Rubrica di aggiornamento legislativo e giurisprudenziale n. 2 del 17 agosto 2015

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Cassazione penale, 16 dicembre 2014, n. 3579: realizzazione di un piazzale mediante utilizzo di materiale proveniente dal fondale di un lago.

Con sentenza 16.12.2014 n. 3579 la Cassazione affronta una vicenda inerente la realizzazione di un piazzale mediante materiale proveniente dal fondale del lago d’Iseo e della foce del fiume Oglio (materiale qualificato dalla Corte territoriale quale rifiuto) senza le necessarie autorizzazioni edilizia, paesaggistica ed ambientale.

Secondo la tesi sostenuta dalla difesa nel ricorso proposto il materiale impiegato, proveniente dal lago d’Iseo, veniva adeguatamente vagliato e solo una piccola percentuale dei residui di materiali differenti da quello litoide era impiegato per la predisposizione del piazzale.

La Corte d’appello pur aderendo alla tesi dell’idoneità delle operazioni di separazione compiute evidenziava che la parte di scarti impiegati era risultata ben superiore rispetto a quella asserita dalla difesa.

La Suprema Corte giunge quindi in primo luogo a confermare la sussistenza della contravvenzione di cui all’art. 256 c. 1 lett. a) d.lgs. 152/2006 con riferimento allo stoccaggio, presso l’area aziendale, del materiale litoide per la realizzazione del piazzale.

Questa la motivazione:

- il materiale recuperato dal fondo del lago presentava anche elementi di natura differente da quello litoide;

- la natura di tali avanzi era differente (legno, lattine e bottiglie) da quella indicata nell’art. 1 ult. capoverso del d.m. 161/2012 in cui vengono elencati i materiali che possono essere presenti nelle terre da scavo (calcestruzzo, bentonite, pvc, vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato);

- il quantitativo del materiale residuo risultava superiore rispetto alla percentuale consentita dalla legge.

Afferma inoltre la Corte che, diversamente da quanto prospettato dalla difesa, i fatti oggetto di contestazione integrano il reato di cui all’art. 44 d.p.r. 380/2001 tenuto conto che, di fatto, era  stata realizzata una nuova opera e non già, come ritenuto dalla difesa, una mera copertura di alcuni avvallamenti. Ribadisce quindi la Cassazione che anche opere di scavo, di sbancamento e di livellamento del terreno necessitano del titolo abilitativo se non finalizzate ad apportare migliore a terreni agricoli. Stante la finalità industriale della realizzazione del piazzale gli interventi eseguiti necessitavano quindi nel caso di specie dell’autorizzazione edilizia.

avv. Marina Zalin marina.zalin@buttiandpartners.com www.buttiandpartners.com

Cassazione penale, 19 marzo 2015, n. 657: realizzazione di un chiosco bar in assenza di autorizzazione paesaggistica

Con sentenza del 19.3.2015 n. 657 la Cassazione ha accolto il ricorso proposto dal Pubblico Ministero avverso l’ordinanza del tribunale del riesame con il quale era stata accolta l’istanza della difesa volta all’annullamento del sequestro preventivo di un chiosco bar per essere stato lo stesso realizzato in assenza dell’autorizzazione in materia paesaggistica.

Secondo il Tribunale della libertà la struttura non necessitava di autorizzazione paesaggistica in quanto manufatto agevolmente rimovibile e destinato ad essere impiegata per un tempo inferiore a 120 giorni. La pronuncia si basava su quanto previsto dall’art. 1 dpr 139/2010 e dall’all. 1 allo stesso decreto secondo cui, in relazione ad interventi lievi allorché si tratti di strutture mobili quali chioschi occupanti un’area per più di 120 giorni, sarebbe necessaria unicamente l’autorizzazione paesaggistica semplificata.

La Corte annulla l’ordinanza impugnata evidenziando come, nonostante il dato letterale della norma possa sembrare quello indicato dal tribunale del riesame, l’interpretazione della stessa non è corretta.

L’art. 1 dpr 139/2010 così prevede “Sono assoggettati a procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 146, comma 9, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, di seguito denominato «Codice», gli interventi di lieve entità, da realizzarsi su aree o immobili sottoposti alle norme di tutela della parte III del Codice, sempre che comportino un'alterazione dei luoghi o dell'aspetto esteriore degli edifici, indicati nell'elenco di cui all'allegato I che forma parte integrante del presente regolamento.” Il punto 38 dell’all. 1 al decreto a sua volta così prevede “occupazione temporanea di suolo privato, pubblico, o di uso pubblico, con strutture mobili, chioschi e simili, per un periodo superiore a 120 giorni”.

L’interpretazione letterale della norma potrebbe così sintetizzarsi: strutture amovibili da utilizzarsi per più di 120 giorni necessitano di autorizzazione in forma semplificata, se invece l’impiego non supera tale durata non risulta necessaria alcuna autorizzazione paesaggistica.

La Corte invece chiarisce:

- che solo l’art. 149 d.lgs. 42/2004 elenca le ipotesi in cui non è necessaria l’autorizzazione paesaggistica, ipotesi tra cui non rientra la realizzazione di strutture amovibili e temporanee.

- il d.p.r. 139/2010, quale fonte di rango secondario rispetto al d.lgs. 42/2004, non può estendere i casi in cui eventuali opere realizzate in aree tutelate paesaggisticamente possono essere realizzate senza un assenso dell’ente preposto al vincolo; a tale decretoil d.lgs. 42/2004 rinviava solo per l’individuazione delle ipotesi sottoposte a mera autorizzazione semplificata.

Ne consegue secondo la Corte:

- che le ipotesi non previste dall’art. 149 o dal dpr 139/10, che prevede i casi in cui sarebbe richiesta l’autorizzazione semplificata, sono soggette ad autorizzazione ordinaria;

- la lettura della norma indurrebbe a giungere a conclusione irragionevole ossia che le strutture amovibili destinate ad essere impiegate per più di 120 giorni sarebbero sottoposte a autorizzazione semplificata (così come previsto dal punto 38 all. 1 dpr 139/2010) mentre quelle con termine inferiore di impiego necessiterebbero di autorizzazione ordinaria;

- si è quindi ipotizzato che la norma sia stata formulata in modo errato e che ciò che il legislatore intendeva era che necessitavano unicamente di autorizzazione semplificata e non ordinaria le occupazioni temporanee con chioschi della durata “non” superiore a 120 giorni e non quindi con durata superiore a 120 giorni. Gli altri punti dell’allegato infatti pongono tutti un limite massimo non superato il quale si può ricorrere alla procedura semplificata;

- d’altronde la parte precettiva del punto 38 all. 1 dpr 139/2010 prevede che si possa ricorrere ad autorizzazione paesaggistica semplificata in caso di “occupazione temporanea”; è evidente quindi che il legislatore intendeva fissare il limite superato il quale di occupazione temporanea non si potesse più parlare tornando quindi al regime autorizzativo ordinario.

Nell’annullare l’ordinanza impugnata la Cassazione fa comunque una importante puntualizzazione: dal privato cittadino non può pretendersi un’interpretazione corretta della norma laddove la stessa risulta oggettivamente equivoca. Ribadisce quindi il compito del tribunale del riesame di verificare la sussistenza o meno dell’elemento soggettivo del reato da escludersi qualora l’indagato abbia agito in buona fede da imputarsi alla formulazione della legge.

avv. Marina Zalin marina.zalin@buttiandpartners.com www.buttiandpartners.com

LEGGE 7 agosto 2015, n. 124: Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 agosto scorso la c.d. legge o riforma Madia (l. n. 124/15), contenente numerose deleghe al Governo in materia di funzionamento ed organizzazione della pubblica amministrazione.

Delle deleghe ci si occuperà a suo tempo, per commentare il modo con il quale saranno state esercitate dal Governo. Per il momento, esse non modificano l’ordinamento giuridico, proprio perché tale effetto sarà proprio solo dei decreti delegati (o del regolamento di delegificazione, come per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi, art. 4).

Sono di immediata efficacia (dal 28 agosto p.v.), invece, le norme dell’art. 3, che ha introdotto un nuovo (ennesimo) articolo alla legge sul procedimento amministrativo (l. n. 241/90). Questo il testo: «Art. 17-bis (Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici). – 1. Nei casi in cui è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni pubbliche e di gestori di beni o servizi pubblici, per l’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di altre amministrazioni pubbliche, le amministrazioni o i gestori competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta entro trenta giorni dal ricevimento dello schema di provvedimento, corredato della relativa documentazione, da parte dell’amministrazione procedente. Il termine è interrotto qualora l’amministrazione o il gestore che deve rendere il proprio assenso, concerto o nulla osta rappresenti esigenze istruttorie o richieste di modifica, motivate e formulate in modo puntuale nel termine stesso. In tal caso, l’assenso, il concerto o il nulla osta è reso nei successivi trenta giorni dalla ricezione degli elementi istruttori o dello schema di provvedimento; non sono ammesse ulteriori interruzioni di termini. 2. Decorsi i termini di cui al comma 1 senza che sia stato comunicato l’assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito. In caso di mancato accordo tra le amministrazioni statali coinvolte nei procedimenti di cui al comma 1, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, decide sulle modifiche da apportare allo schema di provvedimento. 3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche ai casi in cui è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini, per l’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di amministrazioni pubbliche. In tali casi, ove disposizioni di legge o i provvedimenti di cui all’articolo 2 non prevedano un termine diverso, il termine entro il quale le amministrazioni competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta è di novanta giorni dal ricevimento della richiesta da parte dell’amministrazione procedente. Decorsi i suddetti termini senza che sia stato comunicato l’assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito. 4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi in cui disposizioni del diritto dell’Unione europea richiedano l’adozione di provvedimenti espressi”.

La novella completa, rafforzandolo, il complesso sistema normativo volto a “sterilizzare” i potenziali effetti pregiudizievoli sul cittadino dell’inerzia dell’amministrazione.

Ed infatti:

  • nei procedimenti ad istanza di parte il silenzio dell’amministrazione procedente protratto oltre il termine per la conclusione del procedimento equivale ad assenso (art. 20 l. n. 241 cit.), salvo che nell’ambito dei c.d. interessi sensibili (patrimonio culturale e paesaggistico, salute, sicurezza pubblica, etc.);

  • l’amministrazione invitata ad una conferenza di servizi decisori ha l’onere di esprimere con un rappresentante qualificato la propria volontà. Se, ritualmente invitata, non si presenta, la sua assenza equivale ad assenso, ancorché preposta alla tutela di un interesse sensibile (art. 14 ter, co. 7, l. cit.).

  • se il parere (obbligatorio o facoltativo) non è reso entro il termine di 20 giorni o quello stabilito dalla stessa amministrazione procedente, quest’ultima può procedere anche in sua assenza (art. 16 l. cit.). Anche in questo caso, sono esclusi dall’ambito di applicazione della norma le amministrazioni preposte alla tutela dei c.d. interessi sensibili.

L’art. 17 bis disciplina una fattispecie intermedia a quelle appena descritte. Esso, infatti, si fa carico dell’ipotesi in cui il silenzio non riguardi un atto consultivo (parere), e tuttavia non sia nemmeno riferibile all’amministrazione procedente. Si tratta di quelle ipotesi che vanno sotto il nome di atto complesso (si pensi, ad esempio, ad un decreto interministeriale), nel quale, cioè, confluiscono le volontà di due o più amministrazioni. In caso di dissenso, è previsto un meccanismo devolutivo (sul modello di quanto previsto nell’ambito della conferenza di servizi per il caso che il motivato dissenso vanga espresso da un’amministrazione preposta alla tutela di uno dei c.d. interessi sensibili), in forza del quale la decisione finale è assunta dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Per questa parte, la legge n. 124/15 è da salutare con favore, perché contribuisce ulteriormente a depotenziare il potere di veto che, sol proprio puro e semplice silenzio, ha spesso, anche involontariamente frapposto l’amministrazione, persino nell’ambito di procedimenti volti all’adozione di atti normativi (regolamento).

avv. Riccardo Rotigliano rrotigliano@scozzarirotigliano.com www.scozzarirotigliano.com

Sintesi di monitoraggio legislativo 31 agosto - 11 settembre 2015

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NOTA POLITICA

 

 

 

Sta per andare in archivio un’altra settimana di contrapposizioni fra Governo e sinistra Pd sui contenuti della riforma costituzionale, con la seconda che continua a invocare l’elezione diretta dei senatori e una Camera alta dotata di maggiori funzioni legislative e di controllo rispetto a quelle prefigurate dal ddl Boschi. Nonostante i botta e risposta fra Renzi («ascolto tutti ma non mollo») e Bersani («non è ammissibile chiamare alla disciplina di partito davanti alla Costituzione») avevano fatto presagire ben altri sviluppi, il dato di cui tenere conto è che le due anime del Partito Democra-tico hanno comunque scelto di non abbandonare il tavolo delle trattative.

