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    Bando ENT/CIP/11/C/N02C00: Rafforzare l’impegno nella eco-innovazione – Rete di operatori pubblici e privati.  Bando per la presentazione di progetti nel settore delle soluzioni eco-innovative, attraverso la creazione di reti trans-nazionali di soggetti pubblici e privati che operano nel settore dell’ambiente. I settori di riferimento sono: trasporti, trattamento delle acque di scarico, riciclo e riutilizzo dei rifiuti, componenti chimiche, prodotti biologici, prodotti per l’assistenza, componenti energeticamente efficienti. Finanziamento: il budget allocato per questo bando è di 2 milioni di euro. Il cofinanziamento della UE copre al massimo il 95% delle spese totali ammissibili. Il bando è finanziato dal programma CIP. Scadenza: 20 ottobre 2012. Link: http://ec.europa.eu/environment/funding/gpp_12.htm
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    POLLUTEC 2012

    POLLUTEC – Salone Internazionale delle apparecchiature, delle tecnologie e dei servizi per l’ambiente Green Days – Brokerage Event 28-29 novembre 2012  Lione (Francia) Il Salone Internazionale POLLUTEC, giunto all’edizione 2012, è l’evento fieristico leader nel settore ambientale a livello internazionale, e presenta per quattro giorni a Lione tutte le attrezzature, le tecnologie e i servizi per il trattamento di qualsiasi inquinamento e più in generale per la salvaguardia dell’ambiente e l’attuazione di uno sviluppo sostenibile. All’interno del Salone, la rete imprenditoriale europea Enterprise Europe Network organizza un evento di brokeraggio tra aziende, centri di ricerca e università, volto a favorire collaborazioni tecnologiche e commerciali nei settori ambiente e energia. Gli incontri bilaterali si svolgeranno nell’ambito dei Green Days, manifestazione internazionale organizzata dalla Regione Rhône-Alpes nell’ambito del Salone Pollutec. VAI ALLA SEZIONE RISERVATA AI SOCI PER MAGGIORI INFORMAZIONI.  
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    Mercoledì 28 novembre 2012 | Ore 9.30-13.30 Auditorium del MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo via Guido Reni 4, Roma Inarcassa scende in campo per offrire opportunità professionali ai suoi 160.000 associati, promuovendo il convegno “Il mestiere del costruire”, un volàno per la ripresa del Paese. Si parlerà di riqualificazione urbana, di sicurezza e prestazioni energetiche nell’edilizia pubblica e privata, di nuovi strumenti per dare impulso a progetti di sviluppo e contribuire al rilancio di un sistema economico competitivo. Temi che verranno affrontati dai principali attori della filiera del “costruire”: la committenza, i progettisti, i costruttori, le Istituzioni e la politica. Tra i focus del convegno, l’approccio strategico di riqualifica-zione immobiliare in chiave di risparmio energetico ambientale – sul quale è previsto un intervento del ministro dell’ Ambiente, Corrado Clini – e l’esempio operativo attuato dal Comune di Bologna e Inarcassa per l’uso di strumenti inno-vativi capaci di creare opportunità professionali coniugando investimenti privati e patrimonio immobiliare pubblico. “Le nuove generazioni guardano con fiducia alla nostra professione – dichiara il Presidente di Inarcassa Paola Muratorio – fiducia che non deve essere tradita. Per sostenere il reddito dei liberi professionisti in un momento di drammatica crisi economica e offrir loro una previdenza adeguata, stiamo realizzando progetti concreti che toccano la dimensione del bene comune: l’edilizia scolastica e gli anziani. E’ un inizio – conclude Muratorio – e vogliamo proseguire con il contributo di tutti”. Parteciperanno ai lavori, insieme con il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il sindaco di Bologna Virginio Merola, il presidente dell’ANCE Paolo Buzzetti, per l’ANCI Roberto Visentin sindaco di Siracusa, Andrea Tomasi, presidente della Fondazione Architetti e Ingegneri liberi professionisti iscritti a Inarcassa, Sergio Santoro, presidente dell’Autorità di vigilanza dei contratti pubblici, Fabio Vittorini, Dexia Crediop, Luigi Grillo, presidente VIII