Dal 23 ottobre 2026 entra in vigore il Decreto Legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che adegua l’ordinamento italiano alle disposizioni dell’AI Act europeo. Per architetti e ingegneri liberi professionisti, il nuovo quadro normativo incide sul rapporto tra Intelligenza Artificiale ed esercizio della professione, con effetti sull’organizzazione degli studi, sulle competenze, sulla formazione e sulle modalità di svolgimento delle prestazioni. Per il Presidente di Fondazione Inarcassa, Felice De Luca, il nuovo scenario rappresenta un’opportunità di crescita e innovazione per le professioni tecniche. «La trasformazione digitale è stata spesso vissuta con diffidenza o con il timore di una progressiva spersonalizzazione del lavoro intellettuale. L’approccio antropocentrico riafferma invece un principio essenziale: la tecnologia non sostituisce l’ingegno, ma ne amplifica la portata», sottolinea De Luca.Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale interessano già numerosi ambiti dell’attività professionale. Modellazione complessa, calcolo strutturale, analisi predittiva dei flussi urbani e sicurezza nei cantieri sono alcuni dei settori nei quali i sistemi avanzati possono accelerare i processi e aumentare la produttività. «L’Intelligenza Artificiale può liberare tempo prezioso, risorse mentali e creatività e consentire di concentrare l’intuizione progettuale, la visione d’insieme e la sensibilità umanistica sul cuore qualitativo dell’opera. I professionisti che sapranno utilizzare con consapevolezza queste tecnologie potranno aumentare l’efficienza dei propri studi e innalzare il livello di precisione, sostenibilità e sicurezza delle prestazioni rese alla collettività», evidenzia il Presidente.L’adozione responsabile dell’Intelligenza Artificiale richiede, allo stesso tempo, una visione chiara e sostenibile. Gli studi sono chiamati a confrontarsi con investimenti in tecnologie e licenze, aggiornamento delle competenze, cybersecurity e protezione della proprietà intellettuale. A questi aspetti si affiancano nuovi profili di rischio, dalla qualità e affidabilità dei dati alla governance dei processi algoritmici, fino alla sicurezza nei cantieri digitalizzati. «L’innovazione non avviene a costo zero. L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale richiede un controllo costante. La presenza del professionista come Human in the Loop, ossia come soggetto che supervisiona il processo e mantiene il controllo sulle decisioni supportate dall’IA, resta imprescindibile per assicurare la sintesi progettuale e l’esercizio della capacità critica», afferma De Luca.Un ruolo centrale spetta anche alla formazione. Alle competenze tecniche si affiancano quelle legate all’Intelligenza Artificiale, all’etica dei dati e alla sicurezza digitale. Ordini e istituzioni di categoria assumono quindi un ruolo rilevante nell’evoluzione dei percorsi di aggiornamento. «Fondazione Inarcassa è in prima linea per accompagnare gli iscritti in questa fase di transizione, attraverso strumenti di analisi, corsi di alta formazione e momenti di confronto istituzionale. Il nostro obiettivo è promuovere professionisti consapevoli, capaci di governare gli strumenti digitali senza esserne condizionati, a tutela della qualità delle opere e della dignità della professione», prosegue il Presidente.Il D.Lgs. n. 179/2026 pone questioni di particolare interesse anche sul rapporto tra utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, attività professionale ed equo compenso. Su questo specifico profilo, Fondazione Inarcassa ha assunto una posizione dedicata. «Il futuro non si subisce: si progetta. Invitiamo tutti i colleghi ad approfondire i contenuti del D.Lgs. n. 179/2026 e a cogliere questa opportunità per rafforzare il ruolo degli architetti e degli ingegneri nel panorama economico e sociale del Paese», conclude Felice De Luca.Leggi il comunicato stampa per approfondire la posizione di Fondazione Inarcassa sull’Intelligenza Artificiale e l’equo compenso.D.LGS. 179/2026 E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: 5 DOMANDE E RISPOSTE1. L’Intelligenza Artificiale sostituisce il ruolo del professionista?No. Il principio dell’approccio antropocentrico pone al centro il controllo umano. L’IA costituisce uno strumento di supporto, mentre il professionista conserva un ruolo centrale nella valutazione dei risultati e nelle scelte che caratterizzano la prestazione.2. In quali attività l’Intelligenza Artificiale può supportare architetti e ingegneri?I sistemi di IA possono trovare applicazione, tra gli altri ambiti, nella modellazione complessa, nel calcolo strutturale, nell’analisi predittiva e nella sicurezza. L’automazione di alcune operazioni può inoltre lasciare maggiore spazio all’analisi e alle scelte progettuali.3. Quali nuove esigenze comporta l’utilizzo dell’IA negli studi professionali?L’adozione di sistemi avanzati richiede investimenti tecnologici, aggiornamento delle competenze, attenzione alla cybersecurity e tutela della proprietà intellettuale. Assume inoltre rilievo la capacità di verificare qualità e affidabilità dei dati e dei risultati.4. Il D.Lgs. n. 179/2026 interviene anche sull’equo compenso?Sì. L’articolo 49 contiene uno specifico riferimento ai parametri professionali in relazione all’utilizzo dei sistemi di Intelligenza Artificiale. Fondazione Inarcassa è intervenuta sul tema con una propria posizione dedicata alle professioni tecniche.5. Perché la formazione assume un ruolo centrale?L’evoluzione tecnologica richiede competenze che affiancano quelle strettamente tecniche: conoscenza dei sistemi di IA, etica dei dati, sicurezza digitale e capacità di valutarne potenzialità e limiti. La formazione rappresenta quindi uno strumento essenziale per un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie.