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    D.Lgs. 179/2026 e Intelligenza Artificiale: cosa cambia per architetti e ingegneri

    Dal 23 ottobre 2026 entra in vigore il Decreto Legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che adegua l’ordinamento italiano alle disposizioni dell’AI Act europeo. Per architetti e ingegneri liberi professionisti, il nuovo quadro normativo incide sul rapporto tra Intelligenza Artificiale ed esercizio della professione, con effetti sull’organizzazione degli studi, sulle competenze, sulla formazione e sulle modalità di svolgimento delle prestazioni. Per il Presidente di Fondazione Inarcassa, Felice De Luca, il nuovo scenario rappresenta un’opportunità di crescita e innovazione per le professioni tecniche. «La trasformazione digitale è stata spesso vissuta con diffidenza o con il timore di una progressiva spersonalizzazione del lavoro intellettuale. L’approccio antropocentrico riafferma invece un principio essenziale: la tecnologia non sostituisce l’ingegno, ma ne amplifica la portata», sottolinea De Luca. Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale interessano già numerosi ambiti dell’attività professionale. Modellazione complessa, calcolo strutturale, analisi predittiva dei flussi urbani e sicurezza nei cantieri sono alcuni dei settori nei quali i sistemi avanzati possono accelerare i processi e aumentare la produttività. «L’Intelligenza Artificiale può liberare tempo prezioso, risorse mentali e creatività e consentire di concentrare l’intuizione progettuale, la visione d’insieme e la sensibilità umanistica sul cuore qualitativo dell’opera. I professionisti che sapranno utilizzare con consapevolezza queste tecnologie potranno aumentare l’efficienza dei propri studi e innalzare il livello di precisione, sostenibilità e sicurezza delle prestazioni rese alla collettività», evidenzia il Presidente. L’adozione responsabile dell’Intelligenza Artificiale richiede, allo stesso tempo, una visione chiara e sostenibile. Gli studi sono chiamati a confrontarsi con investimenti in tecnologie e licenze, aggiornamento delle competenze, cybersecurity e protezione della proprietà intellettuale. A questi aspetti si affiancano nuovi profili di rischio, dalla qualità e affidabilità dei dati alla governance dei processi algoritmici, fino alla sicurezza nei cantieri digitalizzati. «L’innovazione non avviene a costo zero. L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale richiede un controllo costante. La presenza del professionista come Human in the Loop resta imprescindibile per assicurare la sintesi progettuale e l’esercizio della capacità critica», afferma De Luca. Un ruolo centrale spetta anche alla formazione. Alle competenze tecniche si affiancano quelle legate all’Intelligenza Artificiale, all’etica dei dati e alla sicurezza digitale. Ordini e istituzioni di categoria assumono quindi un ruolo rilevante nell’evoluzione dei percorsi di aggiornamento. «Fondazione Inarcassa è in prima linea per accompagnare gli iscritti in questa fase di transizione, attraverso strumenti di analisi, corsi di alta formazione e momenti di confronto istituzionale. Il nostro obiettivo è promuovere professionisti consapevoli, capaci di governare gli strumenti digitali senza esserne condizionati, a tutela della qualità delle opere e della dignità della professione», prosegue il Presidente. Il D.Lgs. n. 179/2026 pone questioni di particolare interesse anche sul rapporto tra utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, attività professionale ed equo compenso. Su questo specifico profilo, Fondazione Inarcassa ha assunto una posizione dedicata. «Il futuro non si subisce: si progetta. Invitiamo tutti i colleghi ad approfondire i contenuti del D.Lgs. n. 179/2026 e a cogliere questa opportunità per rafforzare il ruolo degli architetti e degli ingegneri nel panorama economico e sociale del Paese», conclude Felice De Luca. Leggi il comunicato stampa per approfondire la posizione di Fondazione Inarcassa sull’Intelligenza Artificiale e l’equo compenso. D.LGS. 179/2026 E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: 5 DOMANDE E RISPOSTE 1. L’Intelligenza Artificiale sostituisce il ruolo del professionista? No. Il principio dell’approccio antropocentrico pone al centro il controllo umano. L’IA costituisce uno strumento di supporto, mentre il professionista conserva un ruolo centrale nella valutazione dei risultati e nelle scelte che caratterizzano la prestazione. 2. In quali attività l’Intelligenza Artificiale può supportare architetti e ingegneri? I sistemi di IA possono trovare applicazione, tra gli altri ambiti, nella modellazione complessa, nel calcolo strutturale, nell’analisi predittiva e nella sicurezza. L’automazione di alcune operazioni può inoltre lasciare maggiore spazio all’analisi e alle scelte progettuali. 3. Quali nuove esigenze comporta l’utilizzo dell’IA negli studi professionali? L’adozione di sistemi avanzati richiede investimenti tecnologici, aggiornamento delle competenze, attenzione alla cybersecurity e tutela della proprietà intellettuale. Assume inoltre rilievo la capacità di verificare qualità e affidabilità dei dati e dei risultati. 4. Il D.Lgs. n. 179/2026 interviene anche sull’equo compenso? Sì. L’articolo 49 contiene uno specifico riferimento ai parametri professionali in relazione all’utilizzo dei sistemi di Intelligenza Artificiale. Fondazione Inarcassa è intervenuta sul tema con una propria posizione dedicata alle professioni tecniche. 5. Perché la formazione assume un ruolo centrale? L’evoluzione tecnologica richiede competenze che affiancano quelle strettamente tecniche: conoscenza dei sistemi di IA, etica dei dati, sicurezza digitale e capacità di valutarne potenzialità e limiti. La formazione rappresenta quindi uno strumento essenziale per un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie.