Commissione lavori pubblici del Senato, David Sassoli, capo delegazione Pd al Parlamento Europeo. In apertura, i saluti di Giovanna Melandri, presidente del MAXXI, e di Marco Corsini, assessore all’urbanistica del Comune di Roma, cui seguirà l’anteprima di un suggestivo video di Philippe Daverio che indaga, fra passato e futuro, le discipline architettoniche e ingegneristiche. Il video “Il Mestiere del costruire” realizzato da Philippe Daverio sarà pubblicato nella versione integrale sul sito di Inarcassa la mattina del 28 novembre in contemporanea con la proiezione al MAXXI e l’intero convegno sarà trasmesso in diretta streaming, sempre dal sito dell’Associazione. Maggiori informazioni sul sito del convegno  
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    L’intervento del Presidente della Fondazione, arch. Andrea Tomasi a “IL MESTIERE DEL COSTRUIRE”. Roma ‐ MAXXI ‐ 28 novembre 2012. La Fondazione nasce quale atto concreto, positivo, del Comitato Nazionale dei Delegati ‐ l’organo di governo di Inarcassa ‐ per dare, in un momento di enorme difficoltà, una risposta sostanziale, tangibile, al palese malessere, (ma meglio sarebbe definirlo, mi si perdonerà la facile citazione, il grido di dolore) degli architetti e degli ingegneri italiani che vivono esclusivamente di libera professione. In sintesi, quelli iscritti a Inarcassa. Sono oltre 160.000, un numero veramente rilevante, enorme. Già questo numero ci dà la misura di quanto effettiva sia la difficoltà di accesso alla nostra professione: senza addentrarsi nelle statistiche, basti pensare che ci sono più architetti in Italia che negli Stati Uniti; in Italia c’è un architetto ogni 400 abitanti, in Francia uno ogni 2.500, in Inghilterra uno ogni 5.000. Già prima dell’attuale crisi globale, che si è riverberata con particolare negatività sul nostro Paese, la situazione generale del nostro essere liberi professionisti era critica, ma oggi è veramente drammatica. E dico questo con un certo imbarazzo. Alla nostra natura, infatti, non sono propri i pubblici lamenti, le lagnanze, né tantomeno manifestazioni eclatanti: gli architetti e gli ingegneri che vivono di sola libera professione hanno sempre operato, anche nei momenti di difficoltà, silenziosamente, cercando di superare attraverso il proprio lavoro le crisi e i periodi difficili degli ultimi quarant’anni. Oggi, purtroppo la situazione è veramente molto grave: oltre 160.000 architetti e ingegneri che vivono solo di libera professione non ce la fanno più ed è giunto il momento di evidenziarlo pubblicamente. Come tutte le altre realtà economiche, anche noi infatti attendiamo quelle risorse capaci di far ripartire il motore del lavoro e dello sviluppo, consapevoli che proprio il nostro mondo, quello del mestiere di costruire, (ma oggi forse meglio sarebbe parafrasare con il mestiere di ricostruire) è sempre stato fondamentale pilastro della nostra economia oltre che, come ci è stato appena ricordato, della nostra storia. Ma il nostro non è un semplice “battere cassa”, vi sono attività che Governo e Parlamento possono mettere in campo, non tanto ‐o non solo‐ per aiutare noi, ma per cercare di riscoprire e ridare alle Amministrazioni appaltanti quel ruolo di “principe” auspicato nell’augurio finale dal prof. Daverio. Anche qui potremmo dire: modifichiamo i princìpi per riscoprire i principi. In primis, vi è senz’altro necessità di una completa revisione del D.Lgs. 163 del 2006, meglio noto come Codice degli Appalti, per gli aspetti che riguardano l’affidamento degli incarichi professionali (mi si perdonerà, ma io persevero a chiamarli così, anche se, oggi, la definizione corretta dovrebbe essere: appalto di servizi di ingegneria) . Il vulnus del 163 sta proprio in questo: nell’aver fatto, per la normativa di affidamento degli incarichi professionali, un sostanziale “copia/incolla” delle modalità previste per gli appalti dei lavori. Ma chi mai, per scegliere un avvocato che lo difenda in giudizio o un medico che lo guarisca, lo selezionerebbe su basi essenzialmente economiche o, peggio, col criterio del prezzo più basso? Certamente non il