ogni progetto seguendo le linee guida dello standard Living Building Challenge, versione 3.0.

 

Ancora Premio
Al team vincitore di REGENERATION 2 edition verrà assegnato un premio dal valore di € 3.000,00 onnicomprensivi, offerto anche quest'anno da Fondazione Inarcassa, partner dell'evento.


Candidature
E' aperta la selezione dei 15 partecipanti! Scarica l'Application Form e invia la Tua candidatura entro il 29 gennaio 2016 all'indirizzo eventi@macrodesignstudio.it.
Lingua ufficiale: Inglese


Invia la tua candidatura! Vuoi aiutarci a rigenerare? Spargi la voce!
Per maggiori informazioni Ti invitiamo a visitare il sito Internet di Macro Design Studio www.macrodesignstudio.it o a unirti al gruppo REGENERATION su Facebook.

Scarica :
la brochure 
L'APPLICATION FORM
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Vergogna N. 9, i professionisti devono agire!

Abbiamo ricevuto manifestazioni di sostegno da moltissimi professionisti in relazione alla recente Vergogna 9 ed in particolare desideriamo citare quella dell'Arch. Roberto Cassani che invita tutti i professionisti ad inoltrare all'attenzione del Comune ed in particolare del responsabile tecnico del procedimento Arch.

Sintesi di monitoraggio legislativo 18 dicembre 2015 - 15 gennaio 2016

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NOTA POLITICA

 

Riforma costituzionale

Lunedì 11 gennaio la Camera dei Deputati ha approvato ad ampia maggioranza il ddl Boschi di riforma costituzionale che il Premier ha prontamente definito «madre di tutte le battaglie». Il passaggio ha concluso la prima fase della riforma: seguiranno altre 2 votazioni fra Camera e Senato e il referendum confermativo di fine 2016. Il ddl intende porre fine alla lunga stagione del bicameralismo perfetto, ridefinendo la composizione e i poteri della Camera Alta e la distribuzione delle competenze fra Stato e regioni.

Renzi ha legato il futuro della sua carriera politica all’approvazione della riforma, promettendo le proprie dimissioni e il ritiro dalla politica nel caso di una mancata ratifica popolare. L’azzardo, probabilmente, è più apparente che reale, visto che l’argomento non sembra in grado di appassionare (e dunque eventualmente dividere) l’elettorato.

La campagna referendaria dovrebbe partire in aprile, mentre dall’opposizione già ci si prepara a politicizzare il referendum per colpire il Governo, vista l’intenzione del Premier di trasformare la consultazione popolare in un voto sul proprio operato.

 

 

SINTESI DI MONITORAGGIO LEGISLATIVO E REGOLATORIO

 

LAVORI PUBBLICI

 

Delega appalti

Giovedì 14 gennaio, il Senato ha approvato in via definitiva, Con 170 voti favorevoli, 30 contrari e 40 astenuti, il disegno di legge delega sul recepimento di direttive su appalti e concessioni.

La legge, di cui si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, fissa i criteri sulla base del quale il Governo dovrà dare attuazione alle Direttive 2014/23/Ue sui contratti di concessione, 2014/24/Ue sugli appalti pubblici e 2014/25/Ue sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali.

Il provvedimento contiene ben 72 criteri di delega che orienteranno il Governo e, in particolare, la Commissione nominata dal Ministro Delrio e presieduta dall’Avv. Manzione, Capo del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio, nella stesura del decreto legislativo che sarà adottato entro il 18 aprile 2016. Il decreto delegato recepirà le direttive e costituirà il nuovo codice dei contratti pubblici.

Il lavoro della commissione Lavori pubblici del Senato, guidato dal relatore Stefano Esposito, e poi quello della commissione Ambiente della Camera, coordinato dalla relatrice Raffaella Mariani, ha prodotto un testo complesso che affronta molte questioni cruciali per il settore: qualificazione, riduzione delle stazioni appaltanti, contenzioso, criteri di aggiudicazione, débat public, progettazione, l’esclusione degli incentivi alla progettazione per i dipendenti pubblici.

 

I cardini della Riforma

previsione di una disciplina applicabile ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, e di una disciplina per l'esecuzione di lavori, servizi e forniture in economia; indicazione delle disposizioni applicabili in materia di affidamento dei contratti nei settori speciali;

rispetto dei criteri di sostenibilità energetica e ambientale;

armonizzazione delle norme in materia di trasparenza, pubblicità e tracciabilità delle procedure di gara;

definizione dei requisiti di capacità tecnica ed economico - finanziaria;

revisione della disciplina in materia di pubblicità degli avvisi e dei bandi di gara ;

rafforzamento delle funzioni dell'Autorità nazionale anticorruzione;

riduzione degli oneri documentali ed economici a carico dei soggetti partecipanti;

introduzione di un apposito sistema, gestito dall'ANAC, di qualificazione delle stazioni appaltanti;

contenimento del ricorso alle varianti in corso d'opera;

utilizzo del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV), regolando espressamente i criteri per il ricorso al criterio del prezzo più basso o del massimo ribasso d'asta;

istituzione di un albo nazionale delle commissioni giudicatrici;

garanzia di adeguati livelli di pubblicità e trasparenza delle procedure anche per gli appalti pubblici e i contratti di concessione sotto la soglia di rilevanza europea;

istituzione di un albo dei responsabili dei lavori, dei direttori dei lavori e dei collaudatori;