 

 

 

Le spiegazioni sono diverse. Nel Premier è infatti viva la consapevolezza di non disporre in aula dei numeri sufficienti a far passare il testo così com’è visto l’oltranzismo della sinistra Dem e com-plice il caos che ha investito l’alleato di governo del Ncd. Estendere le tempistiche negoziali, inol-tre, potrebbe portare a un’utile erosione del dissenso interno. Sul versante opposto c’è invece la consapevolezza che una chiusura sul fronte delle trattative potrebbe portare alla rottura definitiva con l’inquilino di Palazzo Chigi, con tutte le ripercussioni del caso nell’eventualità di elezioni anti-cipate. Ad alimentare il filo del dialogo ha poi concorso l’azione da “pontiere” del Quirinale che, in più di un colloquio estivo con esponenti della sinistra Pd, ha sollecitato le parti al buonsenso nel tentativo di rasserenare gli animi e favorire il negoziato, rassicurando i dissidenti che nessuna forza-tura dell’esecutivo sulla riforma della Costituzione potrà mai ricevere l’avallo presidenziale.

 

 

 

Ma le minacce per il Governo non arrivano solo dalla dialettica nel Pd vista la sempre più proba-bile implosione del Nuovo Centro Destra di Alfano. Il Ncd, nato con la speranza di affermarsi come volto moderato del centrodestra e oggi praticamente scomparso dai radar dei sondaggi elettorali, è infatti lacerato fra chi intende difendere l’alleanza di governo col Pd, magari unendosi alle truppe renziane, e chi invece preferirebbe tornare con Forza Italia o persino abbracciare la Lega di Salvini. A esacerbare lo scontro intestino che ha portato lo stesso Ministro dell’Interno ad affermare «chi vuole andarsene vada» è stata in particolare la battaglia divampata attorno alla legge sulle unioni ci-vili che l’esecutivo avrebbe voluto inizialmente esaminare in aula prima della legge di stabilità.

 

 

 

Sul tema immigrazione, il Primo Ministro Renzi è tornato a invocare l’adozione di un sistema di quote a livello europeo per ripartire fra i paesi Ue la moltitudine di migranti e rifugiati in fuga da Africa e Medio Oriente. Nonostante il via libera del Parlamento Europeo al meccanismo delle quote vincolanti, l’Europa appare sempre più divisa davanti al fenomeno. All’apertura tedesca verso i ri-fugiati si contrappone infatti la fermezza con cui i paesi dell’Est (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) rifiutano il principio dell’obbligatorietà delle quote. Austria e Danimarca hanno frattanto deciso la chiusura delle proprie frontiere nel tentativo di arginare l’ondata di arrivi.

 

 

 

Buone notizie dall’economia. A luglio è tornata a crescere la produzione industriale, con un +1,1% su giugno e un +2,7% rispetto al luglio 2014. Secondo l’Istat, i dati mostrano miglioramenti per tut-ti i principali settori produttivi. In ripresa anche i consumi (+0,4% su base mensile e +2,1% su base annua a luglio) e contratti a tempo indeterminato che nei primi 7 mesi del 2015 hanno fatto registra-re un incremento del +35% rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

 

 

 

In precedenza, sul fronte economico-finanziario aveva tenuto banco la querelle fra il Primo Mi-nistro Renzi e le autorità europee sulle proposte di riforma fiscale del capo del Governo. Secondo Bruxelles, l’annunciato taglio delle tasse sugli immobili non dovrà costituire la priorità dell’esecutivo Renzi che, piuttosto, dovrebbe concentrarsi sulle tasse sul lavoro, come peraltro rac-comandato all’Italia in più di un’occasione nel corso degli ultimi mesi. Al di là dell’immediata rea-zione d’orgoglio tricolore, con il Premier a rivendicare con forza l’autonomia del proprio esecutivo in fatto di gestione della politica fiscale, il botta e risposta si inseriva in una partita più ampia che vede Roma impegnata a negoziare con Bruxelles maggiore flessibilità in fatto di gestione dei conti pubblici in vista delle legge di stabilità 2016.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SINTESI DI MONITORAGGIO LEGISLATIVO E REGOLATORIO

 

 

 

LAVORI PUBBLICI

 

 

 

Delega appalti

 

Codice senza Regolamento. In queste settimane il Ministero delle Infrastrutture è al lavoro, insieme a membri del Governo e della maggioranza parlamentare, ad un emendamento alla Delega per la riforma del Codice degli Appalti, volto a cancellare il regolamento generale sugli appalti (oggi composto da 345 articoli), lasciando un codice molto snello, fatto soltanto delle norme legislative attuative della delega in materia di direttive Ue. Ci sarebbe così una vera e propria soft law di impostazione anglosassone, che farebbe capo all’Autorità Nazionale Anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone: in particolare sarebbero le linee guida dell’Anac a fare l’attuazione operativa delle norme di legge, garantendo al tempo stesso flessibilità.

 

Questa però non è l’unica ipotesi possibile. Infatti ci sarebbe allo studio un’altra ipotesi che vedrebbe separati i destini di codice e regolamento che al momento la delega impone di far entrare in vigore all'unisono. Ipotesi, questa, maturata in Parlamento e sicuramente non incoraggiata dal Governo. Con la scadenza dei termini di recepimento delle nuove direttive alle porte (18 aprile 2016)

 

In merito al calendario dei lavori parlamentari, la Commissione Ambiente e Lavori Pubblici dovrebbe riprendere i lavori in sede referente mercoledì 16 settembre, con l’espressione dei pareri sugli emendamenti presentanti tra i quali figura l’introduzione del débat public anche per l’architettura.

 

In sede consultiva, invece, le Commissioni Giustizia e Politiche dell’Unione Europea hanno iniziato ad esaminare il testo e da quest’ultima potrebbe arrivare l'invito a ridurre da sei a tre mesi i tempi concessi al Governo per attuare la delega, in modo da non sforare i termini di recepimento delle direttive.

 

 

 

Di nuovo al lavoro la Commissione Manzione

 

È tornata operativa la Commissione Manzione (dal nome del capo del Dagl – Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi), insediata dal Ministro delle Infrastrutture a luglio per scrivere i decreti legislativi che dovranno dare attuazione alla delega al Governo in materia di appalti.

 

La Commissione, oltre a essere presieduta da Antonella Manzione, prevede la presenza di rappresentanti delle Infrastrutture (a partire dal nuovo capo dell'ufficio legislativo Elisa Grande) delle Politiche europee (Diana Agosti, capo del dipartimento) e dell'Anac (il consigliere Michele Corradino e Maria Luisa Chimenti, al vertice della direzione generale mercato e legislazione). Presenti anche tecnici dell'Economia, dei Beni culturali, dello Sviluppo economico e dell'Ambiente.

 

Tra gli esperti "esterni" alle strutture di governo confermati Mario Chiti, docente di diritto amministrativo dell'Università di Firenze, Pierluigi Mantini (stessa materia al Politecnico di Milano) e Remo della Longa docente di Public management alla Bocconi. In squadra anche il presidente della Consip Luigi Ferrara, Giulia Ferrari, consigliere del Tar Lazio e Maria Luisa Conti, provveditore di Toscana, Marche e Umbria.

 

L’obiettivo della Commissione è quello di rispettare il termine del 18 aprile 2016 per il recepimento delle direttive europee e questo dovrebbe essere rispettato se dovesse concretizzarsi l’emendamento che cancella il regolamento.

 

 

 

Giubileo: firmato protocollo appalti con Anac

 

Con la firma del protocollo d'intesa tra Campidoglio e Autorità anticorruzione (Anac) prende il via l'operazione appalti puliti in vista del Giubileo della Misericordia. E si suggella il patto tra Ignazio Marino e Raffaele Cantone per evitare infiltrazioni mafiose nella realizzazione delle opere per l'Anno Santo. Ma anche per bloccare procedure poco trasparenti che potrebbero essere favorite dal poco tempo a disposizione.

 

Link linee guida

 

 

 

I requisiti professionali sono esclusi dall’avvalimento

 

Per sopperire alla mancanza dei requisiti professionali non si può ricorrere all’avvalimento. Lo ha spiegato il Consiglio di Stato con la sentenza 3698/2015.

 

Nel caso esaminato dal CdS, la Stazione Appaltante chiedeva l’iscrizione all’Albo dei gestori ambientali per lo svolgimento di alcuni servizi messi in gara. Un concorrente, escluso perché, non essendo iscritto all’Albo, si era avvalso dell’ausilio di un altro soggetto, aveva fatto ricorso.

 

I giudici hanno confermato la decisione della Stazione Appaltante spiegando che l’iscrizione rappresenta un requisito generale o soggettivo, che si riferisce all'idoneità professionale e collegato all’esperienza necessaria per svolgere incarichi simili.

 

Non si tratta quindi, hanno spiegato i giudici, di un requisito trasferibile da un operatore ad un altro, ma di una situazione personale e dell’affidabilità morale e professionale del concorrente.

 

Il CdS ha infine ricordato che l’avvalimento è possibile per soddisfare i requisiti strettamente connessi alla prova della capacità tecnica, economica e finanziaria. Fanno quindi eccezione i requisiti strettamente personali, come quelli di idoneità morale e professionale.

 

Link della sentenza

 

 

 

Il caso della Legge regionale siciliana sugli appalti

 

È salva, almeno per il momento, la riforma degli appalti pubblici della Sicilia, contenuta nella legge regionale n.14 del 10 luglio 2015 recante "Modifiche all'art. 19 della legge regionale n. 12 del 12 luglio 2011".

 

Il Governo, che ha sollevato dubbi di legittimità sulla norma approvata dal parlamentino siciliano perché violerebbe le norme comunitarie sulla libertà di concorrenza, nel Consiglio dei Ministri del 4 settembre, ha deciso di prendere tempo e sospendere l'impugnativa del testo di legge davanti alla Corte Costituzionale, in attesa di ulteriori chiarimenti giuridici. Viene, così, recepito l'appello dell'assessorato ai Lavori pubblici e dell'Ance Sicilia che, da giorni, chiedevano a Palazzo Chigi di ritornare sui propri passi e di avviare un confronto con l'amministrazione regionale per trovare una soluzione condivisa sulle disposizioni introdotte dalla nuova norma. Ma i tempi sono ferratissimi. Il Governo, infatti, dovrà decidere se procedere all'impugnativa entro il 18 settembre prossimo, e cioè allo scadere dei 60 giorni dall'entrata in vigore della norma regionale.

 

A finire sotto la lente d'ingrandimento della Presidenza del Consiglio sono i nuovi commi 6, 6bis, 6ter e 6quater all'articolo 19 della Legge regionale 12/2011, con cui vengono modificati, fino al 31 dicembre 2015, i criteri di aggiudicazione degli appalti di lavori, servizi o forniture di valore al di sotto della soglia comunitaria.

 

Criteri, secondo il Governo, non conformi a quelli indicati dal Codice dei Contratti pubblici. In particolare, i nuovi commi prevedono, per la stazione appaltante, la possibilità di applicare nei bandi il criterio dell'esclusione automatica dalla gara delle offerte che presentano una percentuale di ribasso pari o superiore ad una certa soglia di anomalia, calcolata sulla base della media aritmetica dei ribassi percentuali di tutte le offerte presentate.

