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  • La Fondazione Inarcassa ottiene un altro importante risultato nell’ambito dell’azione di contrasto ai bandi irregolari. La Struttura Commissariale di Governo della ZES Calabria ha rettificato, in autotutela, gli atti di gara della procedura di affidamento di un appalto integrato concernente la realizzazione di una infrastruttura per la sicurezza nelle aree della ZES Calabria. Alla diffida notificata il 27 ottobre scorso - cui l’Amministrazione non aveva inizialmente dato riscontro - è seguito un esposto all’Anac della Fondazione Inarcassa per ribadire le irregolarità riscontrate nel bando di gara. Ben prima, dunque, dell’eventuale pronunciamento da parte dell’Autorità, la Struttura Commissariale ha provveduto alla rettifica degli atti di gara, in accoglimento dei rilievi mossi dalla Fondazione Inarcassa.   Sono quattro gli aspetti critici segnalati dalla Fondazione Inarcassa. Il primo riguarda la mancata motivazione del ricorso all’istituto dell’appalto integrato. Contrariamente al dettato dell’art. 44, commi 1 e 2, del Codice dei contratti pubblici, la Stazione appaltante non ha motivato il ricorso all’appalto integrato “con riferimento alle esigenze tecniche”. L’altro elemento critico sottoposto all’attenzione della Struttura commissariale è la mancata indicazione dei criteri di determinazione della base d’asta. Infatti, la stazione appaltante, per quanto riguarda la progettazione esecutiva, ha specificato l’importo spettante al professionista senza però indicare la relativa modalità di calcolo. A tal proposito, nella diffida è stato richiamato non solo l’art, 41, comma 15 del Codice e il rimando all’allegato I.13 nel quale “sono stabilite le modalità di determinazione dei corrispettivi per le fasi progettuali da porre a base degli affidamenti dei servizi di ingegneria e architettura”, ma anche una robusta giurisprudenza in materia, oltre alle Linee Guida Anac n. 1 che specificano il ricorso al decreto “parametri” del 2016 ai fini della determinazione dell’importo da porre a base di gara. Contestualmente, la Fondazione Inarcassa ha riscontrato una violazione della disciplina dell’equo compenso di cui alla legge 49/2023 laddove nel disciplinare è stato previsto un ribasso dell’importo posto a base di gara, comprensivo dell’importo dei SIA. Al riguardo, nella diffida è stata richiamata la delibera Anac n. 343/2023 secondo cui i parametri ministeriali fissati dal decreto ministeriale del 17 giugno 2016 alla luce della recente legge in materia di equo compenso “assurgono a parametro vincolante e inderogabile per la determinazione dei corrispettivi negli appalti di servizi di architettura e ingegneria e l’impossibilità di corrispondere un compenso inferiore rispetto ai suddetti parametri comporta anche la non utilizzabilità dei criteri di aggiudicazione del prezzo più basso e dell’offerta economicamente più vantaggiosa”. Infine, in contrasto con il dettato dell’art. 44, comma 6, del Codice, negli atti di gara è mancata la previsione del pagamento diretto al progettista degli oneri relativi alla progettazione esecutiva indicati in sede di offerta. La Struttura Commissariale, quindi, ha accolto i nostri rilievi. Innanzitutto, l’Amministrazione ha chiarito le esigenze tecniche che hanno motivato il ricorso all’appalto integrato.  In secondo luogo, la Struttura Commissariale ha precisato che “il ribasso proposto dagli operatori economici partecipanti, non sarà applicato al corrispettivo dei compensi determinati per i servizi di ingegneria ed architettura, che saranno riconosciuti in modo diretto ai professionisti aggiudicatari della procedura”. Infine, sulla piattaforma e-procurement utilizzata per l’espletamento della procedura di gara, la stazione appaltante ha pubblicato le specifiche ai fini della determinazione del calcolo dei corrispettivi sulla base del DM 17/06/2016.
