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  • L’introduzione del Superbonus 110%, disciplinato dall’art. 119 del D.L. 34/2020 (convertito in L. 77/2020) ha rappresentato un impulso straordinario per il settore edilizio, ma anche l’origine di complessi problemi interpretativi ed applicativi, non solo di natura fiscale, ma anche penale. In particolare, l’attribuzione di un ruolo centrale alle attestazioni e asseverazioni dei tecnici, chiamati a garantire la regolarità, la congruità e l’efficacia degli interventi, ha posto tali figure professionali in posizione di potenziale esposizione penale. Le prime pronunce giurisprudenziali in materia di reati connessi al Superbonus mostrano come le indagini penali, originariamente dirette a contrastare fenomeni di frode fiscale, abbiano progressivamente coinvolto anche le figure tecniche, in ragione delle false o infedeli attestazioni rilasciate a supporto di un meccanismo criminale più ampio, volto alla creazione di crediti fittizi in seno alle pratiche di agevolazione. Scarica l'approfondimento a cura del Dott. Giulio Borella, Giudice del Tribunale di Rovigo
  • La crescente articolazione del quadro normativo che caratterizza il settore edilizio rende particolarmente rilevante il tema della responsabilità del professionista tecnico e della necessità di operare con competenza e consapevolezza all’interno di un contesto in continua evoluzione. Le trasformazioni che interessano la progettazione e la gestione delle opere, unitamente alla diffusione di modelli costruttivi orientati alla sostenibilità, impongono agli ingegneri e agli architetti un costante aggiornamento sugli aspetti tecnici, contrattuali e giuridici connessi all’esercizio della professione. In questo scenario, la Fondazione Inarcassa ha invitato i professionisti a partecipare all’evento formativo “Edilizia, responsabilità e ruolo del professionista tecnico. Profili tecnico-giuridici e opinioni a confronto”, organizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore e con l’Ordine degli Ingegneri di Milano e svoltosi venerdì 21 novembre 2025 nell’ambito di MADE Expo – Fieramilano Rho, presso lo Stand “Sole 24 Ore”.  Momento significativo di formazione e di confronto, l’incontro ha rappresentato un’occasione di approfondimento sui principali profili tecnico-giuridici che incidono sull’attività del professionista, con particolare riferimento alle responsabilità connesse alle fasi di progettazione, direzione lavori e consulenza tecnica, alle dinamiche dei contratti pubblici e privati e alle opportunità derivanti dall’adozione di modelli di gestione integrata e sostenibile del costruito. Il dibattito ha posto, inoltre, l’accento sull’importanza delle competenze interdisciplinari nella gestione dei processi edilizi contemporanei. Sono intervenuti l'Ing. Andrea De Maio, Presidente della Fondazione Inarcassa, l'Avv. Gianfranco Carcione, Segretario Generale della Fondazione Inarcassa, l'On. Erica Mazzetti, Deputata della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, l'Avv. Anna Berra, l'Avv. Giuseppe De Carlo, Esperto in contratti pubblici, infrastrutture e territorio, l'Ing. Giovanni Kisslinger, Consigliere OICE, l'Ing. Carlotta Penati, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano, e l'Ing. Luca Rollino, CEO di Xori Group. I lavori sono stati moderati dal giornalista Andrea Picardi. In occasione dell’evento è stato distribuito lo studio “Profili giuridici della responsabilità civile professionale di architetti e ingegneri”, realizzato per Fondazione Inarcassa dall’Avv. Giuseppe De Carlo. L’iniziativa, accolta con entusiasmo sia dai professionisti tecnici sia dagli interlocutori politici, rientra nel programma di formazione continua promosso dalla Fondazione Inarcassa, finalizzato a sostenere l’aggiornamento professionale, la qualificazione delle competenze e il rafforzamento del ruolo del professionista all’interno del settore edilizio. Scarica il programma Vai alla registrazione dell'evento Guarda l'intervista dell'Ing. Andrea DE MAIO, Presidente dalla Fondazione Inarcassa Guarda l'intervista di Erica MAZZETTI, Deputata Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici
  • I Criteri Ambientali Minimi (CAM) rappresentano oggi uno strumento essenziale per integrare la sostenibilità ambientale nei processi di progettazione e realizzazione delle opere pubbliche. Per architetti e ingegneri, la conoscenza e l’applicazione dei CAM costituiscono un ambito di competenza strategico, capace di orientare la professione verso modelli innovativi, responsabili e coerenti con gli obiettivi della transizione ecologica. Nel quadro del proprio impegno a favore della formazione continua e della competitività dei professionisti, la Fondazione Inarcassa promuove il webinar formativo “CAM: Criteri Ambientali Minimi – Affrontare le sfide, cogliere le opportunità”, in programma giovedì 13 novembre dalle ore 14:30 alle 18:00. L’iniziativa offrirà un quadro operativo e aggiornato sull’applicazione dei CAM negli appalti pubblici, con approfondimenti dedicati ai riferimenti normativi, alle responsabilità professionali e alle modalità più efficaci per integrare i criteri ambientali nei processi di progettazione. L’apertura dei lavori sarà affidata all’Avv. Gianfranco Carcione, Segretario Generale della Fondazione Inarcassa, che introdurrà i temi centrali dell’incontro e il valore della sostenibilità come leva per la crescita delle competenze professionali.  Seguiranno gli interventi dell’Arch. Nunzia Coppola, Coordinatore della Commissione Ambiente, Transizione Ecologica e Criteri Ambientali Minimi dell’Ordine degli Architetti PPC di Napoli e Provincia, che illustrerà le strategie del Green Public Procurement e il ruolo dei CAM nel miglioramento della qualità progettuale, del Dott. Luca Ceschini, Account Executive di Assigeco S.r.l., che presenterà le modalità operative per garantire la conformità ai requisiti ambientali, e dell’Avv. Anna Berra dello Studio BC, che analizzerà le responsabilità civili e penali dei tecnici nel quadro della normativa vigente. I lavori si concluderanno con l’intervento dell’Arch. Giuseppe V. Pulvirenti, Project Manager di Habitech, dedicato alle prospettive di crescita professionale legate alla figura dell’esperto CAM e ai principali protocolli di sostenibilità, tra cui BREEAM, LEED, Envision e il protocollo ACCREDIA per la certificazione delle competenze dei liberi professionisti. Il webinar rappresenta un’importante occasione di aggiornamento per architetti e ingegneri che intendono consolidare le proprie competenze in materia di sostenibilità e rafforzare la competitività nel settore della progettazione pubblica. Per consultare il programma completo e iscriversi al webinar, è possibile accedere al link seguente: https://fondazioneinarcassa.it/it/cam-criteri-ambientali-minimi-affrontare-sfide-cogliere-opportunita
  • La crescente attenzione verso la responsabilità professionale dei tecnici e le più recenti evoluzioni normative nel settore edilizio rendono oggi indispensabile un costante aggiornamento per architetti e ingegneri liberi professionisti. Le implicazioni penali legate al Superbonus 110% e le modifiche introdotte dalla riforma Cartabia rappresentano due ambiti di particolare rilevanza per i professionisti impegnati nella progettazione, nella direzione dei lavori e nella consulenza tecnica. Per approfondire questi temi, Fondazione Inarcassa promuove il webinar formativo “Responsabilità penali nel Superbonus 110% e novità introdotte dalla riforma Cartabia”, in programma venerdì 7 novembre 2025, dalle ore 15:00 alle 18:00. L’evento offrirà ai partecipanti un quadro chiaro e aggiornato delle più significative pronunce della Suprema Corte di Cassazione e delle novità legislative che interessano direttamente l’attività dei professionisti tecnici. Nel primo modulo, a cura del Dott. Giulio Borella, saranno analizzate alcune sentenze penali della Corte di Cassazione (Cass. 40485/2022, 42012/2022, 12364/2023, 28064/2024), che hanno fornito le prime coordinate interpretative in tema di responsabilità connessa al Superbonus 110%. Il Superbonus, introdotto il 19 maggio 2020 dal Governo Conte, nasce come misura di incentivazione edilizia ed economica volta alla riqualificazione energetica e alla ristrutturazione del patrimonio edilizio. Al centro di questo meccanismo si colloca la figura del tecnico, chiamato a svolgere un ruolo determinante nelle attività di due diligence: dall’analisi dello stato legittimo e delle tolleranze costruttive, alla gestione delle pratiche di regolarizzazione degli immobili, fino alla redazione del computo metrico e all’asseverazione della congruità delle spese, sulla base dei prezziari ministeriali. Negli ultimi anni, i controlli amministrativi e fiscali hanno portato all’apertura di procedimenti penali nei confronti di committenti, imprese e professionisti, nei quali la Corte di Cassazione ha chiarito diversi aspetti della responsabilità penale del tecnico. Durante il webinar, dopo una breve introduzione sui principi fondamentali del diritto penale, verranno presentati i contenuti delle principali pronunce, con una sintesi ragionata degli orientamenti giurisprudenziali emersi. Il secondo modulo, affidato all’Arch. Michela Marchi, sarà dedicato alla riforma Cartabia (D.Lgs. n. 149/2022) e alle sue ricadute sul processo di esecuzione forzata, in particolare per quanto riguarda i compiti e le responsabilità dell’esperto e del custode giudiziario. Le modifiche introdotte dal decreto, seppur circoscritte, hanno avuto conseguenze significative, dando