 

La norma prevede, inoltre, che le imprese che effettuano un ribasso superiore al 25% devono produrre, già nella presentazione dell'offerta, le relative analisi giustificative che sono poi valutate dalla Commissione di gara nel caso risultino aggiudicatarie in sede di verifica di congruità dell'offerta.

 

Ma Palazzo Chigi, con la nota del 25 agosto, fa rilevare che le nuove modifiche sono adottate in violazione dell'art.117, comma 2, lett. e) del Codice dei contratti pubblici, perché lederebbero la concorrenza, essendo stato abolito il massimo ribasso ed inseriti dei paletti sulle ‘offerte anomale' che, in questo modo, vengono automaticamente escluse. La nota del Governo, infatti, segnala «l'inadeguatezza di un meccanismo che determina in modo casuale la variazione in aumento o in diminuzione, poiché la conseguenza è che si determina un sostanziale variazione del numero delle offerte escluse automaticamente, rispetto all'esclusione automatica che ne è derivata finora».

 

In sostanza, se è vero che in Sicilia in materia di appalti la competenza esclusiva è della Regione, la legislazione in ogni caso non deve contrastare con il Codice nazionale.

 

 

 

Bolzano: in arrivo la nuova legge provinciale sugli appalti pubblici

 

L’obiettivo è quello di regolamentare in maniera chiara, semplice e autonoma gli appalti pubblici nella Provincia di Bolzano, allo scopo di incentivare e dare nuovo impulso al tessuto economico locale.

 

L’Alto Adige sarà quindi la prima regione italiana, e una delle prime a livello europeo, a dotarsi di una legge in materia, assumendo una funzione di governance su tutte le stazioni appaltanti presenti sul territorio. Uno dei punti centrali dell’azione legislativa riguarda il rafforzamento delle piccole e medie imprese.

 

Tra i passaggi-chiave vi è il raddoppio del valore di soglia al di sotto del quale poter accedere alle procedure semplificate delle gare a inviti (portato da 1 a 2 milioni di euro), inserimento nella procedura standard anche l’analisi dei costi collegati al ciclo di vita del prodotto, procedure ad hoc nel settore dei servizi alla persona con delle agevolazioni previste per le aziende no profit, in maniera particolare le cooperative sociali.

 

 

 

Opere pubbliche con capitali privati, arriva alla gestione il 55% delle concessioni aggiudicate

 

Un mercato del project financing e del partenariato pubblico-privato in Italia esiste e non solo in termini di bandi cartacei sfornati dalle amministrazioni: è arrivata infatti alla fase della gestione circa metà delle piccole e medie opere aggiudicate in concessione di costruzione e gestione (prevalentemente parcheggi, cimiteri, edilizia sociale, tlc, energie alternative). La “qualità” di questo mercato è però molto bassa e tende a confondersi con l’appalto ordinario (dove nessun rischio di traffico viene accollato all’impresa): le amministrazioni pubbliche nella gran parte dei casi non conoscono gli indicatori economico-finanziario e di rendimento dell’investimento e non sono in grado di trattare quindi da pari a pari con i concessionari (potenziali o effettivi), soprattutto nel momento più critico della richiesta di revisione del piano economico-finanziario. Inoltre, la durata delle concessioni tende quasi sempre al tetto massimo ammesso per legge (cosa che spesso comprime l’interesse pubblico) mentre la disciplina legislativa (per esempio l’annosa querelle “promotore sì/promotore no” con relativo diritto di prelazione) è sostanzialmente ininfluente ai fini del risultato finale.

 

È la fotografia scattata dallo studio realizzato dal Dipartimento per la politica economica di Palazzo Chigi (Dipe), in collaborazione con il Cresme, e coordinato da Gabriele Pasquini: oggetto lo «stato dell’arte, criticità e prospettive» del project financing per la realizzazione di opere pubbliche in Italia. Il focus si concentra proprio su «cosa accade dopo l’aggiudicazione dei contratti di concessione di lavori», con l’analisi di mille progetti banditi tra il 2002 e il 2014 e presenti con tutte le informazioni necessarie nella banca dati del Cresme.

 

Il rapporto non evidenzia sostanziali differenze fra quanto successo in regime di Merloni-ter e in regime di codice degli appalti (anche dopo l’abolizione del terzo decreto correttivo del 2007 che ha eliminato il diritto di prelazione per il promotore).

 

Inoltre lo studio stigmatizza la durata troppo lunga delle concessioni (mediamente 29 anni e 10 mesi a fronte di un tetto ordinario di 30 anni, con 15 contratti di durata pari o superiore a 90 anni) perché «crea una rendita di posizione per il concessionario che sottrae alla contendibilità del mercato i servizi connessi alla gestione dell’intervento realizzato». Soprattutto lo studio Dipe-Cresme evidenzia come grave criticità il fatto che le amministrazioni ignorino indicatori come il Tir (tasso interno di rendimento) e il Van (valore attuale netto) degli azionisti e del progetto o ratios come il Debt Service Cover Ratio o il Loan Life Cover Ratio. «Dei 961 interventi - rileva lo studio - ben 752 operazioni non presentano alcun indicatore economico-finanziario». Soltanto 30 progetti presentano i sei indicatori elencati dallo studio.

 

La banca dati del Cresme consente anche di individuare la media dei tassi interno di rendimento (Tir) per gli azionisti nei casi esaminati, che risulta pari al 9,45%. «Considerando che per il 95% delle opere analizzate è già stato dato avvio ai lavori, tale numero sembra poter essere correttamente preso come benchmark di riferimento per il rendimento medio richiesto dagli azionisti in Italia nelle opere medio-piccole in concessione di lavori pubblici».

 

Link rapporto

 

 

 

 

 

PROFESSIONI

 

 

 

I professionisti europei interrogano l’Europa sul loro futuro

 

E’ stata presentata al Parlamento europeo l’interrogazione del Vicepresidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani. L’interrogazione, volta a far chiarezza su quanto l’Europa vorrà fare in materia di professione, si chiede alla Commissione di spiegare quali saranno le fasi successive per quanto concerne le attività del Bolsterling the business of liberal professional, il gruppo di lavoro creato per rafforzare le attività delle libere professioni. Viene inoltre chiesto di spiegare come intende pianificare una maggiore integrazione delle libere professioni nei lavori della Commissione.

 

Link testo dell’interrogazione

 

La notizia è stata commentata dalSottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, che ha affermato che "Il governo italiano si è attivato, in largo anticipo, per rafforzare la competitività delle libere professioni, istituendo un tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico con l'obiettivo di costituire un gruppo di lavoro pioniere nella costruzione di un dialogo con il mondo delle professioni. Il primo prodotto del sarà, a breve, un protocollo d'intesa tra le Regioni ed il ministero dello Sviluppo economico con il quale tutte le Regioni del Paese potranno predisporre una serie di provvedimenti che agevolino l'accesso a fonti di finanziamento, che snelliscano le procedure burocratiche e che permettano al mondo delle partite iva una struttura di mercato più solida, organizzata e competitiva".

 

Non si è fatta attendere la risposta dellaCommissaria Europea per il Mercato Interno, Elzbieta Bienkowska, che ha affermato che "entro la fine dell'anno sarà pubblicato un rapporto che farà sue le raccomandazioni per sostenere lo sviluppo dei liberi professionisti in Europa espresse dal gruppo di lavoro".

 

Cinque le raccomandazioni ricordate dalla Commissaria e delle quali si occuperà lo studio: prima di tutto "educazione e formazione, in quanto anche i liberi professionisti hanno bisogno di acquisire una maggiore cultura imprenditoriale e a questo proposito ricordo il programma Erasmus per giovani imprenditori". Poi "facilitare l'accesso ai finanziamenti dal momento che i liberi professionisti si trovano di fronte alle stesse difficoltà delle Pmi" obiettivo per il quale Poi ancora "l'accesso al mercato con agevolazioni per svilupparsi oltre i confini nazionali" e "la partecipazione delle organizzazioni di categoria a semplificare la normativa di settore". Infine la Commissaria si è detta d'accordo a "un rafforzamento della loro rappresentatività a livello europeo" e ha supportato "la loro inclusione all'interno dell'Assemblea per le Pmi europea". La Commissaria ha anche reso noto che "la Commissione europea sta effettuando una valutazione in ogni Stato membro che ha identificato già 5mila professioni, uno screening che sarà utile anche alle autorità nazionali per riformare le proprie normative di settore". "La Commissione intende anche includere all'interno della Internal Market Strategy, che sarà presentata entro un mese, un punto specifico che permetta di abbattere le barriere professionali e incentivare l'integrazione dei servizi all'interno del mercato interno".

 

Link interrogazione e link discussione e risposta

 

 

 

Tessera professionale europea

 

Entro il 18 gennaio 2016 il Governo dovrà emanare un decreto contenente l’elenco delle professioni regolamentate e di quelle per le quali sarà disponibile la “tessera professionale europea”.

 

Le novità della tessera sono contenute nella Direttiva 20 novembre 2013, n. 2013/55/UE.

 

Tale documento permetterà ai professionisti una maggiore facilità di spostamento all’interno dell’Unione, favorirà la mobilità temporanea e il sistema di riconoscimento automatico. L’obiettivo è quello di semplificare il processo di riconoscimento e di introdurre efficienza economica e operativa a vantaggio dei professionisti e delle autorità competenti.

 

La Commissaria Europea per il Mercato Interno, Elzbieta Bienkowska, ha affermato che lo strumento dovrebbe essere operativo dal prossimo gennaio.

 

 

 

CdM approva decreti attuativi del Jobs Act

 

Il Consiglio dei Ministri del 4 settembre ha approvato quattro decreti attuativi del Jobs Act:

 

1. Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Il decreto legislativo prevede, al fine di razionalizzare e semplificare l’attività ispettiva, l’istituzione dell’Ispettorato nazionale del lavoro. L’Ispettorato ha personalità di diritto pubblico, ha autonomia di bilancio e “autonomi poteri per la determinazione delle norme concernenti la propria organizzazione ed il proprio funzionamento.

 

2. Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e le politiche attive (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Viene istituita una Rete Nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), e formata dalle strutture regionali per le Politiche attive del Lavoro, dall’INPS, dall’INAIL, dalle Agenzie per il lavoro e dagli altri soggetti autorizzati all’attività di intermediazione, dagli enti di formazione, da Italia Lavoro, dall’ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) nonché dal sistema delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, dalle università e dagli altri istituti di scuola secondaria di secondo grado. L’istituzione dell’ANPAL avverrà senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica. Tutte le risorse necessarie al suo funzionamento saranno infatti trasferite dal Ministero del lavoro e dall’ISFOL, dei quali sarà effettuata una conseguente riorganizzazione.

 

Il Ministero del lavoro fisserà linee di indirizzo triennali ed obiettivi annuali in materia di politiche attive e definirà i livelli minimi che le prestazioni devono avere su tutto il territorio nazionale.

 

3. Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Le disposizioni contenute nel decreto possono essere suddivise in tre gruppi fondamentali.

 

1. Semplificazioni di procedure e adempimenti

 

2. Disposizioni in materia di rapporto di lavoro

 

3. Disposizioni in materia di pari opportunità

 

4. Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Le disposizioni contenute nel decreto sono improntate a tre obiettivi:

 

  1. Inclusione di lavoratori e imprese

  2. Semplificazione e certezze per le imprese

  3. Razionalizzazione delle integrazioni salariali

 

 

 

DDL Concorrenza: approvati emendamenti professioni

 

Le Commissioni Finanze e Attività produttive hanno approvato alcuni emendamenti che avranno un grande impatto sul modo delle professioni.

 

Si tratta in particolare:

 

- dell’emendamento dell’On. Senaldi (PD), che interviene sulla disposizione che prevede l’estensione alle società di ingegneria costituite in forma di società di capitali o cooperative della disciplina della legge n. 266 del 1997, che per prima ha consentito l’esercizio della professione in forma societaria, così da affermare la validità dei contratti conclusi, a decorrere dall’11 agosto 1997, tra le suddette società di ingegneria e i privati, superando interpretazioni opposte date dalla giurisprudenza. Con la modifica approvata la validità dei suddetti contratti è subordinata al possesso, da parte delle società di ingegneria, dei requisiti prescritti dalla legge di stabilità 2012 (legge n. 183 del 2011) e dal regolamento attuativo (DM 8 febbraio 2013, n. 34) per le società tra professionisti (e in particolare, requisiti del socio che svolge la prestazione professionale, copertura assicurativa, rispetto del codice deontologico).