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    CAM, le proposte di Fondazione Inarcassa per rafforzare qualità progettuale e sostenibilità

    Fondazione Inarcassa ha presentato il proprio contributo alla consultazione pubblica promossa da ANAC e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sulle indicazioni applicative dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), con una serie di proposte dirette a rendere la disciplina più efficace e proporzionata, ridurre gli oneri documentali e valorizzare il ruolo della progettazione nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Per Fondazione Inarcassa, i Criteri Ambientali Minimi devono rappresentare uno strumento sostanziale di politica ambientale e di qualificazione degli interventi pubblici, senza tradursi in un sistema di adempimenti prevalentemente formali e documentali. La loro applicazione deve rispondere a criteri di proporzionalità e ragionevolezza e tenere conto della tipologia, delle dimensioni e della complessità dell’intervento, soprattutto in presenza di specifici vincoli tecnici, manutentivi, conservativi o funzionali. In questo quadro assume particolare rilievo il ruolo della progettazione. È nella fase progettuale che si determinano molte delle scelte capaci di incidere sulla sostenibilità dell’opera: dalla selezione dei materiali alla valutazione del ciclo di vita, dalla manutenibilità all’efficienza energetica, fino all’uso delle risorse e alla riduzione degli impatti ambientali complessivi. Per Fondazione Inarcassa, le attività necessarie all’integrazione dei CAM nel progetto costituiscono prestazioni professionali a tutti gli effetti e devono trovare un adeguato riconoscimento nella determinazione dei corrispettivi dei servizi di architettura e ingegneria. Un ulteriore punto riguarda le modalità di verifica della conformità ai CAM. La Fondazione propone sistemi standardizzati di attestazione e controllo, con il ricorso a certificazioni riconosciute e una riduzione degli adempimenti documentali ridondanti. Analoga attenzione riguarda la documentazione richiesta in fase di gara: salvo specifiche previsioni normative, l’acquisizione anticipata di documenti particolarmente onerosi rischia di aumentare i costi di partecipazione e di limitare la concorrenza. La necessità di semplificazione assume particolare rilievo per le amministrazioni di minori dimensioni, per gli affidamenti diretti e per le procedure sotto soglia. In questi casi, checklist, modelli standardizzati e linee guida operative possono offrire un riferimento uniforme alle stazioni appaltanti e ridurre il rischio di errori interpretativi nell’applicazione della disciplina. Accanto agli strumenti operativi, Fondazione Inarcassa richiama il tema delle competenze. L’effettiva attuazione dei CAM dipende anche dalla preparazione dei Responsabili Unici del Progetto, dei progettisti e del personale delle amministrazioni coinvolte. Da qui la proposta di prevedere percorsi formativi dedicati e strumenti di supporto operativo, in particolare per i RUP, chiamati a svolgere le attività di programmazione, verifica e controllo. Un ulteriore elemento riguarda il superamento di una logica di controllo esclusivamente documentale. Per la Fondazione, le verifiche devono concentrarsi sugli effettivi risultati di qualità e sostenibilità ambientale perseguiti dalla disciplina e privilegiare un rapporto collaborativo tra stazioni appaltanti e operatori economici. Ai controlli documentali dovrebbe affiancarsi un sistema di monitoraggio dei risultati ambientali conseguiti dagli interventi, capace di misurare il contributo concreto delle procedure agli obiettivi di sostenibilità. La proposta di Fondazione Inarcassa delinea, in questa prospettiva, un modello nel quale tutela ambientale, qualità della progettazione e semplificazione amministrativa non rappresentano esigenze contrapposte. L’efficacia dei CAM passa dalla capacità di tradurre gli obiettivi ambientali in scelte progettuali concrete, procedure proporzionate e verifiche orientate ai risultati. In questo quadro, le attività connesse all’applicazione dei CAM rappresentano prestazioni specialistiche che richiedono un’adeguata e autonoma valorizzazione economica, a tutela della corretta remunerazione delle prestazioni richieste ai professionisti e della stessa efficacia degli obiettivi ambientali perseguiti. Scarica la guida di Fondazione Inarcassa sull’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), con i principali aspetti di interesse per architetti e ingegneri emersi dalla consultazione pubblica ANAC–MASE. CRITERI AMBIENTALI MINIMI: 5 DOMANDE SULLE PROPOSTE DI FONDAZIONE INARCASSA 1. Qual è la posizione di Fondazione Inarcassa sui Criteri Ambientali Minimi? Per Fondazione Inarcassa, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) devono costituire uno strumento sostanziale per migliorare la qualità e la sostenibilità degli interventi pubblici, senza tradursi in un insieme di adempimenti prevalentemente formali. La loro applicazione deve rispettare criteri di proporzionalità e ragionevolezza e tenere conto della tipologia, delle dimensioni e della complessità dell’intervento. 2. Perché i CAM riguardano direttamente architetti e ingegneri? La progettazione rappresenta una fase strategica per l’applicazione dei CAM, perché è in questa sede che si definiscono molte delle scelte che incidono sulle prestazioni ambientali dell’opera: materiali, ciclo di vita, manutenibilità, efficienza energetica, uso delle risorse e riduzione degli impatti. Per Fondazione Inarcassa, integrare i CAM nel progetto costituisce quindi parte sostanziale dell’attività professionale e non un adempimento documentale separato. 3. Le attività necessarie all’applicazione dei CAM devono essere riconosciute nei compensi professionali? Secondo Fondazione Inarcassa, le attività necessarie all’attuazione e alla documentazione della conformità ai CAM costituiscono prestazioni professionali che devono trovare un adeguato riconoscimento nella determinazione dei corrispettivi dei servizi di architettura e ingegneria e nella stima dei costi dell’intervento. Tra queste rientrano analisi tecniche, verifiche di conformità, coordinamento interdisciplinare, predisposizione della documentazione di supporto e rendicontazione. La Fondazione propone quindi un’adeguata e autonoma valorizzazione economica delle attività specialistiche connesse ai CAM. 4. Come devono essere applicati i CAM in presenza di interventi con caratteristiche o vincoli specifici? Fondazione Inarcassa propone un’applicazione improntata a criteri di proporzionalità e ragionevolezza, che tenga conto della tipologia, delle dimensioni e della complessità dell’intervento. Particolare attenzione deve essere riservata ai casi in cui vincoli tecnici, manutentivi, conservativi o funzionali rendano difficoltosa l’applicazione integrale di singole prescrizioni. L’obiettivo è assicurare una conformità ambientale sostanziale e coerente con il progetto, senza ridurre l’applicazione dei CAM alla sola produzione di documenti. 