origine a nuovi casi di contenzioso e richieste risarcitorie nei confronti degli organi della procedura. Nel corso dell’incontro sarà analizzato un caso reale, utile a comprendere i presupposti giuridici delle azioni e le misure di tutela per i professionisti coinvolti. L’iniziativa si inserisce nel percorso di formazione continua promosso da Fondazione Inarcassa, volto a fornire agli iscritti strumenti aggiornati per affrontare con competenza e consapevolezza le responsabilità tecniche e giuridiche che caratterizzano l’attività professionale nel settore edilizio. Per consultare il programma completo e iscriversi al webinar, è possibile accedere al link seguente: https://fondazioneinarcassa.it/it/responsabilita-penali-nel-superbonus-110-novita-introdotte-dalla-riforma-cartabia
  • Un sistema normativo squilibrato mette a rischio la sostenibilità della libera professione tecnica. È quanto emerge dallo studio che la Fondazione Inarcassa ha consegnato il 9 luglio, a Roma, al Viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto nel corso di un incontro dedicato alle criticità che gravano su ingegneri e architetti. Il documento, elaborato su base tecnico-giuridica, evidenzia una situazione in cui i professionisti dell’area tecnica subiscono responsabilità civili eccessive, affrontano oneri assicurativi sempre più gravosi e ricevono compensi non proporzionati alla complessità degli incarichi. La mancata distinzione tra responsabilità progettuali e vizi esecutivi obbliga i progettisti a rispondere solidalmente anche per difetti non di loro competenza. Il quadro è aggravato dall’incertezza sui termini di prescrizione e dalla frequente assimilazione giurisprudenziale al ruolo dell’appaltatore, con responsabilità decennali non direttamente legate alla progettazione. Secondo la Fondazione, questa situazione compromette l’equilibrio economico della professione e ne ostacola il ricambio generazionale. Lo studio propone tre direttrici d’intervento: revisione del principio di responsabilità solidale, estensione delle tutele dell’equo compenso a tutti i committenti, pubblici e privati, e obbligo di coperture assicurative postume a carico delle imprese esecutrici. Il Presidente della Fondazione Inarcassa, ing. Andrea De Maio, ha sottolineato che la combinazione di responsabilità sproporzionate e compensi non adeguati rende sempre più fragile l’accesso alla libera professione tecnica. L’incontro con il Viceministro è stato definito costruttivo, ma ora la priorità – secondo Fondazione Inarcassa – è tradurre le proposte in atti concreti. Scarica il comunicato stampa Scarica e leggi lo studio "Profili giuridici della responsabilità civile professionale di architetti e ingegneri"
  • La Fondazione Inarcassa è lieta di annunciare l'avvio del nuovo ciclo di webinar dal titolo "Consulenti Tecnici D'Ufficio: novità e prospettive a seguito del D.M. 4/8/2023, n. 109" che si terrà il 16 e il 23 maggio 2025, dalle ore 15:00 alle ore 18:00. L'iniziativa ha l'obiettivo di offrire un'analisi approfondita delle principali novità normative che riguardano i Consulenti Tecnici d'Ufficio (CTU), con particolare attenzione al nuovo Elenco Nazionale dei CTU, al ruolo del consulente tecnico e alle competenze necessarie per la gestione delle controversie.  Il primo modulo, che si terrà il 16 maggio 2025, sarà dedicato alla transazione della lite, all'iscrizione all'albo nazionale dei CTU e alle modalità operative per lo svolgimento dell'attività peritale. Durante il webinar, interverranno esperti del settore, tra cui l'avvocato Paola Carello, l'architetto Michela Marchi, CTU ed esperto stimatore del Tribunale di Vicenza e il dottore Giulio Borella, giudice presso il Tribunale di Rovigo. I relatori offriranno un'analisi completa sul ruolo del CTU all'interno del processo giuridico. Il secondo modulo, in programma per il 23 maggio, si concentrerà sulla consulenza tecnica in ambito civile e penale, con un approfondimento sulla conciliazione delle controversie e sulle strategie negoziali. Interverranno il Presidente della Fondazione Inarcassa, ingegnere Andrea De Maio, l'avvocato Fiammetta Modena, Capo della Segreteria del Viceministro Senatore Francesco Paolo Sisto, già Senatrice XVIII Legislatura, la dottoressa Camilla Menegoni, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Vicenza, e l'ingegnere Alessandro Paternò Raddusa, che approfondiranno rispettivamente le criticità degli onorari dei CTU, l'evoluzione normativa in materia di CTU, la consulenza penale e la conciliazione delle controversie. Per maggiori informazioni e per procedere con la registrazione al primo webinar, si invita a consultare la pagina di iscrizione, dove è disponibile il programma dettagliato del primo modulo e tutte le indicazioni necessarie per l'accesso all'evento.