 

Le società di ingegneria hanno 6 mesi di tempo, dall’entrata in vigore della legge annuale per il mercato e la concorrenza, per soddisfare tali requisiti.

 

- dell’emendamento Crippa (M5S), che introduce un nuovo articolo nella legge annuale per il mercato e la concorrenza attraverso il quale modifica il comma 4 dell’art. 9 del decreto legge n. 1 del 2012 in tema di compenso per le prestazioni professionali.

 

La disposizione impone ai professionisti che la comunicazione ai clienti circa il grado di complessità dell’incarico, gli oneri ipotizzabili dal conferimento dello stesso alla sua conclusione, gli estremi della polizza assicurativa, sia resa per iscritto (anche eventualmente in forma digitale). La stessa forma scritta dovrà avere anche il preventivo di massima del compenso della prestazione professionale.

 

- del subemendamento a firma Mazziotti (SC) che consente la formazione di società composte da avvocati e professionisti di altri ordini.

 

 

 

La riforma della P.A. entra nel vivo

 

La riforma della Pubblica Amministrazione, così come delineata dalla legge 7 agosto 2015, ha iniziato a dispiegare i suoi effetti. Con l’entrata in vigore della legge sono diventati subito applicabili alcuni provvedimenti di grande impatto: il silenzio-assenso tra le amministrazioni, i nuovi limiti sull’autotutela amministrativa e il ritorno della possibilità per la P.A. di affidare consulenze ai pensionati, ma a titolo gratuito e della durata di un anno al massimo.

 

In particolare:

 

- Silenzio-assenso tra amministrazioni:se per l’adozione di provvedimenti è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta di competenza di altre amministrazioni, queste ultime devono comunicare le loro decisioni all’amministrazione proponente entro 30 giorni. Decorso inutilmente il termine, l’assenso si considera acquisito.

 

- Autotutela:delimita i poteri delle amministrazioni nei confronti dei privati in seguito all’avvio dell’attività sulla base di una segnalazione certificata di inizio attività. Si circoscrive inoltre il tempo entro cui un’amministrazione può annullare d’ufficio i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione dei vantaggi economici.

 

- Incarichi ai pensionati:incarichi affidati soltanto a titolo gratuito e della durata massima di un anno.

 

 

 

Casse di previdenza private, salvi i tagli per i pensionati dal 2007

 

Doppia misura della Cassazione, a Sezioni unite, per giudicare le delibere delle Casse di previdenza private che comportano tagli alle prestazioni.

 

L’articolo 1, comma 488 della legge 147/2013 fa salve le delibere degli enti privatizzate che hanno applicato il modo “flessibile” il criterio del pro rata, vale a dire la salvaguardia di quanto maturato fino all’introduzione di criteri di calcolo più restrittivi. La legge 147/2013 è stata qualificata come norma di interpretazione autentica con effetti retroattivi. Tuttavia, questo vale solo per i pensionati e per le deliberazioni dal 2007.

 

Per i pensionati fino a tutto il 2006, invece, le delibere delle Casse dovevano rispettare in modo rigido il criterio del pro rata, vale a dire dovevano applicare eventuali criteri restrittivi solo sui segmenti della pensione ancora da maturare, senza intaccare i calcoli relativi al passato. Con una sentenza molto articolata, la 17742/2015, la Corte di cassazione a Sezioni unite dà torto alla Cassa ragionieri per aver disatteso, per un pensionato del 2001, il criterio del pro rata quale era previsto nella versione originaria della legge 335/1995.

 

Spiega la Cassazione: gli enti di previdenza privatizzati non possono adottare, in funzione dell’obiettivo di assicurare l’equilibrio di bilancio e la stabilità delle proprie gestioni provvedimenti che ... risultino incompatibili con il rispetto del principio del pro rata». Per i trattamenti erogati fino al 31 dicembre 2006 la formulazione originaria della legge 335 «prevedeva - spiega infatti la Cassazione - l’applicazione rigorosa del principio del pro rata».

 

Tutta un’altra storia dal 2007 in poi, quando la legge 296/2006 ha attenuato il principio del pro rata - che va semplicemente tenuto presente - e ha fatto salve le delibere adottate fino all’entrata in vigore della legge. Questa formulazione, però, non ha limitato il contenzioso da parte dei pensionati delle Casse di previdenza, in particolar modo ragionieri e dottori commercialisti, che hanno ritenuto illegittimi i tagli sulle prestazioni conseguenti a regole più restrittive per il pensionamento, in quanto non rispettose del principio del pro rata. Da qui, il nuovo intervento con la legge 147/2013, articolo 1, comma 488: le delibere delle Casse private adottate e approvate prima del 2007 si intendono legittime ed efficaci «a condizioni che siano finalizzati ad assicurare l’equilibrio finanziario di lungo termine». La previsione si è qualificata come norma di interpretazione autentica e quindi retroattiva. Proprio su questo è stata chiamata a esprimersi la Cassazione a Sezioni unite. L’auto qualificazione della norma basta per considerarla come «interpretazione autentica», oppure la disposizione ha una valenza innovatrice? La conclusione delle Sezioni unite è che l’intervento del legislatore sia stato chiarificatore, vista l’ambiguità della norma del 2006 e sia conforme ai canoni legislativi desumibili dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Beninteso, per i pensionati post 2006.

 

 

 

Geometri, alt del Consiglio di Stato sul cemento

 

I geometri non possono progettare in autonomia le strutture di opere in cemento armato o costruzioni in zona sismica. In questi casi «per evitare pericoli per la pubblica incolumità» il progetto statico va riservato a ingegneri e architetti. Con una differenza. Per le opere in cemento armato, i geometri potranno mantenere almeno le competenze sulla progettazione architettonica degli edifici, dividendosi eventualmente l'incarico con un tecnico laureato. Nel caso delle costruzioni in zona sismica, invece, «il progettista capofila non potrà che essere l'ingegnere o l'architetto».

 

È il principio contenuto in un parere depositato il 4 settembre dal Consiglio di Stato (seconda

 

sezione, n.2539/2015) in risposta a una richiesta della Regione Toscana. Al centro della questione una domanda che decine di sentenze, disegni di leggi e circolari non hanno ancora sciolto in modo definitivo: possono i geometri progettare strutture in cemento armato o costruzioni in zona sismica?

 

Il parere del Consiglio di Stato, che ha il pregio di riprendere in mano l'intera questione, ricostruisce il complicato e ambiguo quadro normativo e provando ad affermare un principio di carattere generale.

 

Link parere

 

 

 

Una proposta per far ripartire il mercato della sostituzione edilizia

 

Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, ha presentato al Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio un documento con le proposte da inserire nella Legge di Stabilità per una svolta nel settore dell’edilizia urbana.

 

Si propone di abbattere gli oneri concessori e convogliare gli incentivi al risparmio energetico anche a operazioni di riqualificazione su scala urbana, al fine di far ripartire il mercato della sostituzione edilizia.

 

In particolare il documento Cna-Legambiente prevede:

 

- una graduazione dei crediti di imposta Irpef 50% e 65% in funzione del risparmio energetico effettivamente ottenuto;

 

- specifici incentivi per gli interventi su edifici condominiali;

 

- utilizzo dei titoli di efficienza energetica in favore di imprese che realizzano l’efficientamento energetico di ampie porzioni di patrimonio edilizio;

 

- un parco progetti per le città, alimentato da un fondo rotativo costituito presso la Cassa Depositi e Prestiti;

 

- quadro normativo più favorevole alla demolizione e alla ricostruzione.

 

 

 

Ingegneri, con appalto integrato lievitano i costi

 

Delle opere pubbliche previste dalla Legge Obiettivo del 2001, ad oggi ne è stato realizzato appena il 16%. Degli iniziali 150 miliardi di euro previsti, ne risultano aggiudicati solo 44,8, meno di un terzo. Gli interventi effettivamente realizzati, poi, ammontano a 3,4 miliardi di euro, appena il 7,7% delle cifre aggiudicate. Perché l'obiettivo è "fallito"? La causa è solo la crisi economica? Alcune risposte si trovano in una recente approfondita analisi del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri dal titolo 'Opere pubbliche: criticità e prospettive nello scenario europeo'. I ricercatori del Consiglio nazionale degli ingegneri mostrano, infatti, come alcuni meccanismi di assegnazione degli appalti abbiano compromesso l'efficacia del programma delle infrastrutture strategiche. Molte criticità sono riconducibili alla tipologia di appalto con cui l'opera viene affidata e realizzata. Alcune tipologie di appalto come quello integrato o quello del 'contraente generale', da eccezioni sono diventate la regola. E proprio queste due forme di appalto hanno generato un incremento smodato dei costi in corso d'opera.

 

Nel caso di opere ad oggi concluse con appalto integrato, dicono gli ingegneri, l'incidenza del costo delle varianti sull'importo di aggiudicazione è stato del 118%, a fronte di una media generale, tra le opere concluse, già elevata, pari al 106%. L'appalto integrato si è rivelato spesso inefficiente, sostengono. In molti casi ha portato al raddoppio dei costi preventivati, in misura nettamente superiore rispetto alle opere realizzate con appalti di sola esecuzione. Questi ultimi oggi rappresentano una quota minoritaria degli appalti. Nel caso della Legge Obiettivo, ad esempio, ammontano al 13% degli importi aggiudicati, a fronte di oltre il 30% delle assegnazioni effettuate con appalto integrato. In paesi quali il Regno Unito, dove il ciclo del settore delle costruzioni non ha registrato contraccolpi gravi come in Italia, l'appalto di sola esecuzione rappresenta, al contrario, oltre il 60% della spesa delle stazioni appaltanti.

 

In definitiva, avvertono i professionisti, l'appalto integrato dovrebbe essere significativamente limitato.

 

 

 

Aggiornamento tariffario per i consulenti tecnici d’ufficio

 

La partita della revisione delle norme che regolano la determinazione degli onorari dei consulenti tecnici d'ufficio va avanti, anche se con lentezza. Il ministero della Giustizia, dopo mesi di melina, sembra finalmente determinato a mettere le mani nell'intricatissima matassa. Anche se, dalle indiscrezioni che circolano in queste ore, l'intervento si ridurrà al minimo sindacale: adeguamento dei parametri al costo della vita, senza riforma. Sulla rivalutazione peserà come un macigno il timore di incrementare la spesa pubblica.

 

Le questioni sul piatto sono tre. La prima riguarda le cause con un valore di riferimento: per fissare i compensi il giudice usa delle percentuali che non vengono aggiornate dal 2002. La seconda questione è quella delle cosiddette "vacazioni": sono i compensi orari, da tenere come riferimento quando la causa non ha un valore predeterminato. Al momento valgono 8,15 euro (sui quali pagare le tasse) ogni due ore. Il terzo tema è legato al tetto massimo del compensi: una legge del 1980, mai aggiornata, ha fissato il limite di un miliardo delle vecchie lire. Quel valore, al momento, è stato convertito in 516milia euro, anche per le cause con importi da diverse centinaia di milioni. Un vincolo che i professionisti contestano, dal momento che per le cause multimilionarie le partite Iva sono costrette a sopportare responsabilità e oneri proporzionati.

 

L'azione che il ministero sta preparando, dopo la sollecitazione della Rete delle professioni tecniche, metterà una pezza su tutti e tre questi problemi. Nei giorni scorsi il Guardasigilli Andrea Orlando ha dato rassicurazioni agli ordini sul fatto che i suoi tecnici stanno finalmente lavorando per scrivere un decreto che chiuda una polemica aperta da anni. La base sarà costituita proprio da un documento costituito dalla Rpt. Ma quello che ne verrà fuori, secondo indiscrezioni, non è destinato a chiudere le polemiche.

