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    Becoming architect – call for videos   "Di quali conoscenze, abilità e competenze avrà bisogno il professionista del futuro? Una disciplina, una professione è tale se riesce ad individuare in modo autonomo scenari per se stessa. Per tale motivo avere la capacità di pre-figurare l’architetto del futuro è determinante per il destino della professione stessa”. Riteniamo utile pubblicizzare la CALL del CNAPPC che ha deciso di avviare una discussione sul ruolo dell’architetto nel prossimo futuro.   Il Consiglio Nazionale invita tutti gli Ordini provinciali e i loro iscritti, anche singolarmente, a sottoporre video-concetti sul ruolo dell’architetto nel prossimo futuro quali contributi che verranno presentati e proposti al forum “Becoming architect ” previsto ad ottobre a Milano, nell’ambito di Expo2015. I contributi video-master dovranno essere inoltrati entro il 07 settembre 2015   Per ulteriori informazioni in merito alle modalità di partecipazione e per visionare la Call For Videos consultare il sito: http://becomingarchitect.awn.it
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    Titolo bando Fondazione CON IL SUD - Bando Storico-Artistico e Culturale, “Il Bene Torna Comune” (Recupero Architettonico, Sociale e Culturale di 14 Beni Immobili). Scadenza Possibilità di presentare le proposte progettuali entro il 14 luglio 2015. Finalità  A seguito di un processo di selezione compiuto sulle oltre 200 candidature pervenute, la Fondazione Con il Sud intende selezionare progetti finalizzati alla tutela, alla valorizzazione e al riutilizzo di 14 beni immobili inutilizzati, contribuendo alla restituzione di tali beni alla collettività di riferimento e rispondendo ai bisogni di quest’ultima. Gli immobili si trovano in Sicilia, Puglia e Campania. Beneficiari  I progetti possono essere presentati da partenariati costituiti da almeno tre soggetti (due no-profit e un profit). Agevolazioni Il budget del bando ammonta a 4 milioni di euro e le proposte non dovranno richiedere un contributo superiore a 500.000 euro e dovranno prevedere una quota massima del 50% per i costi di ristrutturazione e di restauro del bene (80% delle spese ritenute ammissibili verranno rimborsate a fondo perduto dalla Fondazione Con il Sud). Link http://www.fondazioneconilsud.it/  
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    Titolo Bando Internazionale “Empowering People” della Fondazione Siemens Stiftung – Progetti per soluzioni tecnologiche innovative e semplici da utilizzare nei Paesi in Via di Sviluppo. Finalità I progetti devono riguardare soluzioni o prodotti tecnologici relativamente semplici, che riguardino le categorie tematiche nell’ambito delle quali si manifestano le necessità più impellenti nei Paesi in Via di Sviluppo: Acque e Trattamento Acque Reflue; Energia; Cibo e Agricoltura; Gestione dei Rifiuti; Assistenza Sanitaria; Edilizia e Impianti Sanitari; Istruzione; Tecnologie ICT. La combinazione di innovazioni tecnologiche, approcci imprenditoriali e capacity building è considerata il fattore chiave per raggiungere un significativo miglioramento delle condizioni di vita nei paesi emergenti. I premi verranno consegnati nel corso di una cerimonia (prevista per Giugno 2016), nel corso della quale verranno presentati i nuovi prodotti o soluzioni tecnologiche a ONG, mondo scientifico, media, investitori e mondo del business. Beneficiari Il bando è aperto alla partecipazione di ingegneri singoli/in squadra o aziende italiane e straniere. Budget Il primo classificato riceverà 50.000 euro; il secondo 30.000 euro; il terzo 20.000 euro e 5.000 euro verranno assegnati a ciascuno dei 20 classificati successivi. Scadenza Le proposte possono essere presentate entro il 30 Novembre 2015. Links utili http://www.empowering-people-network.siemens-stiftung.org/en/
  • Napoli evento citta scienza

    Invito a convegno