principe, ma neppure il tanto abusato “buon padre di famiglia”. Noi tutti conosciamo bene la genesi di questo, che origina da lontano, dal 1992, con la Direttiva Servizi; forse non tutti abbiamo presente che, nel tempo, molti altri Stati membri hanno però calibrato differentemente le modalità di affidamento degli incarichi professionali rispetto all’appalto dei servizi più diversi, come quelli di pulizia, di mensa, e così via. Quindi, come ormai spesso accade, nel nome di un mal compreso diktat europeo assumiamo acriticamente norme e comportamenti che si rivelano poi assolutamente controproducenti rispetto ai risultati che ci prefiggiamo. Un esempio su tutti: ‐ nel 2003, con grande enfasi mediatica, sono state di fatto depotenziate le tariffe professionali, eliminando il vincolo del rispetto dei minimi tabellari; ‐ nel 2012, con altrettanta enfasi, si sono addirittura cancellate le tariffe, non solo, se ne è vietata anche la semplice citazione. Questo per poi, solo qualche mese dopo, reintrodurle, se non altro per determinare il valore del lavoro professionale. Cambia solo il nome sono diventate “parametri”. Tutta questa attività è stata fatta dai vari governi richiamandosi ai valori messianici della libera concorrenza e della necessità di liberalizzazione del mercato professionale richiesteci dall’Europa comunitaria. Peccato, però, che, se andiamo a vedere lo Stato di riferimento per eccellenza delle qualità comunitarie, la Germania, veniamo a sapere che lì non solo le tariffe professionali esistono ancora, ma sono minimi tariffari inderogabili e che, recentemente, esse sono state complessivamente riviste, riadeguandole ai nuovi costi ed ai nuovi servizi che la complessità dell’agire professionale oggi richiede. Ma questo ha una sua precisa e logica motivazione: i governanti tedeschi ‐ma non solo loro hanno ben valutato e compreso che l’attività professionale è una attività intellettuale che si sviluppa per il 90% dal lavoro di persone, non di capitali e non di merci e che, quindi, essa deve essere garantita al pari di quanto universalmente previsto per il lavoro dipendente. Tutto ciò senza tralasciare il fatto che i Tedeschi, pur in condizioni più favorevoli delle nostre, hanno verificato l’assoluta inesistenza di un mercato propriamente detto, posta la innegabile sproporzione esistente tra Domanda ed Offerta. Ma in Italia la situazione è ben più drammatica. Come la storia dimostra (pensiamo solo alla citazione, seppur d’epoca molto lontana, richiamataci dal prof. Daverio ) gli architetti e gli ingegneri non si sono mai dimostrati tetragoni al confronto: si sono tradizionalmente cimentati nella competizione, ma hanno messo in gioco le proprie idee, non i compensi. Liberalizziamo le idee, non i compensi. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle, come tutti gli Italiani, (forse noi un po’ di più?) i diversi decreti che si sono succeduti; e fra questi anche quello della revisione della spesa pubblica, la nota spending review. In tutta onestà, come architetti e ingegneri che vivono di sola libera professione, coltivavamo la speranza che, nella riorganizzazione della spesa pubblica, venisse finalmente e definitivamente eliminata una voce rilevante e assolutamente ingiustificata. Mi riferisco all’incentivo che viene corrisposto agli uffici tecnici pubblici per le attività professionali interne. In primo luogo è oggettivamente difficile comprendere perché, per svolgere solo e unicamente il proprio lavoro, proprio quello e solo quello per cui si è stati assunti, e nel normale orario quotidiano, si possa percepire un incentivo. Un incentivo non irrilevante: il 2% del valore dei lavori da eseguirsi. Questo incentivo del 2%, ultima tariffa garantita rimasta nel mondo professionale, vale ogni anno più di 500 milioni di Euro. Non desti stupore come, in un momento di riordino della spesa pubblica noi, forse ingenuamente, sperassimo potesse costituire una consistente voce di risparmio. Ma così non è stato. Sul tema della P.A., più in generale, noi speriamo che, nell’auspicata prosecuzione del riordino, ci si convinca della necessità che il pubblico