    • equo compenso
  • Il 9 novembre a Roma, presso la sala Capranichetta, è stata celebrata la Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Inarcassa, Consiglio Nazionale degli Ingegneri e Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, in collaborazione con la Protezione Civile, e con il patrocinio di Inarcassa, del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ReLuis, Enea e ISI, è giunta quest’anno alla sua sesta edizione.  Con la moderazione del giornalista e conduttore Gianluca Semprini, ai lavori della Giornata hanno partecipato, in qualità di relatori del panel istituzionale, il Ministro della Protezione Civile e delle politiche del mare, Nello Musumeci, l’Onorevole Erica Mazzetti, e la Senatrice Raffaella Paita che ha tramesso un video messaggio di saluti. Il panel tecnico degli esperti in materia ha, invece, visto la partecipazione del sen. Guido Castelli, Commissario straordinario sisma 2016, Fabrizio Curcio, Capo della Protezione Civile, Luigi Ferrara, Capo del Dipartimento Casa Italia, di Paolo Clemente, già dirigente di ricerca Enea, Edoardo Cosenza, dell’Università Federico II di Napoli e assessore alla mobilità del capoluogo campano, e Giuseppe Ferro dell’Università di Torino e Presidente dell’Ordine degli ingegneri di Torino. L’apertura dei lavori e i conseguenti saluti istituzionali sono stati affidati al Presidente di Inarcassa, architetto Giuseppe Santoro, al Presidente della Fondazione Inarcassa, ingegnere Andrea De Maio, al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, architetto Francesco Miceli, al Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, ingegnere Angelo Domenico Perrini.   Sono stati diversi gli spunti di riflessione che hanno arricchito il dibattito. Innanzitutto, la sesta edizione della Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica si è aperta in un momento nel quale l’accelerazione del fenomeno bradisismico nell’area dei Campi Flegrei sta richiamando la massima attenzione di esperti e rappresentanti delle istituzioni, locali e nazionali, sulla necessità di mettere in sicurezza la vita dei cittadini e il patrimonio edilizio. Questa esperienza può insegnarci che la cultura della prevenzione è un esercizio collettivo su cui le Istituzioni, in stretta sinergia con le associazioni professionali, devono continuare a insistere. Da qui nasce la proposta, raccolta dal ministro Musumeci, di istituire per legge la Giornata Nazionale della Prevenzione sismica, il cui merito sarebbe certamente quello di diffondere la cultura della prevenzione del rischio sismico, in primo luogo, tra i cittadini e, inoltre, tenere viva l’attenzione sulle proposte, anche di carattere normativo, che consentono di affrontare il tema del rischio sismico al di fuori degli schemi dell’emergenza. Secondo dati Cresme, circa il 44 per cento del territorio nazionale, sul quale insistono circa 22 milioni di cittadini, è ad elevato rischio sismico. Ciò nonostante, l’Italia non dispone ancora di un Piano organico di messa in sicurezza del patrimonio edilizio. Su questo, il ministro Musumeci si è detto pronto a convocare presso il suo Dicastero i principali stakeholder per elaborare in 45 giorni un Piano per la mitigazione del rischio sismico, che comprenda, tra le altre cose, alcune misure specifiche, quali ad esempio, l’istituzione del fascicolo del fabbricato, proposta che ha visto d’accordo anche il Capo della Protezione Civile, Curcio. Più in generale, nel corso dei lavori è emersa la necessità, confermata anche dal Senatore Castelli e dal dott. Ferrara, di stabilire le priorità degli interventi di messa in sicurezza del patrimonio edilizio e incrociarle con le risorse disponibili. In questo contesto, occorrerà insistere su una efficace razionalizzazione dei bonus edilizi, anche al fine di favorire gli interventi di c.d. accoppiamento “efficientamento energetico” e “riduzione del rischio sismico”. Il veicolo normativo è pronto, ha annunciato l’Onorevole Mazzetti. La proposta di legge n. 1291, a prima firma della Responsabile del Dipartimento Lavori Pubblici di Forza Italia, nel quadro di una disciplina delle agevolazioni fiscali per gli interventi di incremento dell’efficienza energetica e della sicurezza antisismica degli edifici, si propone di riordinare il sistema di incentivazione per la ristrutturazione edilizia in termini di razionalizzazione e semplificazione. Sistematicità e programmazione degli investimenti in campo sismico sono stati, invece, i punti che ha sottolineato la Senatrice Paita nel suo breve video messaggio di saluti.   