    CONVEGNO Venerdì 25 Settembre 2015 dalle ore 9,30 alle ore 13,30 presso la Sala Congressi di Città della Scienza, via Coroglio 57, Napoli, si terrà il Convegno dal titolo: “IL CONCORSO DI PROGETTAZIONE PER L’APPALTO DI SERVIZI DI ARCHITETTURA E INGEGNERIA: L’ESPERIENZA DI CITTA’ DELLA SCIENZA” Partendo dall’esperienza del concorso di progettazione per la ricostruzione dello “Science Center” e esaminando quindi gli aspetti peculiari del bando e dell’iter seguito si tracceranno gli indirizzi e la corretta impostazione amministrativa da indicare in futuro nella procedura del concorso di progettazione, anche alla luce della riforma del nuovo Codice degli Appalti oggi in atto. Seguirà la presentazione del progetto vincitore del Concorso, il conferimento dei premi e dei riconoscimenti speciali, concludendo con l’inaugurazione della mostra dei progetti selezionati per la seconda fase. Clicca qui per scaricare la locandina con il programma del Convegno. L’evento è aperto a tutti gli interessati. Per gli Architetti ed Ingegneri presenti e regolarmente iscritti ai rispettivi Ordini professionali sono riconosciuti n° 3 CFP. Per la partecipazione è necessario registrarsi preventivamente (termine ultimo mercoledì 23 settembre) cliccando qui. Segnaliamo in particolare a tutti gli Architetti e Ingegneri interessati che per l’ottenimento dei crediti formativi è necessario indicare nel form la matricola dell’Ordine di appartenenza e il codice fiscale personale. Ricordiamo, inoltre, a tutti gli interessati di portare con se la propria TESSERA SANITARIA indispensabile per il riconoscimento soggettivo tramite apposito meccanismo di rilevazione presenze. Non perdere questa importante occasione, registrati subito!! Il Convegno sarà anche trasmesso in diretta streaming. Il giorno dell’evento sarà visualizzabile in home page sul sito www.fondazionearching.it. ORGANIZZAZIONE Consigliere Fondazione Ing. Marco Senese ********************* Coordinatore Fondazione Dott. Gianluca Caporiccio Info: info@fondazionearching.it TEL. 06 85274216
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    L’intervento del Presidente della Fondazione, arch. Andrea Tomasi a “IL MESTIERE DEL COSTRUIRE”. Roma ‐ MAXXI ‐ 28 novembre 2012. La Fondazione nasce quale atto concreto, positivo, del Comitato Nazionale dei Delegati ‐ l’organo di governo di Inarcassa ‐ per dare, in un momento di enorme difficoltà, una risposta sostanziale, tangibile, al palese malessere, (ma meglio sarebbe definirlo, mi si perdonerà la facile citazione, il grido di dolore) degli architetti e degli ingegneri italiani che vivono esclusivamente di libera professione. In sintesi, quelli iscritti a Inarcassa. Sono oltre 160.000, un numero veramente rilevante, enorme. Già questo numero ci dà la misura di quanto effettiva sia la difficoltà di accesso alla nostra professione: senza addentrarsi nelle statistiche, basti pensare che ci sono più architetti in Italia che negli Stati Uniti; in Italia c’è un architetto ogni 400 abitanti, in Francia uno ogni 2.500, in Inghilterra uno ogni 5.000. Già prima dell’attuale crisi globale, che si è riverberata con particolare negatività sul nostro Paese, la situazione generale del nostro essere liberi professionisti era critica, ma oggi è veramente drammatica. E dico questo con un certo imbarazzo. Alla nostra natura, infatti, non sono propri i pubblici lamenti, le lagnanze, né tantomeno manifestazioni eclatanti: gli architetti e gli ingegneri che vivono di sola libera professione hanno sempre operato, anche nei momenti di difficoltà, silenziosamente, cercando di superare attraverso il proprio lavoro le crisi e i periodi difficili degli ultimi quarant’anni. Oggi, purtroppo la situazione è veramente molto grave: oltre 160.000 architetti e ingegneri che vivono solo di libera professione non ce la fanno più ed è giunto il momento di evidenziarlo pubblicamente. Come tutte le altre realtà economiche, anche noi infatti attendiamo quelle risorse capaci di far ripartire il motore del lavoro e dello sviluppo, consapevoli che proprio il nostro mondo, quello del mestiere di costruire, (ma oggi forse meglio sarebbe parafrasare con il mestiere di ricostruire) è sempre stato fondamentale pilastro della nostra economia oltre che, come ci è stato appena ricordato, della nostra storia. Ma il nostro non è un semplice “battere cassa”, vi sono attività che Governo e Parlamento possono mettere in campo, non tanto ‐o non solo‐ per aiutare noi, ma per cercare di riscoprire e ridare alle Amministrazioni appaltanti quel ruolo di “principe” auspicato nell’augurio finale dal prof. Daverio. Anche qui potremmo dire: modifichiamo i princìpi per riscoprire i principi. In primis, vi è senz’altro