svolga i compiti ad esso esclusivamente demandati, evitando, quindi, di fare ciò che fa ‐molte volte meglio‐ il privato. In particolare è incomprensibile che le pubbliche amministrazioni si dotino di uffici tecnici per progettare e dirigere opere, perché ciò inevitabilmente comporta la creazione di strutture rigide e sempre costosissime, e questo a prescindere dalla mole del lavoro realmente svolto. Noi riteniamo che il pubblico debba essere ben strutturato, veloce ed efficiente nell’attività di programmazione delle opere, attività che oggi costituisce il vero tallone d’Achille dei Lavori Pubblici, così come nell’azione di controllo, lasciando tutto il resto all’ambito privato. Infine, ultimo tema, ma non certo per importanza, è quello dell’enorme confusione di ruoli che contraddistingue il nostro mondo, il nostro modo di essere professionisti. Dopo tanti, tanti anni di dibattito sulle professioni ordinistiche e sulle loro regole, la nuova recente legislazione è stata, almeno per noi, fortemente deludente: la portata delle novità introdotte, onestamente, non richiedeva cotanta gestazione. Noi ci aspettavamo un atto di chiarezza: la netta e palese distinzione tra coloro che svolgono la professione di architetto e di ingegnere in prima persona, assumendosene tutte le responsabilità ed i rischi che ne conseguono, e coloro che, numero non irrilevante, rimangono iscritti agli Ordini con le motivazioni più diverse: per ragioni culturali, o affettive, per giusto orgoglio, per non precludersi una qualche opportunità, perché la quota non ha costi proibitivi… tutti soggetti, insomma che nella vita fanno altro. Vi sono molti modi di essere ingegnere o architetto, tutti di pari dignità, ma per una serie di ragioni, non ultimo anche di ordine fiscale e previdenziale, è opportuno vi sia una distinzione tra i diversi modi di fare l’architetto o l’ingegnere. All’interno di questa confusione di ruoli, infine ve ne è una ulteriore, ben più grave e inaccettabile: quella che vede pubblici dipendenti esercitare atti di libera professione. Qualche mese fa è stata sollevato un caso mediatico circa il lavoro libero professionale svolto da pubblici dipendenti in assenza della debita preventiva autorizzazione. Ma il problema non è la mancata autorizzazione al dipendente pubblico per svolgere un secondo ‐ o un terzo‐ lavoro, il vero tema è che è assolutamente inammissibile che il pubblico dipendente, che già gode di tutte le garanzie giustamente destinate al lavoro subordinato, possa svolgere altri lavori oltre a quello per il quale è stato assunto. E questo è inaccettabile, al di là di qualsiasi altra considerazione, perché, com’è ben noto, il secondo lavoro viene spesso svolto in pesanti situazioni di conflitto d’interesse malamente mascherate. Questo presupposto di incompatibilità trova applicazione anche per tutti i soggetti in parttime: è incomprensibile che venga concesso il part‐time al pubblico dipendente, architetto o ingegnere, per poi consentirgli poi di fare il libero professionista, ponendolo quindi nella condizione di essere al mattino controllore ed al pomeriggio al lavoro nel proprio studio. Tanti uffici pubblici pullulano di “turnisti” che fanno atti di libera professione in posizione di assoluto privilegio. Questo è veramente insopportabile, questo è veramente scandaloso. Al pubblico dipendente deve essere, come peraltro le norme generali prevedono, assolutamente vietata qualsiasi attività all’esterno dell’Ente di appartenenza; il part‐time, quando concesso, deve prevedere il divieto assoluto all’esercizio professionale. Su tutto questo, ma evidentemente non solo, la Fondazione si impegnerà a fondo. Per fare ciò, però, abbiamo bisogno del sostegno dei colleghi, che invitiamo ad iscriversi numerosi, come invitiamo ad aderire tutti coloro, Enti e Società, che hanno a cuore il nostro mondo. Grazie.  
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    POLLUTEC 2013 – Salone Internazionale delle apparecchiature, delle tecnologie e dei servizi per l’ambiente 3 – 6 dicembre 2013 Paris-Nord Villepinte France Presto, un’anteprima sullla prossima edizione.  