Su questi temi è stato costruito un ponte di dialogo con le riflessioni pronunciate dagli esperti del settore in materia che sono intervenuti alla sala Capranichetta, come i professori Cosenza e Ferro, e l’ingegnere Clemente in collegamento da Antalya.  Molte delle proposte discusse nel corso dei lavori della sesta Giornata, entrano di diritto nel Manifesto della prevenzione sismica, il documento in 6 punti approvato dal Comitato tecnico scientifico dell’iniziativa co-promossa da Fondazione Inarcassa e dai Consigli Nazionali degli Ingegneri e degli Architetti. Il primo punto, sul quale è stata avviata anche una precisa interlocuzione con le istituzioni in vista della prossima legge di bilancio, riguarda la diagnosi di vulnerabilità. Bisogna favorire, anche attraverso una efficace razionalizzazione dei bonus edilizi, le verifiche di sicurezza statica e sismica degli edifici per conoscere lo stato di salute del patrimonio edilizio. I bonus edilizi – è la seconda proposta lanciata dal Manifesto - sono fondamentali per sostenere e accompagnare il cittadino in un percorso di cultura della prevenzione che va senza dubbio stimolato anche attraverso lo strumento della detrazione fiscale. È fondamentale, però, dedicare una parte di essi all’esecuzione di specifici lavori antisismici, differenziati per livello di rischio, in modo da favorire gli interventi sugli edifici più vulnerabili. Il terzo punto del Manifesto trova una sponda evidente nelle parole pronunciate dal ministro Musumeci e condivise dal Capo della Protezione Civile, Curcio. L’istituzione del fascicolo del fabbricato è uno strumento, innanzitutto, di semplificazione delle procedure perché consente una gestione digitale unica delle informazioni che riguardano il singolo edificio. Misure ad hoc andranno prese per assicurare la manutenzione e il monitoraggio degli interventi, tra queste, ad esempio, l’introduzione dell’obbligatorietà decennale di certificazione di idoneità statica, rilasciata da un professionista ingegnere o architetto, che consentirà di monitorare il livello di sicurezza degli edifici. Il quinto punto del Manifesto muove dalla necessità di alleggerire il peso economico dello Stato nei programmi di ricostruzione a seguito di un evento sismico e dirottare la spesa, invece, sulle politiche di prevenzione. In questa prospettiva, l’introduzione graduale della polizza assicurativa può rivelarsi uno strumento utile di incentivo alla programmazione ed esecuzione degli interventi antisismici. Infine, come anticipato nel corso dei lavori, la proposta di istituire per legge la Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica, su cui si è detto d’accordo il ministro Musumeci, può gettare le basi per costruire e alimentare, di anno in anno, la cultura della prevenzione attraverso iniziative puntuali che coinvolgono direttamente il cittadino.    SCARICA QUI LA LOCANDINA. SCARICA QUI IL MANIFESTO DELLA PREVENZIONE Per rivedere la registrazione dell'evento clicca qui.     
  • Conosci le ricadute della Riforma Cartabia (D.M. 109/2023) sulle procedure di NUOVE ISCRIZIONI all’albo dei CTU e sul MANTENIMENTO DELLE ISCRIZIONI esistenti? In attuazione dell’art. 4, comma 2, del decreto legislativo per la riforma del processo civile, D.Lgs. 10 ottobre 2022 n. 149, è stato emanato il 4 agosto 2023 il decreto del Ministro della Giustizia n. 109 che definisce e regolamenta l’iscrizione delle nuove iscrizioni all’albo dei CTU e il mantenimento delle loro iscrizioni esistenti. In considerazione del significativo ruolo che i CTU assumono nella dimensione pubblica, al servizio della collettività, per il buon andamento della pubblica amministrazione, e, più specificamente, del sistema giudiziario, la Fondazione Inarcassa sin dal 2021 ha segnalato al legislatore alcune specifiche proposte migliorative. Alcune di esse, sono state accolte nel decreto 109/2023: regolarità con gli obblighi di formazione professionale continua, regolarità con gli obblighi contributivi e previdenziali, competenza tecnica nelle materie oggetto della categoria di interesse degli albi. Le novità introdotte dal decreto ministeriale riguardano due ambiti: il primo, interessa i professionisti che vorranno formulare la richiesta di prima iscrizione; il secondo, invece, coloro che intenderanno mantenere viva l’iscrizione al proprio albo di competenza. Ai fini delle nuove iscrizioni, i professionisti dovranno soddisfare i seguenti requisiti: a) iscrizione nei rispettivi ordini o collegi professionali; b) regolarità con gli obblighi formativi e previdenziali; c) avere una condotta morale specchiata; d) almeno 5 anni di esperienza nelle materie oggetto della categoria di interesse, o in alternativa: 1) possedere adeguati titoli di specializzazione purché il professionista sia iscritto da almeno 5 anni nei rispettivi ordini, collegi o associazioni professionali; 2) adeguato curriculum scientifico; 3) certificazione UNI relativa all’attività professionale svolta, rilasciata da un organismo di certificazione accreditato. I professionisti che, invece, sono già iscritti manterranno la loro iscrizione fino alle future revisioni dell’albo, quando anch’essi saranno chiamati ad attestare di essere in regola con gli obblighi di formazione professionale continua e previdenziali.  Leggi la nota completa
  • Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica revoca l’avviso pubblico per l’affidamento di un incarico di consulenza a titolo gratuito. Nella diffida notificata all’Amministrazione i richiami al nuovo Codice dei contratti pubblici e alla recente legge sull’equo compenso.   Nell’ambito dell’attività di contrasto ai bandi irregolari promossa dalla Fondazione Inarcassa, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha fatto marcia indietro e ha ritirato un avviso pubblico per l’affidamento di un incarico di consulenza a titolo gratuito. Malgrado la complessità dell’incarico - analisi chimico-fisiche finalizzate alla sicurezza degli impianti di produzione/stoccaggio/trattamento idrocarburi – il Ministero non aveva previsto alcun compenso per il professionista che sarebbe stato selezionato. La revoca della manifestazione di interesse – motivata per “sopravvenute esigenze organizzative e mutate ragioni di interesse pubblico" - arriva dopo la diffida notificata dallo Studio legale per conto della Fondazione Inarcassa al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.  Sono due gli elementi normativi che hanno caratterizzato l’impianto della diffida. Innanzitutto, l’art. 8, comma 2 del nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), secondo cui “le prestazioni d’opera intellettuale non possono essere rese dai professionisti gratuitamente, salvo che in casi eccezionali e previa adeguata motivazione”. Eppure, nell’avviso pubblico pubblicato dal Ministero non erano indicati “casi eccezionali” né “adeguate motivazioni” che legittimassero la gratuità degli incarichi. In secondo luogo, la recente legge in materia di equo compenso non offre alcun tipo di giustificazione per gli affidamenti degli incarichi a titolo gratuito e impone, allo stesso tempo, anche alle pubbliche amministrazioni di calcolare i compensi professionali in modo proporzionato in base alla quantità e qualità del lavoro svolto. L’art. 2 della legge n. 49 del 2023 chiarisce, infatti, che le nuove disposizioni in materia di equo compenso si applicano anche alle prestazioni rese dai professionisti in favore della pubblica amministrazione. Qui per approfondire.      
    • equo compenso
  • L’11 maggio scorso, su invito della VI Commissione Finanze della Camera, la Fondazione Inarcassa ha trasmesso un proprio contributo in forma scritta di analisi e proposte sul tema delle società tra professionisti nell’ambito dell’istruttoria legislativa sulle proposte di legge recanti delega al Governo per la riforma fiscale (C. 1038 Governo; C. 75 Marattin). A supporto della memoria, è stata, inoltre, trasmessa all’attenzione degli Onorevoli componenti la VI Commissione Finanze, la ricerca promossa dalla Fondazione Inarcassa e realizzata da Andersen Tax and Legal nel 2022 “Studio in materia di società tra professionisti. Principali criticità e proposte correttive de iure condendo”. Il disegno di legge "Delega al Governo per la riforma fiscale" all’esame della VI Commissione Finanze della Camera (C. 1038), è stato approvato il 17 marzo scorso dal Consiglio dei ministri. Di interesse è l’art. 5, comma 1, lettera f), che, nell’ambito dei principi e criteri direttivi per la revisione del sistema di imposizione sui redditi delle persone fisiche per i redditi di lavoro autonomo prevede “la neutralità fiscale delle operazioni di aggregazione e riorganizzazione degli studi professionali, comprese quelle riguardanti il passaggio da associazioni professionali a società tra professionisti”. La Fondazione Inarcassa insiste da tempo sul tema della valorizzazione delle conformazioni societarie di professionisti, in particolare delle società tra professionisti (StP), a partire dalle misure di incentivazione fiscale. La delega fiscale è oggi il veicolo legislativo più idoneo per sollecitare l’attenzione del legislatore sul tema delle società tra professionisti. Infatti, malgrado sia trascorso più di un decennio dall’introduzione delle Stp nel nostro ordinamento (art. 10 della legge n. 183 del 2011), la loro diffusione è stata minima per una serie di ragioni ampiamente illustrate nello studio promosso dalla Fondazione Inarcassa e realizzato da Andersen Tax and Legal nel 2022. Tra queste, vale la pena certamente sottolineare le limitazioni di accesso delle StP alle agevolazioni introdotte dal regime forfettario. La misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (articolo 1, comma 54 della Legge 29 dicembre 2022, n. 197) che innalza a 85 mila euro la soglia di ricavi e compensi che consente di applicare un’imposta forfettaria del 15 per cento, sta producendo forti ripercussioni, in termini disgregativi, su tutto il tessuto professionale. È evidente che le agevolazioni del regime forfettario favoriscono le forme individuali di esercizio della libera professione e, al contempo, allontanano i professionisti dai modelli aggregativi. Ne deriva un processo di atomizzazione del tessuto professionale che mal si concilia, invece, con l’efficienza dei servizi tecnici, un mercato sempre più aperto a logiche concorrenziali e di competizione, anche internazionale. La proposta della Fondazione Inarcassa sottoposta all’attenzione della Commissione Finanze che conduce, in sede referente, l’esame del provvedimento n. 1038, è volta, in ragione di una maggiore equità fiscale tra i professionisti che svolgono l’attività in forma individuale e i professionisti che svolgono l’attività in forma associata, ad estendere la platea dei soggetti beneficiari del regime forfettario anche alle forme aggregate tra professionisti costituite da un numero di professionisti non superiori a cinque al fine di incentivare e promuovere i processi aggregativi ed evitare, dunque, una eccessiva atomizzazione del tessuto professionale. La proposta della Fondazione ha trovato parzialmente spazio nell’emendamento 5.160 al disegno di legge n. 1038 presentato dall’on. Centemero che prevede “l'estensione del regime forfetario di cui all'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, alle associazioni professionali, società tra professionisti, società di persone e imprese familiari, composte al massimo da tre professionisti di età non superiore a 35 anni, esercenti professioni regolamentate e soggetti a controllo ministeriale, che abbiano dichiarato ricavi o percepito singolarmente compensi non superiori a euro 85.000 annui”. La Fondazione Inarcassa è, quindi, impegnata ad avviare una interlocuzione costruttiva con l’On. Centemero, anche al fine di dare più specifici dettagli di una ulteriore proposta finalizzata, nel quadro di una omogeneità previdenziale, a consentire ai contribuenti in regime forfettario di dedurre, oltre i contributi previdenziali obbligatori, anche quelli versati in forma facoltativa e volontaria. Si segnala che gli emendamenti al disegno di legge n. 1038 saranno sottoposti a votazione in commissione finanze della Camera a partire presumibilmente dal 20 giugno p.v.
  • È legittimo l’accordo tra amministrazioni per l’affidamento diretto di servizi di ingegneria e architettura? Diverse notizie indicano che nel nostro Paese si sta estendendo il ricorso elusivo allo strumento dell’accordo tra amministrazioni per l’affidamento diretto di servizi di ingegneria e architettura. È un fenomeno grave che interessa diverse Università e loro consorzi, ovvero enti senza fine di lucro, che utilizzando fondi e risorse pubbliche operano sul mercato privato, godendo di vantaggi competitivi infiniti senza neanche essere tenuti a vincere una gara pubblica. Il 5 giugno è stato pubblicato l'editoriale a firma del Presidente della Fondazione Inarcassa, Ing. Franco Fietta su Lavori Pubblici: “Affidamento diretto a università e loro consorzi: è illegittimo”. Disponibile al seguente link  
  • La Fondazione Inarcassa ha partecipato al talk “Largo Chigi, vista sulla politica” il 3 maggio scorso. Ospiti degli Utopia Studios, il Presidente della Fondazione Inarcassa e l’Onorevole Andrea Tremaglia, componente della Commissione Bilancio, che hanno affrontato i principali temi in agenda di interesse degli architetti e ingegneri liberi professionisti. Tra questi, il nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) e i profili di interesse nell’ambito della progettazione; la legge 21 aprile 2023, n. 49, in materia di equo compenso per le prestazioni professionali; le misure di agevolazione per la formazione delle società tra professionisti contenute nella delega al governo per la riforma fiscale. Leggi qui il Comunicato Stampa             