 

Soprattutto sulle vacazioni, infatti, le partite Iva sollecitano una radicale modifica del meccanismo attuale, ritoccando pesantemente le remunerazioni e, magari, collegandole a una serie di bonus, nel caso in cui il Ctu rispetti i tempi richiesti dal giudice. Insomma, una riforma vera e propria delle tariffe, più che una semplice operazione cosmetica. Il Governo, invece, è decisamente orientato verso la seconda ipotesi: aggiornare i vecchi compensi in base al costo della vita, senza fare innovazioni particolari a beneficio dei professionisti.

 

Quindi, ci sarà il ritocco del tetto massimo dei compensi e quello delle percentuali per le cause senza valore di riferimento. Mentre per le vacazioni, con la rivalutazione Istat, arriveranno solo pochi spiccioli. Il motivo di questa scelta è legato ai maggiori oneri che potrebbero derivare dalle nuove tariffe. Se i compensi dei consulenti nelle cause civili riguardano le parti, in quelle penali coinvolgono direttamente lo Stato, almeno in prima battuta. Un ritocco troppo generoso potrebbe essere interpretato, allora, come un regalo ai professionisti ai danni delle casse pubbliche. Difficilmente si andrà in quella direzione.

 

 

 

DM Parametri: ancora incertezze sulla definizione dei compensi dei progettisti

 

Ci sono ancora incertezze sulla definizione dei compensi dei progettisti da porre a base di gara. Dopo le segnalazioni degli Ordini territoriali, il Comitato paritetico composto da membri del Consiglio nazionale degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (CNAPPC) e Consiglio nazionale degli ingegneri (CNI) ha fornito qualche chiarimento aggiuntivo.

 

Con un documento diffuso nei giorni scorsi, il Comitato paritetico ha ripreso i contenuti delle linee guida varate a marzo dall’Anac (Determina 4/2015) e ha fatto il punto della situazione sui compiti delle Stazioni Appaltanti, la classificazione dei servizi e i requisiti dei professionisti.

 

Stazioni Appaltanti e rispetto dei parametri.Secondo il comitato paritetico, le Stazioni appaltanti nei bandi devono sempre fare riferimento espresso al DM Parametri 143/2013 e riportare un quadro analitico delle prestazioni e dei relativi corrispettivi, in modo che i concorrenti formulino offerte congrue.

 

Le SA devono inoltre allegare al bando il metodo usato per determinare i compensi. In questo modo ci si accerta che non si producano valori superiori a quelli generati dalle vecchie tariffe. Per fare un confronto si può utilizzare il DM 4 aprile 2001.

 

In mancanza di riferimenti espliciti, per determinare il compenso si prendono in considerazione il tempo e l’impegno impiegato per lo svolgimento del servizio.

 

Compensi e servizi di urbanistica. Per quanto riguarda la determinazione dei corrispettivi per la stesura di un piano urbanistico generale, il comitato ha spiegato che applicando il Decreto Parametri si arriva a valori nettamente inferiori a quelli ottenuti seguendo le indicazioni date nel 1969 dal Ministero dei Lavori Pubblici. Secondo il Comitato, a creare difficoltà è l'applicazione del Pil per abitante per determinare il valore di riferimento nel calcolo del corrispettivo.

 

Per una questione di uniformità, si dovrebbe quindi fare riferimento al Pil medio nazionale e non a quello pro capite. L'uso del dato territoriale creerebbe infatti corrispettivi diversi a parità di prestazioni.

 

Classificazione dei servizi svolti. Il comitato ha spiegato che per le opere rientranti nelle categorie edilizia, strutture e viabilità, le attività svolte per opere analoghe possono comprovare il possesso dei requisiti solo se il loro grado di complessità è almeno pari a quello dei servizi da affidare.

 

 

 

Carla Cappiello, Ordine Ingegneri di Roma: taglio dei compensi Ctu un regalo alle banche, norma incostituzionale

 

Secondo la Presidente dell’Ordine degli ingegneri di Roma, la legge 132/2015, che introduce nuove misure in materia fallimentare e di esecuzione forzata, sarebbe fortemente a discapito dei Ctu: “Il compenso del professionista non dovrebbe essere vincolato e correlato ad una futura ed aleatoria cessione. In campo di esecuzione immobiliare e fallimentare molto spesso ci si trova di fronte a beni invenduti o venduti, dopo diversi anni, a cifre nettamente più basse rispetto a quelle stimate. In quest'ultimo caso, si affronterebbe un ulteriore paradosso: il tecnico dovrebbe restituire, a distanza di molto tempo, parte del compenso ricevuto come acconto”. Inoltre ha aggiunto: “A mio avviso questa normativa si presenta incostituzionale in termini di diritto e di rispetto al lavoro. Noi professionisti del settore dovremmo davvero fare rete, decidendo di non fornire più le nostre prestazioni, quasi in una forma di sciopero. Forse in questa maniera, ci si accorgerebbe del vero valore del nostro operato”.

 

 

 

Biennale Architettura: Simone Sfriso curatore Padiglione Italia

 

Sara' Simone Sfriso il curatore del Padiglione Italia alla 15esima Biennale di architettura di Venezia. Lo ha reso noto il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini che fa sapere che "la scelta è avvenuta a seguito di una procedura di selezione a cui sono state invitate a presentare un progetto espositivo dieci personalità di elevata competenza e professionalità del panorama dell'architettura nazionale. Sono pervenute proposte curatoriali di grande interesse e tutte molto attente alle più avanzate ricerche nell'ambito delle nuove frontiere del futuro urbano con un'attenzione particolare alle periferie. Il progetto presentato da Sfriso - sottolinea Franceschini - è in linea con il tema scelto dal curatore della mostra internazionale Alejandro Aravena che indaga la necessità di coniugare l'architettura con l'esigenza di una migliore qualità dell'ambiente edificato e quindi della vita delle persone. La proposta affronta inoltre con coraggio il tema della riqualificazione delle periferie urbane, luoghi finora trascurati e marginali in cui vive, lavora e sogna però la grande maggioranza dei cittadini delle nostre metropoli e che è al centro di una particolare attenzione da parte del governo che le vede come la grande sfida del secolo su cui investire con interventi di riqualificazione e innesti di architettura contemporanea. Ecco perchè è stato espressamente chiesto ai curatori di affrontare il tema delle periferie e dello sviluppo delle città, una scelta - ricorda il Ministro Franceschini - in continuità con l'azione del governo che con la recente riforma del Mibact ha creato una direzione generale ad hoc nel ministero e approvato norme che incentivano i comuni, anche economicamente, a trasferire molte iniziative culturali dai centri storici alle periferie urbane".

 

 

 

Università: ingegneri, si arresta fuga da atenei italiani

 

Si arresta la fuga dalle università italiane, in particolare per gli ingegneri. Dopo dieci anni consecutivi di calo, le immatricolazioni si sono stabilizzate. Infatti, se dal 2002-03 al 2012-13 la quota dei diplomati delle scuole superiori iscritti all'università è crollata dal 74,5% al 56,6%, nell'anno accademico 2013-14 il valore è risultato essere del 56,4%, dato molto vicino a quello dell'anno precedente. E' quanto emerge da una ricerca diffusa dal Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri.

 

 

 

Ippodromo, al via gara architetti per restyling

 

"Questo Premio è una vetrina per tutti quei professionisti che hanno voglia di dire la loro, per raccontare il proprio modo di fare progettazione, è per noi il pretesto per mettere in campo idee sulla riqualificazione degli spazi pubblici della città, per rimarcare le potenzialità degli architetti napoletani che spesso sono chiamati a lavorare all'estero, ma sono tenuti estranei a ciò che avviene qui". Così l'architetto Grazia Torre, presidente dell'associazione NapoliCreativa, nel presentare la sesta edizione del Premio La Convivialità urbana, da lei ideato e realizzato, in partenariato con l'Ordine degli Architetti Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori di Napoli e Provincia e la società Ippodromi Partenopei s.r.l., con il sostegno della Fondazione dell'Ordine degli Architetti di Napoli, dell'Ordine dei Commercialisti di Napoli, dell'Ordine degli Ingegneri di Napoli e con il patrocinio del Comune di Napoli, della Seconda Università Luigi Vanvitelli e dell'INARCH. "Stiamo gettando il seme affinché quella che ora appare come una sperimentazione, diventi una norma, perché i concorsi e soprattutto la loro trasparenza e la condivisione con il pubblico diventino una regola" conclude il presidente di NapoliCreativa. I gruppi concorrenti, preferibilmente multidisciplinari, dovranno presentare un'idea di progetto per la valorizzazione di una parte dell'Ippodromo di Agnano attraverso la risistemazione del parterre all'ingresso dell'Ippodromo, il restyling esterno della cortina formata dalle tre tribune, la ristrutturazione della sola tribuna laterale B per ospitare un ristorante panoramico sui campi da corsa e uno spazio dedicato alla musica da utilizzare come discoteca ma che potrà anche interagire con il resto della struttura in occasione dei concerti internazionali. I termini per le iscrizioni e la consegna degli elaborati sono stati prorogati al 1 ottobre 2015. I progetti saranno, poi, esposti presso il roof garden dell'Ippodromo dal 2 al 9 ottobre 2015. Il progetto vincitore sarà il risultato del voto della giuria tecnica e di quella popolare. Il pubblico potrà votare tutti i giorni: dal lunedì al venerdì (dalle ore 16:00 alle ore 21:00) e il sabato e la domenica (dalle ore 10 alle ore 21). Il primo gruppo classificato vincerà 2.500 euro, 1.500 euro andranno al secondo classificato, 500,00 euro al terzo. Prevista menzione per il premio web. Il dibattito sull'architettura partecipata, inoltre, sarà alimentato anche da una serie di convegni e talk sulle start up, sul design, sul brand identity, sul verde verticale e quello spontaneo. In programma anche un concerto dell'Orchestra sinfonica dei Quartieri Spagnoli e una mostra dei lavori del Laboratorio di Progettazione degli Spazi per l'Abitare della Sun, diretto dal professor Lorenzo Capobianco. "Con questo Premio l'Ordine degli architetti di Napoli conferma ancora una volta la vicinanza e il sostegno al lavoro dei professionisti e alle iniziative di riqualificazione dell'architettura partenopea" afferma Salvatore Visone, presidente dell'Ordine degli Architetti PPC di Napoli mentre per Riccardo Izzo (Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli) "l'istituzione di gruppi multidisciplinari delinea uno scenario che sarà sempre più presente in futuro, ovvero l'aggregazione di diverse categorie professionali per la realizzazione di progetti concreti".

 

Edilizia: scade 22 settembre termine per 'Premio Riuso 04'

 

Restano confermati per il prossimo 22 settembre i termini di scadenza della quarta edizione del Premio 'Ri.U.So.04' bandito dal Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori e promosso insieme a Saie, Salone internazionale dell'innovazione edilizia, Ance - Associazione nazionale costruttori edili - e Legambiente.

 

Al di là del fine di selezionare i migliori progetti e le realizzazioni più innovative nel campo della rigenerazione urbana sostenibile, il Premio intende riaffermare come le politiche di rigenerazione urbana sostenibile rappresentino sempre di più un'occasione di eccellenza per stimolare concretamente la riqualificazione architettonica, ambientale, energetica e sociale delle città italiane e, quindi, consentire ai cittadini una migliore qualità dell'habitat; un'occasione, inoltre, in questo momento di crisi, per tentare di far ripartire l'edilizia e agganciare, quindi, lo sviluppo.

 

 

 

60° Congresso Nazionale degli ingegneri

 

Il Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri d’Italia, giunto alla sua 60° edizione, si svolgerà nella storica cornice del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia dal 30 settembre al 2 ottobre.

 

Una tre giorni di scambio e confronto tra professionisti dei vari ordini durante i quali si affronteranno temi di grande rilievo offrendo alla categoria e al sistema ordinistico un’importante occasione di riflessione.

 

 

 

 

 

FISCO

 

 

 

Riforma delle sanzioni amministrative

 

È stato esaminato per la seconda volta dal Consiglio dei Ministri il Decreto legislativo relativo alla riforma delle sanzioni amministrative, che è tornato alle Camera per il parere definitivo.