necessità di una completa revisione del D.Lgs. 163 del 2006, meglio noto come Codice degli Appalti, per gli aspetti che riguardano l’affidamento degli incarichi professionali (mi si perdonerà, ma io persevero a chiamarli così, anche se, oggi, la definizione corretta dovrebbe essere: appalto di servizi di ingegneria) . Il vulnus del 163 sta proprio in questo: nell’aver fatto, per la normativa di affidamento degli incarichi professionali, un sostanziale “copia/incolla” delle modalità previste per gli appalti dei lavori. Ma chi mai, per scegliere un avvocato che lo difenda in giudizio o un medico che lo guarisca, lo selezionerebbe su basi essenzialmente economiche o, peggio, col criterio del prezzo più basso? Certamente non il principe, ma neppure il tanto abusato “buon padre di famiglia”. Noi tutti conosciamo bene la genesi di questo, che origina da lontano, dal 1992, con la Direttiva Servizi; forse non tutti abbiamo presente che, nel tempo, molti altri Stati membri hanno però calibrato differentemente le modalità di affidamento degli incarichi professionali rispetto all’appalto dei servizi più diversi, come quelli di pulizia, di mensa, e così via. Quindi, come ormai spesso accade, nel nome di un mal compreso diktat europeo assumiamo acriticamente norme e comportamenti che si rivelano poi assolutamente controproducenti rispetto ai risultati che ci prefiggiamo. Un esempio su tutti: ‐ nel 2003, con grande enfasi mediatica, sono state di fatto depotenziate le tariffe professionali, eliminando il vincolo del rispetto dei minimi tabellari; ‐ nel 2012, con altrettanta enfasi, si sono addirittura cancellate le tariffe, non solo, se ne è vietata anche la semplice citazione. Questo per poi, solo qualche mese dopo, reintrodurle, se non altro per determinare il valore del lavoro professionale. Cambia solo il nome sono diventate “parametri”. Tutta questa attività è stata fatta dai vari governi richiamandosi ai valori messianici della libera concorrenza e della necessità di liberalizzazione del mercato professionale richiesteci dall’Europa comunitaria. Peccato, però, che, se andiamo a vedere lo Stato di riferimento per eccellenza delle qualità comunitarie, la Germania, veniamo a sapere che lì non solo le tariffe professionali esistono ancora, ma sono minimi tariffari inderogabili e che, recentemente, esse sono state complessivamente riviste, riadeguandole ai nuovi costi ed ai nuovi servizi che la complessità dell’agire professionale oggi richiede. Ma questo ha una sua precisa e logica motivazione: i governanti tedeschi ‐ma non solo loro hanno ben valutato e compreso che l’attività professionale è una attività intellettuale che si sviluppa per il 90% dal lavoro di persone, non di capitali e non di merci e che, quindi, essa deve essere garantita al pari di quanto universalmente previsto per il lavoro dipendente. Tutto ciò senza tralasciare il fatto che i Tedeschi, pur in condizioni più favorevoli delle nostre, hanno verificato l’assoluta inesistenza di un mercato propriamente detto, posta la innegabile sproporzione esistente tra Domanda ed Offerta. Ma in Italia la situazione è ben più drammatica. Come la storia dimostra (pensiamo solo alla citazione, seppur d’epoca molto lontana, richiamataci dal prof. Daverio ) gli architetti e gli ingegneri non si sono mai dimostrati tetragoni al confronto: si sono tradizionalmente cimentati nella competizione, ma hanno messo in gioco le proprie idee, non i compensi. Liberalizziamo le idee, non i compensi. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle, come tutti gli Italiani, (forse noi un po’ di più?) i diversi decreti che si sono succeduti; e fra questi anche quello della revisione della spesa pubblica, la nota spending review. In tutta onestà, come architetti e ingegneri che vivono di sola libera professione, coltivavamo la speranza che, nella riorganizzazione della spesa pubblica, venisse finalmente e definitivamente eliminata una voce rilevante e assolutamente ingiustificata. Mi riferisco all’incentivo che viene corrisposto agli uffici tecnici pubblici per le attività professionali interne. In primo luogo è oggettivamente difficile comprendere perché, per svolgere solo e unicamente il proprio lavoro, proprio quello e solo quello per cui si è stati assunti, e nel normale orario quotidiano, si