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  • Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica revoca l’avviso pubblico per l’affidamento di un incarico di consulenza a titolo gratuito. Nella diffida notificata all’Amministrazione i richiami al nuovo Codice dei contratti pubblici e alla recente legge sull’equo compenso.   Nell’ambito dell’attività di contrasto ai bandi irregolari promossa dalla Fondazione Inarcassa, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha fatto marcia indietro e ha ritirato un avviso pubblico per l’affidamento di un incarico di consulenza a titolo gratuito. Malgrado la complessità dell’incarico - analisi chimico-fisiche finalizzate alla sicurezza degli impianti di produzione/stoccaggio/trattamento idrocarburi – il Ministero non aveva previsto alcun compenso per il professionista che sarebbe stato selezionato. La revoca della manifestazione di interesse – motivata per “sopravvenute esigenze organizzative e mutate ragioni di interesse pubblico" - arriva dopo la diffida notificata dallo Studio legale per conto della Fondazione Inarcassa al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.  Sono due gli elementi normativi che hanno caratterizzato l’impianto della diffida. Innanzitutto, l’art. 8, comma 2 del nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), secondo cui “le prestazioni d’opera intellettuale non possono essere rese dai professionisti gratuitamente, salvo che in casi eccezionali e previa adeguata motivazione”. Eppure, nell’avviso pubblico pubblicato dal Ministero non erano indicati “casi eccezionali” né “adeguate motivazioni” che legittimassero la gratuità degli incarichi. In secondo luogo, la recente legge in materia di equo compenso non offre alcun tipo di giustificazione per gli affidamenti degli incarichi a titolo gratuito e impone, allo stesso tempo, anche alle pubbliche amministrazioni di calcolare i compensi professionali in modo proporzionato in base alla quantità e qualità del lavoro svolto. L’art. 2 della legge n. 49 del 2023 chiarisce, infatti, che le nuove disposizioni in materia di equo compenso si applicano anche alle prestazioni rese dai professionisti in favore della pubblica amministrazione. Qui per approfondire.      
    • equo compenso
  • La Fondazione Inarcassa ha partecipato al talk “Largo Chigi, vista sulla politica” il 3 maggio scorso. Ospiti degli Utopia Studios, il Presidente della Fondazione Inarcassa e l’Onorevole Andrea Tremaglia, componente della Commissione Bilancio, che hanno affrontato i principali temi in agenda di interesse degli architetti e ingegneri liberi professionisti. Tra questi, il nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) e i profili di interesse nell’ambito della progettazione; la legge 21 aprile 2023, n. 49, in materia di equo compenso per le prestazioni professionali; le misure di agevolazione per la formazione delle società tra professionisti contenute nella delega al governo per la riforma fiscale. Leggi qui il Comunicato Stampa             
  • Si è svolto nella giornata di martedì 4 aprile l'incontro diretto ad approfondire e documentare se la riforma dell’equo compenso possa permettere ai professionisti di svolgere la libera professione seguendo un percorso lavorativo che non punti al ribasso ma che valorizzi la dignità della proprietà intellettuale.    Clicca qui per vedere il video
  • se valgo 1 euro
    Contro la sentenza del Consiglio di Stato del 3 ottobre prosegue la campagna #sevalgo1euro a tutela dei liberi professionisti architetti e ingegneri. Abbiamo trasmesso una diffida al Comune di Catanzaro per ribadire che i rimborsi spese non possono essere declinati sotto forma di compensi. Leggi la DIFFIDA predisposta dallo studio legale che da anni assiste la Fondazione Inarcassa sui temi legati ai lavori pubblici.  