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    Oggi, sul quotidiano LA REPUBBLICA, viene pubblicato il Manifesto della Fondazione che sintetizza cosa chiediamo al prossimo Governo. Il documento è di fatto diviso in due parti: la prima è una proposta forte che, prevedendo la ricostruzione del nostro Paese e migliorando sostanzialmente la qualità della vita degli italiani, è finalizzata alla ripartenza dell’economia reale; la seconda è invece rivolta a richieste puntuali legate al nostro lavoro. Ecco il testo de Manifesto: AGLI ITALIANI UN’OCCASIONE PER RICOSTRUIRE L’ITALIA Gli Architetti e gli Ingegneri liberi professionisti iscritti a Inarcassa sono oltre 165.000. Una categoria che sente in modo particolare la crisi. Già dal numero, ma non solo da questo, si comprende che non siamo una corporazione, una casta, ma la categoria libero professionale tecnica più liberalizzata, ben da prima dei provvedimenti del 2012. Non chiediamo sovvenzioni o assistenzialismo, ma politiche pubbliche che, pur nel rigore, possano essere supportate da concrete prospettive di sviluppo e di lavoro. La nostra proposta è un piano strutturale e strategico di investimentiche abbia una adeguata copertura finanziaria. Chiediamo l’impiego di una quota significativa del PIL nazionale (non inferiore al 4%) per almeno un decennio con l’obiettivo di generare una immediata ricaduta su ogni settore dell’economia reale: la ripresa dell’attività lavorativa ora agonizzante con significativa riduzione della disoccupazione, la rivalutazione del patrimonio pubblico e privato italiano, la realizzazione di nuovi modelli di mobilità urbana e extraurbana, la salvaguardia del territorio e del paesaggio, l’incentivazione di tutti i settori del commercio e del turismo, la razionalizzazione delle spese e dei consumi, l’instaurazione di un rapporto di fiducia tra cittadino e Pubblica Amministrazione. COSA CHIEDIAMO AL FUTURO GOVERNO Come Architetti e Ingegneri che vivono, solo ed esclusivamente, di lavoro libero professionale, chiediamo un piano che coinvolga l’intero territorio nazionale attuando: la riqualificazione strutturale, energetica e architettonica del patrimonio edilizio esistente; la completa ristrutturazione delle infrastrutture urbane ed interurbane; il riuso o la sostituzione del costruito esistente dismesso; la demolizione del costruito abusivo il recupero e la valorizzazione del paesaggio; la reale razionalizzazione dell’uso delle fonti non rinnovabili; l’incentivazione degli investimenti privati la razionalizzazione degli iter autorizzativi e lo snellimento delle procedure Crediamo sia diritto di tutti gli Italiani rivendicare una opportunità per costruire il proprio futuro in un Paese in cui ci si possa riconoscere. COSA CHIEDIAMO COME FONDAZIONE La prossima Legislatura deve prevedere alcune importanti modifiche legislative che riguardano la gestione dei Lavori Pubblici e questo non solo nell’interesse della nostra categoria. MODIFICA DEL D.LGS. 163/2006 – CODICE APPALTI E’ necessario che con la massima urgenza venga modificata la normativa per gli aspetti che riguardano le modalità affidamento degli incarichi professionali, formalmente definiti “appalto dei servizi di ingegneria”. Per la natura totalmente immateriale del servizio richiesto e considerata la diretta relazione tra qualità della prestazione e qualità dell’opera, chiediamo che gli appalti vengano affidati esclusivamente in base alla qualità dell’offerta e non al prezzo. REVISIONE DELLE STRUTTURE DELLA P.A. La Pubblica Amministrazione deve finalmente dedicarsi unicamente nello svolgereil suo ruolo di programmazione e di controllo delle Opere Pubbliche. Anche nell’ottica della spending review risulta oggi ingiustificata la presenza nelle Pubbliche Amministrazioni di strutture tecniche di progettazione permanenti, spesso un carrozzone non flessibile rispetto alle reali necessità. Ancora più ingiustificata risulta la corresponsioneagli uffici tecnici delle PA dell’incentivo per la progettazione di opere pubbliche. E’ oggettivamente difficile comprendere perché, per svolgere solo e unicamente il proprio lavoro, proprio quello e solo quello per cui si è stati assunti, e nel normale orario quotidiano, si possa percepire un incentivo. Un incentivo non irrilevante: il 2% del valore dei lavori da eseguirsi. Questo incentivo del 2%, ultima tariffa garantita rimasta nel mondo professionale, vale ogni anno più di 500 milioni di Euro. DIVIETO AL DOPPIO LAVORO LIBERO PROFESSIONALE Chiediamo che si approvi una norma precisa, chiara e non derogabile che vieti ai pubblici dipendenti qualsiasi attività di libera professione oltre al proprio lavoro dipendente. Il pubblico dipendente, che già gode di tutte le garanzie giustamente destinate al lavoro subordinato,può oggi svolgere altri lavori oltre a quello per il quale è stato assunto. E questo è inaccettabile perché com’è ben noto, al di là di qualsiasi altra considerazione, il secondo lavoro viene spesso svolto a discapito di quello principale e in pesanti situazioni di conflitto d’interesse malamente mascherate. Proprio per questa ultima considerazione, anche a coloro che svolgono l’attività in status di part-time, pur consentendo lo svolgimento di altre attività nel tempo residuo, deve essere assolutamente vietata qualsiasi attività libero professionale. Come Architetti e come Ingegneri, che nel passato tanto hanno contribuito alla realizzazione di un Patrimonio invidiatoci da tutto il mondo, con orgoglio rivendichiamo oggi il diritto di poter essere parte importante, determinante, nella ricostruzione dell’Italia, quella di domani. Scarica il Manifesto in PDF.  