revisione della disciplina di affidamento degli incarichi di collaudo a dipendenti appartenenti ai ruoli della pubblica amministrazione e in trattamento di quiescenza;

limitazione del ricorso all'appalto integrato, previsione di norma della messa a gara del progetto esecutivo, esclusione dell'affidamento dei lavori sulla base della progettazione di livello preliminare, nonché progressivo uso di metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione elettronica e informativa per l'edilizia e le infrastrutture;

revisione della disciplina degli incentivi per la progettazione interna delle pubbliche amministrazioni;

trasparenza nella partecipazione dei portatori qualificati di interessi nell'ambito dei processi decisionali finalizzati alla programmazione e all'aggiudicazione di appalti pubblici e contratti di concessione, nonché nella fase di esecuzione del contratto;

introduzione di forme di dibattito pubblico delle comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali;

introduzione di una disciplina specifica per il subappalto;

"superamento" delle disposizioni di cui alla legge n. 443 del 2001 (cd. "legge obiettivo").

 

 

Milleproroghe: le novità per gli appalti

Il 23 dicembre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge milleproroghe, che ha iniziato l’iter parlamentare per la conversione in legge alla Camera dei Deputati.

Ecco le principali misure in tema di lavori pubblici, previste dall’art. 7 del provvedimento:

- l'allungamento per altri sette mesi dell'anticipazione del prezzo. La misura, che fu introdotta con il decreto fare nell'estate del 2013 al fine di limitare gli effetti della crisi di liquidità dei costruttori, viene confermata fino alla scadenza prevista dalla delega appalti per la riforma del codice dei contratti pubblici, al più tardi entro il 31 luglio 2016.

- la proroga per un altro anno dell'obbligo di pubblicare i bandi e gli avvisi di gara su quotidiani nazionali e locali. Slitta al 1° gennaio 2017 il termine che era fissato al 1° gennaio 2016, di passaggio alla pubblicazione esclusivamente telematica dei bandi di gara. Le spese di pubblicazione come avviene già oggi sono anticipate dalla stazione appaltante, che poi ottiene il rimborso dall'impresa o dal professionisti vincitore dell'appalto. La misura allunga di 12 mesi quanto stabilito con il decreto Irpef dell'anno scorso (Dl 66/2014) , collegando la "smaterializzazione" degli avvisi di gara alla riforma degli appalti che verrà approvata l'anno prossimo.

- l'allungamento dei termini per l'applicazione delle misure di qualificazione più favorevoli per imprese e progettisti. In particolare si applicheranno fino al 31 luglio 2016 la possibilità di attestare i requisiti tecnico economici dei costruttori facendo riferimento all'attività svolta nei dieci anni precedenti alla sottoscrizione del contratto con la Soa. Prorogate di sette mesi anche le semplificazioni in materia di qualificazione previste dal codice appalti per le società di progettazione (articolo 253, comma 15-bis).*

- prorogata fino al 31 luglio anche la possibilità per i general contractor di utilizzare per la dimostrazione dell'adeguata idoneità tecnica e organizzativa, l'attestazione Soa in luogo della presentazione dei certificati di esecuzione dei lavori (articolo 189, comma 5 del codice appalti). Prorogata fino al 31 luglio 2016 anche la possibilità di attestare con copia conforme i certificati di esecuzione lavori per la dimostrazione del requisito di adeguata idoneità tecnica e organizzativa (articolo 357, comma 27, del regolamento appalti).

Il testo del provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale è disponibile qui.

 

 

*Qualificazione delle società di progettazione e procedure di affidamento: approfondimento

L’art. 7, comma 2 proroga di sette mesi i termini (previsti dai commi 9-bis e 15-bis dell'articolo 253 del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006) fino ai quali si applicano alcune agevolazioni transitorie rispetto al regime ordinario relativo alla dimostrazione dei requisiti degli esecutori di lavori pubblici e dei prestatori di servizi relativi ai servizi di architettura e di ingegneria ai fini, rispettivamente, della qualificazione e delle procedure di affidamento.

Le disposizioni prorogate – si tratta dei comma 9-bis e 15-bis dell'articolo 253 del codice dei contratti pubblici disciplinano rispettivamente le modalità di dimostrazione di requisiti a fini di qualificazione delle imprese nonché le modalità di dimostrazione dei requisiti di capacità tecnico-professionale ed economico-finanziaria in relazione alle procedure di affidamento di cui all'articolo 91 del codice dei contratti pubblici (incarichi di progettazione, di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, di direzione dei lavori, di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e di collaudo).

In particolare, fino al 31 luglio 2016 per dimostrare i requisiti tecnico-professionali ed economico-finanziari si potranno utilizzare i migliori tre anni del quinquennio precedente e i migliori cinque anni del decennio precedente alla pubblicazione del bando.

Dal 1° agosto 2016 diventeranno operative le norme contenute nel Regolamento attuativo del Codice Appalti in base alle quali i concorrenti vanno valutati sulla base del fatturato globale ottenuto nei cinque esercizi antecedenti la pubblicazione del bando, che deve essere compreso tra 2 e 4 volte l'importo a base d'asta, e del personale tecnico utilizzato negli ultimi tre anni, che deve variare tra 2 e 3 volte le unità stimate nel bando.

Si tratta di regole più severe, che sono state più volte posticipate per evitare l’esclusione di un gran numero di operatori.