 

L’intervento di modifica più radicale operata dalla nuova versione del decreto è in materia di reverse charge. In quest’ambito la sanzione in misura proporzionale (dal 90 al 180% dell’imposta) rimane in vigore solo per le ipotesi di violazioni più gravi, in cui l’omissione o il ritardo generano pregiudizio per gli interessi erariali.

 

In altri termini l’irrogazione della sanzione proporzionale rimane esclusivamente nei casi in cui il puntuale adempimento degli obblighi connessi al meccanismo dell’inversione contabile avrebbero generato in capo al cessionario o al committente una posizione di debito ai fini iva. Tale situazione si verifica qualora chi riceve il documento non risulti legittimato, per questioni di carattere soggettivo o oggettivo, a computare in detrazione l’iva a credito.

 

Al contrario passano a sanzione fissa (minimo di 250 euro e massimo di 10mila euro) tutte le ipotesi in cui l’iva è stata erroneamente addebitata e versata dal cedente/prestatore in luogo dell’applicazione del reverse charge.

 

 

 

CNA, split payment drena liquidità vitale per imprese

 

''Purtroppo lo Split Payment sta funzionando alla perfezione, con i numeri del Mef che confermano un maxi drenaggio di liquidità vitale per le imprese, visto che in sette mesi sono stati sottratti oltre 2.553 milioni''. Lo dichiara Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna, nel precisare che tra gennaio e luglio le entrate Iva derivanti dallo Split Payment hanno permesso una crescita delle entrate Iva di 1.450 milioni.

 

Secondo Silvestrini, ''abbiamo a portata di mano l'occasione per eliminare questo errore, se, come ha annunciato il ministro Padoan, la Legge di Stabilità permetterà di abbassare le tasse sulle imprese e sul lavoro, potra' essere l'occasione giusta anche per abolire lo Split Payment''.

 

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Sintesi di monitoraggio legislativo 17-31 luglio 2015

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NOTA POLITICA

L’Italia dipinta dal rapporto Svimez e dall’ultimo bollettino Bce appare come un paese fragile, ricco di contraddizioni e di ritardi.

Secondo l’istituto di Francoforte, che ha dedicato parte della sua analisi allo stato di salute dei membri di Eurolandia, l’avvento della moneta unica non ha prodotto la tanto attesa convergenza fra i tassi di crescita delle economie europee: anzi, fra queste, l’Italia è quella che ha ottenuto “i dati peggiori”, scivolando sempre più in basso nonostante la buona base di partenza (in linea con i paesi della parte alta della classifica).

Di tenore ben peggiore il rapporto Svimez, che lancia un vero e proprio allarme sul Mezzogiorno italiano, oggi a rischio sottosviluppo permanente per l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie. Così, se fra il 2000 e il 2013 il Pil italiano è aumentato solo del 20,6 per cento, nelle regioni del Sud la crescita non ha superato il 13, ossia la metà di quanto fatto nello stesso periodo dalla Grecia. L’Italia appare dunque come un paese sempre più diviso e diseguale, con un Pil del Mezzogiorno che nel 2014 si è contratto per il settimo anno consecutivo, mentre il divario fra Centro-Nord e Sud toccava il massimo degli ultimi 15 anni. Preoccupante se non drammatica anche la situazione demografica, figlia del tracollo dell’occupazione (tornata ai livelli del 1977) e della mancanza di prospettive per il futuro: le nascite del Mezzogiorno sono infatti ai minimi da 150 anni a questa parte, tanto che il rapporto Svimez parla di “uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili” mentre il Sud è “destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi cinquant’anni”.

Il Senato è stato al centro dell’ultima settimana politica, con la presentazione del nuovo gruppo dell’ex-coordinatore di Forza Italia Denis Verdini, il salvataggio del senatore Ncd Azzollini (con voto determinante dei senatori Pd nonostante il via libera di inizio luglio della Giunta per le immunità) e la sconfitta patita dal Governo su un articolo della riforma Rai per la defezione della minoranza Dem. Nato per dare sostegno alle riforme renziane a partire da quella del Senato, la nascita del nuovo gruppo di Alleanza liberal popolare e Autonomia (Ala) di Verdini sembra aver impresso un’accelerazione immediata allo scontro interno al Pd in vista del prossimo autunno, quando il ddl Boschi, attualmente in Commissione Affari costituzionali, arriverà in aula.

Sintomatica la vicenda del voto sull’autorizzazione a procedereper l’arresto del senatore Azzollini (travolto da un’inchiesta per un caso di corruzione dopo il crac della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie), che ha evidenziato le lacerazioni del Pd e visto capovolto l’orientamento del segretario e Presidente del Consiglio. La prova generale dello scontro decisivo di settembre è poi avvenuta sulla Rai: non tanto per il merito della riforma quanto per l’atteggiamento della sinistra Dem, capace di votare con Forza Italia (e in questo caso anche i verdiniani) pur di affossare l’articolo 4 (quello che attribuisce la delega all’esecutivo sul canone), in un’anticipazione della difesa a oltranza che sarà imbastita per il Senato-elettivo nel corso dell’autunno.

L’altra grande partita che aspetta il Governo sarà la riforma del fisco. La ‘Rivoluzione copernicana’ annunciata dal Primo Ministro Renzi potrebbe rompere con gli orientamenti che hanno caratterizzato le ultime manovre di politica fiscale italiane. Il Presidente del Consiglio ha annunciato che di qui al 2018 il Governo sarà impegnato a eliminare la tassa sulla prima casa, l’Imu agricola e sugli imbullonati (2016); a tagliare Ires e Irap (2017); a rimodulare gli scaglioni Irpef e le pensioni.

Benché risibile da un punto di vista squisitamente algebrico (nel complesso, l’abbattimento della pressione fiscale sarà di “soli” 45 miliardi di euro, ovvero 2-3 punti percentuali di Pil), il fatto che a fare l’annuncio sia stato un premier di sinistra costituisce un elemento di forte discontinuità rispetto all’eredità storica di un’area politica solitamente molto più incline a manovrare la leva fiscale (verso l’alto) seguendo logiche redistributive.

La stessa tabella di marcia che scandisce, almeno sulla carta, le tappe della ‘Rivoluzione’ è di per sé un inedito, soprattutto se riferita alle consuetudini del Pd e dei vecchi partiti di sinistra (Pci, Pds, Ds): ovvero aggredire Imu, Ires e Irap prima ancora di intervenire su Irpef e pensioni per far ripartire la creazione di lavoro e di ricchezza. Sotto questo profilo il programma del Premier si differenzia anche dalle riforme fiscali dei governi Berlusconi, finalizzate a sostenere i consumi attraverso l’abbattimento dell’imposta sulla prima casa e la riduzione dell’Irpef piuttosto che ad implementare vere e proprie rivoluzioni tributarie al servizio del mondo produttivo.

Da rilevare un’ulteriore novità: se portata a compimento, la riforma del Premier potrebbe allontanare ulteriormente la sinistra italiana da una delle sue eredità novecentesche. Il riferimento è alla relazione con il mondo del lavoro che, nel nuovo secolo, sarà liberato dalla tutela statale per essere affidato, in maniera moderna, alle forze del mercato.

La ‘Rivoluzione copernicana’ del fisco costituisce dunque l’ultimo tentativo per rimettere in piedi un’economia tuttora fragile e ricca di contraddizioni, come certificato questa settimana dal bollettino Bce e dal rapporto Svimez.

        SINTESI DI MONITORAGGIO LEGISLATIVO E REGOLATORIO LAVORI PUBBLICI

Delega appalti

La Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, che sta esaminando in sede referente il disegno di legge di delega al Governo per il recepimento delle direttive appalti e concessioni, ha fissato per martedì 4 agosto, alle ore 20, il termine per la presentazione degli emendamenti.

La votazione delle proposte di modifiche inizierà con ogni probabilità dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari.

La delibera ANAC sui soggetti aggregatori

L’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ha pubblicato la lista delle centrali di committenza, strumento previsto per la gestione degli appalti centralizzati e reso obbligatorio per i Comuni non capoluogo dall’art. 9 del d.l. 66/14 (convertito con l. 23 giugno 2014 n. 89).

Come previsto dalla normativa sugli appalti centralizzati, rientrano di diritto tra i soggetti aggregatori Consip, una centrale di committenza per ciascuna Regione e 11 Città metropolitane.

Di seguito, una sintesi della normativa in materia.

I Comuni non capoluogo devono procedere all’acquisizione di lavori, beni e servizi nell’ambito di unioni di comuni o costituendo un accordo consortile avvalendosi delle Province o di altri soggetti aggregatori. In alternativa, i comuni possono utilizzare gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip SpA o da un altro soggetto aggregatore.

I Comuni non capoluogo con una popolazione superiore a 10 mila abitanti potranno procedere autonomamente all’acquisizione di lavori, beni e servizi di valore inferiore a 40 mila euro.

Dopo la definizione delle regole generali, il dpcm 11 novembre 2014 ha dettato i requisiti che devono possedere i soggetti aggregatori: aver avviato procedure per l’acquisizione di beni e servizi per almeno 200 milioni nell'ultimo triennio e comunque con un valore minimo di 50 milioni di euro per ciascun anno.

Le nuove regole saranno operative per le gare bandite dal 1° novembre 2015 (l’ultima proroga è stata disposta dalla riforma della scuola).

Il testo della delibera.

Le proposte di ANAS per il codice appalti

Gianni Vittorio Armani, presidente dell'Anas, nel corso di un'audizione in commissione Ambiente della Camera, ha illustrato le 10 proposte di ANAS in merito alla riforma del codice degli appalti.

  1. potenziamento del sistema delle garanzie poste a tutela dell'esecuzione dei contratti pubblici e risoluzione delle problematiche che affliggono l'operativita' della garanzia globale di esecuzione;

  2. introduzione di un sistema di rating degli operatori economici gestito dall'Anac e basato anche su criteri reputazionali;

  3. la revisione del sistema di qualificazione delle imprese nel settore dei lavori pubblici al fine di garantire una selezione piu' rigorosa delle medesime;

  4. il potenziamento degli strumenti deflattivi del contenzioso;

  5. l'introduzione di un sistema di rating delle stazioni appaltanti gestito dall'Anac che tenga conto delle particolari capacità organizzative e professionali nonché del numero e valore di contratti annualmente stipulati da parte delle stesse;

  6. la limitazione delle responsabilità precontrattuali della stazione appaltante;

  7. la valorizzazione della fase progettuale negli appalti pubblici anche mediante il rafforzamento delle attività di verifica ai fini della validazione;

  8. la limitazione per il subappaltatore di ricorrere all'istituto dell'avvalimento al fine di colmare la carenza, in proprio, dei requisiti;

  9. la limitazione dell'obbligo di indicazione, da parte del concorrente, in sede di gara, della terna dei subappaltatori alle sole ipotesi di 'subappalto necessario';

  10. la profonda rivisitazione, in linea con il modello anglosassone, della disciplina del Contraente Generale.

 

De Albertis torna Presidente dell'ANCE. La delega alle opere pubbliche va al Romano Edoardo Bianchi (Presidente ACER)

Drastica semplificazone burocratica; revisione della fiscalità immobiliare; rilancio delle politiche urbane e modernizzazione del processo e del prodotto edilizio. Queste le quattro direttrici del mandato di Claudio De Albertis che, da ieri, è il nuovo presidente dell'Ance, la principale associazione confindustriale dei costruttori edili privati italiani.

De Albertis è già stato presidente dei costruttori dal 2000 fino al 2006, quando ha lasciato il posto a Paolo Buzzetti, l'imprendiotore romano e presidente uscente che ora restituisce la poltrona al collega milanese, chiudendo una tra le più lunghe presidenze nella storia dell'Ance. Il suo nome ha raccolto la maggioranza dei voti delle associazioni territoriali, che si sono divisi tra lui e il candidato dell’Emilia Romagna, Gabriele Buia.