  • Successivamente alla partecipazione del Presidente e del Consigliere arch. Martinelli al 4° tavolo di lavoro del “piano casa” promosso dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la Fondazione Inarcassa è stata invitata a partecipare alla consultazione telematica lanciata volta a raccogliere da parte degli operatori del settore i contributi per il riordino e la semplificazione della disciplina in materia di edilizia e costruzioni. Su questo tema, già lo scorso anno, la Fondazione Inarcassa nell’ambito della partecipazione al Comitato Tecnico Scientifico dell'Intergruppo parlamentare "Progetto Italia. Lavori pubblici, edilizia e urbanistica", ha elaborato un documento di proposte nel quale, tra le diverse misure, ha fatto confluire anche la questione relativa alla responsabilità solidale del professionista. Tema quest’ultimo su cui la Fondazione Inarcassa ha, peraltro, promosso un approfondimento di carattere tecnico legislativo, in dirittura d’arrivo, al fine di sollecitare il legislatore a adottare una normativa chiara in materia di responsabilità civile professionale degli architetti e ingegneri in qualità di professionisti adibiti alla progettazione e alla direzione dei lavori nell’ambito di un contratto di appalto, sia pubblico che privato. In materia di equo compenso, il confronto con le istituzioni, e in particolar modo con il MIT, prosegue da parte della Fondazione Inarcassa per chiedere l’aggiornamento del decreto parametri. Se, come è stato ampiamente ribadito, non occorrono strumenti di coordinamento tra la legge n. 49/2023 ai fini della corretta applicazione dell’equo compenso nell’ambito degli affidamenti dei servizi di architettura e ingegneria, anche a seguito del “Correttivo” del Codice dei Contrati pubblici, l’attenzione deve essere ora rivolta verso l’aggiornamento del decreto parametri rispetto ad una serie di prestazioni professionali che non sono state mai valorizzate, alcune delle quali in funzione dei risultati attesi del PNRR. Infine, al centro degli incontri con alcuni esponenti del gruppo di Forza Italia, cui hanno partecipato il Presidente e il Segretario Generale, il tema dell’aggregazione delle competenze multidisciplinari tra i professionisti quale risposta efficace alla crescente competizione del mercato della progettazione, e della valorizzazione delle società tra professionisti (StP), partendo dalle misure di incentivazione fiscale. L’agenda della Fondazione Inarcassa: AGENDA EVENTI
  • Intervento dell’ing. Franco Fietta – presidente della Fondazione Inarcassa al seminario “Etica e legalità nella professione di architetto” A 31 anni dalla strage di Capaci, il ricordo è ancora forte e vivo in ognuno di noi. Ricordare la memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutte le vittime di mafia, è un impegno civile che deve continuare a richiamare l’attenzione di tutti coloro che ogni giorno si battono a difesa della legalità. Coltivare la memoria è un esercizio complesso che richiede uno sforzo continuo da parte di tutte le componenti sane della società civile impegnate nella costruzione di una realtà migliore e più giusta. Il seminario promosso dall’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Palermo e la sua Fondazione, consente di offrire, da una prospettiva nuova e, per certi versi, privilegiata, uno sguardo singolare sui temi dell’etica e della legalità. I professionisti dell’area tecnica, architetti e ingegneri, sono attori centrali nel processo di costruzione di una realtà capace di trarre l’insegnamento più genuino che i giudici Falcone e Borsellino, e i tanti altri servitori dello Stato, hanno consegnato alle nuove generazioni di giovani professionisti. In questo percorso, la Fondazione Inarcassa, sin dalla sua costituzione, ha continuato ad interrogarsi sul ruolo che i liberi professionisti architetti e ingegneri sono in grado di promuovere a beneficio dell’economia “sana” del Paese. Lo scopo istituzionale della Fondazione Inarcassa è, infatti, promuovere a tutti i livelli istituzionali l’immagine della figura dell’architetto e ingegnere libero professionista e, contestualmente, sollecitare il legislatore ad adottare ogni strumento utile alla costruzione e affermazione dei principi di legalità ed etica pubblica. Nell’ambito dei lavori pubblici, l’attenzione del Legislatore e di tutti gli stakeholder di riferimento deve continuare ad essere molto alta contro ogni fenomeno corruttivo. In questo ambito di intervento, l’azione della Fondazione Inarcassa si è sempre distinta per favorire ogni occasione di dialogo con le istituzioni e i decisori pubblici nel segno della trasparenza. Nella recente riforma del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), la Fondazione Inarcassa ha, infatti, continuamente proposto modifiche correttive all’impianto generale finalizzate, per quanto di competenza, a restringere le maglie della corruzione che si annidano nelle procedure di aggiudicazione e affidamento dei lavori pubblici. Ciò nella evidente convinzione che gli architetti e ingegneri liberi professionisti rappresentano un autentico argine alla corruzione per via della loro riconosciuta indipendenza e terzietà dalla pubblica amministrazione e dalle imprese aggiudicatrici. In tutti i passaggi della fase preparatoria alla stesura del nuovo Codice, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 marzo scorso, la Fondazione Inarcassa ha sempre mostrato un atteggiamento responsabile e di massima collaborazione istituzionale. L’impegno della Fondazione Inarcassa è stato, in ogni momento, promuovere la centralità dei servizi di architettura e ingegneria e, di conseguenza, difendere la terzietà e indipendenza dei professionisti della progettazione. E’ stata motivata in tutte le sedi istituzionali, nel corso delle diverse interlocuzioni intrattenute dalla Fondazione Inarcassa con i principali decisori pubblici, la più convinta contrarietà all’appalto integrato, di cui si consente largo ricorso all’articolo 44 del nuovo Codice, istituto che non riduce i tempi di realizzazione delle opere, né garantisce gli impegni di spesa della pubblica amministrazione, come del resto ha osservato anche l’Anac nel 2021 quando ha reso pubblici i risultati di uno studio condotto sui lavori di Anas per la strada statale 106 Jonica e ha rilevato come l’impiego di una figura che assume su di sé le funzioni di progettista e costruttore, non incide né sull’accelerazione dei tempi di realizzazione dell’opera, né sullo snellimento delle procedure. Piuttosto, è indubbio che la vera causa dei ritardi, sia nella fase di aggiudicazione, sia in quella di esecuzione dell’opera, è da ricercarsi nelle inefficienze della pubblica amministrazione. In particolare, è nei tempi di attraversamento che incidono per quasi il 60% sulla durata della progettazione che si determina la causa degli attuali ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche. Al contempo, la Fondazione Inarcassa ha espresso forti perplessità sulla riduzione dei livelli di progettazione. La progettazione in materia di lavori pubblici, prescrive l’articolo 41 del nuovo Codice, si articola in due livelli di successivi approfondimenti tecnici: il progetto di fattibilità tecnico-economica e il progetto esecutivo. La scelta operata dal Legislatore non tiene conto della specificità dell’attività di progettazione. In questo modo, il D.Lgs. 36/2023 trasmette un messaggio fuorviante, ovvero che la progettazione riveste un carattere secondario, e per certi versi, trascurabile, rispetto all’esecuzione vera e propria dell’opera. La progettazione è, invece, fondamentale per una opera di qualità. La riduzione dei livelli di progettazione rischia seriamente di compromettere la qualità e la sicurezza delle opere pubbliche. Vi è un motivo se a far data dalla Legge quadro sui Lavori Pubblici (Legge n. 109/94) la progettazione è stata articolata su tre livelli. Essi si configurano, difatti, come approfondimenti di carattere sia “qualitativo” sia “quantitativo” in quanto, oltre a sviluppare un progressivo incremento del grado di dettaglio tecnico/economico dell’intervento, concretizzano fasi concettualmente distinte del processo progettuale, con contenuti e finalità differenti e interagenti tra loro con continuità. La proposta di eliminare la fase del progetto definitivo, sulla base della quale si acquisiscono i pareri e si approfondisce l’opera ad un livello tale da definirne l’importo complessivo dell’opera, rischia di compromettere il livello complessivo di qualità progettuale. Anche volendo anticipare queste valutazioni tipiche del progetto definitivo alla fase preliminare di fattibilità, i tempi di progettazione non sarebbero ridotti ma, al più, si sommerebbero in un’unica fase, a meno di non voler sacrificare taluni approfondimenti progettuali a discapito della qualità e della sicurezza delle opere, che potrebbero far nascere contenziosi e varianti in fase esecutiva in particolare per quei progetti da affidare in appalto integrato sulla base del progetto di fattibilità tecnico-economica. Si consideri che l’art. 23, comma 4, del D.Lgs. 50/2016, in deroga alla norma generale, già consentiva alla Stazione Appaltante, “laddove la specifica tipologia e dimensione dell’intervento lo consentano”, di omettere uno o entrambi i primi due livelli di progettazione “purché il livello successivo contenga tutti gli elementi previsti per il livello omesso, salvaguardando la qualità della progettazione”. Sotto questo profilo, restano assolutamente condivisibili le argomentazioni sostenute dall’Autorità Anticorruzione secondo cui la progettazione è l’elemento chiave che consente alle amministrazioni di raggiungere l’obiettivo che intendono perseguire. Nel nuovo Codice, aveva sottolineato l’Anac nel corso dell’audizione in Commissione Ambiente alla Camera nell'ambito dell'esame dello schema di decreto sul nuovo codice dei contratti pubblici (Atto Governo n. 19), c’è una evidente sottovalutazione di questo aspetto[1].   