possa percepire un incentivo. Un incentivo non irrilevante: il 2% del valore dei lavori da eseguirsi. Questo incentivo del 2%, ultima tariffa garantita rimasta nel mondo professionale, vale ogni anno più di 500 milioni di Euro. Non desti stupore come, in un momento di riordino della spesa pubblica noi, forse ingenuamente, sperassimo potesse costituire una consistente voce di risparmio. Ma così non è stato. Sul tema della P.A., più in generale, noi speriamo che, nell’auspicata prosecuzione del riordino, ci si convinca della necessità che il pubblico svolga i compiti ad esso esclusivamente demandati, evitando, quindi, di fare ciò che fa ‐molte volte meglio‐ il privato. In particolare è incomprensibile che le pubbliche amministrazioni si dotino di uffici tecnici per progettare e dirigere opere, perché ciò inevitabilmente comporta la creazione di strutture rigide e sempre costosissime, e questo a prescindere dalla mole del lavoro realmente svolto. Noi riteniamo che il pubblico debba essere ben strutturato, veloce ed efficiente nell’attività di programmazione delle opere, attività che oggi costituisce il vero tallone d’Achille dei Lavori Pubblici, così come nell’azione di controllo, lasciando tutto il resto all’ambito privato. Infine, ultimo tema, ma non certo per importanza, è quello dell’enorme confusione di ruoli che contraddistingue il nostro mondo, il nostro modo di essere professionisti. Dopo tanti, tanti anni di dibattito sulle professioni ordinistiche e sulle loro regole, la nuova recente legislazione è stata, almeno per noi, fortemente deludente: la portata delle novità introdotte, onestamente, non richiedeva cotanta gestazione. Noi ci aspettavamo un atto di chiarezza: la netta e palese distinzione tra coloro che svolgono la professione di architetto e di ingegnere in prima persona, assumendosene tutte le responsabilità ed i rischi che ne conseguono, e coloro che, numero non irrilevante, rimangono iscritti agli Ordini con le motivazioni più diverse: per ragioni culturali, o affettive, per giusto orgoglio, per non precludersi una qualche opportunità, perché la quota non ha costi proibitivi… tutti soggetti, insomma che nella vita fanno altro. Vi sono molti modi di essere ingegnere o architetto, tutti di pari dignità, ma per una serie di ragioni, non ultimo anche di ordine fiscale e previdenziale, è opportuno vi sia una distinzione tra i diversi modi di fare l’architetto o l’ingegnere. All’interno di questa confusione di ruoli, infine ve ne è una ulteriore, ben più grave e inaccettabile: quella che vede pubblici dipendenti esercitare atti di libera professione. Qualche mese fa è stata sollevato un caso mediatico circa il lavoro libero professionale svolto da pubblici dipendenti in assenza della debita preventiva autorizzazione. Ma il problema non è la mancata autorizzazione al dipendente pubblico per svolgere un secondo ‐ o un terzo‐ lavoro, il vero tema è che è assolutamente inammissibile che il pubblico dipendente, che già gode di tutte le garanzie giustamente destinate al lavoro subordinato, possa svolgere altri lavori oltre a quello per il quale è stato assunto. E questo è inaccettabile, al di là di qualsiasi altra considerazione, perché, com’è ben noto, il secondo lavoro viene spesso svolto in pesanti situazioni di conflitto d’interesse malamente mascherate. Questo presupposto di incompatibilità trova applicazione anche per tutti i soggetti in parttime: è incomprensibile che venga concesso il part‐time al pubblico dipendente, architetto o ingegnere, per poi consentirgli poi di fare il libero professionista, ponendolo quindi nella condizione di essere al mattino controllore ed al pomeriggio al lavoro nel proprio studio. Tanti uffici pubblici pullulano di “turnisti” che fanno atti di libera professione in posizione di assoluto privilegio. Questo è veramente insopportabile, questo è veramente scandaloso. Al pubblico dipendente deve essere, come peraltro le norme generali prevedono, assolutamente vietata qualsiasi attività all’esterno dell’Ente di appartenenza; il part‐time, quando concesso, deve prevedere il divieto assoluto all’esercizio professionale. Su tutto questo, ma evidentemente non solo, la Fondazione si impegnerà a fondo. Per fare ciò, però, abbiamo bisogno del sostegno dei colleghi, che invitiamo ad iscriversi numerosi, come invitiamo ad aderire tutti coloro, Enti e Società, che hanno a cuore il nostro mondo. Grazie.  