 

Protocollo finanziamenti edilizia scolastica

È stato firmato il 23 luglio a Palazzo Chigi il Protocollo d’intesa fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca e la Banca Europea per gli Investimenti finalizzato al finanziamento del piano Miur che fa parte della più complessiva strategia del governo per l'edilizia scolastica che vede impegnati anche il Ministero delle infrastrutture e la specifica struttura di missione della Presidenza del Consiglio.

Il Protocollo impegna il Governo italiano a portare avanti gli interventi in materia di edilizia scolastica finanziati con fondi BEI, fornendo un periodico monitoraggio. BEI conferma la propria disponibilità a finanziare gli interventi del Piano fino ad un massimo di 940 milioni di euro, di cui 450 già firmati. Il finanziamento coprirà la ristrutturazione, la messa in sicurezza, l’adeguamento alle norme antisismiche, l’efficientamento energetico e la costruzione di nuovi edifici scolastici.

Le risorse saranno erogate a Comuni, Province e Città Metropolitane sulla base di graduatorie di priorità predisposte dalle Regioni. Gli oneri di ammortamento saranno a carico dello Stato e, grazie a nuove modalità di erogazione, i beneficiari potranno utilizzare le risorse senza impatti sul proprio patto di stabilità interno.

È stato già pubblicato l'elenco dei primi  1.215 interventi  che saranno finanziati attraverso lo strumento dei mutui agevolati BEI (Banca europea per gli investimenti), con oneri di ammortamento a carico dello Stato. Gli oltre 1.200 interventi saranno coperti subito con un finanziamento totale di 739.272.550,50 euro.

Piano annuale interventi edilizia scolastica

Inoltre il 21 luglio l'ENEA e la Struttura di Missione per l'Edilizia Scolastica della Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno firmato un Protocollo d'Intesa per avviare un programma di riqualificazione e messa in sicurezza degli oltre 40mila edifici a uso scolastico sul territorio nazionale. In particolare, verrà creata una "task force ENEA-ItaliaSicura", ovvero una specifica struttura operativa costituita da tecnici e ricercatori altamente qualificati dell'ENEA che proporrà alla Struttura di Missione i possibili modelli di intervento e le soluzioni tecnologiche, nonché i format per acquisire le informazioni necessarie per la valutazione dei progetti presentati (consumi, condizioni dell'immobile, elementi progettuali, costi ecc.). Fra le novità più significative, una sorta di "bollinatura" verde da parte di ENEA a garanzia della qualità e dell'intervento proposto sotto il profilo tecnico-economico e di certificazione del risparmio energetico. 

ANCE: bandi di gara per lavori in crescita

Il 2014 segna, dopo molti anni di flessioni rilevanti, una crescita dei bandi di gara per lavori pubblici sia nel numero di pubblicazioni (+30,3%) che nell’importo posto in gara (+18,6%) rispetto all’anno precedente. La crescita coinvolge alcune stazioni appaltanti come Comuni, Anas e Ferrovie e risulta particolarmente sostenuta nel Sud del Paese. L’aumento dei bandi di gara può essere collegato a diversi fattori, come la misura contenuta nella Legge di Stabilità 2014 di allentamento del Patto di Stabilità Interno a favore degli investimenti degli enti locali per un miliardo di euro, la necessità di accelerare la spesa dei fondi strutturali europei; l’attuazione di misure governative adottate a partire dalla seconda metà del 2013 a favore di Ferrovie dello Stato e Anas.

I primi cinque mesi del 2015 confermano la tendenza positiva e registrano un aumento del 16,6% in numero e del 22,9% in valore rispetto all’analogo periodo del 2014.

Nonostante tale dinamica positiva i livelli del 2014 e del 2015 risultano bassi e non consentono di recuperare le pesanti flessioni dei periodi precedenti. Nell’arco del decennio 2003-2013 il mercato dei lavori pubblici, si è infatti fortemente ridimensionato, con un importo posto in gara più che dimezzato (-55,3% in termini reali).

Lo studio Ance sui bandi di gara per lavori pubblici in Italia

Dissesto idrogeologico - il dpcm con le graduatorie interventi

Il Dpcm che definisce, su proposta del ministero dell'Ambiente, procedure e criteri per la composizione delle graduatorie degli interventi delle Regioni sul fronte del dissesto idrogeologico ha appena completato il suo iter e si avvia verso la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. E' un passaggio fondamentale, perché consentirà di arrivare a delineare la mappa definitiva degli investimenti previsti dal Governo e della sua Unità di missione: sono i sette miliardi in sette anni annunciati nei mesi scorsi, di cui il piano stralcio da 1,1 miliardi per le aree metropolitane, in rampa di lancio in queste settimane, costituisce un importante anticipo.

Il provvedimento indica i criteri e le procedure per stabilire le modalità di attribuzione elle risorse destinate alla messa in sicurezza del territorio. Al di là della parte procedurale, sono proprio i criteri per definire le graduatorie a rappresentare il passaggio chiave del decreto, che indica il relativo peso, cioè il valore massimo attribuito a ciascuno. Sono otto: priorità regionale (peso 20), livello della progettazione approvata (10), completamento (10), persone a rischio diretto (60), beni a rischio grave (30), frequenza dell'evento (30), quantificazione del danno economico atteso (10), riduzione del numero di persone a rischio diretto (30).

Il decreto spiega che le richieste di finanziamento delle Regioni dovranno essere caricate nella piattaforma Rendis (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo). Ogni istanza dovrà essere corredata da una serie di allegati con dati di carattere amministrativo, geografico, finanziario e tecnico. Dovranno essere valutati anche i cronoprogrammi degli interventi ammessi e la loro cantierabilità. Questa non sarà considerata prima della composizione delle graduatorie perché, secondo il Dpcm, può essere esaminata solo "in itinere, in relazione ossia allo sviluppo del progetto ed alla sopraggiunta acquisizione dei necessari pareri/autorizzazioni/visti/nulla osta per dare corso all'apertura del cantiere". In altre parole, si lascerà tempo alle Regioni di procedere fino all'ultimo per mettere a posto i loro progetti. Se l'intervento non risulta cantierabile al momento di staccare gli assegni, si passerà oltre in graduatoria.

Il testo del DPCM

PROFESSIONI  

Piano nazionale riforma professioni del dipartimento politiche europee

Il Dipartimento Politiche Europee ha pubblicato il 28 luglio il Piano nazionale di riforma delle professioni regolamentate relative al 'cluster 1' che include alcune professioni dei servizi alle imprese, costruzioni, industria, settore immobiliare, trasporto, commercio al dettaglio e all'ingrosso.

Si tratta, in particolare, di 47 professioni (tra cui rientrano: Architetto e architetto junior; Geologo e geologo junior ; Geometra; Impiantista; Ingegnere civile ambientale e ingegnere civile ambientale junior) per le quali sono state predisposte delle schede analitiche contenenti l'indicazione degli obiettivi della regolamentazione, un'analisi dell'adeguatezza delle misure, nonché le azioni intraprese e da intraprendere e le eventuali criticità emerse.

Il Piano è stato realizzato in collaborazione con le amministrazione pubbliche, l'Isfol e le Regioni, sentiti gli ordini, i Collegi e le associazioni di categoria, in applicazione della direttiva 2013/55/UE (che modifica la precedente direttiva 2005/36/CE) sul riconoscimento delle qualifiche professionali che prevede all'art. 59 il cosidetto 'esercizio di trasparenza'. A tal fine, è stato condotto uno screening di tutta la regolamentazione nazionale per valutare se sia non discriminatoria, proporzionata e basata su un motivo imperativo di interesse generale.

L'obiettivo è quello di valutare una possibile riduzione o modifica della regolamentazione dei servizi professionali, considerata una delle cause di maggiore ostacolo alla mobilità dei professionisti e, conseguentemente, alla crescita economica e allo sviluppo dell'occupazione.

Piano nazionale di riforma delle professioni, cluster 1  

Il seminario organizzato da COLAP “RIPARTELITALIA”

Il 23 luglio si è svolto alla Camera dei Deputati il Seminario RIPARTELITALIA, organizzato dal CoLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali).

Nel corso dell’incontro i Liberi Professionisti Associativi del CoLAP, hanno illustrato le loro proposte in materia di previdenza, formazione e politiche attive, fisco e lavoro, Europa e Regioni, ai rappresentanti politici e Istituzionali.

Il dettaglio delle proposte e i documenti presentati sono disponibili qui.

Il progetto “Crescere in digitale”

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha illustrato alle parti sociali il progetto Crescere in digitale, realizzato in collaborazione con Google e Unioncamere. All’incontro, che si è svolto lo scorso 21 luglio presso la sala D’Antona del ministero, ha partecipato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, in rappresentanza del settore degli studi professionali.

L'iniziativa, nell'ambito del programma 'Garanzia giovani', è sulla rampa di lancio e si propone di dare competenze digitali ai giovani in cerca di occupazione e inserirli così nel mondo del lavoro attraverso tirocini formativi nelle imprese italiane, ma anche negli studi professionali. Il progetto prevede circa 120 laboratori di gruppo locali per avviare i giovani ad un tirocinio oppure ad una attività imprenditoriale, organizzati da Unioncamere; quindi sono previsti fino a 3 mila tirocini in aziende, della durata di sei mesi, che saranno retribuiti. Inoltre le imprese ospitanti riceveranno un bonus fino a 6.000 euro in caso assumano il giovane dopo il tirocinio.

Secondo il ministro Poletti, s tratta di «un esempio significativo delle azioni che stiamo portando avanti per rafforzare e qualificare il programma Garanzia giovani; un intervento formativo “di qualità” è “una leva essenziale per migliorare l’occupabilità” dei giovani, che “è l’obiettivo di Garanzia giovani».

L’iniziativa trova il plauso del presidente di Confprofessioni che ha sottolineato la piena disponibilità dei liberi professionisti a sostenere e promuovere lo sviluppo di competenze digitali per i giovani che si avvicinano al mondo del lavoro professionale. «Abbiamo sottoscritto con il ministero del lavoro il protocollo sulla Garanzia Giovani» ha detto Stella «e guardiamo con estrema attenzione a tutte le iniziative che possono favorire la piena occupabilità dei giovani presso gli studi professionali. In questo senso, accogliamo con grande interesse l’invito del ministro Poletti a collaborare insieme sul progetto Crescere in digitale e ci auguriamo che l’iniziativa possa calibrarsi meglio sulle caratteristiche del lavoro professionale».

Il principio della tutela del paesaggio, dei beni culturali e dell’ambiente deve coniugarsi con il riutilizzo del patrimonio dei territori

E’ la sollecitazione del Consiglio nazionale degli architetti, in occasione della ripresa dei lavori, in Commissione Affari costituzionali al Senato, del Disegno di legge sulla riorganizzazione della Pubblica amministrazione.

Il CNAPPC nota come "porre dei limiti temporali al principio dell’autotutela della Pa, come fa il provvedimento in esame, ove ciò non arrechi danno al patrimonio artistico, culturale e ambientale, significherebbe porre fine al paradosso che vede il nostro Paese avere il maggior numero di vincoli e di regole, rispetto agli altri Paesi europei, che riguardano la tutela del territorio, ma che registra, al contempo, un livello inaccettabile di abusivismo edilizio, di ferite inferte ai paesaggi e di incuria". Quel che serve, proseguono gli architetti, e' "una semplificazione vera e controllata, che dia fiducia alle capacità dei progettisti e al buon senso degli amministratori locali", un percorso che può "creare le premesse per interventi di riuso, che puntino a valorizzare il patrimonio edilizio diffuso e i tessuti urbani degradati anche sotto il profilo ambientale, energetico e della sicurezza, così come a tutelare i borghi e i centri storici, si chiude la nota.

Intesa tra ingegneri e amministratori condominio

Il 23 luglio è stato siglato, a Roma, un protocollo d'intesa in materia di registro dell'anagrafe condominiale, tra il Consiglio nazionale degli ingegneri e l'Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari (Anaci) alla presenza dei rispettivi presidenti, Armando Zambrano e Francesco Burrelli.