  • La Fondazione Inarcassa ha proposto il viaggio/workshop a Barcellona, focalizzato sull’innovazione che in questo momento sta vivendo la Spagna; obiettivo della missione è approfondire il tema dell’architettura digitale e della rigenerazione urbana con interventi di relatori esperti e applicazioni pratiche, compresa la visita a opere realizzate o in fase di realizzazione. Il programma ha previsto una serie di meeting durante i quali verranno trattati gli aspetti fiscali e legali dell’esercizio della professione in Spagna, interventi di progettisti di fama internazionale e di esperti del settore sui temi dell’innovazione e della sostenibilità, applicazioni pratiche dell’architettura digitale al mondo delle costruzioni (cantiere, manutenzione programmata). Nel corso dei 3 giorni, inoltre sono previste delle visite guidate all’interno dell’area metropolitana di Barcellona, per apprezzare di persona le opere realizzate (o in corso di realizzazione) in tema di innovazione e sostenibilità e una visita alla mostra temporanea del premio “Dedalo Minosse”. Clicca qui per la presentazione del viaggio Alcune istantanee del workshop in corso:                                                                                                                                                                             ​​​   
    • Internazionalizzazione
  • Dai lavori in Commissione Finanze della Camera, impegnata nell’esame di conversione del decreto legge 11/2023, cosiddetto “cessione crediti”, sembra emergere la massima disponibilità di tutte le forze politiche a voler migliorare il provvedimento che, nato con lo scopo di tutelare i bilanci pubblici a fronte della spesa sostenuta per i bonus edilizi, punta a “contribuire alla soluzione dei gravi problemi di liquidità delle imprese e delle famiglie”, come ha precisato il Presidente della VI Commissione, l’Onorevole Osnato, nella seduta del 9 marzo scorso. Il tema al centro del dibattito parlamentare è certamente quello dei cosiddetti crediti “incagliati” che ammontano, secondo le stime del governo, a circa 19 miliardi di euro. Già lo scorso anno, la Fondazione Inarcassa lanciava l’allarme dei cassetti fiscali di imprese e professionisti ormai pieni di crediti non più cedibili alle banche perché, a loro volta, avevano esaurito il plafond disponibile. Una situazione che si è ben presto tradotta, di fatto, in una profonda crisi di liquidità per migliaia di professionisti dell’area tecnica impegnati nelle attività connesse ai bonus edilizi. Il governo ha cercato di porvi rimedio con il decreto-legge 11/2023 recante “Misure urgenti in materia di cessione dei crediti di cui all'articolo 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”, approvato nella riunione Consiglio dei ministri n. 21 del 16 febbraio u.s. La Fondazione Inarcassa, all’indomani dell’approvazione del decreto “cessione crediti”, in una nota rilasciata alla stampa ha raccolto le prime impressioni critiche sul provvedimento che, di fatto, annuncia la fine della stagione dei bonus edilizi. Infatti, contrariamente a quanto sostenuto dal governo, il meccanismo della cessione del credito e lo sconto in fattura si sono rivelati due elementi centrali e fondamentali per dare avvio alle pratiche di superbonus e dei bonus edilizi. Senza questi due strumenti, difficilmente le assemblee condominiali, anche di fronte alla richiesta di interventi urgenti, potranno deliberare l’avvio di lavori di messa in sicurezza. Ulteriori critiche sono state, poi, mosse in relazione alla ratio del provvedimento poiché esso, salvo eventuali modifiche che potranno arrivare in fase di conversione, non sembra aver risolto il problema dei crediti “incagliati”, ovvero incedibili in assenza di soggetti qualificati che possano aumentare la capacità di acquisto. Successivamente, in vista dell’esame di conversione del decreto-legge 11/2023, la Fondazione Inarcassa ha messo a punto un pacchetto di proposte da sottoporre all’attenzione della Commissione Finanze della Camera. A tale scopo, è stato riattivato il dialogo con l’On De Bertoldi, già Senatore nella scorsa Legislatura, ora relatore del provvedimento in VI Commissione alla Camera. Nel documento trasmesso all’On. De Bertoldi sono state, innanzitutto, sottolineate le ragioni che tanti attori della filiera dell’edilizia muovono a sostegno delle politiche di incentivazione fiscale per gli interventi di messa in sicurezza. Oggi, ancor di più che in passato, visti gli importanti passi in avanti che in sede europea si stanno compiendo per la revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, il cui obiettivo è raggiungere specifici obiettivi in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e il consumo di energia