5. Quando deve essere acquisita la documentazione che comprova la conformità ai CAM? La consultazione ANAC–MASE affronta il momento nel quale acquisire la documentazione a comprova della conformità ai CAM. Quando il decreto applicabile non stabilisce diversamente, il documento sottoposto a consultazione indica come preferibile la disponibilità della documentazione durante la gara e prima dell’aggiudicazione. Fondazione Inarcassa richiama tuttavia la necessità di evitare l’anticipazione di documenti particolarmente onerosi, che potrebbe aumentare i costi di partecipazione e limitare la concorrenza, e propone verifiche basate su criteri di proporzionalità e ragionevolezza. 6. Come può essere semplificata l’applicazione dei CAM negli affidamenti diretti e nelle procedure sotto soglia? Fondazione Inarcassa propone strumenti operativi dedicati, quali checklist, modelli standardizzati e linee guida applicative. Questi strumenti possono agevolare soprattutto le amministrazioni di minori dimensioni, rendere più uniforme l’interpretazione delle prescrizioni e supportare le attività di programmazione, verifica e controllo. 7. Quali competenze servono a RUP, progettisti e amministrazioni per applicare correttamente i CAM? L’efficacia dei CAM dipende anche dalla preparazione dei soggetti chiamati ad applicarli. Fondazione Inarcassa richiama la necessità di percorsi formativi dedicati e strumenti di supporto operativo rivolti ai Responsabili Unici del Progetto, ai progettisti e al personale delle amministrazioni. Per i RUP, in particolare, la formazione deve sostenere le attività di programmazione, verifica e controllo che accompagnano il ciclo dell’intervento. 8. Come dovrebbero essere effettuati i controlli sul rispetto dei CAM? Per Fondazione Inarcassa, le verifiche non dovrebbero limitarsi al controllo formale della documentazione, ma concentrarsi sull’effettivo raggiungimento degli standard qualitativi e ambientali. La Fondazione propone un modello collaborativo tra stazioni appaltanti e operatori economici e un sistema di monitoraggio capace di misurare i risultati ambientali effettivamente conseguiti dagli interventi. 9. Quali sono le responsabilità del progettista nell’applicazione dei CAM? Fondazione Inarcassa propone di chiarire il confine tra le attività proprie della progettazione e le responsabilità relative alla fase esecutiva. In particolare, secondo la proposta formulata nell’ambito della consultazione, il progettista definisce i criteri e i mezzi di verifica previsti dal decreto CAM, ma non risponde dell’effettiva attuazione in fase esecutiva. La distinzione consente di individuare correttamente le responsabilità riferibili alle diverse fasi dell’intervento. 10. Qual è la posizione di Fondazione Inarcassa sui CAM negli affidamenti in house e negli accordi quadro? Per gli affidamenti in house, Fondazione Inarcassa ritiene che debbano valere le stesse regole previste per gli affidamenti esterni, per evitare disparità di trattamento sotto il profilo ambientale. Per gli accordi quadro, la Fondazione ritiene necessario assicurare un’adeguata valorizzazione dei CAM almeno ai fini della corretta determinazione della base d’asta e richiama le proprie perplessità sull’impiego di questo strumento per l’affidamento di servizi di natura intellettuale.

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    SAIE Bologna 2026, il futuro delle professioni tecniche: qualità della progettazione, giovani e competitività

    Si è svolta il 9 ottobre la tavola rotonda dal titolo “Architetti e Ingegneri, un valore per lo sviluppo del Paese. Criticità e proposte”, dedicata alle prospettive della libera professione e alle principali dinamiche che influenzano il mercato dei servizi di architettura e ingegneria. Promossa da Fondazione Inarcassa, l'iniziativa ha visto la partecipazione del Presidente Felice De Luca e del Segretario Generale Gianfranco Carcione, insieme ai rappresentanti dei Consigli Nazionali delle professioni tecniche: Cristiano Guarneri, Segretario Nazionale del CNAPPC per il quinquennio 2026-2031, e Alberto Romagnoli, Consigliere del CNI delegato alla Comunicazione, al Territorio e all'Ambiente. Hanno inoltre portato il proprio contributo l'europarlamentare Brando Benifei, con un videomessaggio, i deputati Erica Mazzetti, Agostino Santillo e Roberto Traversi, nonché gli esperti Giuseppe De Carlo e Marco Dugato, professore di Diritto amministrativo all'Università di Bologna. Il dibattito è stato moderato da Giuseppe Latour, giornalista de Il Sole 24 Ore. Nel corso dei lavori è emersa la centralità della progettazione nei processi di trasformazione del territorio. Il dibattito su infrastrutture, rigenerazione urbana, sicurezza e transizione energetica tende spesso a concentrarsi sulle opere e sulla loro realizzazione, mentre la sicurezza, l'efficienza e il valore degli interventi dipendono innanzitutto dal progetto e dalle competenze che ne sono alla base. Con oltre 400 mila professionisti iscritti ai rispettivi Ordini, architetti e ingegneri rappresentano un patrimonio essenziale per il Paese e svolgono un ruolo determinante nei processi che incidono sulla trasformazione del territorio e sull'evoluzione del sistema produttivo. Uno dei temi affrontati ha riguardato il ricorso agli accordi quadro per l'affidamento delle prestazioni professionali. I partecipanti ne hanno riconosciuto l'utilità in termini di semplificazione e rapidità amministrativa, ma hanno sottolineato l'importanza di garantire un equilibrio tra efficienza delle procedure, concorrenza e valorizzazione delle competenze. La velocità degli affidamenti non deve ridurre le opportunità di accesso al mercato né comprimere il valore delle attività intellettuali. Ampio spazio è stato dedicato all'aggregazione tra professionisti. La crescente complessità delle commesse richiede capacità sempre più articolate, anche negli ambiti della digitalizzazione, del BIM, della sostenibilità ambientale e dell'adattamento climatico. La crescita degli studi e delle società tra professionisti può favorire investimenti in formazione, tecnologie e internazionalizzazione, oltre a rafforzare la capacità di competere e gestire incarichi complessi. Un altro tema centrale ha riguardato l'accesso delle nuove generazioni alla professione. È stata evidenziata l'importanza di ampliare le opportunità dei giovani negli affidamenti pubblici, favorire la collaborazione intergenerazionale e prevedere strumenti a sostegno dell'avvio dell'attività. Un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni può favorire il ricambio e contribuire alla crescita del mercato professionale. L'incontro ha inoltre richiamato il valore delle competenze femminili, componente essenziale per la crescita e la competitività del comparto. La discussione si è estesa al quadro europeo degli appalti pubblici, con particolare riferimento ai criteri utilizzati per l'affidamento dei servizi. Il valore delle prestazioni