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    Come anticipato,  la Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea ha pubblicato il nuovo bando LIFE+, aperto a soggetti pubblici e privati che operano nel settore dell’ambiente (interventi per la conservazione e la protezione dell’ambiente attraverso utilizzi, metodi, strategie e processi sostenibili e innovativi delle risorse naturali ed interventi di informazione e comunicazione sulle tematiche ambientali). Beneficiari: Le proposte progettuali devono essere presentate da enti con personalità giuridica che siano stabiliti negli Stati Membri UE; es. ONG, enti privati non commerciali, industrie produttive e commerciali, autorità locali etc. Le proposte progettuali possono essere presentate da parte di un singolo soggetto oppure da parte di un partenariato di soggetti (almeno due). Scadenza: Le proposte progettuali devono essere presentate entro il 25 giugno 2013 presso il Ministero dell’Ambiente, utilizzando l’apposito strumento eProposal accessibile sul sito della Direzione Generale Ambiente della CE.  
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    La profonda crisi economica in cui versa oggi il nostro Paese, che ha di fatto bloccato il mondo “del costruire” può essere un’occasione unica ed imperdibile per ricostruire l’Italia. Questo è grossomodo l’incipit dal quale parte l’attenta osservazione dell’attuale situazione edilizia dell’architetto Andrea Tomasi, Presidente della Fondazione Architetti e Ingegneri liberi professionisti iscritti a INARCASSA (Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti). “Superare questa crisi profonda con un progetto che coinvolga tutti i soggetti dell’economia reale – sostiene il Presidente – occasione imperdibile per una riqualificazione strutturale, energetica ed architettonica del patrimonio edilizio esistente, nonché sotto il profilo paesaggistico, ambientale e infrastrutturale. Un progetto che interessi tutto il nostro Paese rinnovando e riqualificando città e territorio in modo da riportare l’Italia tra i paesi moderni”. Questo richiede rilevanti risorse e investimenti significativi, ma la crisi che ha colpito anche il comparto dell’ingegneria e dell’architettura, rende necessario questo impegno da parte del nuovo governo . Questo è il progetto su cui la Fondazione vuole focalizzare l’attenzione, tratteggiato puntualmente attraverso un Manifesto pubblicato su questo giornale il 9 di febbraio scorso. Manifesto coerente con lo scopo e le finalità della neonata Fondazione rivolte all’aiuto e al sostegno degli architetti e degli ingegneri che vivono esclusivamente di libera professione e che – conclude il Presidente Tomasi – “in questo periodo soffrono particolarmente la crisi economica”. da la Repubblica di oggi, venerdì 22 marzo.  
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    E’ uscito oggi il bando europeo “Bando CIP EIP ECO-INNOVATION 2013: Progetti di prima applicazione commerciale e di replicazione sul mercato nell’ambito della innovazione ambientale di prodotti, processi e servizi industriali”. I progetti possono essere presentati da uno o più soggetti. Essi devono avere personalità giuridica e possono essere sia pubblici, sia privati. La scadenza è il 5 settembre 2013. Per informazioni accedi all’area riservata del sito.