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    L’intervento del Presidente della Fondazione, arch. Andrea Tomasi a “IL MESTIERE DEL COSTRUIRE”. Roma ‐ MAXXI ‐ 28 novembre 2012. La Fondazione nasce quale atto concreto, positivo, del Comitato Nazionale dei Delegati ‐ l’organo di governo di Inarcassa ‐ per dare, in un momento di enorme difficoltà, una risposta sostanziale, tangibile, al palese malessere, (ma meglio sarebbe definirlo, mi si perdonerà la facile citazione, il grido di dolore) degli architetti e degli ingegneri italiani che vivono esclusivamente di libera professione. In sintesi, quelli iscritti a Inarcassa. Sono oltre 160.000, un numero veramente rilevante, enorme. Già questo numero ci dà la misura di quanto effettiva sia la difficoltà di accesso alla nostra professione: senza addentrarsi nelle statistiche, basti pensare che ci sono più architetti in Italia che negli Stati Uniti; in Italia c’è un architetto ogni 400 abitanti, in Francia uno ogni 2.500, in Inghilterra uno ogni 5.000. Già prima dell’attuale crisi globale, che si è riverberata con particolare negatività sul nostro Paese, la situazione generale del nostro essere liberi professionisti era critica, ma oggi è veramente drammatica. E dico questo con un certo imbarazzo. Alla nostra natura, infatti, non sono propri i pubblici lamenti, le lagnanze, né tantomeno manifestazioni eclatanti: gli architetti e gli ingegneri che vivono di sola libera professione hanno sempre operato, anche nei momenti di difficoltà, silenziosamente, cercando di superare attraverso il proprio lavoro le crisi e i periodi difficili degli ultimi quarant’anni. Oggi, purtroppo la situazione è veramente molto grave: oltre 160.000 architetti e ingegneri che vivono solo di libera professione non ce la fanno più ed è giunto il momento di evidenziarlo pubblicamente. Come tutte le altre realtà economiche, anche noi infatti attendiamo quelle risorse capaci di far ripartire il motore del lavoro e dello sviluppo, consapevoli che proprio il nostro mondo, quello del mestiere di costruire, (ma oggi forse meglio sarebbe parafrasare con il mestiere di ricostruire) è sempre stato fondamentale pilastro della nostra economia oltre che, come ci è stato appena ricordato, della nostra storia. Ma il nostro non è un semplice “battere cassa”, vi sono attività che Governo e Parlamento possono mettere in campo, non tanto ‐o non solo‐ per aiutare noi, ma per cercare di riscoprire e ridare alle Amministrazioni appaltanti quel ruolo di “principe” auspicato nell’augurio finale dal prof. Daverio. Anche qui potremmo dire: modifichiamo i princìpi per riscoprire i principi. In primis, vi è senz’altro necessità di una completa revisione del D.Lgs. 163 del 2006, meglio noto come Codice degli Appalti, per gli aspetti che riguardano l’affidamento degli incarichi professionali (mi si perdonerà, ma io persevero a chiamarli così, anche se, oggi, la definizione corretta dovrebbe essere: appalto di servizi di ingegneria) . Il vulnus del 163 sta proprio in questo: nell’aver fatto, per la normativa di affidamento degli incarichi professionali, un sostanziale “copia/incolla” delle modalità previste per gli appalti dei lavori. Ma chi mai, per scegliere un avvocato che lo difenda in giudizio o un medico che lo guarisca, lo selezionerebbe su basi essenzialmente economiche o, peggio, col criterio del prezzo più basso? Certamente non il principe, ma neppure il tanto abusato “buon padre di famiglia”. Noi tutti conosciamo bene la genesi di questo, che origina da lontano, dal 1992, con la Direttiva Servizi; forse non tutti abbiamo presente che, nel tempo, molti altri Stati membri hanno però calibrato differentemente le modalità di affidamento degli incarichi professionali rispetto all’appalto dei servizi più diversi, come quelli di pulizia, di mensa, e così via. Quindi, come ormai spesso accade, nel nome di un mal compreso diktat europeo assumiamo acriticamente norme e comportamenti che si rivelano poi assolutamente controproducenti rispetto ai risultati che ci prefiggiamo. Un esempio su tutti: ‐ nel 2003, con grande enfasi mediatica, sono state di fatto depotenziate le tariffe professionali, eliminando il vincolo del rispetto dei minimi tabellari; ‐ nel 2012, con altrettanta enfasi, si sono addirittura cancellate le tariffe, non solo, se ne è vietata anche la semplice citazione. Questo per poi, solo qualche mese dopo, reintrodurle, se non altro per determinare il valore del lavoro