L’articolo 253 del Dpr 207/2010 prevede che per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura la Stazione Appaltante debba prendere in considerazione il fatturato globale dei servizi espletati negli ultimi cinque esercizi antecedenti la pubblicazione del bando, per un importo variabile tra 2 e 4 volte l'importo a base d'asta, nonché il numero medio annuo del personale tecnico utilizzato negli ultimi tre anni, in una misura variabile tra 2 e 3 volte le unità stimate nel bando per lo svolgimento dell'incarico.

Dal momento che il rispetto di questi requisiti rende difficile la partecipazione alle gare ad un discreto numero di professionisti, il Terzo Correttivo (D.lgs 152/2008) al Codice Appalti (D.lgs 163/2006) ha previsto regole meno severe per una serie di servizi di importo pari o superiore a 100 mila euro: incarichi di progettazione, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e collaudo.

La semplificazione è a termine ed è stata più volte prorogata. Con l’ultimo slittamento dei termini, fino al 31 luglio 2016 per la dimostrazione dei requisiti di capacità tecnico-professionale sarà possibile utilizzare i migliori tre anni del quinquennio precedente la data di pubblicazione del bando di gara. Per la capacità economico-finanziaria il periodo di riferimento sarà invece costituito dai migliori cinque anni del decennio precedente.

Anche ll’Autorità nazionale anticorruzione ha giudicato troppo stringenti i requisiti previsti dal Regolamento attuativo. Con la Determinazione 4/2015 l’ANAC ha infatti affermato che bisognerebbe ritenere congruo un fatturato pari al doppio dell’importo del servizio in gara e che il requisito del numero di addetti può essere raggiunto anche ricorrendo ai raggruppamenti temporanei di professionisti. La richiesta di requisiti più severi dovrebbe invece essere motivata da esigenze specifiche.

 

 

Nuove soglie europee

Dal primo gennaio sono scattate le nuove soglie europee per le gare relative ai contratti pubblici .

Per gli appalti e le concessioni di lavori la soglia è ta da 5.186.000 euro a 5.225.000 euro.

Per gli appalti di servizi e forniture si passa da 207mila euro a 209mila euro. A meno che a promuovere l'intervento non sia un'amministrazione dello Stato (come ad esempio un ministero). In questo caso la soglia sale da 134 mila a 135mila euro.

 

 

Documento di gara unico europeo

Il regolamento di esecuzione (UE) 2016/7 della Commissione del 5 gennaio 2016 stabilisce il modello di formulario per il documento di gara unico europeo.

A decorrere dall'entrata in vigore delle misure nazionali di attuazione della direttiva 2014/24/UE, e al più tardi a decorrere dal 18 aprile 2016, per l'elaborazione del documento di gara unico europeo è utilizzato il modello di formulario riportato nell'allegato 2 del regolamento.

Il provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta dell’Unione europea del 6 gennaio 2016.

 

 

Estesa ai Comuni con meno di 10.000 abitanti la possibilità di procedere ad acquisti autonomi per importi inferiori a 40.000 euro

Con l’entrata in vigore della c.d. Legge di stabilità 2016, è estesa anche ai Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti la possibilità di procedere ad acquisti autonomi per importi inferiori a 40.000 euro. Dal 1° gennaio 2016 l’Autorità provvederà dunque a rilasciare il Codice Identificativo Gara - CIG - a tutti i Comuni che procedono all’acquisto di lavori, servizi e forniture sotto l’importo indicato.

Il comunicato è disponibile qui.

 

 

 

 

PROFESSIONI

 

Legge di stabilità in Gazzetta Ufficiale

Il 30 dicembre 2015 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge di stabilità 2016: il testo è disponibile qui.

Di seguito i commi di diretto interesse dell’articolo unico del provvedimento:

 

commi 111-113: conferma dell'innalzamento della soglia per il regime forfettario: fino a 30mila euro (prima erano 15mila) si pagherà un'aliquota unica del 15%. Questo regime di favore sarà potenziato ulteriormente per i piccoli studi in fase di avviamento. Entro i primi cinque anni, l'aliquota per le partite Iva sarà appena del 5%.

comma 821: i piani operativi PON e POR dei fondi FSE e FESR relativi al periodo 2014-2020 si intendono estesi anche ai liberi professionisti, "in quanto equiparati alle Pmi come esercenti di attività economica, a prescindere dalla forma giuridica rivestita". I bandi nazionali e regionali, quindi, da adesso dovranno essere tutti adeguati a queste indicazioni.

commi 91-97: per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi dal 15/10/2015 al 31/12/2016 la deduzione per ammortamento sale al 140;

comma 904: obbligo per commercianti e professionisti di accettare pagamenti anche mediante carte di credito;

comma 74: allungamento fino al 31 dicembre 2016 sia dell'ecobonus 65% per il miglioramento energetico degli edifici che del 50% per le ristrutturazioni. La proroga riguarda anche il bonus raddoppiato a 96mila euro e il riconoscimento dell'aliquota più altra (65%) anche per gli interventi antisismici nelle zone a più alto rischio terremoto. Inoltre l’ecobonus è esteso anche per l'acquisto, l'installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento e/o produzione di acqua calda e/o climatizzazione delle unità abitative, che garantiscono un funzionamento efficiente degli impianti, nonché dotati di specifiche caratteristiche.

Per le altre disposizioni di carattere fiscale cliccare qui.