  • se valgo 1 euro
    L’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura, e Legacoop Produzione e Servizi scendono al fianco di Inarcassa e dei Consigli Nazionali delle professioni tecniche contro la sentenza del Consiglio di Stato del 3 ottobre che avrebbe legittimato l’affidamento di incarichi professionali senza corrispettivi. Ad annunciarlo sono i presidenti delle due associazioni, Gabriele Scicolone e Carlo Zini: “aderiamo e supportiamo l’iniziativa di RTP, di Inarcassa e della sua Fondazione perché in momenti in cui si mette in discussione la dignità del lavoro svolto, nelle diverse forme giuridiche, per rendere al Paese servizi di ingegneria e architettura di qualità e con livelli di sicurezza adeguati alle necessità del nostro territorio, occorre agire compatti e determinati a tutela di tutti i nostri iscritti e, in generale, per non fare passare sotto silenzio un vero e proprio abominio giuridico”. Nonostante si tratti di una sentenza precedente al correttivo del codice (che ha sancito l’obbligo di applicazione del decreto parametri e del divieto di forme di sponsorizzazioni e rimborsi), i presidenti Scicolone e Zini lanciano al Governo la richiesta di un immediato intervento normativo che elimini ogni possibile e residuo dubbio: “Se del caso, si valuti l’opportunità di una urgente modifica legislativa del codice per introdurre due principi molto chiari: la pena della nullità contrattuale collegata all'eventuale inadempimento dell’obbligo di applicazione del decreto parametri e il divieto di stipula di un contratto con corrispettivo sproporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche delle prestazioni contrattuali”. Per l’OICE e per Legacoop Produzione e Servizi, così come fa presente l’iniziativa lanciata in questi giorni da RTP e Inarcassa, “è palese la violazione di principi costituzionali e civilistici che la sentenza del Consiglio di Stato determina e non può esistere alcuna ragione per ridurre ad un mero rimborso spese il compenso per attività che richiedono sempre più investimenti in formazione e in tecnologie. Si parla tanto di digitalizzazione e siamo i primi a crederci, ammodernando le nostre imprese, formando i nostri tecnici anche per andare all’estero. Lo facciamo perché è giusto e doveroso nel presupposto che sia riconosciuto dal committente con un adeguato compenso, frutto anche del gioco del mercato e della concorrenza. Così come accade all’estero”. OICE e Legacoop Produzione e Servizi sottolineano inoltre un altro punto: “Colpisce in particolar modo il passaggio nella risposta del Comune di Catanzaro in cui si afferma che “…I progettisti incaricati, invece, ne avranno forte immagine professionale e miglioramento dei curricula personali…”. Cosa significa questo passaggio? Si esercita la propria professionalità non certo solo per averne un ritorno di immagine, ma per essere correttamente remunerati per il frutto del proprio intelletto e della propria professionalità e, collateralmente, averne anche il giusto ritorno di immagine. È sconsolante leggere come nel nome di uno strano interesse della collettività si chieda ad una categoria di lavorare di fatto senza compenso presupponendo sufficiente il solo ritorno di immagine. La collettività è anche formata da quegli stessi professionisti o da quelle società che prestano servizi allo Stato e che chiedono che lo paghi il giusto prezzo, in maniera corretta e trasparente e che spenda bene i proventi delle entrate. Adesso chiediamo che si rimedi al più presto, prima che sia troppo tardi per tutti coloro che operano nel nostro settore”.
  • logo anac
    Roma, 11 ottobre 2017       All’attenzione del Dott. Raffaele Cantone Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione p.c. Dott. Michele Corradino Componente del Consiglio dell’Autorità    Egregio Presidente,   La recente sentenza del Consiglio di Stato, che legittima la gara indetta dal Comune di Catanzaro per la redazione del Piano strutturale della Città nella quale era stato stabilito un compenso simbolico di un euro, apre una frattura profonda nel mondo delle libere professioni. Gli architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti a Inarcassa, circa 170 mila unità in tutta Italia, ogni giorno, nonostante le difficoltà oggettive di una macchina burocratica pesante e farraginosa, sono al servizio dei cittadini con le proprie competenze e capacità professionali per mettere al riparo il nostro Paese dalle conseguenze di una incuria del territorio di cui, purtroppo, ne vediamo sempre più spesso i segni evidenti.  Il massimo organo di giustizia amministrativa ci mette di fronte ad una sentenza che pone al centro due questioni, una politica, l’altra di diritto, che si intrecciano profondamente nel tessuto sociale e occupazionale di un Paese sempre più fragile. La sentenza n. 4614 del 3 ottobre della Quinta Sezione del Consiglio di Stato, riformando la pronuncia di primo grado (TAR Calabria, Catanzaro, sez. I, n. 2435/2016), ha affermato un principio, per nulla condivisibile, in virtù del quale la normativa europea e nazionale che disciplina gli appalti pubblici non osterebbe alla possibilità che una stazione appaltante metta a gara un servizio professionale, senza prevedere alcuna remunerazione in favore del prestatore del servizio. Si tratta di un inaspettato arretramento delle soglie di tutela che l’ordinamento giuridico, sia pure a fatica, aveva però costruito negli ultimi anni a tutela della dignità e del decoro del libero professionista.  Già il ​nuovo ​Codice degli Appalti, all’art. 24, vieta alle stazioni appaltanti sia di subordinare la corresponsione dei compensi per l’attività di progettazione al finanziamento dell’opera, sia di prevedere quale corrispettivo forme di sponsorizzazione o di rimborso. Inoltre, con l’intervento correttivo dello scorso aprile, proprio su sollecitazione di ANAC, si è reso obbligatorio il riferimento al c.d. decreto parametri quale criterio per la determinazione dell’importo da porre a base dell’affidamento (d.m. 17/06/16). Da questo punto di vista, la gratuità della prestazione è la più grave delle violazioni della norma codicistica che vincola al decreto parametri. Oltretutto, la sentenza del Consiglio di Stato reca un pregiudizio dei più elementari principi di tutela della dignità umana e professionale, dei quali l’art. 36 della Costituzione (“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”), pacificamente applicabile anche alle libere professioni, è espressione.  