In definitiva, la riduzione dei livelli di progettazione - sic et simpliciter - se non adeguatamente bilanciata con opportuni approfondimenti, che comunque non dovranno mai comprimere il giusto tempo di un progetto, rischia seriamente di pregiudicare la qualità complessiva delle opere pubbliche, di dilatarne i costi e tempi realizzativi non garantendo affatto la migliore allocazione delle risorse pubbliche. Né appare secondario un ulteriore elemento di osservazione. La riduzione dei livelli di progettazione sembra, inoltre, rispondere ad una esigenza di mero carattere normativo, nel segno della semplificazione. La Fondazione Inarcassa si è sempre detta favorevole a promuovere concreti processi di semplificazione delle procedure, volti, in primo luogo, ad offrire agli operatori economici impegnati nelle gare pubbliche un contesto normativo chiaro, di facile applicazione e, soprattutto, scevro da ogni fonte di incertezza interpretativa. L’articolo 41 del nuovo Codice, a dire il vero, sembra andare in un’altra direzione. Il Legislatore, infatti, a nostro dire, ha operato nel segno di una semplificazione che si traduce, di fatto, in un impoverimento della fase progettuale. La riduzione dei livelli di progettazione, e, quindi, della qualità della proposta progettuale, ha ripercussioni immediate sulla fase di esecuzione dell’opera che, priva degli adeguati apporti tecnici preliminari, richiederà varianti in corso d’opera con conseguente allungamento dei tempi di realizzazione. La semplificazione va operata, invece, tenuto conto di tutte le fasi della procedura di gara. Se si interviene solo in una fase delicata e importante quale è la progettazione, si offre il fianco a quegli operatori economici interessati a far lievitare i costi - per di più a carico del pubblico - attraverso il continuo ricorso al contenzioso o che, addirittura, operano in contesti di malaffare. È la corretta esecuzione del contratto ad essere messa in discussione perché non sono rispettati i termini di realizzazione, né il budget preventivato per via dell’aumento dei costi rispetto a quelli concordati, come del resto la stessa Anac aveva sottolineato già ad ottobre 2021. In audizione al Senato, nell’ambito dei lavori sul disegno di legge delega codice dei contratti pubblici (S. 2330) il Presidente di Anac già parlava della progettazione quale “attività dalla quale dipende la qualità dell’opera e dei servizi e la corretta esecuzione del contratto e che costituisce, quindi, strumento in grado di garantire efficienza e capacità di gestione da parte delle pubbliche amministrazioni ma, soprattutto, la riduzione al ricorso alle varianti in corso di esecuzione, del contenzioso che può derivarne, e dei conseguenti costi economici”[2]. Il tema è, dunque, di particolare interesse per la sua incidenza anche sotto il profilo della trasparenza delle procedure. In questo ambito, la Fondazione Inarcassa, lo scorso anno, ha promosso uno studio sugli effetti critici dell’applicazione del massimo ribasso da parte delle stazioni appaltanti quale criterio di aggiudicazione delle gare per i servizi di architettura e ingegneria. I risultati della ricerca, realizzati su dati forniti dall’Anac, hanno evidenziato che le gare assegnate con il criterio del massimo ribasso non producono risparmi sostanziali. È stato dimostrato, infatti, che con il massimo ribasso si hanno maggiori sospensioni e ritardi negli stadi di avanzamento dei lavori, varianti in corso d’opera e un maggiore numero di contenziosi tra le parti. Con maggiori ribassi i progetti ultimati con ritardi toccano punte del 66%, contro appena il 34% in caso di ribassi contenuti; e addirittura, i contenziosi sono pari all’88% quando le gare sono aggiudicate con alti ribassi, e solo il 13% con ribassi inferiori. Tra l’altro il massimo ribasso, soprattutto senza soglie di anomalia, consente più facilmente accordi truffaldini in fase di gara. La questione si riflette sul ruolo della pubblica amministrazione e, in particolare, nel suo rapporto con i professionisti. La Fondazione Inarcassa ha sempre sottolineato la necessità di operare una corretta separazione dei ruoli di progettista e pubblica amministrazione, con