non può essere ricondotto alla sola componente economica, ma deve tenere conto della preparazione tecnica e dei benefici che il progetto è in grado di produrre per la collettività. Il percorso di revisione della normativa europea ha aperto un ulteriore fronte di riflessione. Diversi relatori hanno espresso il timore che la futura disciplina destinata a sostituire le attuali direttive possa rappresentare, per i servizi di architettura e ingegneria, un passo indietro rispetto alle garanzie oggi riconosciute alle prestazioni intellettuali. Il rischio riguarda una possibile standardizzazione dei servizi e una prevalenza degli aspetti economici rispetto alla qualità della progettazione. Da qui l'importanza di una partecipazione attiva di architetti e ingegneri al dibattito europeo, affinché la futura disciplina riconosca la specificità delle loro attività e il ruolo del progetto nella realizzazione di opere pubbliche efficienti, sostenibili e sicure. Dal confronto è emersa con chiarezza una convinzione condivisa: sicurezza del territorio, transizione energetica, resilienza delle infrastrutture e trasformazione digitale richiedono il contributo determinante di architetti e ingegneri. Valorizzare la progettazione, sostenere la crescita professionale, favorire l'ingresso dei giovani e promuovere la qualità delle prestazioni significa investire non soltanto nelle professioni tecniche, ma nella qualità delle opere, nell'efficienza della spesa pubblica e nel futuro del Paese. Vai al resoconto dell’incontro del 9 ottobre sul futuro delle professioni tecniche Consulta la notizia di presentazione dei due appuntamenti di Fondazione Inarcassa a SAIE Bologna 2026

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    Premio Marco Senese: Fondazione Inarcassa a Napoli per la giornata conclusiva della sesta edizione

    Fondazione Inarcassa parteciperà il 10 novembre 2026 a Napoli all’incontro “Marco Senese. Ingegnere del fare e del proteggere”, dedicato all’ingegnere elettronico che contribuì alla nascita della Fondazione e fu una figura di riferimento della rappresentanza professionale. A dieci anni dalla sua scomparsa, la giornata ne ripercorrerà il percorso umano e professionale attraverso i temi della sicurezza, della prevenzione e dell’innovazione. L’appuntamento è alle ore 14.30 nell’Aula Magna “Leopoldo Massimilla” dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con la partecipazione di istituzioni, rappresentanti delle professioni tecniche ed esperti. Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli dal 1998 al 2016, Delegato Inarcassa dal 2005 al 2016 e Consigliere di Fondazione Inarcassa, Senese ha dedicato la propria attività alla valorizzazione della figura dell’ingegnere e del suo ruolo culturale e sociale. A rappresentare la Fondazione saranno il Presidente Felice De Luca, che interverrà nei saluti istituzionali, e il Consigliere Raffaele De Rosa, tra i relatori della tavola rotonda “Dalla prevenzione incendi all’innovazione”. Al confronto, moderato da Fabrizio Cola, parteciperanno Guido Parisi, Michele Mazzaro, Tiziana Petrillo, Francesco Polverino e Alfredo Romano. Vincenzo Di Lauro ripercorrerà il profilo umano e professionale di Senese. La giornata coinciderà con la fase conclusiva della sesta edizione del Premio Nazionale “Marco Senese” per lo sviluppo della professione d’ingegnere, promosso da Fondazione Inarcassa. Il Premio valorizza esperienze nei settori della sicurezza sul lavoro e della prevenzione incendi, della formazione, della progettazione delle opere di ingegneria e dell’innovazione. La sesta edizione entra in questi giorni nella fase conclusiva, con le riunioni della Commissione giudicatrice chiamata ad assegnare i premi. Il percorso e i contenuti dell’edizione 2026 sono disponibili nella notizia pubblicata nei mesi scorsi sul sito di Fondazione Inarcassa. A dieci anni dalla scomparsa di Marco Senese, l’appuntamento del 10 novembre porterà a confronto istituzioni e professionisti sui temi che hanno segnato la sua attività: competenza tecnica, cultura della prevenzione e responsabilità verso la collettività. Scarica il programma completo

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    SAIE Bologna 2026: Fondazione Inarcassa a confronto su digitalizzazione e intelligenza artificiale

    L’8 ottobre, nell’ambito di SAIE Bologna 2026, si è svolto il convegno “Come cambiano le costruzioni e le professioni con la digitalizzazione e l’uso dell’AI”, promosso da Fondazione Inarcassa e dedicato alle trasformazioni che l’intelligenza artificiale e i processi di digitalizzazione stanno introducendo nella filiera delle costruzioni e nell’esercizio delle professioni tecniche. L’incontro ha registrato un’ampia e qualificata partecipazione di professionisti, tecnici e operatori del settore e ha posto al centro del confronto un tema ormai decisivo per architetti e ingegneri: la capacità di governare l’innovazione tecnologica attraverso competenze adeguate, standard condivisi e una chiara consapevolezza delle responsabilità connesse all’impiego dei nuovi strumenti. Ad aprire i lavori è stato Felice De Luca, Presidente di Fondazione Inarcassa, che ha richiamato l’importanza di accompagnare i professionisti nell’adozione consapevole delle nuove tecnologie e nella comprensione degli effetti che queste produrranno sull’organizzazione del lavoro, sui processi decisionali e sull’esercizio delle attività professionali. In questa prospettiva, Giustino Vallese, Consigliere di Fondazione Inarcassa con delega alla Formazione, ha illustrato il piano formativo della Fondazione dedicato all’intelligenza artificiale, finalizzato a mettere a disposizione degli iscritti conoscenze e strumenti concreti per affrontare un cambiamento che investe competenze, modelli organizzativi e modalità di progettazione. Il confronto ha riguardato anche le condizioni necessarie affinché l’innovazione possa tradursi in un effettivo miglioramento dei processi. Marco De Gregorio, UNI, ha approfondito il ruolo degli standard nella digitalizzazione delle costruzioni e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, mentre Angelo Rota, Legal BIM AI Italia, ha analizzato i principali profili giuridici legati all’impiego delle tecnologie intelligenti nelle attività professionali e nel settore delle costruzioni. Alla dimensione normativa e regolatoria si è affiancata quella applicativa. Massimo Rosi e Marco Pecoraro, Engineering Processes Digitalization HoD, Tecnimont Services, hanno illustrato casi e prospettive di utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi di progettazione e gestione, mentre Giuseppe Ieva, Business Development Manager, ML cube S.r.l. – Spin-off PoliMi, ha mostrato le potenzialità delle soluzioni basate sull’AI a supporto delle attività dei professionisti e delle imprese della filiera. A coordinare il dibattito è stato Alberto Pavan, Professore Associato di Produzione edilizia al Politecnico di Milano, che ha guidato il confronto sui cambiamenti già in