 

 

Professionisti e fondi Ue: il ruolo delle regioni

Professionisti, ma anche il popolo delle partite Iva e i freelance. Con o senza albo. Una platea ad ampio raggio che vale il 12,5% del Pil e che dal 2016, in virtù dell’art. 1, comma 821 della legge di Stabilità 2016, potrà attingere ai fondi Ue della programmazione 2014-2020, con pari dignità rispetto alle Pmi.

La novità accoglie la raccomandazione della Commissione Ue del 2013, che chiedeva al nostro Paese di allinearsi ai partner europei ed estende su base nazionale l'esperienza di alcune regioni che hanno fatto da battistrada. «La misura - spiega il sottosegretario allo sviluppo economico Simona Vicari - è il risultato del Tavolo delle libere professioni istituito dal nostro ministero con i rappresentanti delle varie categorie. Complessivamente negli ultimi tre anni sono stati destinati dalle regioni ai liberi professionisti circa 260 milioni di euro attraverso il Fondo sociale europeo. Il nostro obiettivo era estendere questi strumenti anche al Fesr, il Fondo europeo di sviluppo regionale che finanzia il digitale, l'innovazione e la ricerca, che potrà rappresentare un volàno per le professioni rese vulnerabili dalla crisi e renderle più competitive a livello europeo ».

Tra i pionieri della misura ci sono Toscana e Puglia. I professionisti toscani - fanno sapere dalla regione - già dalla programmazione 2007-2013 accedono al bando destinato ai tirocini destinati ai praticanti. Con la programmazione 2014-2020 le opportunità aumentano: vengono finanziati il coworking e gli incentivi per l'occupazione, mentre sono allo studio interventi a sostegno della formazione continua rivolti sia ai professionisti, sia agli imprenditori. I rappresentanti dei liberi professionisti siedono inoltre nei comitati di sorveglianza dei fondi Fse e Fesr della regione. La Puglia ha finora messo a punto due incentivi per agevolare i professionisti nell'ambito della programmazione 2014-2020: i Nidi (nuove iniziative di impresa) e il microprestito. Complessivamente le due misure hanno consentito di concedere finanziamenti per 6,2 milioni. I fondi per le nuove iniziative di impresa si rivolgono ai professionisti in forma associata o società e ne hanno già beneficiato 77 soggetti per 3,9 milioni. Le risorse per il microprestito sono destinate ai professionisti sia in forma singola o in società e finora hanno finanziato 121 attività per un totale di 2,29 milioni.
Il 4 dicembre la Lombardia ha pubblicato l'avviso di bando per lo sviluppo di prodotti e servizi integrati per la valorizzazione degli attrattori turistico-culturali e naturali della regione. Il bando prevede tra i beneficiari i professionisti che svolgono un'attività in forma associata o in società multidisciplinari.

Il Piemonte non ha finora aperto i propri bandi ai professionisti ma «nell'ambito del Fse - fanno sapere - si sta ragionando se includerli tra i beneficiari delle risorse per la creazione di impresa e per l'autoimpiego».

Il Friuli Venezia Giulia si riserva di verificare con l'Agenzia per la coesione e la Commissione Ue le modalità per dare applicazione alla normativa nazionale.

Rispetto alle singole iniziative regionali la legge di Stabilità contiene alcune novità. «In primo luogo - spiega Vicari - per i professionisti che intenderanno accedere ai fondi Ue non esisterà più l'obbligo di iscrizione al Registro delle imprese, con un conseguente alleggerimento burocratico». In secondo luogo il tesoretto potenzialmente a disposizione della nuova platea allargata riguarda il Fse, ma anche il Fesr attraverso i programmi regionali (Por) o quelli nazionali (Pon). Sul piatto ci sono 31,1 miliardi di risorse Ue a cui si aggiunge la quota di cofinanziamento nazionale di circa 20 miliardi che d'ora in poi potranno essere destinati a professionisti e Pmi. A questo si aggiungono le risore gestite direttamente da Bruxelles, come quelle di Horizon 2020, il Programma quadro per la ricerca e l'innovazione, che ha una dotazione di 80 miliardi per tutti i 28 paesi Ue e Cosme, il programma per l'accesso al credito tradizionalemnte riservato alle Pmi.

Percorso virtuoso

«Per poter cogliere queste opportunità - conclude Vicari - professionisti, partite Iva e free lance dovranno attrezzarsi, fare gioco di squadra ed essere pronti a innovarsi. Fare, insomma, un salto culturale, un po' come è successo per le imprese con i distretti e le reti di impresa. Per contribuire a questo processo virtuoso nel 2016 il nostro ministero pubblicherà un bando per favorire le aggregazioni tra professionisti. Entro febbraio - conclude Vicari - aggiorneremo il Protocollo di intesa sul rafforzamento della competitività dei professionisti siglato nel tavolo con le libere professioni per esortare le regioni a mettersi in regola».

 

 

Professionisti e iscrizione agli albi, il Guardasigilli: no alle discriminazioni basate sulla nazionalità

Stop all'applicazione della clausola di reciprocità in Italia per i professionisti stranieri. Il principio è ormai stato ribadito più volte. Ma, in questo caso, il ministero della Giustizia ha deciso di lanciare l'offensiva finale contro gli ordini locali che si rifiutano di iscrivere professionisti non europei nei loro albi, adducendo la difformità delle regole dei loro paesi di appartenenza rispetto a quelle italiane. Il Guardasigilli ha inviato una comunicazione a diversi Consigli nazionali, tra i quali c'è quello dei geometri, chiedendo di verificare gli elenchi dei professionisti non europei ai quali è stata negata l'iscrizione. In questo modo sarà possibile evitare l'apertura formale di una procedura di infrazione da parte di Bruxelles.