quest’ultima impegnata nelle funzioni di controllo e programmazione. In questo scenario, il nuovo Codice dei contratti pubblici opera un vero e proprio sbilanciamento a favore della pubblica amministrazione nei confronti dei progettisti. L’innalzamento a 140 mila euro della soglia per gli affidamenti diretti di servizi e procedure senza bando, benché trovi la sua ratio nella semplificazione delle procedure – vale a dire, velocizzare i termini di aggiudicazione - impatta negativamente sul regime di concorrenza e, in particolare, sul principio di massima partecipazione degli operatori economici. Al riguardo, l’Anac ha precisato che proprio nell’ambito dei servizi, la soglia fissata dal Codice ai fini dell’affidamento diretto assorbe la maggior parte dell’attività eseguita di piccole amministrazioni. Il rischio è evidente in termini di trasparenza e legalità delle procedure, poiché senza il minimo confronto concorrenziale si favorisce un meccanismo, soprattutto nelle piccole realtà, di “affidamento a ditte conosciute, non sempre le più efficienti”[3]. Non meno preoccupante l’innalzamento fino alla soglia comunitaria degli importi per la procedura negoziata. Sta prendendo forma, in questo modo, un modello di procedura di gara nel quale si annida il rischio di una infiltrazione costante, permanente, del malaffare, e dove la componente prezzo risulta decisiva e dominante ai fini dell’aggiudicazione, a discapito della qualità della proposta progettuale. Già nel corso dell’istruttoria legislativa riferita al disegno di legge delega al Governo in materia di contratti pubblici (S. 2330), la Fondazione Inarcassa, ad ottobre 2021, aveva sottolineato come l’innalzamento della soglia operata nel decreto-legge “semplificazioni-bis” (DL  77/2021) avesse favorito: a)         la reintroduzione in modo surrettizio del criterio del prezzo più basso quale prassi comune delle stazioni appaltanti per la selezione del professionista a cui affidare i servizi tecnici; b)        l’accaparramento di incarichi da parte di “soggetti forti”, a volte privi dell’adeguate competenze tecniche e professionali (lavori similari, fatturato, regolarità contributiva e fiscale, polizza professionale); c)         riduzione arbitrarie degli onorari per rientrare nelle soglie dell’affidamento diretto. Per quanto attiene ai servizi di progettazione, le principali novità introdotte dal nuovo Codice – tra tutti, appalto integrato e riduzione dei livelli di progettazione - mal si conciliano con i principi del risultato e della fiducia su cui regge l’intero impianto normativo. In particolare, il principio del risultato, pilastro della riforma, rivela l’aspetto più debole e permeabile al rischio corruttivo: l’obiettivo della pubblica amministrazione appare quello di aggiudicare la gara, a prescindere dall’offerta e dalla qualità proposta del servizio. La Fondazione Inarcassa, infatti, non ha mancato di segnalare che i principi del risultato e della fiducia, come declinati nel nuovo Codice, ostano al raggiungimento degli obiettivi di efficienza, trasparenza, efficacia ed economicità della pubblica amministrazione. Del resto, è l’articolo 1 del D.Lgs. 36/2023 che conferma la previsione della Fondazione Inarcassa, laddove, al comma 4, stabilisce che “Il principio del risultato costituisce criterio prioritario per l’esercizio del potere discrezionale e per l’individuazione della regola del caso concreto, nonché per: a) valutare la responsabilità del personale che svolge funzioni amministrative o tecniche nelle fasi di programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione dei contratti; b) attribuire gli incentivi secondo le modalità previste dalla contrattazione collettiva”. La struttura normativa sulla quale regge il nuovo Codice conferma uno scenario nel quale il “fine prevale sul mezzo, e la sostanza sulla forma”. Al principio del risultato, infatti, risultano subordinati sia il principio della concorrenza, sia il principio della trasparenza. Così come al principio della fiducia, espresso all’articolo 2 del Codice, il cui scopo è sconfiggere una burocrazia “nemica” dei risultati, sono funzionali il principio di buona fede e tutela dell’affidamento enunciati all’articolo 5. L’introduzione del principio della fiducia segnerebbe un passaggio importante di riconoscimento alla pubblica amministrazione della capacità di organizzazione e programmazione della spesa pubblica. È convinzione comune, invece, che la pubblica amministrazione manchi di personale adeguato ed esperto in grado di riconoscere all’esterno, nella partnership, essenziale, con i privati, le migliori competenze che offre il mercato. Su questo terreno, del resto, si sono sempre mosse le critiche da parte della Fondazione