finale degli edifici entro il 2030 nonché la definizione di una visione per l'edilizia verso la neutralità climatica a livello comunitario entro il 2050, è necessario che lo Stato affianchi i cittadini, di ogni fascia di reddito, e compartecipi, attraverso la definizione di un pacchetto di bonus edilizi, alla realizzazione di interventi di messa in sicurezza del patrimonio edilizio. Né può sottovalutarsi la fragilità del nostro territorio dal punto di vista dell’esposizione al rischio sismico sul quale occorre intervenire attraverso la definizione puntuale di un piano nazionale di prevenzione. Se si valuta esclusivamente il fattore economico della ricostruzione, dal 1968 ad oggi, l’Italia ha finanziato una spesa di oltre 135 Mld di euro a seguito di eventi simici. In questo scenario, è evidente il ruolo fondamentale che possono continuare a giocare i bonus edilizi per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio, soprattutto se accompagnati dalle opzioni di cessione del credito e sconto in fattura. Sul piano delle proposte di modifica al decreto-legge 11/2023, la Fondazione Inarcassa ha, inoltre, sottolineato come il divieto imposto alle pubbliche amministrazioni di acquistare i crediti già maturati alla data di entrata in vigore del provvedimento, ha ridotto ulteriormente la platea dei potenziali acquirenti. A tal proposito, la Fondazione Inarcassa ha formulato una proposta correttiva volta a prevedere quantomeno una eccezione verso gli enti previdenziali professionali perché possano rilevare i crediti certificati dei propri associati. In continuità con quanto ampiamente proposto da altri stakeholder della filiera dell’edilizia, la Fondazione Inarcassa ha proposto che alle banche vada consentita la possibilità di allargare la capacità di acquisto dei crediti già maturati utilizzando il 3% dei debiti fiscali raccolti con gli importi dei relativi modelli F24 da compensare con i crediti ceduti dalle imprese. Infine, è stata proposta una deroga al divieto di esercizio delle opzioni di cessione del credito e sconto in fattura per gli interventi antecedenti al 17 febbraio 2023, ovvero alla data di entrata in vigore del provvedimento, per i quali sia stata già realizzata la progettazione, necessaria per l’avvio e conclusione dei lavori al fine di offrire maggiori garanzie a quei professionisti che rischiano di non vedersi riconosciuta dai committenti l’attività progettuale già eseguita. Le proposte della Fondazione Inarcassa sono state successivamente al centro degli incontri realizzati con altri componenti la Commissione Finanze della Camera. Con gli Onorevoli, Fenu, Congedo e Lovecchio sono state, infatti, presentate e discusse le ragioni mosse dalla Fondazione Inarcassa per interventi puntuali di modifica al decreto-legge “cessione crediti”. Al disegno di legge di conversione del decreto 11/2023 sono state presentate circa 300 proposte di modifica. Tra queste, molte raccolgono l’invito promosso dagli attori della filiera dell’edilizia sul tema della compensazione in modelli F24. Di interesse, inoltre, è l’emendamento 1.11 a prima firma dell’Onorevole Congedo secondo il quale il divieto per la pubblica amministrazione di essere cessionarie dei crediti di imposta derivanti dall'esercizio delle opzioni per la cessione del credito e dello sconto in fattura, di cui all’art. 1, comma 1, lettera a) del provvedimento, non si applica agli enti previdenziali di diritto privato. Leggi qui il comunicato della Fondazione Inarcassa
    • cessione
  • Il disegno di legge delega al governo per la riforma fiscale, approvato dal Consiglio dei ministri nella riunione n. 25, offre l’occasione per mettere a punto alcune proposte di modifica all’impianto normativo di riferimento per il lavoro autonomo e le aggregazioni professionali. Il testo del disegno di legge delega esaminato dal Consiglio dei ministri il 16 marzo scorso presenta, infatti, alcune rilevanti novità di interesse per la platea degli architetti e ingegneri liberi professionisti. Non sono certamente sfuggiti i principi e criteri direttivi per la revisione del sistema di imposizione sui redditi di lavoro autonomo richiamati nel provvedimento. Tra questi, infatti, è compresa la neutralità fiscale delle operazioni di aggregazione e riorganizzazione degli studi professionali, comprese quelle riguardanti il passaggio da associazioni professionali a società tra professionisti. Il tema dell’equità e parità fiscale tra i liberi professionisti che svolgono la libera professione in forma individuale e i liberi professionisti che, invece, svolgono l’attività in forma associata, è al centro