La questione riguarda l'accesso dei cittadini di Stati terzi all'esercizio delle libere professioni nel nostro paese, secondo quella che si chiama anche clausola di reciprocità. Il Dipartimento delle Politiche europee della presidenza del Consiglio dei ministri ha segnalato che la Commissione continua a ricevere reclami su casi di discriminazione, ancora esistenti nel nostro paese, sulla base della nazionalità, in fase di iscrizione agli albi.

Sul punto, il ministero della Giustizia ha già sottolineato l'esistenza di diverse disposizioni nel nostro ordinamento che offrono tutela ai cittadini stranieri, come l'articolo 37 del Dlgs n. 286/1998, l'articolo 47 del Dpr n. 394/1999, l'articolo 10 della legge n. 39/1990, che consentono l'iscrizione agli albi «indipendentemente dal requisito della cittadinanza italiana» e vietano discriminazioni fondate sulla nazionalità. Sulla questione è intervenuto negli ultimi anni il Dpr n. 137/2012, all'articolo 2, spiegando che «sono in ogni caso vietate limitazioni discriminatorie, anche indirette, all'accesso e all'esercizio della professione, fondate sulla nazionalità del professionista o sulla sede legale dell'associazione professionale o della società tra professionisti».

Alla luce di tutte queste previsioni, se negli ordinamenti professionali sono contenute regole che vanno contro questi principi generali, andranno considerate automaticamente abrogate, dal momento che la legge non ammette incompatibilità tra le disposizioni nuove e quelle precedenti, a beneficio delle prime. Quindi, la clausola di reciprocità, anche se prevista, non può più essere considerata un requisito ammissibile.

Per evitare che casi del genere si ripetano, il ministero della Giustizia ha avviato una verifica, tramite i Consiglio nazionali delle diverse professioni, dei casi di mancata iscrizione all'albo di cittadini non appartenenti all'Unione europea per mancanza del requisiti della reciprocità. Nello specifico, il Guardasigilli ha chiesto di conoscere quante richieste di iscrizione agli albi sono arrivate da cittadini non europei e quante richieste sono state rifiutate, specificando i motivi del diniego, per poter controllare la bontà delle ragioni. E, nel caso, poter intervenire a sanare gli abusi.

 

 

Architetti: entro l’estate una conferenza nazionale

Organizzare prima della prossima estate una Conferenza nazionale sull’Architettura per definire lo scenario di azione, i nuovi strumenti e le nuove regole, i nuovi corsi di studio che diano all’Architettura e alle Università italiane la capacità di migliorarsi, di assicurare la formazione, la ricerca e il trasferimento di conoscenze di cui la società ha e avrà necessità. Tutto ciò per cogliere con successo le sfide della competizione internazionale della ricerca e della formazione di architettura e del progetto in senso più esteso.

A lanciarla la Conferenza Universitaria Italiana di Architettura, CUIA, ed il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, CNAPPC, che stanno dando vita - attraverso la realizzazione di Seminari congiunti - ad una serie di riflessioni comuni sulla Direttiva 2013/55/UE sul riconoscimento delle qualifiche professionali e sulle strategie di internazionalizzazione dell’Università e della scuola italiana di architettura in particolare, organizzate con la piena collaborazione del MIUR.

Riflessioni che nascono dalla consapevolezza che sia oramai necessario che il sistema di formazione universitario, il CNAPPC e le altre istituzioni pubbliche, primo fra tutti il MIUR, pur nella diversità dei ruoli, individuino gli elementi e le azioni di interesse comune per la qualificazione della professione dell’architetto e della sua formazione in Italia, in una prospettiva europea e internazionale in linea anche con le politiche del CAE, il Consiglio degli Architetti d’Europa.

Secondo CUIA e CNAPPC “nell’intensificarsi dei processi di apertura internazionale e di mobilità europea ed extraeuropea dobbiamo impegnarci per un progetto di sistema italiano della formazione in architettura in grado di valorizzare le risorse culturali e scientifiche e le specificità delle diverse scuole, delle possibili reti di cooperazione, dei progetti innovativi, anche nella proiezione internazionale. E’ questo un percorso di innovazione che abbiamo intrapreso - in collaborazione anche con l’ANVUR, Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca e il CUN, Consiglio Universitario Nazionale - per responsabilità nei confronti dell’architettura e, soprattutto, nei confronti dei giovani che si avviano agli studi di architettura e alla professione di architetto, nonché per il ruolo che l’università italiana può giocare nel mondo per la sua storia e per le sue competenze”.

Prima dell’estate ed in preparazione della Conferenza nazionale sull’Architettura saranno organizzati - oltre a quello già realizzato presso il MIUR ai primi di dicembre – una serie di Seminari sui nuovi profili di competenze nell’area del progetto in relazione alle nuove esigenze ambientali, culturali ed economico sociali di sostenibilità e resilienza, di diversità biologica, di equità e sulle prospettive di una nuova e più efficace cooperazione fra le istituzioni pubbliche, dalle università e dagli enti di governo del territorio, alle agenzie nazionali, agli ordini professionali, per un più efficace progetto di governo delle città e del territorio.

