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    Titolo bando Bando URBACT III – Reti Tematiche per la Pianificazione di Azioni Finalità Il primo bando del programma URBACT III (2014-2020) è relativo a “reti tematiche per la pianificazione di azioni”. Queste sono reti che riuniscono città che presentano problemi simili a livello urbano, perché possano  aiutarsi nell'elaborazione di strategie di sviluppo urbano o piani d’azione integrati. Esse dovrebbero sostenere un processo organizzato di scambio e apprendimento fra pari, al fine di migliorare le politiche locali attraverso un idoneo processo di pianificazione. I temi sui quali è possibile costruire le reti sono tutti i 10 obiettivi tematici della politica di coesione ovvero: 1. Rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione 2. Migliorare l'accesso e l’utilizzo di TIC (Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione) di qualità 3. Promuovere la competitività delle PMI 4. Sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori 5. Promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi 6. Proteggere l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse 7. Promuovere trasporti sostenibili ed eliminare le strozzature nelle reti infrastrutturali chiave 8. Promuovere l’occupazione e sostenere la mobilità dei lavoratori 9. Promuovere l’inclusione sociale, combattere la povertà 10. Investire nell’istruzione, nelle competenze e nell’apprendimento permanente attraverso lo sviluppo di infrastrutture di istruzione e formazione. Scadenza La prima fase del bando (selezione della partnership da parte dell’autorità competente) si chiude il 16 Giugno 2015. Beneficiari Le reti sono costituite principalmente da città (intendendosi per città un’autorità pubblica che rappresenti città/municipi, livelli amministrativi infra-municipali, quali distretti cittadini o quartieri, autorità metropolitane e agglomerazioni organizzate) ma anche non-city partners, categoria che comprende agenzia locali, autorità provinciali, regionali e nazionali, università, centri di ricerca. Budget Il bando sosterrà la creazione di 20 reti, ciascuna con costi totali eleggibili compresi fra 600.000 e 750.000 euro; il cofinanziamento del FESR varia a seconda della localizzazione dei partner: per quelli delle regioni più sviluppate il tasso di cofinanziamento è del 70%, per quelli delle regioni meno sviluppate e in transizione è dell’85%. I partner di Norvegia e Svizzera son cofinanziati al 50% dai rispettivi fondi nazionali. Link http://urbact.eu/  
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    Titolo bando Bando “500 Impianti Sportivi di base” Ammodernamento ed Efficientamento delle Strutture - Istituto per il Credito Sportivo Scadenza Le domande si potranno presentare a partire dall’11 maggio 2015, mediante invio di PEC, e fino al 15 luglio 2015. Finalità  Gli interventi che possono beneficiare del contributo sono i seguenti: • interventi relativi ad impianti sportivi di base esistenti: ristrutturazione, ammodernamento, ampliamento, completamento, riconversione, adeguamento tecnologico, manutenzione straordinaria, interventi di bonifica dell’amianto, adeguamento alle normative sulla sicurezza e sull’abbattimento delle barriere architettoniche, efficientamento energetico, attrezzatura; • interventi di acquisto o realizzazione di nuovi impianti sportivi di base. Beneficiari  Possono richiedere il contributo gli enti locali (Comuni e Province) e le loro forme associative ed i soggetti privati (ASD, SSD, Parrocchie ed Enti religiosi, ONLUS, Federazioni sportive, Discipline sportive associate, Enti di promozione sportiva) che abbiano la proprietà degli impianti o delle aree su cui devono sorgere gli impianti o ne abbiano la disponibilità per un periodo almeno pari alla durata dell’ammortamento del mutuo sul quale usufruiranno delle agevolazioni richieste Agevolazioni Sono stati previsti almeno 500 interventi, equamente distribuiti a livello territoriale, per i quali i beneficiari potranno ottenere mutui a Tasso Zero fino a 150.000 euro per una durata di 15 anni (enti Locali) o di 10 anni (altri beneficiari). Link http://www.creditosportivo.it/500impianti_sportivi_di_base.html  