dell’agenda della Fondazione Inarcassa. Nel mese di luglio scorso, la Fondazione ha promosso uno studio di analisi e proposte dettagliate di riforma del contesto normativo e fiscale entro cui si muovono le società tra professionisti. Considerata la crescente domanda di aggregazione professionale che arriva da ampie fasce della popolazione degli architetti e ingegneri liberi professionisti, la Fondazione Inarcassa, anche sulla scorta delle esperienze dirette degli iscritti, ha rilevato l’effetto dirompente che l’innalzamento, fino a 85 mila euro, del limite di reddito professionale ai fini dell’accesso al regime forfettario, ha avuto sulla scarsa crescita delle aggregazioni professionali.    Gli evidenti vantaggi del regime forfettario hanno, infatti, frenato le aggregazioni tra professionisti e, di conseguenza, favorito le forme individuali di esercizio della libera professione. A tal proposito, si richiama l’art. 1, comma 57, lett. d) della legge 23 dicembre 2014, n. 190 secondo cui non possono avvalersi del regime forfettario “gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari di cui all’articolo 5 del testo unico di cui al d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni”. A differenza delle società di ingegneria che negli ultimi anni hanno registrato una crescita costante, le società tra professionisti hanno avuto più difficoltà ad imporsi nel mercato delle aggregazioni professionali, nonostante esse rappresentino uno strumento di più agevole applicazione e meglio rispondono alle esigenze del mercato dei servizi tecnici di piccole e medie dimensioni per la possibilità di condividere spese e costi, integrare competenze e conoscenze specialistiche, effettuare investimenti nella dotazione di strumenti informatici e per la facilità di accedere al mercato del credito. Basti considerare che, come rilevato nello studio promosso dalla Fondazione Inarcassa, nel 2018, il numero complessivo delle società tra professionisti di natura tecnica è stato pari a 298 unità; mentre, nello stesso anno, le società di ingegneria hanno raggiunto le 7.188 unità. Ne consegue, dunque, che la riforma del regime forfettario, promossa dall’ultima legge di Bilancio, rischia di favorire ulteriormente un processo di atomizzazione del tessuto professionale che mal si concilia con le caratteristiche ed esigenze del mercato dei servizi dell’area tecnica.  È noto, infatti, che per rispondere alla crescente competizione del mercato dei servizi tecnici, per creare efficienza e qualità della progettazione, l’aggregazione delle competenze multidisciplinari tra i professionisti è un fattore vincente e più incisivo. Già durante i lavori che hanno impegnato il Parlamento sull’ultima legge di Bilancio, la Fondazione Inarcassa ha formulato una precisa modifica all’impianto normativo di riferimento volta, innanzitutto, ad eliminare la causa di esclusione delle società di professionisti dall’ingresso nel regime forfettario, di cui alla legge n. 190 del 2014. Si tratta di una proposta che può garantire una maggiore equità fiscale tra professionisti che svolgono l’attività in forma individuale e i professionisti che svolgono l’attività in forma associata. Inoltre, essa avrebbe anche il merito di ridurre il rischio che il regime forfetario possa avere un effetto distorsivo del mercato dei servizi tecnici in termini di incentivo implicito alla non aggregazione delle attività professionali. La proposta della Fondazione Inarcassa si è rafforzata anche in vista delle successive interlocuzioni con il MEF. L’impegno del governo a lavorare su una riforma fiscale di ampio respiro ha tenuto conto, almeno nei principi e criteri direttivi che disegnano la legge delega, delle esigenze del lavoro autonomo e della necessità di favorire la formazione di aggregazioni professionali. Come anticipato in una nota diffusa agli organi di stampa all’indomani dell’approvazione del disegno di legge delega al governo per la riforma fiscale, la Fondazione Inarcassa sarà impegnata a portare all’attenzione del Parlamento la proposta di equità e parità fiscale e incentivazione delle aggregazioni professionali, contestualmente all’avvio dell’esame del disegno di legge recante la delega al Governo per la riforma fiscale (C. 1038) e aumenterà il livello di attenzione sugli interventi normativi di dettaglio che saranno adottati, in funzione dei principi e criteri direttivi fissati nella delega, attraverso i decreti delegati che il Governo dovrà emanare entro 24 mesi dall’approvazione della legge delega. Leggi qui il comunicato della Fondazione Inarcassa
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