L’accordo si propone di valorizzare il ruolo del professionista tecnico a cui deve essere garantita la possibilità di certificare lo stato degli immobili e il rispetto delle leggi e dei regolamenti di ciascun intervento. A tal fine, il protocollo d'intesa tra Cni e Anaci si prefigge di predisporre procedure e standard per l'affidamento ai professionisti tecnici degli incarichi relativi ai lavori su beni immobili e beni comuni condominiali, con l’obiettivo di salvaguardare la qualità e la buona riuscita degli interventi stessi, soprattutto relativamente a quelli di messa in sicurezza degli edifici.

Architettti Firenze: progetti culturali - call

Progetti culturali capaci di promuovere l’architettura, la diffusione della cultura del progetto e la sua valorizzazione. Questi gli strumenti da proporre per partecipare alla Open Call promossa dalla Fondazione Architetti Firenze e dall’Ordine degli Architetti PPC del capoluogo toscano. Le associazioni, gli enti e i privati che intendono partecipare devono misurarsi con il tema “La città pubblica-socialità, riqualificazione, sostenibilità, nuovi processi”. Le iscrizioni sono aperte fino al prossimo 15 settembre (www.fondazionearchitettifirenze.it). I programmi selezionati dalla giuria saranno inclusi nel programma culturale della Palazzina Reale del 2016. I promotori della Call si impegnano a finanziare fino a un massimo di cinque progetti.

L’analisi del centro studi del cni sulla condizione occupazionale dei laureati in ingegneria nel 2014

Dopo un annus horribilis, nel 2014 torna il sereno per l'occupazione degli ingegneri. Tra i 693mila laureati in ingegneria il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%, laddove l'anno precedente era schizzato sin quasi al 6%. Ad affermarlo l'analisi del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni) 'La condizione occupazionale dei laureati in ingegneria - 2014'. ''L'arresto del calo di occupazione registrato negli ultimi anni - ha commentato Luigi Ronsivalle, presidente del Centro studi Cni - è una prima inversione di tendenza che salutiamo con soddisfazione. Tuttavia, colpisce negativamente l'ampliarsi del gap fra il Nord e il Sud del Paese. A pesare non è solo la notevole differenza di occupati, ma anche il numero sensibilmente minore di occupati nell'industria nel Sud''. ''Colpisce anche - ha proseguito Ronsivalle - la migrazione degli ingegneri dipendenti verso il lavoro autonomo, soprattutto nel Sud d'Italia. A mio avviso, il dato si spiega più che con una particolare inclinazione degli ingegneri verso l'attività autonoma, con la perdita di lavoro di molti di essi, a causa della riduzione di personale registratasi nelle aziende in crisi e con una forzata riconversione della propria attività''.

Il documento mostra come, tra gli ingegneri italiani, continui inarrestabile la crescita della componente femminile: le donne rappresentano ormai il 17,5% degli ingegneri italiani e sono caratterizzate da un livello occupazionale di circa il 70%. Parlando, invece, di fasce di età, circa un terzo della popolazione ingegneristica è costituito da under 35. La loro condizione occupazionale è sostanzialmente invariata: solo l'1% in più rispetto al 2013 (59% contro 58%). Gran parte dell'incremento occupazionale degli ingegneri è merito delle regioni centrali del Paese, dove si è passati dal 67,9% del 2013 al 74,9% del 2014. Sempre più drammatica, invece, la situazione al Sud, dove gli occupati continuano a scendere: l'anno passato hanno toccato il 61,8%. Il documento del Centro studi Cni mostra un altro dato interessante: il progressivo spostamento degli ingegneri dal lavoro dipendente alla libera professione. Dal 2012 al 2014 la quota di ingegneri dipendenti è scesa dal 73,4% al 71,1%. Di riflesso la quota degli autonomi è passata dal 26,6% ad oltre il 28%. Attività autonoma che, in molti casi, continua ad avere la funzione di 'ammortizzatore occupazionale' per gli ingegneri espulsi dal comparto del lavoro dipendente. Infine, va segnalato che nel 2014 è aumentato il numero degli ingegneri occupati nelle industrie italiane: circa 191mila contro i 179mila del 2013.

FISCO   Il CDM approva due decreti attuativi della delega fiscale

Il Consiglio dei Ministri di venerdì 31 luglio ha dato il via libera, dopo l’espressione dei pareri definitivi di Camera e Senato, a due decreti legislativi attuativi della delega fiscale.

Per l’entrata in vigore si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il primo, recante disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente innova la disciplina in tema diabuso del diritto e di elusione fiscale che si unificano in un unico concetto. In particolare, inserisce un nuovo articolo nello Statuto del contribuente con una valenza generale, riferendolo a tutti i tributi (imposte sui redditi e imposte indirette, fatta comunque salva la speciale disciplina vigente in materia doganale).

I presupposti per l’esistenza dell’abuso sono: l’assenza di sostanza economica delle operazioni effettuate (ossia operazioni che non perseguono obiettivi quali, ad esempio, sviluppo dell’attività o creazione di posti di lavoro, ma solo vantaggi fiscali; la realizzazione di un vantaggio fiscale indebito; la circostanza che il vantaggio fiscale costituisca l’effetto essenziale dell’operazione).

Accertata la condotta abusiva da parte dell’Agenzia delle Entrate, le operazioni elusive effettuate dal contribuente diventano inefficaci ai fini tributari e, quindi, non sono ottenibili i relativi vantaggi fiscali.

Non si considerano invece abusive le operazioni giustificate da “valide ragioni extrafiscali non marginali” anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa o dell’attività professionale del contribuente. Il contribuente è però tenuto a dimostrare la sussistenza delle suddette “valide ragioni extrafiscali”, alla base delle operazioni effettuate.

Inoltre, al fine di migliorare i rapporti con i contribuenti viene introdotta una nuova disciplina del regime dell'adempimento collaborativo, prevedendo sistemi di gestione e controllo interno dei rischi fiscali da parte dei grandi contribuenti.

L’accesso al regime, su base volontaria, è subordinato al possesso da parte del contribuente di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, che consenta l’autovalutazione preventiva e il monitoraggio dei rischi. Attraverso l’istaurazione di un regime di scambio continuo di informazioni improntato alla trasparenza, con imposizione di doveri a carico dell’Agenzia delle entrate e del contribuente si realizza anticipatamente un sistema di controllo per prevenire potenziali controversie fiscali.

Il secondo decreto legislativo approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri reca disposizioni in tema di trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori automatici, introducendo la fatturazione elettronica tra privati.

Il provvedimento introduce incentivi in termini di riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili, a vantaggio delle imprese che la utilizzano.

In particolare, il decreto legislativo:

  • prevede in via opzionale a decorrere dal 1° gennaio 2017, l’invio telematico all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture (e relative variazioni), emesse e ricevute, anche mediante Sistema di Interscambio;

  • rende disponibile gratuitamente, a decorrere dal 1° luglio 2016, da parte dell’Agenzia delle entrate, il servizio base il servizio base per la predisposizione del file contenente i dati della fattura, il suo invio e la conservazione delle fatture elettroniche;

  • rende disponibile, per specifiche categorie di soggetti passivi IVA (da individuare con apposito DM, sentite le associazioni di categoria anche nell’ambito di forum nazionali sulla fatturazione elettronica) il servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche già utilizzato per gli scambi con la P.A;

  • tutti i soggetti che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi (essenzialmente nel settore del commercio) possono trasmettere telematicamente all'Agenzia delle Entrate i dati dei corrispettivi, in sostituzione degli obblighi di registrazione; la memorizzazione e la trasmissione dei dati avviene mediante l'utilizzo di apparecchi tecnologici in grado di garantire l'inalterabilità e la sicurezza dei dati;

  • per quei contribuenti che garantiscano la tracciabilità dei pagamenti sono ridotti di un anno i termini di accertamento in materia di IVA ed imposte dirette,

  • si introducono modalità nuove e semplificate per i controlli fiscali che potranno essere effettuati, anche ‘da remoto’, riducendo così gli adempimenti dei contribuenti ed evitando di ostacolare il normale svolgimento delle attività. Viene poi esclusa la duplicazione nella richiesta di dati;

  • Per i soggetti che scelgono di avvalersi della fatturazione elettronica vengono meno gli obblighi di comunicazione relativi al cosiddetto ‘spesometro’ e alle ‘black lists’ e i contratti di leasing. Inoltre, beneficiano di rimborsi Iva più veloci.

Agenzia entrate: nuovi minimi, opzione per chi è "partito" a inizio 2015

Per esprimere la scelta, occorrerà rettificare nei prossimi trenta giorni o entro la prima liquidazione Iva successiva, se posteriore, i documenti già emessi con addebito di imposta. Porte aperte all'applicazione del regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità anche per i contribuenti che hanno intrapreso una nuova attività di impresa, arte o professione a inizio anno, prima dell'entrata in vigore della norma che ha prorogato il regime. A stabilirlo, la risoluzione n. 67/2015.

MEF: slittamento termini 770

Slitta dal 31 luglio al 21 settembre il termine per la presentazione in via telematica della dichiarazione dei sostituti di imposta - modello 770 del 2015 (relativo all’anno 2014). La posticipazione del termine viene incontro alle esigenze rappresentate dalle categorie professionali, impegnate a luglio in numerosi adempimenti e scadenze fiscali per conto dei contribuenti e dei sostituti di imposta.

Ecco il dpcm col differimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 30 luglio 2015.

 

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L’esperienza di Città della Scienza: un bando di successo

“Il convegno di oggi rappresenta il coronamento di un percorso che ha ottenuto risultati ben oltre le nostre aspettative. Per la prima volta in Italia, la vittoria del bando ha coinciso con l’assegnazione immediata dell’incarico. Per questo motivo abbiamo ritenuto utile e doveroso condividere, con un evento ad hoc, la procedura utilizzata per il bando di progettazione per la ricostruzione del Science Center, affinché possa erigersi a best practice, soprattutto in vista della riscrittura del codice degli appalti.”

Quali scenari per la professione futura?

Becoming architect – call for videos   "Di quali conoscenze, abilità e competenze avrà bisogno il professionista del futuro? Una disciplina, una professione è tale se riesce ad individuare in modo autonomo scenari per se stessa. Per tale motivo avere la capacità di pre-figurare l’architetto del futuro è determinante per il destino della professione stessa”.

Riteniamo utile pubblicizzare la CALL del CNAPPC che ha deciso di avviare una discussione sul ruolo dell’architetto nel prossimo futuro.

 

Due Bandi nel settore SMART CITIES AND COMMUNITIES nell’ambito del Programma HORIZON 2020 (H2020-SCC-2015)

Due Bandi nel settore SMART CITIES AND COMMUNITIES nell’ambito del Programma HORIZON 2020 (H2020-SCC-2015)

Finalità

I bandi sono i seguenti:

 

SCC-03-2015 - Sviluppo di sistemi standard per soluzioni Smart Cities and Communities

Primo Bando del Programma Europeo di Cooperazione territoriale Interreg CENTRAL EUROPE 2020

Titolo: Primo Bando del Programma Europeo di Cooperazione territoriale Interreg CENTRAL EUROPE 2020

Finalità

Le proposte progettuali dovranno riguardare una delle suguenti priorità tematiche:

Asse Prioritario 1 – Innovazione

Fondazione Cariplo - vari Bandi nei settori Ambiente, Arte & Cultura, Ricerca Scientifica e Servizi alla Persona

Titolo: Fondazione Cariplo - vari Bandi nei settori Ambiente, Arte & Cultura, Ricerca Scientifica e Servizi alla Persona

Bandi e Scadenze

La Fondazione Cariplo mette a disposizione cospicui finanziamenti a fondo perduto nelle seguenti aree e con la seguente tempistica:

AREA AMBIENTE

Primo Bando del Programma Europeo di Cooperazione territoriale Interreg SPAZIO ALPINO 2014-2020 – Progetti Preliminari

Titolo

Primo Bando del Programma Europeo di Cooperazione territoriale Interreg SPAZIO ALPINO 2014-2020 – Progetti Preliminari

Finalità

Il Programma Spazio Alpino è un programma di cooperazione transnazionale europeo che mira a sostenere lo sviluppo sostenibile nella regione Alpina.

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