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    Titolo bando Fondazione CON IL SUD - Bando Storico-Artistico e Culturale, “Il Bene Torna Comune” (Recupero Architettonico, Sociale e Culturale di 14 Beni Immobili). Scadenza Possibilità di presentare le proposte progettuali entro il 14 luglio 2015. Finalità  A seguito di un processo di selezione compiuto sulle oltre 200 candidature pervenute, la Fondazione Con il Sud intende selezionare progetti finalizzati alla tutela, alla valorizzazione e al riutilizzo di 14 beni immobili inutilizzati, contribuendo alla restituzione di tali beni alla collettività di riferimento e rispondendo ai bisogni di quest’ultima. Gli immobili si trovano in Sicilia, Puglia e Campania. Beneficiari  I progetti possono essere presentati da partenariati costituiti da almeno tre soggetti (due no-profit e un profit). Agevolazioni Il budget del bando ammonta a 4 milioni di euro e le proposte non dovranno richiedere un contributo superiore a 500.000 euro e dovranno prevedere una quota massima del 50% per i costi di ristrutturazione e di restauro del bene (80% delle spese ritenute ammissibili verranno rimborsate a fondo perduto dalla Fondazione Con il Sud). Link http://www.fondazioneconilsud.it/  
  • sostenibilita2
    Anche quest’anno, la Fondazione Architetti Ingegneri Liberi Professionisti iscritti Inarcassa ha concesso il patrocinio al ciclo di convegni organizzati da Macro Design Studio “Sostenibilità e valorizzazione del patrimonio edilizio” che si terrà a Rovereto (TN) presso Progetto Manifattura nell’autunno prossimo, aperto a tutti i professionisti del settore delle costruzioni. Di seguito riportiamo i link utili: Le iscrizioni sono già aperte alla pagina: http://ciclo-di-convegni-mds.eventbrite.it/ Locandina: http://www.macrodesignstudio.it/wp-content/uploads/2015/07/Ciclo_di-_convegni_MDS.pdf  
  • Napoli evento citta scienza

    Invito a convegno

    CONVEGNO Venerdì 25 Settembre 2015 dalle ore 9,30 alle ore 13,30 presso la Sala Congressi di Città della Scienza, via Coroglio 57, Napoli, si terrà il Convegno dal titolo: “IL CONCORSO DI PROGETTAZIONE PER L’APPALTO DI SERVIZI DI ARCHITETTURA E INGEGNERIA: L’ESPERIENZA DI CITTA’ DELLA SCIENZA” Partendo dall’esperienza del concorso di progettazione per la ricostruzione dello “Science Center” e esaminando quindi gli aspetti peculiari del bando e dell’iter seguito si tracceranno gli indirizzi e la corretta impostazione amministrativa da indicare in futuro nella procedura del concorso di progettazione, anche alla luce della riforma del nuovo Codice degli Appalti oggi in atto. Seguirà la presentazione del progetto vincitore del Concorso, il conferimento dei premi e dei riconoscimenti speciali, concludendo con l’inaugurazione della mostra dei progetti selezionati per la seconda fase. Clicca qui per scaricare la locandina con il programma del Convegno. L’evento è aperto a tutti gli interessati. Per gli Architetti ed Ingegneri presenti e regolarmente iscritti ai rispettivi Ordini professionali sono riconosciuti n° 3 CFP. Per la partecipazione è necessario registrarsi preventivamente (termine ultimo mercoledì 23 settembre) cliccando qui. Segnaliamo in particolare a tutti gli Architetti e Ingegneri interessati che per l’ottenimento dei crediti formativi è necessario indicare nel form la matricola dell’Ordine di appartenenza e il codice fiscale personale. Ricordiamo, inoltre, a tutti gli interessati di portare con se la propria TESSERA SANITARIA indispensabile per il riconoscimento soggettivo tramite apposito meccanismo di rilevazione presenze. Non perdere questa importante occasione, registrati subito!! Il Convegno sarà anche trasmesso in diretta streaming. Il giorno dell’evento sarà visualizzabile in home page sul sito www.fondazionearching.it. ORGANIZZAZIONE Consigliere Fondazione Ing. Marco Senese ********************* Coordinatore Fondazione Dott. Gianluca Caporiccio Info: info@fondazionearching.it TEL. 06 85274216
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    Partita la 48a edizione del SAIE a Bologna. Interesse per il ricco programma di incontri formativi a corollario della fiera. Presso lo stand della Fondazione c’è curiosità ed interazione. E’ entrato nel vivo SAIE 2012, il Salone Internazionale dell’Edilizia che si svolge in questi giorni, fino al 21 ottobre a Bologna, giunto alla sua 48a edizione interamente dedicata all’innovazione alle tecnologie per affrontare i grandi temi della ricostruzione del dopo sisma in Emilia Romagna.   