atto e sugli scenari destinati a caratterizzare l’evoluzione digitale del settore. Dagli interventi è emerso come l’intelligenza artificiale non rappresenti soltanto l’introduzione di nuovi strumenti, ma un cambiamento destinato a incidere sui processi, sull’organizzazione del lavoro e sugli stessi modelli professionali. La capacità di coglierne le opportunità dipenderà dalla qualità delle competenze, dall’affidabilità delle soluzioni adottate, dalla governance dei dati e dalla definizione di responsabilità e standard adeguati. Per architetti e ingegneri, il passaggio decisivo sarà quindi dalla semplice adozione delle nuove tecnologie alla capacità di governarne l’impiego. L’intelligenza artificiale può ampliare le possibilità di analisi e trasformare processi e strumenti; competenza, responsabilità e consapevolezza professionale restano gli elementi dai quali dipende la qualità delle scelte e, con essa, la qualità del progetto. Vai al resoconto dell’incontro del 9 ottobre sul futuro delle professioni tecniche Consulta la notizia di presentazione dei due appuntamenti di Fondazione Inarcassa a SAIE Bologna 2026

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  • D.Lgs. 179/2026 e Intelligenza Artificiale: cosa cambia per architetti e ingegneri
    Dal 23 ottobre 2026 entra in vigore il Decreto Legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che adegua l’ordinamento italiano alle disposizioni dell’AI Act europeo. Per architetti e ingegneri liberi professionisti, il nuovo quadro normativo incide sul rapporto tra Intelligenza Artificiale ed esercizio della professione, con effetti sull’organizzazione degli studi, sulle competenze, sulla formazione e sulle modalità di svolgimento delle prestazioni. Per il Presidente di Fondazione Inarcassa, Felice De Luca, il nuovo scenario rappresenta un’opportunità di crescita e innovazione per le professioni tecniche. «La trasformazione digitale è stata spesso vissuta con diffidenza o con il timore di una progressiva spersonalizzazione del lavoro intellettuale. L’approccio antropocentrico riafferma invece un principio essenziale: la tecnologia non sostituisce l’ingegno, ma ne amplifica la portata», sottolinea De Luca. Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale interessano già numerosi ambiti dell’attività professionale. Modellazione complessa, calcolo strutturale, analisi predittiva dei flussi urbani e sicurezza nei cantieri sono alcuni dei settori nei quali i sistemi avanzati possono accelerare i processi e aumentare la produttività. «L’Intelligenza Artificiale può liberare tempo prezioso, risorse mentali e creatività e consentire di concentrare l’intuizione progettuale, la visione d’insieme e la sensibilità umanistica sul cuore qualitativo dell’opera. I professionisti che sapranno utilizzare con consapevolezza queste tecnologie potranno aumentare l’efficienza dei propri studi e innalzare il livello di precisione, sostenibilità e sicurezza delle prestazioni rese alla collettività», evidenzia il Presidente. L’adozione responsabile dell’Intelligenza Artificiale richiede, allo stesso tempo, una visione chiara e sostenibile. Gli studi sono chiamati a confrontarsi con investimenti in tecnologie e licenze, aggiornamento delle competenze, cybersecurity e protezione della proprietà intellettuale. A questi aspetti si affiancano nuovi profili di rischio, dalla qualità e affidabilità dei dati alla governance dei processi algoritmici, fino alla sicurezza nei cantieri digitalizzati. «L’innovazione non avviene a costo zero. L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale richiede un controllo costante. La presenza del professionista come Human in the Loop resta imprescindibile per assicurare la sintesi progettuale e l’esercizio della capacità critica», afferma De Luca. Un ruolo centrale spetta anche alla formazione. Alle competenze tecniche si affiancano quelle legate all’Intelligenza Artificiale, all’etica dei dati e alla sicurezza digitale. Ordini e istituzioni di categoria assumono quindi un ruolo rilevante nell’evoluzione dei percorsi di aggiornamento. «Fondazione Inarcassa è in prima linea per accompagnare gli iscritti in questa fase di transizione, attraverso strumenti di analisi, corsi di alta formazione e momenti di confronto istituzionale. Il nostro obiettivo è promuovere professionisti consapevoli, capaci di governare gli strumenti digitali senza esserne condizionati, a tutela della qualità delle opere e della dignità della professione», prosegue il Presidente. Il D.Lgs. n. 179/2026 pone questioni di particolare interesse anche sul rapporto tra utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, attività professionale ed equo compenso. Su questo specifico profilo, Fondazione Inarcassa ha assunto una posizione dedicata. «Il futuro non si subisce: si progetta. Invitiamo tutti i colleghi ad approfondire i contenuti del D.Lgs. n. 179/2026 e a cogliere questa opportunità per rafforzare il ruolo degli architetti e degli ingegneri nel panorama economico e sociale del Paese», conclude Felice De Luca. Leggi il comunicato stampa per approfondire la posizione di Fondazione Inarcassa sull’Intelligenza Artificiale e l’equo compenso. D.LGS. 179/2026 E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: 5 DOMANDE E RISPOSTE 1. L’Intelligenza Artificiale sostituisce il ruolo del professionista? No. Il principio dell’approccio antropocentrico pone al centro il controllo umano. L’IA costituisce uno strumento di supporto, mentre il professionista conserva un ruolo centrale nella valutazione dei risultati e nelle scelte che caratterizzano la prestazione. 2. In quali attività l’Intelligenza Artificiale può supportare architetti e ingegneri? I sistemi di IA possono trovare applicazione, tra gli altri ambiti, nella modellazione complessa, nel calcolo strutturale, nell’analisi predittiva e nella sicurezza. L’automazione di alcune operazioni può inoltre lasciare maggiore spazio all’analisi e alle scelte progettuali. 3. Quali nuove esigenze comporta l’utilizzo dell’IA negli studi professionali? L’adozione di sistemi avanzati richiede investimenti tecnologici, aggiornamento delle competenze, attenzione alla cybersecurity e tutela della proprietà intellettuale. Assume inoltre rilievo la capacità di verificare qualità e affidabilità dei dati e dei risultati. 4. Il D.Lgs. n. 179/2026 interviene anche sull’equo compenso? Sì. L’articolo 49 contiene uno specifico riferimento ai parametri professionali in relazione all’utilizzo dei sistemi di Intelligenza Artificiale. Fondazione Inarcassa è intervenuta sul tema con una propria posizione dedicata alle professioni tecniche. 5. Perché la formazione assume un ruolo centrale? L’evoluzione tecnologica richiede competenze che affiancano quelle strettamente tecniche: conoscenza dei sistemi di IA, etica dei dati, sicurezza digitale e capacità di valutarne potenzialità e limiti. La formazione rappresenta quindi uno strumento essenziale per un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie.
