“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro …” così recita l’art. 36 della Costituzione.
Oggi appare un principio scontato, ma spesso per le prestazioni tecniche non viene considerato.
La politica negli ultimi anni non si è mostrata al fianco dei Liberi Professionisti.
Sono cresciuti i bandi di gara per attività tecnica con previsioni di compenso nullo oppure che prevedono di “compensare” la prestazione con l’illusoria e ridicola “…gratificazione e soddisfazione personale per avere portato il proprio personale, fattivo e utile contributo alla cosa pubblica”.
Noi rifiutiamo fermamente questa logica: così come avviene per ogni lavoratore a ogni prestazione deve corrispondere un compenso, giusto ed equo, considerando dei limiti minimi invalicabili.
I compensi, quando non sono equamente determinati, piegano il mercato della progettazione, lo impoveriscono sotto il profilo della qualità con il rischio che venga compromessa la sicurezza delle opere e, di conseguenza, l’incolumità dei cittadini. #SEVALGOUNEURO lo gridavamo forte alcuni anni fa, per contestare il giudizio di un tribunale amministrativo che consentiva compensi pari ad un euro per i professionisti che sceglievano di lavorare per lo Stato.
Oggi, siamo sempre qui a difesa dei nostri diritti.