Le aziende espositrici presentano prodotti e tecnologie innovative per la riqualificazione la sicurezza sismica e la sostenibilità degli edifici in 4 aree tematiche in cui SAIE è organizzato: la nuova grande area espositiva del Forum “Ricostruiamo l’Italia” in cui sono esposte le innovazioni per la sicurezza sismica di oltre duecento aziende e Centri di ricerca, la nuova area “Green Habitat”, dedicata all’edilizia sostenibile e alla sicurezza; inoltre l’area “Progetto e Software”, riservata ai software e alla tecnologia per la progettazione anche in chiave antisismica e l’area “Cantiere ed edilizia” rivolta al mondo dei produttori di attrezzature e macchinari da cantiere. Anche la nostra Fondazione è presente con uno spazio dedicato all’interno del Padiglione 25 che rappresenta, insieme al Padiglione 26, la grande area “Sicurezza e Sostenibilità”, ovvero, il “cuore”della fiera, caratterizzata dal Forum “Ricostruiamo l’Italia”, in cui prestigiosi relatori discutono di un nuovo modo di progettare, un nuovo modello di edificio produttivo, abitativo e pubblico, di recupero, restauro, della riqualificazione dei centri storici e del patrimonio architettonico, delle regole di una nuova certificazione ambientale, energetica e per la sicurezza sismica. Protagonisti di questi spazi, anche soluzioni e prodotti che integrano approfondimenti tematici di innovazione tecnologica e ricerca industriale, nati dalla collaborazione tra aziende e Centri di ricerca. Ad esempio, nel Padiglione 25 è stato realizzato un prototipo di costruzione antisismica in scala 1:1, nato applicando innovazioni tecnologiche d’ultima generazione che permette toccare con mano un nuovo modo di costruire nuovi edifici antisismici, ma anche per riqualificare quelli esistenti. Il Padiglione 25 ospita inoltre, alcune iniziative particolarmente rilevanti ed innovative, come “Tecnologie per Ingegneria Ambiente e Territorio”, un ciclo di conferenze e di seminari che affrontano i temi della salvaguardia e della riqualificazione del territorio. In questi primi giorni di fiera, sono molte le persone che si sono trattenute presso il nostro stand per raccogliere informazioni e approfondire le attività della Fondazione. La sensazione è quella di unospazio “vivo” e caratterizzato da un’importante interazione. Alcuni professionisti infatti, oltre a raccogliere materiale di interesse, si sono resi disponibili a brevi interviste, sia sulla manifestazione in atto, sia sulla loro esperienza professionale. Ecco una selezione delle interviste realizzate: intervista n. 1 intervista n. 2 intervista n. 3 intervista n. 4 Tra le “sensazioni” raccolte, tanto interesse per gli spazi espositivi, ma ancor più per la proposta formativa che il SAIE, da sempre, offre a corollario della fiera. Particolarmente ricco ed interessante quest’anno, il programma di incontri. Nella giornata di domani, solo per citarne alcuni, sono in programma i seguenti incontri: “La riforma delle professioni”, “La ricostruzione dell’Italia inizia dal paesaggio”, “Il futuro che vogliamo: abitare e vivere sostenibile”, “I giovani e l’edilizia”. E’ un SAIE da vivere, più che da visitare. Incontriamoci lì.
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    L’intervento del Presidente della Fondazione, arch. Andrea Tomasi a “IL MESTIERE DEL COSTRUIRE”. Roma ‐ MAXXI ‐ 28 novembre 2012. La Fondazione nasce quale atto concreto, positivo, del Comitato Nazionale dei Delegati ‐ l’organo di governo di Inarcassa ‐ per dare, in un momento di enorme difficoltà, una risposta sostanziale, tangibile, al palese malessere, (ma meglio sarebbe definirlo, mi si perdonerà la facile citazione, il grido di dolore) degli architetti e degli ingegneri italiani che vivono esclusivamente di libera professione. In sintesi, quelli iscritti a Inarcassa. Sono oltre 160.000, un numero veramente rilevante, enorme. Già questo numero ci dà la misura di quanto effettiva sia la difficoltà di accesso alla nostra professione: senza addentrarsi nelle statistiche, basti pensare che ci sono più architetti in Italia che negli Stati Uniti; in Italia c’è un architetto ogni 400 abitanti, in Francia uno ogni 2.500, in Inghilterra uno ogni 5.000. Già prima dell’attuale crisi globale, che si è riverberata con particolare negatività sul nostro Paese, la situazione generale del nostro essere liberi professionisti era critica, ma oggi è veramente drammatica. E dico questo con un certo imbarazzo. Alla nostra natura, infatti, non sono propri i pubblici lamenti, le lagnanze, né tantomeno manifestazioni eclatanti: gli architetti e gli ingegneri che vivono di sola libera professione hanno sempre operato, anche nei momenti di difficoltà, silenziosamente, cercando di superare attraverso il proprio lavoro le crisi e i periodi difficili degli ultimi quarant’anni. Oggi, purtroppo la situazione è veramente molto grave: oltre 160.000 architetti e ingegneri che vivono solo di libera professione non ce la fanno più ed è giunto il momento di evidenziarlo pubblicamente. Come tutte le altre realtà economiche, anche noi infatti attendiamo quelle risorse capaci di far ripartire il motore del lavoro e dello sviluppo, consapevoli che proprio il nostro mondo, quello del mestiere di costruire, (ma oggi forse meglio