  • CAM, le proposte di Fondazione Inarcassa per rafforzare qualità progettuale e sostenibilità
    Fondazione Inarcassa ha presentato il proprio contributo alla consultazione pubblica promossa da ANAC e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sulle indicazioni applicative dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), con una serie di proposte dirette a rendere la disciplina più efficace e proporzionata, ridurre gli oneri documentali e valorizzare il ruolo della progettazione nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Per Fondazione Inarcassa, i Criteri Ambientali Minimi devono rappresentare uno strumento sostanziale di politica ambientale e di qualificazione degli interventi pubblici, senza tradursi in un sistema di adempimenti prevalentemente formali e documentali. La loro applicazione deve rispondere a criteri di proporzionalità e ragionevolezza e tenere conto della tipologia, delle dimensioni e della complessità dell’intervento, soprattutto in presenza di specifici vincoli tecnici, manutentivi, conservativi o funzionali. In questo quadro assume particolare rilievo il ruolo della progettazione. È nella fase progettuale che si determinano molte delle scelte capaci di incidere sulla sostenibilità dell’opera: dalla selezione dei materiali alla valutazione del ciclo di vita, dalla manutenibilità all’efficienza energetica, fino all’uso delle risorse e alla riduzione degli impatti ambientali complessivi. Per Fondazione Inarcassa, le attività necessarie all’integrazione dei CAM nel progetto costituiscono prestazioni professionali a tutti gli effetti e devono trovare un adeguato riconoscimento nella determinazione dei corrispettivi dei servizi di architettura e ingegneria. Un ulteriore punto riguarda le modalità di verifica della conformità ai CAM. La Fondazione propone sistemi standardizzati di attestazione e controllo, con il ricorso a certificazioni riconosciute e una riduzione degli adempimenti documentali ridondanti. Analoga attenzione riguarda la documentazione richiesta in fase di gara: salvo specifiche previsioni normative, l’acquisizione anticipata di documenti particolarmente onerosi rischia di aumentare i costi di partecipazione e di limitare la concorrenza. La necessità di semplificazione assume particolare rilievo per le amministrazioni di minori dimensioni, per gli affidamenti diretti e per le procedure sotto soglia. In questi casi, checklist, modelli standardizzati e linee guida operative possono offrire un riferimento uniforme alle stazioni appaltanti e ridurre il rischio di errori interpretativi nell’applicazione della disciplina. Accanto agli strumenti operativi, Fondazione Inarcassa richiama il tema delle competenze. L’effettiva attuazione dei CAM dipende anche dalla preparazione dei Responsabili Unici del Progetto, dei progettisti e del personale delle amministrazioni coinvolte. Da qui la proposta di prevedere percorsi formativi dedicati e strumenti di supporto operativo, in particolare per i RUP, chiamati a svolgere le attività di programmazione, verifica e controllo. Un ulteriore elemento riguarda il superamento di una logica di controllo esclusivamente documentale. Per la Fondazione, le verifiche devono concentrarsi sugli effettivi risultati di qualità e sostenibilità ambientale perseguiti dalla disciplina e privilegiare un rapporto collaborativo tra stazioni appaltanti e operatori economici. Ai controlli documentali dovrebbe affiancarsi un sistema di monitoraggio dei risultati ambientali conseguiti dagli interventi, capace di misurare il contributo concreto delle procedure agli obiettivi di sostenibilità. La proposta di Fondazione Inarcassa delinea, in questa prospettiva, un modello nel quale tutela ambientale, qualità della progettazione e semplificazione amministrativa non rappresentano esigenze contrapposte. L’efficacia dei CAM passa dalla capacità di tradurre gli obiettivi ambientali in scelte progettuali concrete, procedure proporzionate e verifiche orientate ai risultati. In questo quadro, le attività connesse all’applicazione dei CAM rappresentano prestazioni specialistiche che richiedono un’adeguata e autonoma valorizzazione economica, a tutela della corretta remunerazione delle prestazioni richieste ai professionisti e della stessa efficacia degli obiettivi ambientali perseguiti. Scarica la guida di Fondazione Inarcassa sull’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), con i principali aspetti di interesse per architetti e ingegneri emersi dalla consultazione pubblica ANAC–MASE. CRITERI AMBIENTALI MINIMI: 5 DOMANDE SULLE PROPOSTE DI FONDAZIONE INARCASSA 1. Qual è la posizione di Fondazione Inarcassa sui Criteri Ambientali Minimi? Per Fondazione Inarcassa, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) devono costituire uno strumento sostanziale per migliorare la qualità e la sostenibilità degli interventi pubblici, senza tradursi in un insieme di adempimenti prevalentemente formali. La loro applicazione deve rispettare criteri di proporzionalità e ragionevolezza e tenere conto della tipologia, delle dimensioni e della complessità dell’intervento. 