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    SOSTIENI LA TUA PROFESSIONE, ISCRIVITI ALLA FONDAZIONE! La Fondazione nasce quale atto concreto, del Comitato Nazionale dei Delegati – l’organo di governo di Inarcassa – per dare, in un momento di enorme difficoltà, una risposta sostanziale tangibile, al palese malessere degli architetti e degli ingegneri italiani che vivono esclusivamente di libera professione. In sintesi, quelli iscritti a Inarcassa. La Fondazione, interlocutore autorevole in grado di tutelare gli interessi di categoria anche a livello istituzionale, lavora affinché vengano create le condizioni per modificare percezione e immagine esterna del libero professionista. Inoltre, fornisce strumenti di analisi e informazione sui temi di rilievo per il libero professionista, propone attività, servizi e soluzioni utili per le diverse problematiche della nostra categoria. Per diventare Socio Sostenitore della Fondazione, trovi tutte le informazioni QUI. Il costo annuale di tesseramento è di Euro 12. Chi è diventato socio nel 2012, vedrà rinnovata la sua iscrizione anche per il 2013.  
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    Caro socio, la Fondazione – credendo fortemente nel valore di un’informazione di qualità – propone questo servizio di newsletter, attraverso il quale potrai essere costantemente aggiornato sulle tematiche che riguardano la nostra professione, mediante una comunicazione puntuale realizzata anche in coordinamento con altri soggetti che, a vario titolo, forniscono consulenza ed informazione di prim’ordine. In quest’anno ormai concluso, la Fondazione è stata impegnata in primo luogo, in un costante e intenso lavoro di accreditamento a livello istituzionale. Questo per poter essere nella condizione di dialogare con tutte le realtà del mondo politico, economico e civile. L’obiettivo ultimo altresì, è quello di far conoscere sempre di più la Fondazione e l’importante supporto che, attraverso le sue attività, essa è in grado di offrire alla promozione della nostra professionalità. Anche grazie a contatti diretti e attraverso una stretta vicinanza ai professionisti stessi. Non a caso, venerdì 11 gennaio 2013, alle ore 15.30, presso l’Ordine degli Architetti di Vicenza, il Presidente arch. Andrea Tomasi interverrà durante la presentazione del nuovo regolamento previdenziale, per promuovere la Fondazione. Per quanto riguarda l’attività 2012 dedicata ai soci – che proseguirà anche nel 2013 –  è stato impostato in primis, un importante percorso volto allo sviluppo professionale, al fine di rafforzare l’immagine e la rilevanza sociale degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti. Inoltre, si sono realizzate e si realizzeranno anche nel corso del 2013, iniziative mirate a sviluppare i rapporti con la società civile, la politica, l’università, le altre libere professioni, i rappresentanti di altre categorie, i mezzi di comunicazione per interloquire ad ogni livello istituzionale. E’ quindi stata attuata una puntuale attività di controllo e proposizione svolta negli ambiti di formazione di leggi e normative per incidere positivamente come ‘voce’ di noi professionisti e un’attività di supporto professionale attraverso servizi e convenzioni mirate. Attualmente sono già attive una selezione ragionata dei bandi di finanziamento europei, un osservatorio legislativo, l’assistenza legale e fiscale di primo livello e delle convenzioni con rivenditori online di materiale e prodotti tecnici. Ulteriori servizi di supporto e convenzioni sono in corso di definizione. Ti invitiamo a visitare regolarmente il nostro sito www.fondazionearching.it e per non perdere alcun aggiornamento o occasione di approfondimento condivisa, non mancare di iscriverti al gruppo Facebook e di seguirci sul nostro profilo Twitter. Ti ricordiamo che la campagna adesioni alla Fondazione per l’anno 2013 è già iniziata. Il costo è di Euro 12 all’anno. Chi è diventato socio già nel 2012, vedrà automaticamente rinnovata la sua iscrizione anche per il 2013. Con l’occasione, ti giungano i nostri migliori auguri per questo Natale e per un anno nuovo ricco di progetti… realizzati! Seguici anche su Facebook e Twitter. La Fondazione.  