sarebbe parafrasare con il mestiere di ricostruire) è sempre stato fondamentale pilastro della nostra economia oltre che, come ci è stato appena ricordato, della nostra storia. Ma il nostro non è un semplice “battere cassa”, vi sono attività che Governo e Parlamento possono mettere in campo, non tanto ‐o non solo‐ per aiutare noi, ma per cercare di riscoprire e ridare alle Amministrazioni appaltanti quel ruolo di “principe” auspicato nell’augurio finale dal prof. Daverio. Anche qui potremmo dire: modifichiamo i princìpi per riscoprire i principi. In primis, vi è senz’altro necessità di una completa revisione del D.Lgs. 163 del 2006, meglio noto come Codice degli Appalti, per gli aspetti che riguardano l’affidamento degli incarichi professionali (mi si perdonerà, ma io persevero a chiamarli così, anche se, oggi, la definizione corretta dovrebbe essere: appalto di servizi di ingegneria) . Il vulnus del 163 sta proprio in questo: nell’aver fatto, per la normativa di affidamento degli incarichi professionali, un sostanziale “copia/incolla” delle modalità previste per gli appalti dei lavori. Ma chi mai, per scegliere un avvocato che lo difenda in giudizio o un medico che lo guarisca, lo selezionerebbe su basi essenzialmente economiche o, peggio, col criterio del prezzo più basso? Certamente non il principe, ma neppure il tanto abusato “buon padre di famiglia”. Noi tutti conosciamo bene la genesi di questo, che origina da lontano, dal 1992, con la Direttiva Servizi; forse non tutti abbiamo presente che, nel tempo, molti altri Stati membri hanno però calibrato differentemente le modalità di affidamento degli incarichi professionali rispetto all’appalto dei servizi più diversi, come quelli di pulizia, di mensa, e così via. Quindi, come ormai spesso accade, nel nome di un mal compreso diktat europeo assumiamo acriticamente norme e comportamenti che si rivelano poi assolutamente controproducenti rispetto ai risultati che ci prefiggiamo. Un esempio su tutti: ‐ nel 2003, con grande enfasi mediatica, sono state di fatto depotenziate le tariffe professionali, eliminando il vincolo del rispetto dei minimi tabellari; ‐ nel 2012, con altrettanta enfasi, si sono addirittura cancellate le tariffe, non solo, se ne è vietata anche la semplice citazione. Questo per poi, solo qualche mese dopo, reintrodurle, se non altro per determinare il valore del lavoro professionale. Cambia solo il nome sono diventate “parametri”. Tutta questa attività è stata fatta dai vari governi richiamandosi ai valori messianici della libera concorrenza e della necessità di liberalizzazione del mercato professionale richiesteci dall’Europa comunitaria. Peccato, però, che, se andiamo a vedere lo Stato di riferimento per eccellenza delle qualità comunitarie, la Germania, veniamo a sapere che lì non solo le tariffe professionali esistono ancora, ma sono minimi tariffari inderogabili e che, recentemente, esse sono state complessivamente riviste, riadeguandole ai nuovi costi ed ai nuovi servizi che la complessità dell’agire professionale oggi richiede. Ma questo ha una sua precisa e logica motivazione: i governanti tedeschi ‐ma non solo loro hanno ben valutato e compreso che l’attività professionale è una attività intellettuale che si sviluppa per il 90% dal lavoro di persone, non di capitali e non di merci e che, quindi, essa deve essere garantita al pari di quanto universalmente previsto per il lavoro dipendente. Tutto ciò senza tralasciare il fatto che i Tedeschi, pur in condizioni più favorevoli delle nostre, hanno verificato l’assoluta inesistenza di un mercato propriamente detto, posta la innegabile sproporzione esistente tra Domanda ed Offerta. Ma in Italia la situazione è ben più drammatica. Come la storia dimostra (pensiamo solo alla citazione, seppur d’epoca molto lontana, richiamataci dal prof. Daverio ) gli architetti e gli ingegneri non si sono mai dimostrati tetragoni al confronto: si sono tradizionalmente cimentati nella competizione, ma hanno messo in gioco le proprie idee, non i compensi. Liberalizziamo le idee, non i compensi. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle, come tutti gli Italiani, (forse noi un po’ di più?) i diversi decreti che si sono succeduti; e fra questi anche quello della revisione della spesa pubblica, la nota spending review. In tutta onestà, come architetti e ingegneri che vivono di sola libera professione, coltivavamo la speranza che, nella riorganizzazione della spesa pubblica, venisse finalmente e definitivamente eliminata una voce rilevante e assolutamente ingiustificata. Mi riferisco all’incentivo che viene corrisposto agli uffici tecnici pubblici per le attività professionali interne. In primo luogo è oggettivamente difficile comprendere perché, per svolgere solo e unicamente il proprio lavoro, proprio quello e solo quello per cui si è stati assunti, e nel normale orario quotidiano, si possa percepire un incentivo. Un incentivo non irrilevante: il 2% del valore dei lavori da eseguirsi. Questo incentivo del 2%, ultima tariffa garantita rimasta nel mondo professionale, vale ogni anno più di 500 milioni di Euro. Non desti stupore come, in un momento di riordino della spesa pubblica noi, forse ingenuamente, sperassimo potesse costituire una consistente voce di risparmio. Ma così non è stato. Sul tema della P.A., più in generale, noi speriamo che, nell’auspicata prosecuzione del riordino, ci si convinca della necessità che il pubblico svolga i compiti ad esso esclusivamente demandati, evitando, quindi, di fare ciò che fa ‐molte volte meglio‐ il privato. In particolare è incomprensibile che le pubbliche amministrazioni si dotino di uffici tecnici per progettare e dirigere opere, perché ciò inevitabilmente comporta la creazione di strutture rigide e sempre costosissime, e questo a prescindere dalla mole del lavoro realmente svolto. Noi riteniamo che il pubblico debba essere ben strutturato, veloce ed efficiente nell’attività di programmazione delle opere, attività che oggi costituisce il vero tallone d’Achille dei Lavori Pubblici, così come nell’azione di controllo, lasciando tutto il resto all’ambito privato. Infine, ultimo tema, ma non certo per importanza, è quello dell’enorme confusione di ruoli che contraddistingue il nostro mondo, il nostro modo di essere professionisti. Dopo tanti, tanti anni di dibattito sulle professioni ordinistiche e sulle loro regole, la nuova recente legislazione è stata, almeno per noi, fortemente deludente: la portata delle novità introdotte, onestamente, non richiedeva cotanta gestazione. Noi ci aspettavamo un atto di chiarezza: la netta e palese distinzione tra coloro che svolgono la professione di architetto e di ingegnere in prima persona, assumendosene tutte le responsabilità ed i rischi che ne conseguono, e coloro che, numero non irrilevante, rimangono iscritti agli Ordini con le motivazioni più diverse: per ragioni culturali, o affettive, per giusto orgoglio, per non precludersi una qualche opportunità, perché la quota non ha costi proibitivi… tutti soggetti, insomma che nella vita fanno altro. Vi sono molti modi di essere ingegnere o architetto, tutti di pari dignità, ma per una serie di ragioni, non ultimo anche di ordine fiscale e previdenziale, è opportuno vi sia una distinzione tra i diversi modi di fare l’architetto o l’ingegnere. All’interno di questa confusione di ruoli, infine ve ne è una ulteriore, ben più grave e inaccettabile: quella che vede pubblici dipendenti esercitare atti di libera professione. Qualche mese fa è stata sollevato un caso mediatico circa il lavoro libero professionale svolto da pubblici dipendenti in assenza della debita preventiva autorizzazione. Ma il problema non è la mancata autorizzazione al dipendente pubblico per svolgere un secondo ‐ o un terzo‐ lavoro, il vero tema è che è assolutamente inammissibile che il pubblico dipendente, che già gode di tutte le garanzie giustamente destinate al lavoro subordinato, possa svolgere altri lavori oltre a quello per il quale è stato assunto. E questo è inaccettabile, al di là di qualsiasi altra considerazione, perché, com’è ben noto, il secondo lavoro viene spesso svolto in pesanti situazioni di conflitto d’interesse malamente mascherate. Questo presupposto di incompatibilità trova applicazione anche per tutti i soggetti in parttime: è incomprensibile che venga concesso il part‐time al pubblico dipendente, architetto o ingegnere, per poi consentirgli poi di fare il libero professionista, ponendolo quindi nella condizione di essere al mattino controllore ed al pomeriggio al lavoro nel proprio studio. Tanti uffici pubblici pullulano di “turnisti” che fanno atti di libera professione in posizione di assoluto privilegio. Questo è veramente insopportabile, questo è veramente scandaloso. Al pubblico dipendente deve essere, come peraltro le norme generali prevedono, assolutamente vietata qualsiasi attività all’esterno dell’Ente di appartenenza; il part‐time, quando concesso, deve prevedere il divieto assoluto all’esercizio professionale. Su tutto questo, ma evidentemente non solo, la Fondazione si impegnerà a fondo. Per fare ciò, però, abbiamo bisogno del sostegno dei colleghi, che invitiamo ad iscriversi numerosi, come invitiamo ad aderire tutti coloro, Enti e Società, che hanno a cuore il nostro mondo. Grazie.  