2. Perché i CAM riguardano direttamente architetti e ingegneri? La progettazione rappresenta una fase strategica per l’applicazione dei CAM, perché è in questa sede che si definiscono molte delle scelte che incidono sulle prestazioni ambientali dell’opera: materiali, ciclo di vita, manutenibilità, efficienza energetica, uso delle risorse e riduzione degli impatti. Per Fondazione Inarcassa, integrare i CAM nel progetto costituisce quindi parte sostanziale dell’attività professionale e non un adempimento documentale separato.  3. Le attività necessarie all’applicazione dei CAM devono essere riconosciute nei compensi professionali? Secondo Fondazione Inarcassa, le attività necessarie all’attuazione e alla documentazione della conformità ai CAM costituiscono prestazioni professionali che devono trovare un adeguato riconoscimento nella determinazione dei corrispettivi dei servizi di architettura e ingegneria e nella stima dei costi dell’intervento. Tra queste rientrano analisi tecniche, verifiche di conformità, coordinamento interdisciplinare, predisposizione della documentazione di supporto e rendicontazione. La Fondazione propone quindi un’adeguata e autonoma valorizzazione economica delle attività specialistiche connesse ai CAM.  4. Come devono essere applicati i CAM in presenza di interventi con caratteristiche o vincoli specifici? Fondazione Inarcassa propone un’applicazione improntata a criteri di proporzionalità e ragionevolezza, che tenga conto della tipologia, delle dimensioni e della complessità dell’intervento. Particolare attenzione deve essere riservata ai casi in cui vincoli tecnici, manutentivi, conservativi o funzionali rendano difficoltosa l’applicazione integrale di singole prescrizioni. L’obiettivo è assicurare una conformità ambientale sostanziale e coerente con il progetto, senza ridurre l’applicazione dei CAM alla sola produzione di documenti.  5. Quando deve essere acquisita la documentazione che comprova la conformità ai CAM? La consultazione ANAC–MASE affronta il momento nel quale acquisire la documentazione a comprova della conformità ai CAM. Quando il decreto applicabile non stabilisce diversamente, il documento sottoposto a consultazione indica come preferibile la disponibilità della documentazione durante la gara e prima dell’aggiudicazione. Fondazione Inarcassa richiama tuttavia la necessità di evitare l’anticipazione di documenti particolarmente onerosi, che potrebbe aumentare i costi di partecipazione e limitare la concorrenza, e propone verifiche basate su criteri di proporzionalità e ragionevolezza.  6. Come può essere semplificata l’applicazione dei CAM negli affidamenti diretti e nelle procedure sotto soglia? Fondazione Inarcassa propone strumenti operativi dedicati, quali checklist, modelli standardizzati e linee guida applicative. Questi strumenti possono agevolare soprattutto le amministrazioni di minori dimensioni, rendere più uniforme l’interpretazione delle prescrizioni e supportare le attività di programmazione, verifica e controllo.  7. Quali competenze servono a RUP, progettisti e amministrazioni per applicare correttamente i CAM? L’efficacia dei CAM dipende anche dalla preparazione dei soggetti chiamati ad applicarli. Fondazione Inarcassa richiama la necessità di percorsi formativi dedicati e strumenti di supporto operativo rivolti ai Responsabili Unici del Progetto, ai progettisti e al personale delle amministrazioni. Per i RUP, in particolare, la formazione deve sostenere le attività di programmazione, verifica e controllo che accompagnano il ciclo dell’intervento.  8. Come dovrebbero essere effettuati i controlli sul rispetto dei CAM? Per Fondazione Inarcassa, le verifiche non dovrebbero limitarsi al controllo formale della documentazione, ma concentrarsi sull’effettivo raggiungimento degli standard qualitativi e ambientali. La Fondazione propone un modello collaborativo tra stazioni appaltanti e operatori economici e un sistema di monitoraggio capace di misurare i risultati ambientali effettivamente conseguiti dagli interventi. 9. Quali sono le responsabilità del progettista nell’applicazione dei CAM? Fondazione Inarcassa propone di chiarire il confine tra le attività proprie della progettazione e le responsabilità relative alla fase esecutiva. In particolare, secondo la proposta formulata nell’ambito della consultazione, il progettista definisce i criteri e i mezzi di verifica previsti dal decreto CAM, ma non risponde dell’effettiva attuazione in fase esecutiva. La distinzione consente di individuare correttamente le responsabilità riferibili alle diverse fasi dell’intervento. 10. Qual è la posizione di Fondazione Inarcassa sui CAM negli affidamenti in house e negli accordi quadro? Per gli affidamenti in house, Fondazione Inarcassa ritiene che debbano valere le stesse regole previste per gli affidamenti esterni, per evitare disparità di trattamento sotto il profilo ambientale. Per gli accordi quadro, la Fondazione ritiene necessario assicurare un’adeguata valorizzazione dei CAM almeno ai fini della corretta determinazione della base d’asta e richiama le proprie perplessità sull’impiego di questo strumento per l’affidamento di servizi di natura intellettuale.