professionale. Cambia solo il nome sono diventate “parametri”. Tutta questa attività è stata fatta dai vari governi richiamandosi ai valori messianici della libera concorrenza e della necessità di liberalizzazione del mercato professionale richiesteci dall’Europa comunitaria. Peccato, però, che, se andiamo a vedere lo Stato di riferimento per eccellenza delle qualità comunitarie, la Germania, veniamo a sapere che lì non solo le tariffe professionali esistono ancora, ma sono minimi tariffari inderogabili e che, recentemente, esse sono state complessivamente riviste, riadeguandole ai nuovi costi ed ai nuovi servizi che la complessità dell’agire professionale oggi richiede. Ma questo ha una sua precisa e logica motivazione: i governanti tedeschi ‐ma non solo loro hanno ben valutato e compreso che l’attività professionale è una attività intellettuale che si sviluppa per il 90% dal lavoro di persone, non di capitali e non di merci e che, quindi, essa deve essere garantita al pari di quanto universalmente previsto per il lavoro dipendente. Tutto ciò senza tralasciare il fatto che i Tedeschi, pur in condizioni più favorevoli delle nostre, hanno verificato l’assoluta inesistenza di un mercato propriamente detto, posta la innegabile sproporzione esistente tra Domanda ed Offerta. Ma in Italia la situazione è ben più drammatica. Come la storia dimostra (pensiamo solo alla citazione, seppur d’epoca molto lontana, richiamataci dal prof. Daverio ) gli architetti e gli ingegneri non si sono mai dimostrati tetragoni al confronto: si sono tradizionalmente cimentati nella competizione, ma hanno messo in gioco le proprie idee, non i compensi. Liberalizziamo le idee, non i compensi. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle, come tutti gli Italiani, (forse noi un po’ di più?) i diversi decreti che si sono succeduti; e fra questi anche quello della revisione della spesa pubblica, la nota spending review. In tutta onestà, come architetti e ingegneri che vivono di sola libera professione, coltivavamo la speranza che, nella riorganizzazione della spesa pubblica, venisse finalmente e definitivamente eliminata una voce rilevante e assolutamente ingiustificata. Mi riferisco all’incentivo che viene corrisposto agli uffici tecnici pubblici per le attività professionali interne. In primo luogo è oggettivamente difficile comprendere perché, per svolgere solo e unicamente il proprio lavoro, proprio quello e solo quello per cui si è stati assunti, e nel normale orario quotidiano, si possa percepire un incentivo. Un incentivo non irrilevante: il 2% del valore dei lavori da eseguirsi. Questo incentivo del 2%, ultima tariffa garantita rimasta nel mondo professionale, vale ogni anno più di 500 milioni di Euro. Non desti stupore come, in un momento di riordino della spesa pubblica noi, forse ingenuamente, sperassimo potesse costituire una consistente voce di risparmio. Ma così non è stato. Sul tema della P.A., più in generale, noi speriamo che, nell’auspicata prosecuzione del riordino, ci si convinca della necessità che il pubblico svolga i compiti ad esso esclusivamente demandati, evitando, quindi, di fare ciò che fa ‐molte volte meglio‐ il privato. In particolare è incomprensibile che le pubbliche amministrazioni si dotino di uffici tecnici per progettare e dirigere opere, perché ciò inevitabilmente comporta la creazione di strutture rigide e sempre costosissime, e questo a prescindere dalla mole del lavoro realmente svolto. Noi riteniamo che il pubblico debba essere ben strutturato, veloce ed efficiente nell’attività di programmazione delle opere, attività che oggi costituisce il vero tallone d’Achille dei Lavori Pubblici, così come nell’azione di controllo, lasciando tutto il resto all’ambito privato. Infine, ultimo tema, ma non certo per importanza, è quello dell’enorme confusione di ruoli che contraddistingue il nostro mondo, il nostro modo di essere professionisti. Dopo tanti, tanti anni di dibattito sulle professioni ordinistiche e sulle loro regole, la nuova recente legislazione è stata, almeno per noi, fortemente deludente: la portata delle novità introdotte, onestamente, non richiedeva cotanta gestazione. Noi ci aspettavamo un atto di chiarezza: la netta e palese distinzione tra coloro che svolgono la professione di architetto e di ingegnere in prima persona, assumendosene tutte le responsabilità ed i rischi che ne conseguono, e coloro che, numero non irrilevante, rimangono iscritti agli Ordini con le motivazioni