Inarcassa contro ogni tentativo di creazione di centrali di progettazione, le quali possono assumere funzioni di supervisione, controllo e coordinamento tra le stazioni appaltanti, senza però andare ad impegnare spazi già occupati dai liberi professionisti nel campo della progettazione, che hanno sempre dimostrato maggiori competenze, flessibilità ed efficienza rispetto alla pubblica amministrazione. Il risultato finale – è questo il rischio concreto che temiamo ci aspetti – sarà un principio della fiducia che si traduce nel coinvolgimento, e affidamento degli incarichi, ad operatori esterni già noti alla pubblica amministrazione, nel segno di una logica di appartenenza e spartitoria delle commesse pubbliche. Andando a concludere, la struttura del nuovo Codice, il cui obiettivo sembra voler soddisfare una domanda “politica” che chiede di intervenire in tempi certi e rapidi, si fa interprete del momento storico e politico che attraversa il Paese, alle prese, in particolare, con l’esigenza di spendere – velocemente – i fondi del Pnrr. La rapidità di esecuzione della spesa pubblica è un fattore determinate che ha certamente guidato le varie fasi di lavorazione del nuovo Codice. Stupisce, però, e le evidenze delle cronache parlamentari delle ultime settimane lo dimostrano, che il Legislatore non abbia dato altrettanto priorità alla qualità di spesa pubblica. “Spendere bene” e “spendere “velocemente” non possono essere confliggenti. Anzi, devono poter andare di pari passo, perché è nella qualità della spesa pubblica che ritroviamo pieno riconoscimento dei principi di trasparenza, controllo e libera concorrenza. Ogni riforma, qualunque sia l’ambito di applicazione, è figlia del proprio tempo. Ciò vale ancor di più in riferimento all’ambito dei lavori pubblici. La recente riforma del Codice dei contratti pubblici interviene, infatti, in un momento nel quale il dibattito pubblico è ampiamente concentrato sui risultati da raggiungere nel breve periodo attraverso l’impiego dei fondi messi a disposizione dall’Europa per contrastare la depressione economica post pandemia e, in parte, i rincari dell’energia quale conseguenza del conflitto in Ucraina. Siamo lontani dalla stagione dei grandi scandali corruttivi che hanno attraversato il Paese oltre trenta anni fa. Ne siamo lontani, perché da quella esperienza la politica dei partiti, e le istituzioni, hanno saputo rinnovarsi ed aprirsi alla modernità, mettendo da parte logiche di potere talvolta intrecciate con il sistema più diffuso del malaffare e della corruzione. Non possiamo dire, purtroppo, che quel sistema sia stato definitivamente abbattuto. Ha cambiato veste rispetto al passato. Per questo, la soglia dell’attenzione dovrà continuare ad essere alta da parte di tutti coloro che operano direttamente e indirettamente nell’ambito dei lavori pubblici. Responsabilità, trasparenza e concorrenza devono essere i principi ispiratori della stagione di riforme e investimenti che si sta aprendo di fronte al Paese. È una occasione imperdibile, una iniezione di fiducia per tutto il sistema-paese che non possiamo sprecare.   [1] “Nuovo codice appalti, Busia: diversi punti da migliorare”. Commento disponibile al seguente link https://www.anticorruzione.it/-/nuovo-codice-appalti-busia-diversi-punti-da-migliorare [2] Audizione del Presidente Avv. Giuseppe Busia presso la VIII Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Senato della Repubblica - 21 ottobre 2021, disponibile al seguente link https://www.anticorruzione.it/-/codice-appalti-busia-delega-al-governo-troppo-generica-serve-semplificazione-e-digitalizzazione- , p. 18. [3] Nuovo Codice degli Appalti, ecco le modifiche e i miglioramenti che Anac richiede al Parlamento, disponibile al seguente link  https://www.anticorruzione.it/-/nuovo-codice-degli-appalti-ecco-le-modifiche-e-i-miglioramenti-che-anac-richiede-al-parlamento , p. 11.   Clicca qui per scaricare la Locandina       [1] “Nuovo codice appalti, Busia: diversi punti da migliorare”. Commento disponibile al seguente link https://www.anticorruzione.it/-/nuovo-codice-appalti-busia-diversi-punti-da-migliorare [2] Audizione del Presidente Avv. Giuseppe Busia presso la VIII Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Senato della Repubblica - 21 ottobre 2021, disponibile al seguente link https://www.anticorruzione.it/-/codice-appalti-busia-delega-al-governo-troppo-generica-serve-semplificazione-e-digitalizzazione- , p. 18. [3] Nuovo Codice degli Appalti, ecco le modifiche e i miglioramenti che Anac richiede al Parlamento, disponibile al seguente link  https://www.anticorruzione.it/-/nuovo-codice-degli-appalti-ecco-le-modifiche-e-i-miglioramenti-che-anac-richiede-al-parlamento , p. 11.