 

Architetti: questionario sulla professione

Il prossimo 20 gennaio scadrà il l termine per la partecipazione all’edizione 2015 dell’Osservatorio sulla professione di Architetto realizzato dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di concerto con il Cresme.

L’indagine è aperta a tutti gli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori iscritti all’Albo Unico Nazionale che vi possono partecipare, in modo del tutto anonimo, rispondendo all’apposito questionario al link http://questionario.cnappc.cresme.it/default.aspx

Scopo dell’Osservatorio è quello di analizzare le condizioni, a livello locale e nazionale, in cui si svolge la professione di architetto per individuare le politiche da adottare per sostenere - tenendo conto delle prospettive e delle aspettative - l’impegno e il lavoro profuso, nel nostro Paese, dai professionisti.

In questo momento particolare - secondo i dati appena diffusi dal  Centro studi ImpresaLavoro, l’edilizia ha perso il  23,78% degli addetti in sette anni con una un'emorragia di 464mila posti di lavoro - è importante comprendere quanto sia grave la crisi di mercato che la professione sta vivendo identificando, con l'aiuto degli iscritti, i temi prioritari sui quali concentrare l'azione del Consiglio Nazionale e degli Ordini Provinciali.

Nel corso degli anni l’Osservatorio sulla professione di Architetto è diventato sempre più un punto di riferimento nel delineare lo stato dell’edilizia e del mercato della progettazione in Italia, ma anche uno strumento in grado di fornire le linee di tendenza di questo importante comparto, anticipando quelli che saranno i futuri scenari dei quali le forze istituzionali, politiche ed economiche dovranno tenere conto.

 

 

Working, l'app che fa incontrare i progettisti

Arriva la app per trovare lavoro, per prenotare una scrivania in coworking e creare raggruppamenti temporanei tra professionisti.

E' stata avviata la sperimentazione di Working, l'applicazione che punta a favorire la mobilità dei progettisti, facendo incrociare domanda e offerta di lavoro. Inoltre, uno speciale algoritmo consentirà ai professionisti di interagire, per trovare colleghi con i requisiti necessari a partecipare ai bandi di progettazione.

II Consiglio nazionale degli ingegneri ha da poco emanato una circolare (qui è disponibile il testo) nella quale racconta che il progetto Working «nasce sulla base delle conclusioni emerse dal Congresso nazionale degli ingegneri del 2013, con l'obiettivo di mettere a sistema azioni e informazioni già presenti nel network degli ordini per quanto concerne l'inserimento occupazionale degli ingegneri a supporto alla loro attività professionale».

Si tratta di un software per computer e di una app per smartphone, con funzionalità dedicate al mondo del lavoro, che consentono di incrociare domanda e offerta: gli ingegneri possono inserire le proprie competenze in un archivio pubblico e le aziende, per la loro parte, possono inserire le loro richieste.

La prima versione dell'applicazione è stata sviluppata dal Cni, in collaborazione con Page Personnel. Tutti i 106 ordini italiani hanno già un responsabile, con il compito di inserire nella piattaforma le richieste di lavoro.

La terza funzione del sistema è la più innovativa. Essa punta a incidere sui bandi di progettazione e sui casi nei quali il professionista non ha tutti i requisiti per partecipare a una chiamata: l’applicazione potrà, infatti, creare dei raggruppamenti temporanei di imprese al fine di mettere insieme diverse competenze.

Al fine di potenziare le connessione tra operatori, inoltre, ai professionisti viene notificata la pubblicazione dei bandi di loro interesse e, contemporaneamente, li viene recapitata una lista di ingegneri con i requisiti che a loro mancano.

L'ultima funzione, infine, è dedicata al coworking, la condivisione di spazi di lavoro. In Italia ci sono già diversi esempi di postazioni organizzate dagli ordini e a disposizione degli iscritti. Succede a Messina, Verona, Cagliari e Torino, tra gli altri. L'applicazione consentirà di gestire questi spazi, verificando in tempo reale la disponibilità di una postazione e prenotandola.

Nei giorni scorsi i referenti degli ordini hanno iniziato a far funzionare il sistema in fase sperimentale, al termine della quale, apportate le eventuali modifiche e correzioni, la piattaforma sarà presentata ufficialmente. A regime sarà collegata a Certing, il sistema di certificazione delle competenze al quale sta lavorando il Consiglio nazionale degli ingegneri.

 

 

CTU: spunta la soluzione sul caos-compensi

La parcella del Ctu sarà agganciata al prezzo ricavato dalla vendita solo se questa si discosta di oltre il 35% dal valore stimato. È questa la soluzione che la Rete delle professioni tecniche ha individuato insieme al ministero della Giustizia per uscire dall'impasse nata quest'estate sul fronte dei compensi per le stime sui beni da mettere all'asta. E che transiterà dal Ddl concorrenza, in discussione presso la commissione Industria del Senato. Il perito riceverà, allora, un acconto del 50% e il suo onorario sarà calcolato sul valore di stima dell'immobile. Questo assetto potrà essere modificato solo nel caso in cui, entro il termine di un anno, l'esito dell'asta si discosti troppo dalla stima.