Il maggior danno arrecato dalla sentenza si avvertirà sul piano giurisprudenziale, con ripercussioni gravissime per l’intero Paese. Basti solo pensare all’aspetto previdenziale. Se si consente, infatti, alle pubbliche amministrazioni di bandire gare con compensi pari a un euro, come potranno i liberi professionisti versare i contributi alle casse di previdenza? Come potranno, inoltre, investire parte del proprio fatturato in aggiornamento e formazione?  Non solo. La sentenza del Consiglio di stato offre, inoltre, lo spunto per avviare una riflessione anche sulla qualità delle prestazioni. Non corrispondere, infatti, adeguati compensi ai professionisti avrà inevitabili ripercussioni sulla sicurezza dei cittadini e delle opere, nonché sulla tutela del paesaggio. Ciò che preoccupa, insomma, è la tenuta sociale del Paese. La sentenza, a nostro avviso, rischia di spalancare le porte al male cronico italiano, la corruzione, contro cui tanto sta facendo l’ANAC, e mettere definitivamente in soffitta il dibattitto che negli ultimi mesi si è riacceso attorno al tema dell’equo compenso. Non sono mancate, a tal proposito, le osservazioni da parte di Inarcassa e la sua Fondazione, che abbiamo l’onore di rappresentare, da sempre attente agli sviluppi della disciplina in materia di equa retribuzione per i liberi professionisti. Ma occorre fare di più, da parte di tutte le istituzioni. Innanzitutto, il Parlamento e il Governo devono sin da subito tracciare un percorso legislativo che inquadri perfettamente il tema della giusta retribuzione individuando le possibili e concrete soluzioni. Ci consenta, infine, di rivolgere ad ANAC l’invito a restare vigile e offrire il proprio contributo per restituire dignità del lavoro, adeguatamente retribuito, ai liberi professionisti architetti e ingegneri, che non può di certo essere a titolo gratuito. Tutto ciò al fine di evitare quella commistione tra pubblico e privato che anziché essere rivolta al pagamento delle prestazioni è solo in grado di generare malaffare e corruzione e paralizzare l’Italia di fronte alle innovazioni.    Disponibili fin da subito ad offrire il contributo di Inarcassa e la sua Fondazione sui temi sopra esposti, Le rivolgiamo cordiali saluti,   Il Presidente della Fondazione Inarcassa                                                          Il Presidente di Inarcassa ing. Egidio Comodo                                                                                         Arch. Giuseppe Santoro        
  • martello2
     “È inconcepibile che il massimo organo di giustizia amministrativa dello Stato abbia dato ragione al Comune di Catanzaro. Le prestazioni professionali tecniche, al pari di ogni altro lavoro, devono essere compensate per l’effettiva quantità e qualità del lavoro svolto.” Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa, commenta con preoccupazione la sentenza 4614/2017 del 3 ottobre con la quale il Consiglio di Stato ha ribaltato il pronunciamento del Tar Calabria dichiarando, quindi, legittima la gara bandita dal Comune di Catanzaro per la redazione del piano strutturale della città nella quale era stato stabilito un compenso simbolico di 1 euro. “La nostra Carta Costituzionale, all’articolo 36, non potrebbe essere più chiara: il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Rispetto ai contratti pubblici, il ​nuovo ​Codice ha ​tradotto e rafforzato questi principi vietando alle stazioni appaltanti sia di subordinare la corresponsione dei compensi per l’attività di progettazione al finanziamento dell’opera, sia di prevedere quale corrispettivo forme di sponsorizzazione o di rimborso. Inoltre, con l’intervento correttivo dello scorso aprile, su sollecitazione di ANAC, si è reso obbligatorio il riferimento al decreto parametri quale criterio per la determinazione dell’importo da porre a base dell’affidamento. Questa sentenza, al contrario, mette ancora una volta in discussione l’equo compenso, terreno di numerose battaglie, anche sul fronte del dibattito parlamentare, uno strumento che sarebbe invece un reale argine anche alla corruzione, cronico male del nostro Paese, nonché indispensabile forma di tutela dei diritti alla sicurezza e alla salute, della tutela dell’ambiente e del paesaggio, tutti fondamentali valori costituzionali.”   “Si tratta di questioni prima di tutto di dignità e onestà – prosegue il Presidente Comodo – Lo diciamo a gran voce non solo per tutelare i 170.000 architetti e ingegneri che ogni giorno, nonostante le oggettive difficoltà e cavilli burocratici, si dedicano al proprio lavoro con la massima professionalità possibile, ma soprattutto per il futuro del nostro Paese: chiediamo ancora una volta alla classe politica, alla nostra classe dirigente un sistema che garantisca la qualità delle prestazioni, delle opere e della sicurezza dei nostri concittadini. Non intervenire a seguito di quanto sentenziato dal Consiglio di Stato significherebbe dichiarare la definitiva condanna a morte delle libere professioni”.   CLICCA QUI PER SCARICARE LA SENTENZA:
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    Nei giorni scorsi in commissione lavoro del Senato è stato disposto l'abbinamento del disegno di legge 2918 - a firma dei Sen. Fucksia e Quagliarello - al ddl sull'equo compenso per le professioni regolamentate, proposto dall'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e attualmente all'esame della commissione, che lo ha adottato come testo base.  Fondazione Inarcassa, nell'incontro al Nazareno dedicato all'equo compenso e convocato dall'On Gribaudo (responsabile lavoro del PD), ha avuto modo di confrontarsi con alcuni parlamentari del pd e altre casse previdenziali su questo tema, di vitale importanza per i liberi professionisti.     Scarica QUI la memoria depositata da Fondazione all'incontro.  