  • SAIE Bologna 2026, il futuro delle professioni tecniche: qualità della progettazione, giovani e competitività
    Si è svolta il 9 ottobre la tavola rotonda dal titolo “Architetti e Ingegneri, un valore per lo sviluppo del Paese. Criticità e proposte”, dedicata alle prospettive della libera professione e alle principali dinamiche che influenzano il mercato dei servizi di architettura e ingegneria. Promossa da Fondazione Inarcassa, l'iniziativa ha visto la partecipazione del Presidente Felice De Luca e del Segretario Generale Gianfranco Carcione, insieme ai rappresentanti dei Consigli Nazionali delle professioni tecniche: Cristiano Guarneri, Segretario Nazionale del CNAPPC per il quinquennio 2026-2031, e Alberto Romagnoli, Consigliere del CNI delegato alla Comunicazione, al Territorio e all'Ambiente. Hanno inoltre portato il proprio contributo l'europarlamentare Brando Benifei, con un videomessaggio, i deputati Erica Mazzetti, Agostino Santillo e Roberto Traversi, nonché gli esperti Giuseppe De Carlo e Marco Dugato, professore di Diritto amministrativo all'Università di Bologna. Il dibattito è stato moderato da Giuseppe Latour, giornalista de Il Sole 24 Ore. Nel corso dei lavori è emersa la centralità della progettazione nei processi di trasformazione del territorio. Il dibattito su infrastrutture, rigenerazione urbana, sicurezza e transizione energetica tende spesso a concentrarsi sulle opere e sulla loro realizzazione, mentre la sicurezza, l'efficienza e il valore degli interventi dipendono innanzitutto dal progetto e dalle competenze che ne sono alla base. Con oltre 400 mila professionisti iscritti ai rispettivi Ordini, architetti e ingegneri rappresentano un patrimonio essenziale per il Paese e svolgono un ruolo determinante nei processi che incidono sulla trasformazione del territorio e sull'evoluzione del sistema produttivo. Uno dei temi affrontati ha riguardato il ricorso agli accordi quadro per l'affidamento delle prestazioni professionali. I partecipanti ne hanno riconosciuto l'utilità in termini di semplificazione e rapidità amministrativa, ma hanno sottolineato l'importanza di garantire un equilibrio tra efficienza delle procedure, concorrenza e valorizzazione delle competenze. La velocità degli affidamenti non deve ridurre le opportunità di accesso al mercato né comprimere il valore delle attività intellettuali. Ampio spazio è stato dedicato all'aggregazione tra professionisti. La crescente complessità delle commesse richiede capacità sempre più articolate, anche negli ambiti della digitalizzazione, del BIM, della sostenibilità ambientale e dell'adattamento climatico. La crescita degli studi e delle società tra professionisti può favorire investimenti in formazione, tecnologie e internazionalizzazione, oltre a rafforzare la capacità di competere e gestire incarichi complessi. Un altro tema centrale ha riguardato l'accesso delle nuove generazioni alla professione. È stata evidenziata l'importanza di ampliare le opportunità dei giovani negli affidamenti pubblici, favorire la collaborazione intergenerazionale e prevedere strumenti a sostegno dell'avvio dell'attività. Un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni può favorire il ricambio e contribuire alla crescita del mercato professionale. L'incontro ha inoltre richiamato il valore delle competenze femminili, componente essenziale per la crescita e la competitività del comparto. La discussione si è estesa al quadro europeo degli appalti pubblici, con particolare riferimento ai criteri utilizzati per l'affidamento dei servizi. Il valore delle prestazioni non può essere ricondotto alla sola componente economica, ma deve tenere conto della preparazione tecnica e dei benefici che il progetto è in grado di produrre per la collettività. Il percorso di revisione della normativa europea ha aperto un ulteriore fronte di riflessione. Diversi relatori hanno espresso il timore che la futura disciplina destinata a sostituire le attuali direttive possa rappresentare, per i servizi di architettura e ingegneria, un passo indietro rispetto alle garanzie oggi riconosciute alle prestazioni intellettuali. Il rischio riguarda una possibile standardizzazione dei servizi e una prevalenza degli aspetti economici rispetto alla qualità della progettazione. Da qui l'importanza di una partecipazione attiva di architetti e ingegneri al dibattito europeo, affinché la futura disciplina riconosca la specificità delle loro attività e il ruolo del progetto nella realizzazione di opere pubbliche efficienti, sostenibili e sicure. Dal confronto è emersa con chiarezza una convinzione condivisa: sicurezza del territorio, transizione energetica, resilienza delle infrastrutture e trasformazione digitale richiedono il contributo determinante di architetti e ingegneri. Valorizzare la progettazione, sostenere la crescita professionale, favorire l'ingresso dei giovani e promuovere la qualità delle prestazioni significa investire non soltanto nelle professioni tecniche, ma nella qualità delle opere, nell'efficienza della spesa pubblica e nel futuro del Paese. Vai al resoconto dell’incontro del 9 ottobre sul futuro delle professioni tecniche Consulta la notizia di presentazione dei due appuntamenti di Fondazione Inarcassa a SAIE Bologna 2026          
  • Premio Marco Senese: Fondazione Inarcassa a Napoli il 10 novembre per la giornata conclusiva della sesta edizione
    Fondazione Inarcassa parteciperà il 10 novembre 2026 a Napoli all’incontro “Marco Senese. Ingegnere del fare e del proteggere”, dedicato all’ingegnere elettronico che contribuì alla nascita della Fondazione e fu una figura di riferimento della rappresentanza professionale. A dieci anni dalla sua scomparsa, la giornata ne ripercorrerà il percorso umano e professionale attraverso i temi della sicurezza, della prevenzione e dell’innovazione. L’appuntamento è alle ore 14.30 nell’Aula Magna “Leopoldo Massimilla” dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con la partecipazione di istituzioni, rappresentanti delle professioni tecniche ed esperti. Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli dal 1998 al 2016, Delegato Inarcassa dal 2005 al 2016 e Consigliere di Fondazione Inarcassa, Senese ha dedicato la propria attività alla valorizzazione della figura dell’ingegnere e del suo ruolo culturale e sociale. A rappresentare la Fondazione saranno il Presidente Felice De Luca, che interverrà nei saluti istituzionali, e il Consigliere Raffaele De Rosa, tra i relatori della tavola rotonda “Dalla prevenzione incendi all’innovazione”. Al confronto, moderato da Fabrizio Cola, parteciperanno Guido Parisi, Michele Mazzaro, Tiziana Petrillo, Francesco Polverino e Alfredo Romano. Vincenzo Di Lauro ripercorrerà il profilo umano e professionale di Senese. La giornata coinciderà con la fase conclusiva della sesta edizione del Premio Nazionale “Marco Senese” per lo sviluppo della professione d’ingegnere, promosso da Fondazione Inarcassa. Il Premio valorizza esperienze nei settori della sicurezza sul lavoro e della prevenzione incendi, della formazione, della progettazione delle opere di ingegneria e dell’innovazione. La sesta edizione entra in questi giorni nella fase conclusiva, con le riunioni della Commissione giudicatrice chiamata ad assegnare i premi. Il percorso e i contenuti dell’edizione 2026 sono disponibili nella notizia pubblicata nei mesi scorsi sul sito di Fondazione Inarcassa. A dieci anni dalla scomparsa di Marco Senese, l’appuntamento del 10 novembre porterà a confronto istituzioni e professionisti sui temi che hanno segnato la sua attività: competenza tecnica, cultura della prevenzione e responsabilità verso la collettività. Scarica il programma completo
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Architalking giugno 2026 - Luisa Bocchietto

Si laurea in Architettura e in Design, successivamente fonda il proprio studio a Biella. Nel campo del design ha lavorato per numerose aziende del settore del mobile realizzando progetti di direzione artistica e di prodotto. È stata Presidente Nazionale dell’ADI – Associazione per il Disegno Industriale - ed è componente del Consiglio Italiano del Design.