più diverse: per ragioni culturali, o affettive, per giusto orgoglio, per non precludersi una qualche opportunità, perché la quota non ha costi proibitivi… tutti soggetti, insomma che nella vita fanno altro. Vi sono molti modi di essere ingegnere o architetto, tutti di pari dignità, ma per una serie di ragioni, non ultimo anche di ordine fiscale e previdenziale, è opportuno vi sia una distinzione tra i diversi modi di fare l’architetto o l’ingegnere. All’interno di questa confusione di ruoli, infine ve ne è una ulteriore, ben più grave e inaccettabile: quella che vede pubblici dipendenti esercitare atti di libera professione. Qualche mese fa è stata sollevato un caso mediatico circa il lavoro libero professionale svolto da pubblici dipendenti in assenza della debita preventiva autorizzazione. Ma il problema non è la mancata autorizzazione al dipendente pubblico per svolgere un secondo ‐ o un terzo‐ lavoro, il vero tema è che è assolutamente inammissibile che il pubblico dipendente, che già gode di tutte le garanzie giustamente destinate al lavoro subordinato, possa svolgere altri lavori oltre a quello per il quale è stato assunto. E questo è inaccettabile, al di là di qualsiasi altra considerazione, perché, com’è ben noto, il secondo lavoro viene spesso svolto in pesanti situazioni di conflitto d’interesse malamente mascherate. Questo presupposto di incompatibilità trova applicazione anche per tutti i soggetti in parttime: è incomprensibile che venga concesso il part‐time al pubblico dipendente, architetto o ingegnere, per poi consentirgli poi di fare il libero professionista, ponendolo quindi nella condizione di essere al mattino controllore ed al pomeriggio al lavoro nel proprio studio. Tanti uffici pubblici pullulano di “turnisti” che fanno atti di libera professione in posizione di assoluto privilegio. Questo è veramente insopportabile, questo è veramente scandaloso. Al pubblico dipendente deve essere, come peraltro le norme generali prevedono, assolutamente vietata qualsiasi attività all’esterno dell’Ente di appartenenza; il part‐time, quando concesso, deve prevedere il divieto assoluto all’esercizio professionale. Su tutto questo, ma evidentemente non solo, la Fondazione si impegnerà a fondo. Per fare ciò, però, abbiamo bisogno del sostegno dei colleghi, che invitiamo ad iscriversi numerosi, come invitiamo ad aderire tutti coloro, Enti e Società, che hanno a cuore il nostro mondo. Grazie.  
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    POLLUTEC 2013 – Salone Internazionale delle apparecchiature, delle tecnologie e dei servizi per l’ambiente 3 – 6 dicembre 2013 Paris-Nord Villepinte France Presto, un’anteprima sullla prossima edizione.  
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    Lo stand La Fondazione sarà presente a EXPOEDILIZIA 2013, la più importante occasione di formazione professionale e scambio commerciale per le regioni del Centro e Sud Italia nonché per il bacino del Mediterraneo. Dal 21 al 24 marzo 2013, in mostra alla Fiera di Roma, l’intera filiera del settore edile con 9 aree tematiche, 13 Iniziative Speciali e oltre 100 occasioni di formazione professionale.Vi aspettiamo allo stand A19 PADIGLIONE 4 dove potrete conoscere o approfondire le attività della Fondazione e ricevere informazioni sui nostri servizi. Il seminario La Fondazione, in collaborazione con il Corpo nazionale dei Vigli del Fuoco e con il Patrocinio dell’Ordine Ingegneri di Napoli, organizza per Sabato 23 marzo, ore 14, PAD. 4 – sala 4, un importanteseminario informativo dal titolo “L’EVOLUZIONE DEL PROFESSIONISTA NELLA PREVENZIONE INCENDI” Il seminario, aperto a tutti i professionisti del settore, illustrerà gli adempimenti e le nuove procedure di prevenzione incendi. Scarica il programma del seminario. Ti aspettiamo!  
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    EOS – Exposition of Sustainability che si terrà a Udine Fiere da 17 al 19 maggio 2013, è una fiera sulla sostenibilità ambientale e sulla Carbon Footprint: l’evento espositivo internazionale dedicato agli scenari del futuro e alla sostenibilità ambientale intesa come fattore di sviluppo e di produttività per le imprese. In anteprima ad EOS verranno presentati prodotti e innovazioni in tutti i campi, per la città e l’ambiente del “2020”, con le eccellenze italiane e dei Paesi Europei (Austria, Slovenia, Germania, Francia). Per info, accedere alla parte riservata del sito alla sezione “News – Eurocrime”.