Il problema nasce dall'ultima riforma in materia di fallimenti, il decreto n. 83 del 2015, convertito dalla legge n. 132 del 6 agosto 2015. Il provvedimento, entrato in vigore lo scorso 21 agosto, all'articolo 14 integra le disposizioni attuative del Codice di procedura civile in materia di beni da pignorare e prevede che «il compenso dell'esperto o dello stimatore nominato dal giudice o dall'ufficiale giudiziario è calcolato sulla base del prezzo ricavato dalla vendita». Inoltre, prima della vendita «non possono essere liquidati acconti in misura superiore al cinquanta per cento del compenso calcolato sulla base del valore di stima». Si tratta di due condizioni per i professionisti, che incidono sull'ammontare dei compensi e sul tempo del pagamento effettivo. Legando la parcella alla vendita effettiva, infatti, si rischia di allungare ad oltranza il tempo necessario a liquidare l'onorario e, in aggiunta, di abbattere il suo valore.

Sulla questione, da diversi mesi, sta lavorando insieme al ministero della Giustizia una commissione della Rete delle professioni tecniche, guidata dal presidente del Consiglio nazionale dei geometri, Maurizio Savoncelli. «Stiamo lavorando da tempo a risolvere quello che ci è sempre sembrato un errore aberrante. Il compenso dell'esperto del giudice, infatti, in base alla riforma non può essere più calcolato tenendo come riferimento il valore di mercato del bene. Bisogna sempre guardare al ricavato dell'asta, con il pericolo di grandi distorsioni». C'è, infatti, la possibilità che per completare la vendita passino anche anni, viste le condizioni del mercato.

Dopo una lunga trattativa con il ministero, adesso la questione potrebbe essere in via di risoluzione grazie a un emendamento al ddl concorrenza concordato con il Governo, che sarà A presentato dal deputato del Partito democratico, Massimo Caleo.

«L'obiettivo della modifica è allineare i due valori, quello di mercato e di asta, stabilendo che si intervenga per riequilibrare solo nel caso in cui ci sia uno scostamento superiore al 35% e solo entro un termine massimo di dodici mesi», dice ancora Savoncelli.

L'emendamento, allora, prevede che il compenso dell'esperto o dello stimatore nominato dal giudice sarà calcolato «sulla base del prezzo ricavato dalla vendita nel caso in cui questo si discosti di oltre il 35% dal valore di stima e sempre che la vendita abbia luogo entro e non oltre dodici mesi dal deposito della perizia». Negli altri casi il compenso sarà calcolato e liquidato sulla base del valore di stima. Prima della vendita dovrà essere versato al professionista un acconto pari al 50% del compenso, calcolato sulla base del valore di stima, "fatto salvo in ogni caso il rimborso delle spese sostenute dall'esperto o dallo stimatore anche per prestazioni tecniche accessorie svolte ai fini dell'espletamento dell'incarico".

 

 

Ice: concorso di idee rivolto ad architetti e ingegneri idee per rinnovare gli spazi espositivi all'estero

L'Ice chiama a raccolta architetti e ingegneri per rinnovare i propri spazi espositivi da utilizzare nelle fiere all'estero. L'Istituto per il Commercio Estero ha infatti lanciato un concorso di idee per la definizione di un nuovo concept che identifichi gli spazi allestiti oltreconfine in rappresentanza dell'offerta produttiva italiana che si presenta sui mercati internazionali.

I progetti dovranno rispettare i requisiti di versaitlità modulare - adattandosi a metrature variabili tra i 100 e 1.000 mq - e funzionale, ma di efficacia comunicativa, attraverso la realizzazione di un format di allestimento e una grafica che soddisfino le esigenze dei vari settori merceologici rappresentati negli spazi.

Non ultimo, andrà rispettato il requisito di «bilanciamento tra qualità e costi»: a tal proposito - e a titolo orientativo - il bando precisa che il costo sostenuto da Ice negli ultimi anni per le fiere realizzate nel mondo è compreso tra un minimo di 220 e un massimo di 370 euro /mq.

Al primo classificato andrà un premio di 10mila euro. Le proposte vanno inviate entro l'8 febbraio 2016 all'Ice - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione

delle imprese italiane, Via Liszt, 21 - 00144 Roma.

Perq eusti e chiarimenti è possibile inviare una mail a

coord.promozione@ice.it
Il bando e la documentazione di gara sono disponibili su

http://reasilva.ice.it/sezioni_dirette/web/DettagliBandi.aspx?id=472

 

 

Concorsi in Europa, montepremi di 120mila euro per la facoltà di architettura in Danimarca

Costruire, entro il 2020, una nuova facoltà di Architettura ad Aarhus, la seconda più grande città danese, contribuendo a rigenerare una vecchia area ferroviaria. È il programma nato da un accordo tra la Aarhus School of Architecture, il ministero dell'Educazione e l'amministrazione cittadina e che ora sfocia in un concorso di progettazione. «Oggi la scuola si distribuisce tra dieci diversi indirizzi e le caratteristiche fisiche delle sedi sono ormai obsolete», afferma Torben Nielsen, rettore della School of Architecture. La scuola quando fu fondata venne ospitata in un edificio storico, doveva trattarsi di una sistemazione temporanea, almeno quella era l'intenzione. Sono passati da allora cinquanta anni ed ora si punta alla realizzazione di una nuova sede. Una novità per la Danimarca, dove fino ad ora le attività delle facoltà di Architettura si sono svolte in edifici già esistenti e mai in strutture contemporanee progettate ad hoc. «Sarà la prima volta che una scuola di architettura sarà costruita in Danimarca, ciò rappresenta un'opportunità unica per rilanciare la città di Aarhus e l'intero Paese sulla scena mondiale», ha continuato il rettore. A bandire il concorso, oltre all'Università, c'è la più grande impresa immobiliare pubblica, la Danish Building & Property Agency, in collaborazione con l'Associazione danese degli architetti e con il contributo economico dell'organizzazione filantropica Realdania.