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    La Fondazione è a Expoedilizia 2013. Vi aspettiamo allo stand A19 PADIGLIONE 4 dove potrete conoscere o approfondire le attività della Fondazione e ricevere informazioni sui nostri servizi. Vi ricordiamo l’importante convegno di domani, Sabato 23 marzo, ore 14, PAD. 4 – sala 4: “L’evoluzione del professionista nella prevenzione incendi”. Il seminario informativo, aperto a tutti i professionisti del settore, illustrerà gli adempimenti e le nuove procedure di prevenzione incendi.  
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    Expoedilizia 2013 – Sabato 23 marzo, alle ore 14, presso la sala 4 del PAD. 4, nell’ambito delle manifestazioni a corollario della fiera, si è tenuto il seminario informativo dal titolo “L’evoluzione del professionista nella prevenzione incendi”, organizzato dalla Fondazione, in collaborazione con il Corpo nazionale dei Vigli del Fuoco e con il Patrocinio dell’Ordine Ingegneri di Napoli. Il convegno, partecipato da una platea numerosa e particolarmente interessata, ha illustrato gli adempimenti e le nuove procedure di prevenzione incendi. A breve, su questo sito, ne saranno disponibili gli atti.  
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    L’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture, con la determinazione n.4/2012, ha dato una prima attuazione a quanto previsto dall’art.64, comma 4–bis, in coordinato disposto con l’art.46, comma 1-bis, del Codice, fornendo alle stazioni appaltanti le prime indicazioni per la redazione dei bandi di gara in ordine all’individuazione delle cause tassative di esclusione. Come anticipato nella stessa determinazione, l’Autorità procederà ad elaborare specifici bandi–tipo distinti in base all’oggetto del contratto che, oltre a riprodurre le cause tassative di esclusione già indicate in via generale, conterranno le ulteriori puntuali indicazioni sulla gestione della procedura gara. Con riferimento all’elaborazione dei bandi-tipo per gli appalti di servizi e forniture, considerata la delicatezza e l’importanza del compito, anche in relazione alla numerosità, eterogeneità e complessità degli ambiti merceologici presenti nel settore, l’Autorità ha predisposto il documento “Bandi-tipo per l’affidamento dei contratti pubblici di servizi e forniture” per una consultazione on line. Scopo della consultazione è raccogliere osservazioni e proposte sull’individuazione degli specifici settori sui quali si ritiene prioritaria un’attività regolatoria e sulla metodologia per l’adozione dei bandi – tipo previsti dall’articolo 64, comma 4–bis, del Codice, il quale prevede che “i bandi sono predisposti dalle stazioni appaltanti sulla base di modelli (bandi – tipo) approvati dall’Autorità”. I soggetti interessati potevano far pervenire all’Autorità le proprie osservazioni entro il 9 aprile 2013 scorso. Ecco il contributo che la Fondazione ha formulato all’AVCP. Scarica il documento in PDF.