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    La Commissione Europea ha adottato il 6 maggio scorso una nuova strategia per promuovere il ricorso alle infrastrutture verdi e far sì che il miglioramento dei processi naturali diventi parte integrante della pianificazione territoriale. Le infrastrutture verdi sono uno strumento di comprovata efficacia, che si serve della natura per ottenere benefici ecologici, economici e sociali. Ad esempio, per difendersi dalle alluvioni invece di costruire nuove infrastrutture si possono sfruttare le soluzioni offerte dalle zone umide naturali, che assorbono l’acqua in eccesso provocata da piogge intense. La nuova strategia europea è sicuramente di grande interesse per gli Architetti e gli Ingegneri, soprattutto liberi professionisti. Informazioni complete sulla nuova strategia e le competenti istituzioni della Comunità Europea sono disponibili nella parte riservata di questo sito.  
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    La Fondazione sarà presente a EXPOEDILIZIA 2013, la più importante occasione di formazione professionale e scambio commerciale per le regioni del Centro e Sud Italia nonché per il bacino del Mediterraneo. Dal 21 al 24 marzo 2013, in mostra alla Fiera di Roma, l’intera filiera del settore edile con 9 aree tematiche, 13 Iniziative Speciali e oltre 100 occasioni di formazione professionale. Vi aspettiamo allo stand A19 PADIGLIONE 4 dove potrete conoscere o approfondire le attività della Fondazione e ricevere informazioni sui nostri servizi. Inoltre, sabato 23 marzo, ore 14, PAD. 4 – sala 4, la Fondazione, in collaborazione con il Corpo nazionale dei Vigli del Fuoco e con il Patrocinio dell’Ordine Ingegneri di Napoli, organizza un importante seminario informativo dal titolo “L’evoluzione del professionista nella prevenzione incendi”. Il seminario, aperto a tutti i professionisti del settore, illustrerà gli adempimenti e le nuove procedure di prevenzione incendi. Scarica il programma del seminario. Vai al sito dell’evento Vai al video dell’evento Vai alle immagini dell’evento Conclusioni  
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    Lo stand La Fondazione sarà presente a EXPOEDILIZIA 2013, la più importante occasione di formazione professionale e scambio commerciale per le regioni del Centro e Sud Italia nonché per il bacino del Mediterraneo. Dal 21 al 24 marzo 2013, in mostra alla Fiera di Roma, l’intera filiera del settore edile con 9 aree tematiche, 13 Iniziative Speciali e oltre 100 occasioni di formazione professionale.Vi aspettiamo allo stand A19 PADIGLIONE 4 dove potrete conoscere o approfondire le attività della Fondazione e ricevere informazioni sui nostri servizi. Il seminario La Fondazione, in collaborazione con il Corpo nazionale dei Vigli del Fuoco e con il Patrocinio dell’Ordine Ingegneri di Napoli, organizza per Sabato 23 marzo, ore 14, PAD. 4 – sala 4, un importanteseminario informativo dal titolo “L’EVOLUZIONE DEL PROFESSIONISTA NELLA PREVENZIONE INCENDI” Il seminario, aperto a tutti i professionisti del settore, illustrerà gli adempimenti e le nuove procedure di prevenzione incendi. Scarica il programma del seminario. Ti aspettiamo!