«L'obiettivo è innanzitutto creare un luogo dedicato al pensiero e agli esperimenti architettonici. Una sorta di laboratorio all'interno del quale invitare la città ed il mondo, dove possiamo lavorare insieme per fornire ispirazione visiva e fisica per l'architettura di domani» aggiunge Kristian Lyk-Jensen, vicedirettore della Danish Building & Property Agency. La competizione si apre a professionisti ma anche a studenti di architettura. «Invitiamo ad immaginare una scuola dove si possa discutere della società, dei valori, degli spazi e delle forme del futuro» conclude Lyk-Jensen. Si tratta di immaginare una sede di elevata qualità architettonica, dove gli utenti sono considerati come una comunità e dove l'apprendimento si basa sulla condivisione del sapere. I nuovi spazi dovranno adattarsi alle esigenze degli studenti che vivono l'università come una casa. Alla Aarhus School of Architecture gli universitari usano, infatti, gli spazi per lavorare su progetti individuali o condivisi, per incontrare altri studenti e, ciascuno, ha un proprio spazio di lavoro al quale può accedere 24 ore su 24, dove riceve le correzioni degli insegnanti. Ci sono poi luoghi per lo svago, dove ascoltare musica e condividere gioie e preoccupazioni della vita universitaria. Il tutto dovrà tener in debita considerazione gli indirizzi del Governo, che incoraggia la realizzazione di edifici pubblici che possano essere d'esempio per i costruttori privati. L'edificazione di spazi pubblici diventa un'occasione per diffondere la qualità del progetto di architettura.

La nuova facoltà costituirà un elemento strategico per lo sviluppo dell'ex scalo merci ferroviario nell'area di Godsbanearealerne, che nei prossimi anni sarà oggetto di una grande operazione di rigenerazione, basata sullo sviluppo di attività artistiche e culturali. A queste si affiancheranno nuove residenze, dando vita ad un'area urbana vibrante ed attrattiva.

Il concorso è a procedura aperta ed anonima e prevede tre vincitori, i quali entreranno di diritto nella rosa di partecipanti alla successiva competizione, a procedura ristretta, con sei concorrenti. Oltre ai tre vincitori del concorso ci saranno tre grandi firme dell'architettura, già selezionate. Si tratta degli studi Big, Lacaton & Vassal e Sanaa. Ai partecipanti al concorso a procedura aperta è richiesto di illustrare l'idea progettuale. Non sono necessari elaborati con elevati livelli di definizione; non sono richieste piante, sezioni o immagini fotorealistiche, ma si chiede di illustrare l'idea principale. Il termine per la consegna degli elaborati relativi al concorso a procedura aperta scade il 1° febbraio 2016. Possono partecipare architetti, ingegneri, architetti paesaggisti e studenti. In palio c'è un montepremi di 120mila euro. A ciascuno dei tre vincitori andrà un premio di almeno 200mila corone (circa 27mila euro). Se a vincere fossero degli studenti, questi dovranno prevedere una collaborazione con progettisti esperti. Il vincitore del concorso finale sarà ingaggiato per preparare il materiale per l'indizione di un appalto integrato e collaborerà come consulente dell'aggiudicatario. Tutto il materiale e il brief (in inglese) sono consultabili sul sito dedicato al concorso (http://newaarch.dk/ ).

 

Da Abi e Professioni tecniche il vademecum per le perizie dei consulenti

L’Abi e la Rete delle Professioni tecniche hanno pubblicato le linee guida per la valutazione degli immobili a garanzia dei crediti. Quali sono i requisiti che i periti devono soddisfare. Lo scopo del documento è dare indicazioni puntuali ai consulenti degli istituti di credito, fissando per loro una serie di paletti da rispettare durante la perizia. Senza più paura di commettere errori, dal momento che la guida risponde a tutte i requisiti più avanzati fissati a livello europeo.

Le linee guida sono disponibili qui.

 

Molise: anche i professionisti tra i beneficiari del fondo unico anticrisi

La Regione Molise dà al mondo professionale la possibilità di accedere al credito garantito della Finmolise.

La misura - spiega Confprofessioni Molise - è stata estesa anche ai liberi professionisti che, rivolgendosi agli istituti di credito convenzionati, singolarmente o in forma associata, potranno richiedere affidamenti per il consolidamento della passività a breve, il finanziamento di investimenti, l’acquisizione di liquidità, la regolarizzazione degli oneri sociali, il sostegno di start-up.

Valutate le richieste, gli istituti di credito potranno deliberare le somme supportati dalla garanzia di Finmolise, applicando il miglior favore alla propria clientela in virtù del minor rischio cui è soggetto.

Uno strumento importante - ha commentato il presidente di Confprofessioni Molise, Riccardo Ricciardi - Si tratta di un vantaggio di cui tutti i liberi professionisti dovrebbero tener conto”.

Per accedere al beneficio il professionista dovrà raccordarsi con uno degli Istituti di credito convenzionati e presentare domanda alla Finmolise compilando l’apposito modulo disponibile sul sito internet della società. Nel caso di evasione positiva da parte dell’istituto di credito, Finmolise chiederà documentazione integrativa per il proprio iter istruttorio.

 

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