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    OPEN COURSE |72 hours international competition THE INNOVATION CLOUD | 8-10 Maggio 2013 |FIERA MILANO | NEXT BUILDING | 9.30 – 18.30 Dal 8 al 10 Maggio 2013 si terrà a Milano OpenCourse, il primo concorso internazionale in real-time, dedicato a Master Universitari Europei di Architettura e Ingegneria che si occupano di sostenibilità ed efficienza energetica. Quattro team di studenti dovranno trasformare un edificio esistente in un Nearly-Zero Energy Building, utilizzando il proprio bagaglio di strumenti e metodologie. Il terzo giorno una Giuria internazionale decreterà il progetto vincitore. La competizione sarà ospitata negli spazi della Fiera The Innovation Cloud – sezione Nextbuilding -, giacimento di materiali e tecnologie innovative da utilizzare all’interno dei progetti. Il tema di progetto sarà legato alla riqualificazione di un edificio esistente. Scopo della competizione sarà presentare il miglior progetto di riqualificazione dell’edificio esistente di riferimento in termini architettonici, di efficienza energetica, di vivibilità. Verrà premiato il progetto che meglio saprà legarsi al contesto in cui si trova l’edificio stesso. La Fondazione sostiene OpenCourse finanziando il premio con 3.000 euro. Comunicato stampa Programma dettagliato Scheda tecnica
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    Save the date

    Martedì 18 giugno, alle ore 18,00, presso il MAXXI, Via Guido Reni 4A, a Roma Premiazione del Concorso di idee GIOVANI SPAZI, dedicato ai liberi professionisti under 35. Organizza Inarcassa.  
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    ‘Il mestiere del costruire’, documentario realizzato per Inarcassa da Philippe Daverio, esplora il profondo legame delle discipline architettoniche e ingegneristiche con la committenza, la società, l’economia, l’arte e la politica. Un percorso storico artistico per ritrovare il senso che queste professioni hanno avuto nel passato e delinearne uno per il futuro. Il film sarà preceduto da una conversazione tra Giorgio Albertazzi e Philippe Daverio, due maestri d’arte che della passione hanno fatto vita e lavoro. ‘Arte e passione’ da raccontare dunque, per contaminare le nuove generazioni affinchè raccolgano, da subito, la sfida all’eternità. “Se c’è qualcosa che può salvare il mondo è la bellezza” (G. Albertazzi)  
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    L’Associazione degli Architetti del Vietnam e l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Genova, hanno indetto un Concorso di idee, con il quale si intende proporre alla città di Hanoi un intervento di riqualificazione di una parte  tra le più significative del suo Centro Storico. Il contesto urbano preso in esame è particolarmente significativo. Comprende la porzione di Centro Storico che affaccia sul lago Hoan Kiem, la piazza Dong Kinh Nghia Thuc, il primo tratto della via Dinh Tien Hoang e la via Hang Dao. Tale aree sono evidenziate nella documentazione a corredo del bando. La via Hang Dao è il primo tratto dell’asse principale che collega il lago al mercato di Dong Xuan, mentre la porzione di area prospiciente il lago è attualmente la porta d’ingresso al Centro Storico e luogo di aggregazione sociale.  
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    La Fondazione Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti Iscritti Inarcassa ha stabilito di patrocinare e sostenere Urban FabLab nel quadro del progetto « African Fabbers » che avrà luogo nel corso del 2014 in occasione della Biennali di Marrakech (dal 17-02-2014 al 03-03-2014) e di Dakar (dal 01-05-2014 al 16-05-2014). L’obiettivo del progetto è di rafforzare il dialogo e lo scambio tra architetti, ingegneri, artigiani, studenti europei e africani ed istituzioni internazionali sul tema della fabbricazione digitale e delle tecniche locali attraverso una serie di workshop. Verrà adottato un approccio assolutamente sperimentale  in quanto, per la prima volta, l’Italia  esporterà, nel contesto africano  le logiche dei Fab Lab e delle tecnologie digitali per la realizzazione di produzioni artigianali, innovative e con materiali eco-sostenibili. Il progetto, finalizzato anche all’internazionalizzazione e all’interscambio tra realtà diverse tra loro, creerà le basi per realizzare un temporaneo FabLab a Marrakech e a Dakar e promuovere la formazione di giovani architetti e ingegneri italiani, indispensabile per affrontare le nuove sfide internazionali sull’uso sostenibile