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    “L’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del ddl sull’equo compenso per gli avvocati rappresenta una presa di coscienza che il Governo non poteva più ignorare. Adesso non resta che estenderlo anche alle altre professioni, prima fra tutte quella di ingegneri e architetti, perché i principi di tutela posti alla base sono esattamente gli stessi. Lo chiediamo da oltre un anno.” Con queste parole, Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa, commenta la norma voluta dal Guardasigilli, Andrea Orlando. “Si tratta - spiega Comodo - di un passo importante che speriamo a brevissimo possa coinvolgere anche le prestazioni di ingegneri e architetti e, in generale, tutti i liberi professionisti che nello svolgimento quotidiano della loro attività affrontano gli stessi identici problemi. Come si fa dunque a non ritenere vessatorie per chiunque svolga la libera professione quelle clausole che - ad esempio - riservano al cliente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto, di pretendere prestazioni aggiuntive a titolo gratuito, di ottenere termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla fatturazione o addirittura di rifiutare la stipula per iscritto del contratto? Si tratta quindi di un testo fondamentale i cui principi vanno subito estesi a tutta la categoria dei liberi professionisti che scontano uno squilibrio nei rapporti contrattuali soprattutto verso i clienti cosiddetti ‘forti’”. Anche per la professione di ingegnere e architetto, infatti, vi è il pericolo che una concorrenza distorta, determinata da un lato dall’abuso dei clienti forti e dall’altro lato dall’elevato numero di professionisti operanti sul territorio italiano, possa tradursi nell’offerta di prestazioni professionali al ribasso, con un evidente pericolo di un peggioramento della loro qualità. “La guerra al ribasso dei prezzi delle prestazioni professionali - conclude Comodo - ostacola soprattutto i giovani che, come ha sottolineato il Ministro Orlando, ‘sono fortemente sottoposti a una vera e propria forma di caporalato intellettuale’. In questo senso un plauso va al lavoro avviato dall'On. Chiara Gribaudo e dal Prof. Tommaso Nannicini che hanno condiviso questo obiettivo.”   Scarica la RASSEGNA CARTACEA RASSEGNA ONLINE Ansa.it: http://www.ansa.it/professioni/notizie/casse_previdenza/2017/08/08/ingegneriarchitettiserve-equo-compenso_202f4b14-456e-405e-ac3f-648c7b89bcf3.html ​ Adnkronos.com: http://www.adnkronos.com/lavoro/professionisti/2017/08/14/ingegneri-architetti-chiedono-equo-compenso-per-tutti-professionisti_NT6KXPo2QnNCj5tnnDFQVK.html?refresh_ce​   ​Lavoripubblici.it: ​ http://www.lavoripubblici.it/news/2017/08/PROFESSIONE/19005/Equo-compenso-per-avvocati-lo-chiedono-anche-ingegneri-e-architetti   Miowelfare.it: http://www.miowelfare.it/news/estendere-lequo-compenso-ingegneri-e-architetti​   ​Ediltecnico.it: https://www.ediltecnico.it/57788/equo-compenso-ok-avvocati-quando-ingegneri-architetti/   Notizie.yahoo.com: https://it.notizie.yahoo.com/equo-compenso-lo-chiedono-anche-ingegneri-e-architetti-143021109.html   Casaeclima.com: http://www.casaeclima.com/ar_32272__equo-compenso-per-avvocati-lo-chiedono-anche-ingegneri-architetti.html