delle nuove tecnologie. All’interno del sostegno all’attività “African Fabbers”, sono stati previsti due rimborsi spese, di 750 euro cadauno, per supportare i costi di partecipazione a favore di due giovani architetti o ingegneri under 35, selezionati con call pubblica per il workshop – della durata di 5 giorni – che si svolgerà a Dakar (Senegal) nell’ambito della Biennale prevista dal 01-05-2014 al 16-05-2014. I soci potranno segnalare l’interesse a partecipare inoltrando domanda entro e non oltre il giorno lunedì 10 marzo 2014 all’indirizzo e-mail: info@fondazionearching.it. La modulistica per la selezione sarà inviata successivamente agli interessati. Associazione Urban FabLab Vico Santa Maria Apparente, 44 80132 – Napoli info@urbanfablab.it codice fiscale: 95175070630   Nota sintetica del progetto African Fabbers è un progetto no-profit di innovazione sociale a cura di Urban FabLab. Il progetto intende fare interagire le comunità di makers europei e africani attraverso workshop, progetti collaborativi, incontri etc. Il progetto si basa sul concetto di “open source hardware” per una tecnologia sostenibile ed accessibile ai più. Perchè? Per dare un’opportunità a creativi provenienti da paesi e formazione diversi di incontrarsi e condividere conoscenza. Per sperimentare l’interazione tra sistemi materiali Africani e tecnologie di fabbricazione digitale. Per sviluppare prototipi ecologici attraverso processi di artigianato avanzato per vivere in modo sostenibile. Come? African Fabbers svilupperà un FabLab temporaneo che sarà concepito come un atelier aperto dove creativi, designers e makers collaboreranno sperimentando l’uso di tecnologie di fabbricazione digitale in relazione a tecniche artigianali tradizionali. Il Lab sarà ospitato dalle due principali biennali africane di Marrakech e Dakar e si concentrerà su , tra gli altri, i temi seguenti: -auto-costruzione: stampa 3d per argilla e terra cruda -open technology : realizza la tua stampante 3d a basso costo -kids lab: sviluppa I tuoi giochi intelligenti -wood factory: artigianato avanzato per il legno -lab tessuti : impara dalle geometri Africane Ognuno di questi temi sarà sviluppato con il contributo dei partner del progetto attraverso dei workshop applicativi di 5 giorni ciascuno. Chi? -team operativo: per Urban FabLab parteciperanno Paolo Cascone, Elena Ciancio, Flavio Galdi, Giuliano Galluccio, Andrea Giglio e Imma Polito. - partecipanti: I workshop saranno gratuiti e rivolti ad artigiani, studenti, makers africani ed europei selezionati dalle rispettive biennali e dai promotori del progetto. -partners / sponsors :possono supportare il progetto finanziandone le spese e fornendo risorse umane specializzate oltre che supporto tecnologico. Dove? Il progetto si svilupperà nel quadro della Biennale di Marrakech (Marocco, 2014) e della Biennale di Dakar (Senegal, 2014) Quando? African Fabbers / Biennale di Marrakech (Marocco) dal 17-02-2014 al 03-03-2014 African Fabbers / Biennale di Dakar (Senegal) dal 01-05-2014 al 16-05-2014  
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    10 Luglio 2013 Centro Congressi Torino Incontra Via Nino Costa 8, Torino  Sala Giolitti h. 9.30 La Camera di commercio di Torino, in collaborazione con Unioncamere Piemonte, organizza una giornata informativa sul Programma comunitario CIP- Eco- Innovation, dedicato alla diffusione in Europa di tecnologie, modalità di gestione, processi, prodotti e servizi innovativi che contribuiscano a ridurre l’impatto ambientale e ad ottimizzare l’uso delle risorse. L’evento vedrà la presentazione da parte del Ministero dell’Ambiente – in qualità di National Contact Point (NCP) del programma – del bando Eco-innovation 2013, con le relative caratteristiche, e da un pre-screening progettuale rivolto alle aziende interessate a partecipare alla Call 2013. La partecipazione è gratuita previa registrazione entro il 9 luglio 2013 on-line su: www.promopoint.to.camcom.it/ecoinnovation2013 Nel pomeriggio è prevista la possibilità di colloqui individuali su appuntamento con il referente NCP, al quale potranno essere presentate le proprie idee progettuali. Dato il tempo limitato, verranno prese in considerazione solo le prime 8 proposte pervenute  già strutturate e dirette ai temi del bando. A quanti richiederanno un appuntamento all’indirizzo innovazione.tecnologica@to.camcom.it verrà inviata la scheda di sintesi dell’idea progettuale da compilare e restituire secondo le modalità specificate nell’invio. Scarica il Programma EcoInnovation